Nome:S.Maria del Fiore-Nata a:Firenze-:Il 1296-Professione:Duomo
cittadino
Probabilmente piazza del Duomo e l’attigua piazza San
Giovanni rappresentano quanto di più unitario è
stato realizzato nel campo architettonico in Italia e nel Mondo.
Se aggiungiamo i capolavori di cui furono impreziositi i monumenti
(affreschi, statue, eccetera) che si trovano in questo spazio
non meraviglia se ogni anno milioni di turisti visitano la città
per ammirare oltre al Duomo tutto quanto Firenze offre agli
appassionati dell’arte. Necessita una premessa. I monumenti
più notevoli della città sono del periodo gotico
e quattro-cinquecentesco ed in questo articolo cercheremo di
focalizzare la progettazione e costruzione della cupola rinascimentale
del Duomo, pertanto è necessario analizzare compiutamente
le ragioni, gli obbiettivi ed i risultati dell’evoluzione
dal gotico al rinascimento. Giustamente Firenze è stata
paragonata all’Atene di Pericle, parallelo che vale non
solo per le analogie ricorrenti nello sviluppo sorprendente
dell’arte e della cultura di queste due felicissime età,
ma anche per quanto riguarda la condizione politica e sociale
che fece di Firenze quasi una moderna città-stato. Era
governata da libere istituzioni delle quali facevano parte banchieri,
commercianti, imprenditori. Una società talmente ricca
che i “banchi”( oggi istituti di credito) di proprietà
delle grandi famiglie dei Pitti, Rucellai, Pazzi, Medici prestavano
denaro a re e principi. Contemporaneamente chiamarono i più
grandi artisti del tempo affinché edificassero ed abbellissero
la città la quale divenne il centro artistico più
evoluto d’Europa. In questo periodo l’architettura
ebbe un ruolo preminente nel radicale rinnovamento della civiltà
artistica rinascimentale che si basava su due fattori: la prospettiva
ed un rinnovamento ma con un forte collegamento all’antico
(ellenismo e romano). La prospettiva fu assunta quale metodo
di ricerca continua, basata sulla determinazione di “spazi
compiuti, finiti, a misura umana” anziché illimitati,
continui, irrazionali come avvenne nel gotico. La prospettiva
servì necessariamente alla formulazione di un piano preciso,
dettagliato dell’opera da realizzare, cioè del
progetto che d’ora in avanti sarà il principio
su cui poggia l’architettura moderna. Per contro l’architettura
medievale era fondata esclusivamente sull’esperienza dell’architetto,
cioè priva di un qualsiasi preordinamento teorico che
non fosse quello del puro calcolo tecnico o all’applicazione
di schemi di massima, molte volte ripetitivi, in funzione simbolico-religiosa
ed interpretati comunque con fin troppa disinvoltura. Nel rinascimento
l’elaborazione teorica subentra come fattore primario
indispensabile alla determinazione di una forma che deve essere
compiuta, corretta e definita all’origine per poter rispondere
ad un criterio compositivo ideale prima che alla sua specifica
funzione pratica. Quest’ultima d’altronde è
posta in relazione diretta con l’idea della perfezione
della forma in quanto razionalizzata , studiata “dall’uomo
per l’uomo”, quindi non più un riferimento
simbolico-astratto. Il nuovo metodo di progettazione (il rinascimentale)
è basato su un complesso di regole matematico-geometriche
che danno la certezza del risultato finale scevro da qualsiasi
improvvisazione permettendo all’architetto di delegare
ad altri la realizzazione del progetto, anche dopo la sua eventuale
morte. Per quanto riguarda l’altra caratteristica dell’architettura
rinascimentale cioè la riscoperta dell’ antico,
da cui è nato lo stesso termine rinascimento, va premesso
che la tradizione classica, malgrado le inevitabili deformazioni,
non si era mai perduta in Italia, quindi non si tratta di scoperta
ma di”riscoperta” anche dalle fonti letterarie quali
il trattato del massimo architetto romano Vitruvio autore del
“De Architectura”, individuato in un codice cassinese
proprio in quegli anni (1414-1416) e ristampato nel 1486. La
Chiesa di Santa Maria del Fiore o “Duomo” di Firenze
fu iniziato nel 1296 su progetto di Arnolfo di Cambio esperto
architetto. La costruzione si protrasse per tutto il 1300 terminata
nella sola parte muraria, per giungere al rivestimento esterno
solo al XVI° secolo con vari ripensamenti, modifiche, sospensioni,
eccetera. Anche Giotto, Talenti ed altri posero mano alla rielaborazione
del progetto di Arnolfo di Cambio. Il Talenti riuscì
a concludere ed accentuare il carattere gotico della chiesa.
Giotto invece costruì sino al secondo ordine, impiantato
il celebre campanile separato dal corpo del Duomo su robusti
contrafforti angolari di forma gotica, terminato dal Talenti
con un rivestimento di marmi policromi gli stessi che adornano
il Duomo medesimo. Il problema che si pose fu l’innalzamento
della cupola era di proporzioni troppo grandi per ampiezza ed
altezza che avrebbe dovuto raggiungere per armonizzare la costruzione.
Qui entra in scena il fiorentino Filippo Brunelleschi (1377-1446),
orafo scultore ed architetto. Nel 1418 la confraternita dell’Arte
della lana che sovrintendeva i lavori del Duomo,bandì
un concorso per il progetto della cupola da innalzare sul tamburo
ottagonale di eccezionale ampiezza per cui presentava enormi
difficoltà , soprattutto di ordine tecnico, che non permettevano
infatti l’utilizzo dei tradizionali sistemi di impalcatura
in legno da terra e di armatura con centine. Nel 1420 presentò
il modello in muratura con l’aiuto di Donatello e di Nanni
di Banc. Il Brunelleschi venne nominato , insieme con il Ghiberti
e Battista d’Antonio, provveditore alla cupola. Già
nel 1423 risultò il solo “inventore e governatore
della cupola maggiore”, titolo che ben gli competé
per la esclusiva paternità del progetto. Fu il primo
che stabilì quella “distinzione di compiti”,
in seno all’architettura,tra progettista, direttore dei
lavori, aiuti ed esecutori. Il lavoro fu lungo ed arduo ma il
Brunelleschi seppe risolvere i problemi estremamente complessi
con perizia tecnica. Egli evitò infatti l’uso delle
armature da terra impiegando ponti sospesi, sia delle centine
lignee, grazie ad una speciale struttura muraria a corsi di
mattoni disposti a spina di pesce la cui forza di coesione e
l’intrinseco equilibrio statico che permettevano l’innalzamento
della parete senza bisogno di sostegni ed appoggi. Dette inoltre
alla cupola forma gotica (sesto acuto e costoloni) non per concessione
al gusto del tempo ma perché la minore inclinazione delle
pareti facilitava l’ardita opera di elevazione, mentre
la divisione in otto spicchi , come struttura tendenzialmente
piramidale, ne consentiva il diretto inserimento sul preesistente
tamburo ottagonale. Con il conferire alla cupola uno sviluppo
verticale in corrispondenza a quello longitudinale della chiesa
, il Brunelleschi riusciva inoltre a trovare un accordo tra
struttura antica e nuova, senza alterare le proporzioni del
complesso, cui anzi conferì, in un ordine più
certo, una prospettiva unitaria. Ad una funzione estetica e
tecnica al tempo stesso risponde anche la doppia calotta della
cupola , soluzione questa adottata per suddividere l’ingente
peso della struttura muraria e per differenza di spinta con
la forma dell’intradosso, che doveva accordarsi per concludere
lo spazio interno, da quella dell’estradosso, che doveva
invece raccogliere e coordinare le masse plastiche dell’esterno.
In sostanza come evidenziato dal disegno elevò una prima
calotta e su questa, che servì da supporto, innalzò
audacemente la seconda in quanto non era possibile senza questo
artificio raggiungere l’imponenza e l’altezza voluta
ed inserire, quale cerniera dei costoloni, la lanterna sulla
sommità. Nella piazza San Giovanni troviamo anche il
celebre Battistero ricordato anche da Dante come il “bel
San Giovanni”.
Pubblicazioni consultate:
Il Rinascimento Italiano di E.Garin.
Brunelleschi di G.C. Argan.