I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Il Duomo di Firenze"

di Luigi e Elisabetta Grazia

Nome:S.Maria del Fiore-Nata a:Firenze-:Il 1296-Professione:Duomo cittadino
Probabilmente piazza del Duomo e l’attigua piazza San Giovanni rappresentano quanto di più unitario è stato realizzato nel campo architettonico in Italia e nel Mondo. Se aggiungiamo i capolavori di cui furono impreziositi i monumenti (affreschi, statue, eccetera) che si trovano in questo spazio non meraviglia se ogni anno milioni di turisti visitano la città per ammirare oltre al Duomo tutto quanto Firenze offre agli appassionati dell’arte. Necessita una premessa. I monumenti più notevoli della città sono del periodo gotico e quattro-cinquecentesco ed in questo articolo cercheremo di focalizzare la progettazione e costruzione della cupola rinascimentale del Duomo, pertanto è necessario analizzare compiutamente le ragioni, gli obbiettivi ed i risultati dell’evoluzione dal gotico al rinascimento. Giustamente Firenze è stata paragonata all’Atene di Pericle, parallelo che vale non solo per le analogie ricorrenti nello sviluppo sorprendente dell’arte e della cultura di queste due felicissime età, ma anche per quanto riguarda la condizione politica e sociale che fece di Firenze quasi una moderna città-stato. Era governata da libere istituzioni delle quali facevano parte banchieri, commercianti, imprenditori. Una società talmente ricca che i “banchi”( oggi istituti di credito) di proprietà delle grandi famiglie dei Pitti, Rucellai, Pazzi, Medici prestavano denaro a re e principi. Contemporaneamente chiamarono i più grandi artisti del tempo affinché edificassero ed abbellissero la città la quale divenne il centro artistico più evoluto d’Europa. In questo periodo l’architettura ebbe un ruolo preminente nel radicale rinnovamento della civiltà artistica rinascimentale che si basava su due fattori: la prospettiva ed un rinnovamento ma con un forte collegamento all’antico (ellenismo e romano). La prospettiva fu assunta quale metodo di ricerca continua, basata sulla determinazione di “spazi compiuti, finiti, a misura umana” anziché illimitati, continui, irrazionali come avvenne nel gotico. La prospettiva servì necessariamente alla formulazione di un piano preciso, dettagliato dell’opera da realizzare, cioè del progetto che d’ora in avanti sarà il principio su cui poggia l’architettura moderna. Per contro l’architettura medievale era fondata esclusivamente sull’esperienza dell’architetto, cioè priva di un qualsiasi preordinamento teorico che non fosse quello del puro calcolo tecnico o all’applicazione di schemi di massima, molte volte ripetitivi, in funzione simbolico-religiosa ed interpretati comunque con fin troppa disinvoltura. Nel rinascimento l’elaborazione teorica subentra come fattore primario indispensabile alla determinazione di una forma che deve essere compiuta, corretta e definita all’origine per poter rispondere ad un criterio compositivo ideale prima che alla sua specifica funzione pratica. Quest’ultima d’altronde è posta in relazione diretta con l’idea della perfezione della forma in quanto razionalizzata , studiata “dall’uomo per l’uomo”, quindi non più un riferimento simbolico-astratto. Il nuovo metodo di progettazione (il rinascimentale) è basato su un complesso di regole matematico-geometriche che danno la certezza del risultato finale scevro da qualsiasi improvvisazione permettendo all’architetto di delegare ad altri la realizzazione del progetto, anche dopo la sua eventuale morte. Per quanto riguarda l’altra caratteristica dell’architettura rinascimentale cioè la riscoperta dell’ antico, da cui è nato lo stesso termine rinascimento, va premesso che la tradizione classica, malgrado le inevitabili deformazioni, non si era mai perduta in Italia, quindi non si tratta di scoperta ma di”riscoperta” anche dalle fonti letterarie quali il trattato del massimo architetto romano Vitruvio autore del “De Architectura”, individuato in un codice cassinese proprio in quegli anni (1414-1416) e ristampato nel 1486. La Chiesa di Santa Maria del Fiore o “Duomo” di Firenze fu iniziato nel 1296 su progetto di Arnolfo di Cambio esperto architetto. La costruzione si protrasse per tutto il 1300 terminata nella sola parte muraria, per giungere al rivestimento esterno solo al XVI° secolo con vari ripensamenti, modifiche, sospensioni, eccetera. Anche Giotto, Talenti ed altri posero mano alla rielaborazione del progetto di Arnolfo di Cambio. Il Talenti riuscì a concludere ed accentuare il carattere gotico della chiesa. Giotto invece costruì sino al secondo ordine, impiantato il celebre campanile separato dal corpo del Duomo su robusti contrafforti angolari di forma gotica, terminato dal Talenti con un rivestimento di marmi policromi gli stessi che adornano il Duomo medesimo. Il problema che si pose fu l’innalzamento della cupola era di proporzioni troppo grandi per ampiezza ed altezza che avrebbe dovuto raggiungere per armonizzare la costruzione. Qui entra in scena il fiorentino Filippo Brunelleschi (1377-1446), orafo scultore ed architetto. Nel 1418 la confraternita dell’Arte della lana che sovrintendeva i lavori del Duomo,bandì un concorso per il progetto della cupola da innalzare sul tamburo ottagonale di eccezionale ampiezza per cui presentava enormi difficoltà , soprattutto di ordine tecnico, che non permettevano infatti l’utilizzo dei tradizionali sistemi di impalcatura in legno da terra e di armatura con centine. Nel 1420 presentò il modello in muratura con l’aiuto di Donatello e di Nanni di Banc. Il Brunelleschi venne nominato , insieme con il Ghiberti e Battista d’Antonio, provveditore alla cupola. Già nel 1423 risultò il solo “inventore e governatore della cupola maggiore”, titolo che ben gli competé per la esclusiva paternità del progetto. Fu il primo che stabilì quella “distinzione di compiti”, in seno all’architettura,tra progettista, direttore dei lavori, aiuti ed esecutori. Il lavoro fu lungo ed arduo ma il Brunelleschi seppe risolvere i problemi estremamente complessi con perizia tecnica. Egli evitò infatti l’uso delle armature da terra impiegando ponti sospesi, sia delle centine lignee, grazie ad una speciale struttura muraria a corsi di mattoni disposti a spina di pesce la cui forza di coesione e l’intrinseco equilibrio statico che permettevano l’innalzamento della parete senza bisogno di sostegni ed appoggi. Dette inoltre alla cupola forma gotica (sesto acuto e costoloni) non per concessione al gusto del tempo ma perché la minore inclinazione delle pareti facilitava l’ardita opera di elevazione, mentre la divisione in otto spicchi , come struttura tendenzialmente piramidale, ne consentiva il diretto inserimento sul preesistente tamburo ottagonale. Con il conferire alla cupola uno sviluppo verticale in corrispondenza a quello longitudinale della chiesa , il Brunelleschi riusciva inoltre a trovare un accordo tra struttura antica e nuova, senza alterare le proporzioni del complesso, cui anzi conferì, in un ordine più certo, una prospettiva unitaria. Ad una funzione estetica e tecnica al tempo stesso risponde anche la doppia calotta della cupola , soluzione questa adottata per suddividere l’ingente peso della struttura muraria e per differenza di spinta con la forma dell’intradosso, che doveva accordarsi per concludere lo spazio interno, da quella dell’estradosso, che doveva invece raccogliere e coordinare le masse plastiche dell’esterno. In sostanza come evidenziato dal disegno elevò una prima calotta e su questa, che servì da supporto, innalzò audacemente la seconda in quanto non era possibile senza questo artificio raggiungere l’imponenza e l’altezza voluta ed inserire, quale cerniera dei costoloni, la lanterna sulla sommità. Nella piazza San Giovanni troviamo anche il celebre Battistero ricordato anche da Dante come il “bel San Giovanni”.

Pubblicazioni consultate:
Il Rinascimento Italiano di E.Garin.
Brunelleschi di G.C. Argan.

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