I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Il Carnevale di Viareggio"

di Graziella Vignazza Santi

"Carnem levare", due parole latine di facile comprensione, sono proprio le madri della parola Carnevale come qualcuno afferma? Considerando che si tratta di una festa trasgressiva, dove nulla di ciò che appare è la verità, dove lo scherzo e lo sbeffeggio regnano sovrani, dove il divertimento è la regola, nulla da obiettare che abbia due madri e nessun padre.

E allora divertiamoci, trasformiamoci nei personaggi più fantasiosi, balliamo e cantiamo, godiamo i primi aliti primaverili prima che la Quaresima ci faccia ripiombare nella consuetudine, nel noioso tran-tran quotidiano che ci farà espiare i peccati carnevaleschi (se mai ne abbiamo commessi).

Questa volta andiamo a Viareggio, dove la consuetudine di festeggiare il Carnevale per le strade ha una tradizione più che centenaria.

Si era nel 1873. Un gruppo di giovanotti appartenenti a ricche famiglie viareggine, stufi dei lussuosi veglioni al Teatro Pacini o nelle sale del Casinò e delle grandi abbuffate tra le pareti domestiche, propose di dare una svolta ai festeggiamenti. Perché non usare le carrozze per fare un bel corteo di maschere? Detto fatto. Quell’anno il Carnevale uscì sulle strade, in mezzo alla gente, con una sfilata di carrozze infiorate e tante maschere. Il successo fu immediato. L’idea piacque tanto che già l’anno successivo si videro barrocci e carri agricoli mischiati alle carrozze dei signori.

Questo mescolarsi di poveri e ricchi non era una novità. Fin dai tempi del ducato di Lucca, retto da Maria Luisa d’Austria, il governo concedeva al popolo una giornata trasgressiva, il Martedì Grasso. In quel giorno, nella migliore tradizione che risaliva addirittura agli antichi Romani, i servi diventavano padroni della città, sedevano alla tavola dei Signori e spesso costoro ne diventavano i servitori.

Passò qualche anno. A qualcuno venne l’idea dei carri trionfali. Dalla fantasia di artisti locali e dal lavoro dei costruttori di barche viareggini nacquero delle opere mastodontiche dall’ossatura di legno.

La prima guerra mondiale interruppe la tradizione della sfilata dei carri, ripresa pochi anni dopo la fine del conflitto. La voglia di lasciarsi alle spalle un periodo così drammatico diede sfogo all’estro ed all’inventiva per creare dei carri sempre più belli e vivaci. Le maschere si animarono al suono delle bande musicali che sfilavano a piedi o a bordo dei carri stessi, la gente ballava sui grandiosi viali a mare dove ancora ai nostri giorni ha luogo la sfilata.

Pensate che i viareggini fossero soddisfatti? No. I carri erano troppo pesanti, forse anche costosi con tutto quel legno, meglio provare con la cartapesta, leggera e malleabile ed inoltre di poco costo perché basta avere a disposizione dei giornali vecchi, dell’acqua dove metterli a macerare e della farina per fare la colla. Esempio intelligente di riciclaggio dei rifiuti usato nella lontana Cina da tempo immemorabile. Con l’aggiunta di creta, gesso e poco altro furono create le nuove maschere, grandi, flessibili, coloratissime. Il Carnevale di Viareggio entrò nella leggenda.

Mancava ancora qualcosa. Non c’era il personaggio locale, la maschera simbolo del Carnevale. Ci pensò il pittore Uberto Bonetti inventando Burlamacco, un Arlecchino a due colori (bianco e rosso) con un pompon alla Pierrot, una gorgiera alla Capitan Spaventa ed uno svolazzante mantello nero. Bonetti volle abbondare, ideò anche Ondina, la compagna di Burlamacco.

Altra guerra mondiale, altra interruzione della sfilata dei carri. Si ricominciò nel 1946 con l’aggiunta di un nuovo personaggio, il Re Carnevale sovrano del paese della cuccagna. Florido e ridanciano, paonazzo per le troppe bevute, dall’alto del suo trono trasmette allegria e gioia di vivere. È circondato da un corteo di maschere, da belle ragazze e bei giovanotti, da caricature in cui tutti possono riconoscere i personaggi popolari dello spettacolo ed i politici più in vista del momento.

Ci andiamo anche noi a fare uno sberleffo a chi ci sta sullo stomaco?

Sfogliando il sito del Comune di Viareggio sono venuta a conoscenza di due piazzali per la sosta dei camper, entrambi a pagamento. Li trascrivo così come li ho rilevati.

Parcheggio piazzale Mercato dei Fiori via Maroncelli. Si accede con senso unico, da via Maroncelli, da sud, oppure da via Fratti direzione verso sud fino a via Vittor Pisani, svolta a sinistra direzione verso monti
Parcheggio camper di via Martiri di Belfiore, sarà accessibile soltanto dalle ore 12 del giorno precedente ai corsi mascherati e dovrà essere lasciato libero entro le ore 8 del giorno seguente ai corsi stessi. Non disponibili acqua e corrente elettrica
“Se un uomo vuole occuparsi incessantemente di cose serie e non abbandonarsi ogni tanto allo scherzo, senza accorgersene, diventa pazzo o idiota”. Diamo retta ad Erodoto ed abbandoniamoci al divertimento almeno una volta l’anno.
BUON CARNEVALE

 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net