I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Pasqua a Palermo"

di Fabio Trucco

Il nome "Pasqua" deriva dal latino pascha e dall'ebraico pesah.
E' la massima festività della liturgia cristiana, perchè celebra la passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo.
A Pasqua l'Italia "mette in scena" oltre tremila rappresentazioni viventi. Da Nord a Sud è un susseguirsi di processioni, riti religiosi, feste popolari, spettacoli sacri, tradizioni folcloristiche.
Durante tutta la Settimana Santa interi paesi scendono in piazza per celebrare il dramma sacro delle Passione e della Resurrezione del Cristo. Nella notte del Venerdì Santo le strade, illuminate da sole fiaccole, vengono percorse da affollate processioni.
Il giorno di Pasqua tutto si trasforma in un tripudio di gioia, in un volare di colombe, a ringraziare il Cristo risorto.
Questa ricorrenza religiosa in Sicilia ha dato origine a molte feste cittadine che uniscono magnificamente i momenti salienti della Passione, Morte e Resurrezione di Gesù Cristo alla ritualità popolare le cui origini affondano in tempi antichissimi, alle forme espressive a volte teatrali e drammatiche che spesso si presentano in maniera articolata e complessa.
Quello che colpisce principalmente delle feste pasquali siciliane è l'attiva partecipazione popolare che si manifesta non solo nei classici cortei e pellegrinaggi, ma anche nell'alternanza dei sentimenti tristi del lutto per la morte del Redentore e quelli allegri e festosi per la Sua Resurrezione.
La settimana santa a Palermo prevede varie rappresentazioni sacre dell'ultima Cena all'interno delle varie chiese cittadine, manifestazioni che raccolgono centinaia di giovani che lavorano per vari mesi per la loro riuscita. Ma un giorno veramente particolare è il Venerdì Santo che prevede quattro processioni, curate nei minimi particolari.
La prima è quella dei "cocchieri" che in passato, quando la nobiltà palermitana era fiorente, era molto più fastosa perchè c'era l'utilizzo di livree molto eleganti con i colori di riferimento delle casate d'appartenenza. I cocchieri portano in processione la vara del Cristo morto e la statua della Madonna; essi partono dalla Chiesa della Madonna dell'Itria nel primo pomeriggio e le due vare sono portate a turno da 32 persone, scortate da figuranti che indossano armature medioevali.
La seconda processione è organizzata dalla confraternita dei panettieri, intestata a S. Maria Addolorata. In questo caso i due simulacri citati precedentemente sono scortati non solo dai fedeli, ma anche dei figuranti che indossano delle armature romane complete di tutto e costruite artigianalmente basandosi sull'esempio di maestri pupari. La processione parte dalla sede della confraternita e segue i confini del culto della Madonna. Il corteo si conclude a notte fonda con un rito religioso, dopo aver coinvolto i sei figuranti con le armature romane, le fanciulle devote alla Madonna, un "centurione romano", l'urna del Cristo morto e la Statua della Madonna.
La terza processione riguarda la vergine SS. Addolorata della Soledad, una processione che porta per le vie della città la scultura lignea del Cristo morto e della Vergine della Soledad.
La quarta ed ultima processione del venerdì santo palermitano coinvolge gli artigiani palermitani, devoti della Madonna del Lume, che portano il simulacro della loro protettrice dalla loro sede fino al Teatro Massimo e lungo le vie cittadine.

Un po' di storia e …curiosità
Sembra che il rituale della Pasqua sia molto antico e legato a un'origine pagana, cioè non cristiana, e nasce come motivo di ringraziamento e d'offerta sacrale delle primizie del campo e dell'orto.
Si narra che già i Persiani, cinquemila anni fa, festeggiassero l'arrivo della primavera mangiando uova di gallina.
L'usanza di festeggiare il sacrificio e la resurrezione di Gesù venne quindi, nel secondo secolo, abbinato proprio alle feste di primavera; in questo periodo, inoltre, dopo le funzioni religiose, venivano distribuite ai fedeli uova benedette. La rinascita della natura dopo un inverno di desolazione e morte, era facilmente accostata alla resurrezione del Cristo che annunciava, a coloro che lo avevano accettato una nuova vita.
Gesù per i Cristiani dovrebbe dunque rappresentare la nuova Pasqua, il nuovo veicolo di salvezza.
Per gli Ebrei, che non credono in Gesù come figlio di Dio e Salvatore dell'uomo, la Pasqua è una festa religiosa molto importante che ricorda la liberazione e la fuga degli Israeliti dall'Egitto. Mentre per gli ebrei tale ricorrenza celebrava il ricordo della liberazione dalla schiavitù, con la venuta di Cristo, dunque per i cristiani, si ha un nuovo significato, la liberazione dal male e dal peccato.
La Pasqua, essendo legata al ciclo lunare e non ai mesi del calendario, è una festa "mobile" e non cade ogni anno nello stesso giorno (a differenza del Natale che è una festa "fissa" in quanto è celebrata sempre il 25 dicembre di ogni anno).
La Pasqua ha i suoi momenti liturgici stabiliti lungo i 40 giorni della Quaresima ed in modo particolare nella settimana santa che va dalla domenica delle Palme, antecedente quella di Pasqua, quando si benedicono i ramoscelli d'ulivo, a quella di Pasqua, che generalmente ha come date estreme il 22 marzo ed il 25 aprile, e che comunque segue il plenilunio dell'equinozio primaverile.
L'uovo fa parte integrante della ricorrenza perché questo alimento è il simbolo della vita che si rinnova, un auspicio di fecondità.
All'uovo e al pane si ispirano le torte salate e le torte verdi della tradizione: come la torta pasqualina, antico piatto genovese, la torta di Pasqua al formaggio di origine umbra, la crescia di Pasqua marchigiana e le pizze al formaggio campane ripiene di uova, pecorino, farina e olio d'oliva, gli "aceddi cu l'ova" siciliani.
Curiosità e golosità a parte, si auspica che la Pasqua aiuti a riscoprire il vero significato della solidarietà, della fraternità e l'amore per gli altri. E' semplice certo pronunciare queste frasi, ma non lo è altrettanto metterle poi in pratica nel quotidiano; è necessario, invece, riscoprire quanto ci arricchisca aiutare il prossimo, seppur con qualche sacrificio.

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