I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"La Scogliera Nera"

di Elisabetta Grazia

Il primo raggio di Sole illumina la lava della scogliera nera, quel tratto di costa siciliana che si snoda da Catania a Riposto. E’una striscia dal colore nero basalto che contrasta prepotentemente con l’azzurro del mare. Da millenni ha condizionato la natura, la storia e la civiltà delle popolazioni di questi luoghi.
Da sempre l’uomo di questa terra convive, muto e tenace, con l’antichissima muraglia nera dalla quale si gode un meraviglioso panorama sulla costa lavica e sul mare. Negli imponenti dirupi si aprono immense cavità, si alternano dolci declivi che proseguono nelle profondità marine generando riflessi cristallini che esaltano ed impreziosiscono il grigio del basalto.
La scogliera si presenta come una sorta di recinzione lavica naturale la quale ha da sempre difeso l’uomo nella dura lotta della sopravvivenza. La storia di questa zona si identifica con quella dell’Etna, il vulcano attivo più grande d’Europa, chiamato nel dialetto siciliano “a montagna”, visibile da ogni parte dell’isola. Era conosciuto dagli antichi come la fucina di Efesto al lavoro o come la colonna del cielo. Una montagna di fuoco sulla quale abitava il nemico degli Dei, Tifone dalle cento teste, incatenato ai suoi fianchi che contorcendosi provocava terribili eruzioni e spaventosi terremoti. L’Etna deve il nome ad una mistica ninfa siciliana che intervenne come mediatrice tra Efesto e Demetra che si disputavano il possesso della Sicilia.
Un vulcano che l’abitante di queste zone ha temuto, rispettato, venerato, assistendo nel corso dei secoli alle eruzioni con rassegnazione. La potenza della natura ha temprato il carattere di questa gente, dandogli la forza di seminare, costruire e ricostruire dopo ogni distruzione sulle colate laviche solidificate, sulla “sciara” come viene chiamata in dialetto. Un fiume di lava illumina la notte, qui il magma dell’Etna è così fluido che i gas prodotti si liberano senza causare forti esplosioni. Ancora una volta l’uomo osserva ed ascolta con trepidazione gli umori della montagna.Visitando il vulcano lo scrittore Edmondo De Amicis lo definì “ un paradiso terrestre interrotto qua e là da zone d’inferno”. Tra tutte le eruzioni degli ultimi secoli certamente quella del 1669 fu la più terribile tanto che le colate di fuoco distrussero ben nove villaggi raggiungendo e ricoprendo quasi interamente Catania. La lava penetrò in mare per circa 2 chilometri con un fronte di oltre 3.
Anche l’Odeon,(teatro) probabilmente di epoca romana, fu parzialmente ricoperto dalla colata lavica del 1669. All’epoca dei Cesari le eruzioni, secondo una diffusa credenza popolare, erano collegate ad eventi funesti assumendo significato divinatorio, come quella del 44 A.C. che fu interpretata come presagio della morte di Giulio Cesare. L’imponente castello Ursino è uno dei migliori esempi di come lo sfruttamento della pietra lavica in epoche lontane servì da materiale da costruzione, fu edificato nel 1240 da Federico II° di Svevia ed originariamente si trovava sul mare. Con l’eruzione del 1669 fu circondato, superato dalla colata lavica tanto che oggi la costa si trova a più di un chilometro di distanza. Anche di dura lava è “u rioto”, l’elefantino simbolo della città che trovasi alla sommità dell’obelisco egizio.Il legame di Catania con la lava è visibile nelle facciate dei palazzi signorili i quali sono caratterizzati da un sontuoso barocco settecentesco, da una grande omogeneità stilistica dove la pietra lavica si armonizza nel contesto naturale. L’attività del vulcano è iniziata 600.000 anni fa quando l’area che attualmente occupa era un vasto golfo marino. In seguito, eruzione dopo eruzione, il vulcano ha riempito di materiali fusi il golfo i quali a contatto dell’acqua si raffreddavano rapidamente provocando una formazione di crosta rigida.
L’Etna è un vulcano che nasce dal mare ed i prodotti da esso fuoriusciti ritorneranno sempre e comunque al mare. Di interesse storico e geologico sono i ruderi del castello di Aci Castello. Questa costruzione edificata in epoca bizantina, fu dimora di re, regine, vescovi e condottieri, nei secoli distrutta e più volte ricostruita, ancora oggi conserva la struttura realizzata dai normanni. La scogliera nera da Catania a Riposto si sussegue per 30 chilometri tra alte coste dirupate interrotte da caratteristici porticcioli, da coloratissimi paesini, da spiagge aperte e solitarie circondate dai folti agrumeti. Santa Maria la Scala è forse il paese della scogliera nera che più di tutti conserva uno stile rigoroso del passato. Le casette multicolori costituiscono un grande contrasto con il nero basaltico ed il verde intenso della zona circostante.Tutto di questa civiltà è legato al mare. Resistono ancora gli artigiani che si tramandano sino dall’epoca fenicia la tradizione nel costruire barche dai colori smaglianti le quali durante il giorno sonnecchiano pigre dondolandosi indolenti nei porticcioli, pronte a salpare nella notte per la pesca.
Bellissima la leggenda di Aci, Dio del fiume omonimo. Prima di essere fiume Aci era amato dalla ninfa Galatea, a sua volta amata senza speranza dal ciclope Polifemo. Questi, violento e geloso, aveva cercato di eliminare il rivale (Aci) che per sfuggirgli si trasformò in “fiume”. La cittadina di Aci Reale sorge sull’orlo di una imponente terrazza lavica incombente sul mare, rappresenta uno dei più cospicui esempi di barocco siciliano ed è famosa per le terme di Santa Venera al Pozzo. Non lontano dall’odierno modernissimo stabilimento termale si trova il complesso archeologico delle terme romane. La leggenda vuole che nel medioevo la vergine Venera, divenuta santa alla fine del ‘600 fu assunta a tutrice di Aci Reale poiché prestò la sua opera di apostolato presso i bagni termali. Il nome di Aci Reale fu attribuito alla città nel 1642 da Filippo II° che la assoggettò al suo dominio reale. Rasa al suolo con altri 25 villaggi dal terremoto del 1693, fu ricostruita e vanta magnifici edifici in stile barocco come la facciata della Chiesa di San Sebastiano o quello del Santuario di Tre Castagni adagiato sulle pendici dell’Etna. Inoltre le case realizzate con scaglie di pietra lavica costituiscono un altro importante aspetto tipico di architettura rurale etnea, un’armonia naturale sapientemente cercata, integrata con la natura.
La leggenda più nota riferita a questi luoghi è il mito degli scogli di Aci Trezza lanciati in mare da Polifemo accecato da Ulisse. Si tratta di faraglioni basaltici di forma piramidale alti 70 metri generati dal raffreddamento della lava infuocata al contatto del mare. Nel tempo mutano i paesaggi ma non gli umori dei pescatori di questa terra, da sempre influenzata dagli eventi legati al vulcano ed alla scogliera. All’imbrunire il pescatore lascia la scogliera e torna a remare solitario e galeotto ingoiato dall’oscurità tra cielo e mare suoi elementi naturali da millenni. Solo i richiami notturni risuonano nella notte tra i silenzi marini sino quando finalmente all’alba ricomparire all’orizzonte.

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