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di Fabio Trucco
Ogni anno nella terza domenica di maggio Noto si "veste"
di fiori.
L'infiorata di Noto è una delle manifestazioni più
belle dell'intera Sicilia, nata venti anni fa dall'incontro di artisti
Genzanesi e Netini.
Ed è proprio a Genzano (Roma) che si sviluppa questa bellissima
"tecnica pittorica", che somiglia a una magia, dove al
posto di tavolozze e pennelli si trovano steli e petali coloratissimi.
Negli anni '80 questa manifestazione viene trapiantata a Noto, nella
suggestiva via Nicolaci, la strada in pendio che congiunge le due
principali arterie della città', il Corso Vittorio Emanuele
e l'aristocratica via Cavour.
Via Corrado Nicolaci è uno degli scorci prospettici più
belli di Noto, dove alla semplicità dell'architettura religiosa
della chiesa di Montevergini, dalle linee essenziali e dalla facciata
concava, si contrappone il fasto e l'arditezza dei balconi di Palazzo
Villadorata, definiti da molti i balconi più belli del mondo.
Il venerdì pomeriggio gli artisti sono pronti a tracciare
le sagome dei riquadri ispirati di anno in anno a temi diversi:
religiosi, mitologici, di cultura popolare.
Questo lavoro prosegue per l'intera notte fino a sabato mattina,
quando i bozzetti, precedentemente creati con pastelli o acquerelli,
saranno armoniosamente tappezzati di petali di fiori, di steli,
di graniglie smaglianti.
Domenica l'atmosfera di via Nicolaci è suggestiva e sorprende
osservarla dal basso, per l'effetto cromatico dei mosaici floreali,
unito all'effetto scenografico e teatrale. Sulla strada, infatti,
una serie di palazzi nobiliari (Palazzo Modica, Palazzo Giunta
)
ricreano una meravigliosa prospettiva e uno stupendo palcoscenico
architettonico.
La folla di visitatori potrà ammirare questi capolavori fino
a lunedì pomeriggio quando verrà distrutta da parate
di majorette e bambini che si rincorrono sul tappeto fiorito.
L'infiorata, il "saluto alla primavera", costituisce anche
un'opportunità di notevole richiamo turistico per Noto, città
d'arte, considerata da molti la capitale del barocco europeo e ammirata
sia per la sua architettura barocca che per il suo passato glorioso.
Un po' di storia
Noto ha una storia antichissima e meravigliosa.
Sorta come villaggio siculo sul contrafforte del monte Alveria,
venne occupata prima dai Greci e successivamente dai Romani.
Come testimoniano i resti della Villa del Tellaro e altri ritrovamenti
la città prosperò durante tutto l'impero.
Con la conquista musulmana Noto divenne nel 909 d.C. "capovalle"
ed ebbe giurisdizione su un terzo dell'isola, governata da un califfo;
fu centro ricco di moschee, palazzi e di una florida agricoltura.
Nel medioevo, sotto Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi, l'insediamento
accrebbe le sue ricchezze ed i suoi territori; ebbe bellissime chiese
e imponenti castelli. Furono secoli di benessere anche durante il
dominio spagnolo, tanto che la città era tra le prime del
Regno di Sicilia.
L'11 gennaio 1693 indica lo spartiacque principale nella storia
di Noto: un violento terremoto distrugge la città, che verrà
ricostruita per ordine del Duca di Camastra sul colle Meti.
La città rinasce maestosa: chiese e conventi riempiono l'intero
centro storico e creano superbi scenari barocchi.
Nel 1820-21, sotto i Borboni, a seguito dei moti rivoluzionari ritorna
"capovalle" e vi rimane fino all'Impresa dei Mille. Di
qui segue un lento declino seguito alla perdita della provincia.
Solo con l'avvento di Podestà illuminati Noto riotterrà
quello slancio turistico e culturale che la renderà la città
del teatro e della lirica (Il Littoriale).
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