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di Luigi Grazia
Un itinerario nel cuore della Sicilia nella parte più alta
dell’isola dove il mito, l’arte e la storia si intrecciano
in un unico affascinante mosaico. Partiamo dal centro di questa
parte del territorio dove il percorso si addentra nel cuore dell’isola,
portandosi da Siracusa nella zona delle zolfatare attraverso le
dorsali dei monti Iblei ed Erei.
E’ interessante per gli svariati paesaggi e per i caratteristici
centri che incontra dove appaiono le macchie giallo-rossastre delle
prime zolfatare; davanti spunta improvvisa Enna, l’ombelico
della Sicilia, così la chiamò Callimaco1.
Immersa nel verde e spesso circondata da lievi nuvole, sorge al
centro dell’isola a 948 s.m. su un’ampia terrazza che
costituisce il culmine dei monti Erei.
Gode di meravigliosi panorami che spaziano su gran parte della Sicilia.
Tra i suoi monumenti meritano una particolare menzione i resti delle
antiche mura e del Santuario di Cerere in cui si trovavano secondo
Cicerone le colossali statue di Cerere e Trittolemo.
E’ l’antica Henna chiamata “Umbilicus siciliane”
dagli antichi greci. Durante la seconda guerra punica il suo tentativo
di rivolta da Roma fu punita con un’orribile strage.
Sotto la dominazione araba la denominazione medievale Castrum Hennae
fu trascritto dagli arabi in QASR YANI’ da cui derivò
quello moderno di Castrogiovanni, nel 1927 riprese l’antica
definizione di Enna.
Il “Castello di Lombardia”stimolò la fantasia
degli artisti che vi collocarono importanti divinità.
L’antico tempio fu trasformato in roccaforte inespugnabile
ai romani, bizantini e saraceni. I normanni rinforzarono la fortezza
affidandola a colonie di lombardi al loro seguito, da qui il nome
che diedero al maniero Federico 2° d’Aragona con la consorte
Eleonora e fecero del castello la loro dimora estiva ampliando la
cinta delle mura.
Oggi conserva solo 6 delle 20 torri del tempo.
Dalla torre pisana o delle aquile, la più elevata, si ha
un panorama tra i più celebri della Sicilia. L’elegante
cattedrale di Enna nasce per volontà della regina Eleonora
in occasione della nascita del figlio Pietro nel 1307 volle restaurare
il tempio principale della città.
Da quella data l’antico luogo di culto si è trasformato
nel corso dei secoli ed ancora oggi sono visibili i segni della
stratificazione storica del Duomo.
Il cinquecentesco e ricco portale di San Martino nella fiancata
destra della chiesa, il seicentesco torrione della facciata principale
ed il settecentesco campanile ne evidenziano la grandiosità.
Il centro della città è ornato da una fontana del
Bernini che riproduce il ratto di Proserpina, divinità romana
degli inferi probabile latinizzazione del nome della dea greca Persefone.
La statua coglie il momento del rapimento della giovane Dea. Secondo
il mito Proserpina ritorna solo una volta all’anno sulla terra
portando con sé la luce.
Il contrasto tra l’oscuro regno sotterraneo di Plutone e Proserpina
e quello diurno luminoso di Cerere a cui è dedicato l’antica
rocca poco distante testimoniano l’importanza che aveva la
Dea delle messi, regolatrice del ciclo delle stagioni osannata da
numerosi devoti, che si congiunge qui sulle rive del lago di Pergusa.
E’ su queste sponde che il mito colloca il ratto della bella
Proserpina. Naturalmente sono leggende radicalizzate al territorio,
tanto che il 19 aprile, si celebra la festa detta Ceralia della
fecondità dei campi.
Sembra ancora di percepire la sua presenza nei verdi cespugli, i
fiori colorati ed i rami che si svegliano da un lungo sonno al passaggio
del suo carro dorato.
L’itinerario attraverso il tetto della Sicilia ci conduce
a Caltanissetta. Il suo nome deriva da quello dell’antica
città greca di Nissa a cui gli arabi premisero il prefisso
QAL’ AT (Castello).
Non manca di qualche notevole monumento architettonico , come la
chiesa di Santa Maria degli Angeli del XIV° secolo, il Castello
di Pietrarossa, già soggiorno dei Re aragonesi ed il seicentesco
Palazzo dei tribunali.
Il Duomo, iniziato nel 1570, è decorato da affreschi molto
ricchi di colore del fiammingo Borremans.
Il magnifico, grandioso Palazzo Moncada ed a qualche distanza la
bella chiesetta di Santo Spirito. La città come altre siciliane
e della Magnia Grecia, era impiantata secondo lo schema di Ippodamo
di Mileto3.
Proseguiamo e raggiungiamo Piazza Armerina immersa nel verde.
Nel punto più alto della città si staglia la mole
barocca del Duomo.
La chiesa sorta su una più antica costruzione ha una severa
facciata decorata da paraste (risalto decorativo a forma di pilastro
sulla superficie di un muro, dette anche lesene) e fregi in stile
manieristico.
Il campanile è la testimonianza della chiesa precedente,
le finestre cieche in bianca pietra calcarea sono motivi ricorrenti
dell’architettura catalana nel gotico.
Un illustre e facoltoso romano scelse Piazza Armerina per costruire
la sua grande e lussuosa villa di campagna a pochi chilometri dalla
cittadina. L’edificio del tardo periodo romano è un
susseguirsi di cortili interni , sale e gallerie.
Quasi tutti gli ambienti sono decorati da splendidi mosaici pavimentali.
In uno di questi due bighe gareggiano per l’ambita palma della
vittoria.
Le tessere in pietra compongono giochi di geometria e colori di
straordinaria bellezza.
Come illustrazioni di un libro i mosaici descrivono le antiche abitudini
e gli antichi sport, la caccia al cinghiale, alla lepre con falchi.
Nel peristilio sul lato delle colonne della casa si apre il corridoio
dove fiere lottano fra loro in un paesaggio che ricorda l’Africa.
Preziose testimonianze storiche dei mosaici della villa del casale
mostrano spaccati di vita quotidiana e la moda del tempo con le
comodità “moderne” come latrine a sedile.
Chi avrebbe immaginato che le donne del 3° secolo d.C. indossassero
succinti bichini durante le gare ginniche od il tempo libero?
Neanche segreti incontri erotici sono esclusi da questo affascinante
racconto d’epoca. Ammireremo ancora nella tana di Polifemo,
Ulisse ed i suoi compagni tentano di ubriacare il ciclope.
A breve distanza da Piazza Armerina sorge l’antica e misteriosa
morgantina.2, sito archeologico importante.
L’estensione degli scavi danno un senso della grandezza della
zona ma molti archeologi lo considerano piuttosto un avamposto agrigentino
del 6° secolo avanti Cristo.
Come altrettanti luoghi dell’interno della Sicilia fu sottomesso
a popolazioni e culture diverse. I reperti ritrovati nell’antica
necropoli sono visibili nel museo della città di Caltanissetta.
Nelle vicinanze incontriamo Sabucina4 zona archeologica.
Tra i rilievi nuvolosi si intravede Caltagirone la regina dei monti
.
Città museo della Sicilia orientale Caltagirone mostra la
sua plastica bellezza .
Nascosta tra le strette vie arabeggianti scopriamo i tesori di ieri,
i numerosi campanili , i palazzi barocchi, le decoratissime ville.
La villa Jacona della Motta, elegante dimora suburbana ne è
un raffinato esempio.
Le decorazioni in terracotta che ricoprono l’intera facciata
provengono dalla bottega dei Bella, celebre famiglia di maiolicari.
Sempre un Bella fu l’ideatore della magnifica facciata, balconi
e finestre sono fittamente decorati con “motivi liberty”
cesellati con raffinata precisione.
Queste splendide ville testimoniano l’impiego della ceramica
come lusso privato.
La lunga balaustra di via Roma ornata da pigne e fiori maiolicati
è la dimostrazione di un uso non solo individuale ma per
così dire dell’esaltazione delle possibilità
plastiche della ceramica che è un omaggio all’arte
dei ceramisti caltagironesi.
I vasi maiolicati si alternano nelle splendide forme delle creazioni
realizzate con la stessa tecnica degli arabi del lontano 828 d.C.
Centoquarantadue gradini collegano la città alta con la bassa,
è la scalinata di Santa Maria del Monte localmente chiamata
scavezza con evidente riferimento alla difficoltà della salita.
Ogni gradino è ornato da maioliche.
Alla delicata fase della lavorazione con il tornio ed alla cottura
del pezzo, segue il bagno nella “tinta”.
Una volta terminata questa fase il materiale viene affidato all’abilità
manuale ed allo spirito creativo dei decoratori “incredibili
le creazioni”.
La memoria storica del grande patrimonio che nei secoli la lavorazione
della ceramica ha affidato a Caltagirone sembra notevolmente stimolare
il lavoro degli artigiani.
La pennellata libera dai contorni, l’accesa policromia, con
prevalenti tonalità del blu e del giallo, la scelta di motivi
floreali fanno parte di una lunga tradizione che risale alla dominazione
araba.
La costituzione di un museo e di una scuola di ceramica successivi
al 1948 hanno rilanciato la produzione calatina. I forni hanno ripreso
a lavorare da quando la lunga crisi dell’ottocento aveva marginalizzato
la produzione della maiolica.
Dopo la cottura che talvolta richiede lunghissimi tempi le maioliche
sono pronte per l’esposizione e la vendita.
L’artigianato è tornato ad essere uno dei settori più
qualificati e trainanti di Caltagirone che ancora oggi può
definirsi città della ceramica. Nicosia l’ultima città
del nostro tour della Sicilia è esposta scenograficamente
sulle pendici di quattro rilievi montuosi.
Conserva un carattere prettamente medievale, come i resti del castello
e delle case. Notevole la chiesa di Santa Maria Maggiore con il
suo alto campanile, fondata nel 1267 e ricostruita dopo la frana
del 1757 che danneggiò gravemente la città.
La cattedrale dedicata a San Nicola costruita alla fine del secolo
XIV° dagli aragonesi con elegante portico.
Il territorio appare come un continuo contrapporsi di rocce e di
case.
Nicosia città di grandi tradizioni culturali testimoniate
da un importante patrimonio monumentale.
L’interesse storico ed artistico non è l’unico
della zona a nord di Nicosia che deve il suo fascino anche alle
peculiarità naturalistiche e paesaggistiche del territorio
circostante del Campanito.
Il bosco di sterlinga fa parte della riserva naturale dei monti
Nebrodi. L’area protetta immediatamente ad ovest dell’abitato
di Nicosia da origine all’alto corso del fiume Salso, una
ricchezza di specie ittiche presenti nelle sue acque è stato
il tema fondamentale dell’istituzione della riserva naturale.
La peculiarità dell’ambiente mediterraneo con una delle
tre foreste originali sopravvissute in Sicilia.
La conservazione della faggeta è di grande importanza. Il
faggio è presente in formazioni boschive di assoluta purezza
nelle quote più alte.
Per contro, senza soluzione di continuità, in quelle più
basse si associa a roverelle ed abeti. Grazie ad un sentiero lungo
circa due chilometri che si insinua nella faggeta è possibile
raggiungere anche la vetta del Campanito.
Si tratta di una escursione impegnativa ma la fatica sarà
ricompensata dal fascino di questa zona protetta.
Un territorio eterogeneo che comprende anche nelle alte quote i
castagneti. Un’area attrezzata su un pianoro erboso ricco
di fonti di acqua purissima e grotte naturali.
Ma la caratteristica principale della località del Campanito
sono le bellissime conche lacustri circondate da una fitta vegetazione.
Un microcosmo di grande suggestione che ha consentito la sopravvivenza
di piante ed animali pressoché estinte o divenute rarissime.
Durante le escursioni può capitare di vedere grandi rapaci
che dominano la zona.
Non raro l’avvistamento di qualche maestoso sparviero.
I laghi sono l’ambiente di numerosi coleotteri di acqua dolce
e di molti piccoli uccelli oltre a bisce d’acqua e rane.
Nell’ambiente della riserva sono protetti il gatto selvatico
e la martora, frequente è l’incontro con merli, ghiandaie,
gazze, upupe, colombacci e tortore. Nicosia centro di testimonianze
storiche ed artistiche con il suo bosco di castagneto è una
delle porte di accesso ai monti .
1 - Callimaco di Cirene, nato a Cirene nel 320 a.C., morto nel
240. E’ il rappresentante più significativo della poesia
e della cultura ellenica, che conobbe la Sicilia.
2 - Nel comune di Aidone, troviamo la Morgantina uno dei centri
più ellenizzati della Sicilia. Oltre ad importanti reperti
troviamo una grandiosa scalinata trapezoidale della fine del 4°
secolo a.C. che forse serviva per le assemblee, una sorta di ekklesiasterion
(edificio greco dove si svolgevano le assemblee popolari). Un vasto
agglomerato urbano fiorito in epoca pre-greca con edifici signorili
inseriti in quartieri residenziali. Un teatro da 1.000 posti con
un proscenio a forma di cavallo, un ginnasio romano. La Morgantina
grande centro commerciale , oltre a templi, santuari e tribunali.
La polis (città greca) si apriva su un grande mercato con
botteghe ed un tempio dedicato alle divinità sotterranee.
Gli scavi hanno riportato alla luce 44 monete d’oro che hanno
destato l’interesse degli archeologi.
3 - Ippodamo di Mileto, architetto e filosofo greco vissuto ai
tempi di Pericle, secolo V° a.C., introdusse il sistema di applicare
prima dell’edificazione di una città, un piano regolatore
che prevedeva piazze, slarghi per lo svago eccetera. Fu detto”sistema
ippodameo”.
4 - Ai piedi del monte Sabucina sono state scoperte tombe a grotticella
dell’età del bronzo. Verso il secolo 7° a.C. nella
parte alta sorgeva un villaggio indigeno. Circa il 6° secolo
a.C. l’abitato passa sotto l’influenza greca, epoca
alla quale risalgono le fortificazioni con torrioni di avvistamento
e resti di abitazioni rettangolari. In seguito il centro verrà
distrutto e ricostruito in epoca timotea.
Note tratte da: Guida T.C.I., - T.S.I., - Edizioni U.T.E.T.
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