I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Sardegna, l'isola del sole"

di Sergio Della Valle

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 28 1/96)

L'itinerario di questo mese vuole portarvi alla scoperta di una delle più interessanti regioni della nostra Italia: la Sardegna. In questa terra antichissima sono riassunti sia gli aspetti naturali, con paesaggi dolci, spiagge incantevoli, montagne selvagge; sia gli aspetti storici con documentazioni di civiltà primordiali che vanno dai nuraghi ai resti romani ed alla dominazione spagnola. Un incontro, quindi, tra antico e moderno che sollecita la nostra curiosità. Il viaggio ha inizio nella seconda decade di settembre quando la calca estiva è finita e l'isola si presenta più vera e genuina.

1° Giorno
Partiamo di pomeriggio. Prima tappa di trasferimento è Marina di Massa su un piazzale all'inizio della città dove pernottiamo.

2° 3° Giorno
Ce la prendiamo con calma, andiamo a trovare degli amici e ci rechiamo a Lucca per la fiera.

4° Giorno
Arriviamo a Livorno. In serata ci imbarchiamo per Olbia con la compagnia "La Linea dei Golfi". Ci sistemiamo sul ponte superiore (open deck) così si può dormire in camper. Il costo, siamo nel '92, è di L. 355.000 A.R.

5° Giorno
In mattinata sbarchiamo ad Olbia. Passiamo da porto S. Paolo dirigendoci al villaggio Nuragheddu per salutare degli amici. Nelle vicinanze c'è Marina di Lampostu, bel piazzale, spiaggia con mare cristallino.

6° 7° Giorno
Per la notte ci fermiamo al villaggio Nuragheddu. Il giorno dopo siamo a S. Teodoro per spostarci poi a punta "Coda di Cavallo". Il luogo anche se tutto costruito e lottizzato è splendido. Siamo solo a metà settembre, non ci sono più turisti, e la spettacolare baia è tutta per noi.

8° Giorno
Ritorniamo ad Olbia e dopo un breve giro al mercato locale, proseguiamo per la costa smeralda con visita a Porto Rotondo, Porto Cervo, Cala Liscia di Vacca. Questa frastagliata fascia costiera è ricca di scogliere, spiagge, ma soprattutto di lussuosi ed eleganti alberghi. Per la notte ci fermiamo a Baia Sardinia.

9° Giorno
Risaliamo fino a Cannigione, raggiungiamo Palau da dove prendiamo il traghetto per una breve escursione alla Maddalena.

10° Giorno
Lasciata la Maddalena continuiamo il nostro bordeggiare sino al promontorio di capo Testa. Lo spettacolo è superbo, vediamo in lontananza la Corsica e sotto di noi un mare trasparente ed invitante.

11° Giorno
Andiamo a Torre Vignola, piccolo villaggio in mezzo ad una natura incontaminata. Rocce granitiche dalle forme più strane, paesaggi dolci di macchia intatta, calette e spiagge da sogno ne fanno un paradiso per gli amanti del plein air. Per chi lo desidera c'è anche un ottimo campeggio immerso in una pineta. Noi per la notte ci fermiamo nel paese di Isola Rossa, dove ci sono buoni spazi disponibili e fontane pubbliche.

12° Giorno
Arriviamo a Castelsardo. Visita al Castello ed al vecchio borgo (cinto da mura e percorso da ripide scalette) che si affaccia sul mare. Per la sosta notturna ci sistemiamo sul porto.

13° Giorno
Proseguiamo verso Porto Torres con una fermata alla marina di Soroso. Pinete, spiagge, vie di accesso al mare ampie e perpendicolare, punti di sosta, piazzette con fontane creano nuovamente una zona costiera vivibile. Oltrepassiamo Porto Torres, consigliando a chi volesse proseguire verso Stintino di percorrere la strada interna per uscire verso il mare in un'altra splendida località: Tonnara Saline. Questa cittadina, oltre alla graziosa, sottile, lunga spiaggia è circondata da una natura intatta e selvaggia e da alcuni stagni che un tempo venivano usati come saline. Noi decidiamo di dirigerci direttamente al famoso e celebrato promontorio di "Capo Caccia", dove ci fermiamo per la notte. Per chi volesse fare acquisti di prodotti locali, suggeriamo il caseificio e la cantina in località S. Maria la Palma dove i prezzi ed i prodotti sono ottimi.

14° Giorno
Notte tranquilla al villaggio "Capo Caccia". Pertanto, sereno e rilassati, andiamo a visitare le grotte di Nettuno. La via più spettacolare è la discesa attraverso la "escala del cabirol". Millecinquecento gradini tra andata e ritorno, una fatica che vale la pena affrontare perchè il panorama che ci appare è indescrivibile. Per chi avesse ancora fiato, può continuare la passeggiata per la stradina che parte dal parcheggio della rampa di accesso e conduce sulla cresta del promontorio. Da quell'altezza potrà ammirare un'altra grandiosa e spettacolare veduta. In serata ci trasferiamo ad Alghero nel campeggio "la Mariposa" molto comodo alla città.

15° Giorno
Dedichiamo la giornata a visitare la piacevole e spagnolesca Alghero.

16° Giorno
Lasciamo la città sotto un sole cocente, il termometro segna 31 gradi all'ombra. Ci dirigiamo verso Bosa. Le coste sono belle, così la natura circostante ed il fiume Temo, navigabile, che collega la cittadina al mare; ma il suo centro ci delude. Lo troviamo trascurato, sporco, abbandonato a se stesso; peccato non valorizzare le sue abitazioni con quei caratteristici balconi che farebbero rivivere l'atmosfera dell'epoca catalana. Per la notte sostiamo sul piazzale alla marina vicino al porto.

17° Giorno
Partiamo da Bosa Marina percorrendo la litoranea. Il paesaggio è tipico sardo, qui si respira la tradizione attraverso le usanze dei vecchi paesi. Per le strade si incrociano ancora i contadini che a dorso di asinelli si recano al lavoro nei campi. Facciamo una tappa a Cuglieri, paese arroccato con stradicciole pittoresche e pulite. Per la notte ci fermiamo a S. Caterina di Pittinuri.

18° Giorno
Lasciamo questa tanto decantata costa e ci dirigiamo a Putzu Idu, sito con belle spiagge ed un vicino stagno, regno dei fenicotteri. Siamo nella regione del Silnis dove, fatta eccezione dei giorni festivi, o dell'alta stagione, il turismo è prettamente locale. Ci rechiamo a Is Arutas con la sua affascinante spiaggia formata da granelli di trasparente quarzo; infine a S. Giovanni di Sinis. Per la notte sostiamo a Cabras.

19° Giorno
Ritorniamo a S. Giovanni per visitare gli scavi di Tharros. La città, fondata dai Fenici è passata sotto il dominio di Cartagine poi di Roma, è stata abbandonata nel medioevo a causa delle scorrerie saracene. L'abitato era formato da modeste case disseminate lungo il tracciato lastricato delle strade Romane. Inoltre resti di fortificazioni, templi, edifici termali, camere funerarie ci danno un quadro perfetto dell'organizzazione e dell'importanza che ha avuto questa città. in loco è possibile la balneazione avendo così modo di avere contemporaneamente davanti ai nostri occhi non solo il mare, la natura, ma l'intero complesso archeologico. Pranziamo a Marina di Torre Grande dai bellissimi e larghi arenili. Nei dintorni sorge il villaggio di S. Salvatore, famoso per i suoi edifici di stile messicano costruiti per girare film. Qui, anche se artificialmente, si entra in un'atmosfera western. Nel pomeriggio ci rechiamo a Oristano per ammirare il suo centro sempre animato, i suoi monumenti: il duomo, S. Francesco; poi via verso Arboirea. In seguito ci innestiamo sulla Carlo Felice fino a Monastir, deviamo per Decimomannu, poi per la 130 proveniente da Cagliari sino a Portoscuro, dove passiamo la notte sulla piazza vicina alla torre.

20° Giorno
Da Portoscuro (peraltro inquinata per via della centrale elettrica a carbone) andiamo a S. Antioco per visitare la parrocchiale di struttura bizantina e la vicina acropoli punica. Gli scavi hanno portato alla luce delle urne cinerarie coi resti dei primogeniti sacrificati secondo i riti punici. Ci trasferiamo a Calasetta. Nel porto vi è un grande piazzale ed in via Danter esiste una fontana per l'approvvigionamento di acqua. A Calasetta, come a Carloforte siamo colpiti dal dialetto: quasi tutti parlano con l'accento ligure di Pegli. In passato il Principe Carlo di Savoia aveva trasferito in questi luoghi un gruppo di prigionieri genovesi dopo il loro riscatto.

21° Giorno
Lasciamo l'isola di S. Antioco e ci dirigiamo a Porto Pino, magnifico golfo con spiagge e pinete. Proseguiamo per Pula dove sostiamo.

22° Giorno
Ci rechiamo nella vicina zona archeologica di Nora. Città prima fenicia, poi punica ed in seguito romana, dove gli scavi hanno portato alla luce resti di abitazioni, di acquedotti e soprattutto magnifici pavimenti a mosaico. Ci trasferiamo a Cagliari, per una breve visita alla città ed alla costa del Rei.

23° Giorno
Giornata dedicata al trasferimento ad Arbatax.

24° Giorno
Dopo Arbatax la strada si inerpica tra le montagne ricoperte da una vegetazione selvaggia, offrendoci un paesaggio diverso e stupendo. Scendiamo su Cala Gonone dove sostiamo.

25° Giorno
Al mattino visitiamo il villaggio nuragico di Serra Orrios, dove si possono ammirare i resti di 70 capanne di pietra oltre a tempietti e recinti sacri, Alla sera siamo alla marina di Orosei.

26° Giorno
Ci fermiamo per una tappa a La Caletta dove, anche se il calendario segna 8 ottobre, facciamo tranquillamente il bagno. Ci dirigiamo poi a Posada, caratteristico borgo con le case a gradinate appoggiate su un roccioso costone.

27° Giorno
Transitiamo nuovamente per S. Teodoro e per Olbia. Intanto la temperatura è scesa. l'aria è più frizzante, perciò, decidiamo di lasciare la Sardegna. I Km percorsi son stati 1.790. Nel nostro girovagare abbiamo tralasciato le località interne altrettanto affascinanti; in particolar modo la Sardegna dei pastori, del supramonte ed i nuraghi più prestigiosi, ma appunto per questo, ritorneremo.


di Mario e Michelina Fantino e Edilio e Silvana Givonetti

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 44 3/98)

PROFUMI E COLORI DI UNA CALDA PRIMAVERA

Partiamo in due equipaggi ( l'ideale per viaggiare): siamo in quattro persone, Michelina e Mario di Cuneo, Silvana ed Edilio di Biella, il luogo d'incontro è Cecina, ne approfittiamo anche per cenare.
Proseguiamo per Piombino, dove pernottiamo in un ampio parcheggio che sovrasta il porto.
Alle cinque siamo sul piazzale di imbarco: speriamo di poter salire per primi ed avere un posto vicino alla fiancata, invece, forse per dovere di ospitalità, fanno salire prima i tedeschi e noi finiamo nel bel mezzo della nave, senza vista sul mare che, per fortuna, é comunque tranquillo.
La partenza avviene alle sette e quaranta e arriviamo ad Olbia alle diciassette.
A pochi minuti di viaggio dal porto vi é la Chiesa gotica di San Simplicio ( XI -XII secolo), uno dei massimi monumenti sardi che presenta, all'interno, antiche lapidi e che propone pure una necropoli con numerose tombe
Ci fermiamo per la sosta notturna e, la sera ( lo consideriamo un benvenuto) assistiamo ad uno spettacolo pirotecnico.
Il mattino successivo partiamo per la Costa Smeralda: il paesaggio é bellissimo ed insolito, é tutto un fiore, il bianco del cisto, il giallo delle margherite ed il bruno delle rocce dalle forme fantastiche.
Baia Sardinia, Porto Cervo, Baia degli Aranci destano più che altro attenzione per le costruzioni supermoderne quanto disabitate.
Ci dirigiamo ad Arzachena, un grosso borgo compreso nel territorio della Costa Smeralda e proseguiamo per Luogosanto, dove, prima del ponte, troviamo le tombe dei "Giganti" e un Nuraghe.
Arriviamo al paese percorrendo una salita vertiginosa, vi troviamo una fontana e tre piccole chiese: San Trano, Sant'Antonio e, al centro del paese, Santa Maria.
Dormiamo nei pressi di quest'ultima chiesa, in una tranquillità assoluta.
Nei pressi di Luogosanto, su indicazione di una guida turistica, cerchiamo la Chiesa della Madonna della Neve, ma dopo alcuni tentativi su una strada particolarmente impegnativa, non riuscendo a trovarla, proseguiamo per Palau.
Bello il paese con vista sull'Arcipelago della Maddalena con San Giorgio e Caprera.
Nei dintorni si trovano Cap d'Orso ( dove si può sostare solo per qualche fotografia alla famosa roccia che assomiglia appunto ad un orso), Punta Nera, Punta Palau e Agliura.
Proseguiamo per Santa Teresa di Gallura: anche qui il paesaggio é tutto rocce colorate dal cisto in fiore , da una specie di erba grassa di colore rosso vivo, da fiori azzurri e rosa, da ginestre gialle, il tutto contornato dal mare (di una incredibile trasparenza) il cui colore varia dall'azzurro, al verse, al blu: lo spettacolo e meraviglioso ed indescrivibile.
C'é un vento leggero che non dà noia e la temperatura é mite: Santa Teresa di Gallura é situata davanti alle Bocche di Bonifacio, si può vedere una torre del XVI secolo ed un bel panorama del centro urbano.
Splendida la strada panoramica che ci porta fino al faro di Punta Testa.
Ci fermiamo a Porto Pozzo, anche questo un insediamento turistico completamente deserto.
A Castelsardo, é ormai sera, cerchiamo un posto per dormire e ci imbattiamo in un cartello che segnala un parcheggio per camper: purtroppo é un segnale fasullo.
Giriamo per vie strette e trafficate, chiediamo informazioni, tutti sono molto gentili e disponibili, ma nessuno sa darci indicazioni precise sul parcheggio, alla fine ci fermiamo davanti ad un bar ed il proprietario, gentilissimo, si dice disponibile ad ospitarci davanti a casa sua.
Castelsardo é molto bello ed é posto su una collina che domina il golfo dell'Asinara.
Fondato dai Doria nel milleduecento circa, conserva parte della cattedrale cinquecentesca, splendidi pannelli nell'archivio capitolare ed il castello.
Sulla soglia di molte case troviamo delle donne sedute che lavorano graziosi cestini di paglia; nei dintorni possiamo ammirare il Tempio di Nostra Signora di Tergu e la roccia dell'elefante, dalla caratteristica forma dovuta a fenomeno erosivi.
Partiamo per Porto Torres, centro commerciale e industriale del golfo dell'Asinara, di antiche origini che conserva resti romani, un ponte, le terme ed il palazzo di re Barbaro, un torrione trecentesco e la raccolta archeologica di casa Paglietti.
Bellissima é la Basilica di San Gavino, importante monumento medioevale, che presenta una preziosa cripta e sarcofaghi romani del III e IV secolo.
Dopo le meraviglie di Porto Torres, rimaniamo semplicemente entusiasmati dal colore del mare di Stintino, indescrivibile per limpidezza e, poiché il tempo è splendido ed il sole caldo, ci fermiamo l'intero pomeriggio riempiendo i nostri occhi di tale meraviglia.
Di fronte a Stintino, oltre all'Isola Piana, si vede molto bene l'Asinara e quello che era il carcere.
Dopo tante meraviglie restiamo un po' delusi dall'Argentiera, centro minerario abbandonato, per cui, dopo aver dato un'occhiata ai cadenti resti delle gallerie, ci dirigiamo a Sassari.
Davanti all'ufficio postale troviamo un'ampio parcheggio, tranquillo e quasi vuoto, dove la sera dormiamo.
Visitiamo il Duomo, Santa Maria di Betlem con facciata duecentesca ed il nucleo urbano, in parte con impronta spagnola.
Notevole il museo Sanna, con collezione archeologica e pittorica di scuola senese, sarda e spagnola: c'é pure un'0antica fontana in restauro molto bella, peccato non poterci fermare fino all'Ascensione, quando si svolge la cavalcata sarda che dicono essere spettacolare.
Proseguiamo sulla statale Carlo Felice e, in località Codragianus, troviamo una stupenda Chiesa del MCXVI in stile romanico sardo, con resti di un convento in via di restauro: oltre a poter ammirare il paesaggio troviamo anche tantissima acqua per rifornire i nostri serbatoi.
Da qui proseguiamo per Capo Coccia dove arriviamo nel tardo pomeriggio, i n tempo per percorrere i 656 scalini e visitare le grotte, non enormi, ma belle.
Le guide sono ben preparate e molto simpatiche, da loro apprendiamo che il dialetto parlato in loco é puro catalano.
Dormiamo tranquillamente sul piazzale con un cagnone che ci fa la guardia.
Al mattino ci avviamo verso Alghero, ci fermiamo al porto e visitiamo la cittadina costituita da una parte antica composta da pittoresche stradine dove abbondano i negozi di corallo.
Della cinta muraria Aragonese rimangono alcune torri e i bastioni spagnoli.
Notevole la cattedrale gotico - catalana e la chiesa di santa Barbara, di impronta russa con stupende icone; nei dintorni si trova il nuraghe Palmavera.
Dopo il pranzo ci fermiamo brevemente a Macomer e poi al nuraghe di Santa Barbara.
Arrivati a Bosa, ci fermiamo in riva al mare in un parcheggio sterrato e saliamo subito al castello di Serravalle, eretto nel MCXII dai conti Malaspina, del quale rimangono solo le mura, ma da dove si gode una vista molto bella di tutta la cittadina, del fiume e del mare.
Anche a Bosa ci sono strette viuzze che caratterizzano il centro urbano.
Di pregevole vi é la Chiesetta di Sant'Antonio del XV secolo, in stile gotico aragonese.
Dormiamo cullati dal rumore delle onde e, prima di partire, facciamo scorta del famoso vino di Bosa.
Ci dirigiamo verso Oristano: anche questa strada ci offre uno spettacolo di fuori di ogni colore, i abbonda il giallo delle ginestre e i cespuglio dalle forme arrotondate ( sembrano potati da un esperto giardiniere) presentano colori che variano dal verde pallido al giallo, dall'arancio al rosso acceso.
Lungo la strada troviamo un altro Santuario, quello della Madonna della Neve, che si trova in località Culieri e che merita una visita, lo stagno di Sale Porcus, con tantissimi fenicotteri rosa e una moltitudine di uccelli acquatici, di cui riconosciamo purtroppo solo le bianche garzette.
Una delusione, invece, i vari villaggi tutti nuovi, veri e propri " agglomerati fantasma", completamente disabitati fuori stagione.
A San Salvatore, la basilica dedicata al Santo é chiusa: peccato, doveva essere molto interessante anche per la sua origine pagana che la vedeva ,originariamente, dedicata all'acqua.
Troviamo invece aperta santa Maria del perdono del secolo XVI.
Interessanti pure le rovine di Tharros, nella Penisola del Sinis che sono molto estese e suggestive. I reperti si trovano nel Museo Antiquarium Arborense presso il Duomo di Oristano.
Anche questa città é molto antica essendo stata fondata nel 1070 e possiede monumenti e chiese di particolare rilievo: Duomo gotico, Santa Chiara, San Francesco, San martino, la Chiesa del Carmine ( barocca) e la torre di san Cristoforo ne sono un esempio.
Troviamo a parcheggiare vicino allo stadio, dove pernottiamo.
Appena fuori Oristano di fermiamo per visitare la chiesa di Santa Giusta, uno dei migliori esempi di architettura pisana, con una cripta ed un crocifisso di bellezza quasi commovente.
Proseguiamo per le rovine di Antas, percorrendo una strada tutta curve, ma scorrevole, visitiamo il tempio ( ricostruito) e proseguiamo per Iglesias.
La visita alla cittadina molto veloce. In poco tempo raggiungiamo San Antioco, visitiamo il Tophet, la necropoli fenicio - punico - romana, il museo etnografico, le catacombe e la cattedrale gotica: tutto é molto interessante.
A Calasetta, dove ci rechiamo per passare la notte, troviamo un parcheggio nella zona del porto riservato ai camper, proprio di fronte all'isola di San Pietro: l'acqua é gentilmente offerta dalla locale azienda dei trasporti.
In questo parcheggio ci fermiamo un'intera giornata.
Quando ripartiamo, percorriamo la penisola ammirando le belle spiagge, entriamo ( per il carico e lo scarico) in un campeggio dove, con molta gentilezza, ci consentono di usufruire, gratuitamente, di tutti i servizi.
Il percorso, da Sant'Antioco a Nora ( dove sostiamo), é di gran lunga il più bello di quelli effettuati fino ad ora.
Anche a Nora troviamo rovine puniche e, dopo averle visitate, ci fermiamo in riva al mare e, siccome il clima lo consente, ci regaliamo una bella camminata nell'acqua.
Dopo una nottata di tutto riposo partiamo per Cagliari, troviamo subito un parcheggio a pagamento al porto.
Qui rimaniamo due giorni, c'é troppo da vedere: le torri trecentesche di san Pancrazio e dell'Elefante, il Bastione di San Remy che domina la città, l'anfiteatro romano, la necropoli punica, il museo nazionale archeologico interessantissimo per le collezioni della civiltà preistorica sarda, punica, romana e di era cristiana, nonché per il ricco medagliere e la pinacoteca.
Visitiamo inoltre la cattedrale romanico pisana , altre bellissime chiese, il giardino pubblico, l'orto botanico, il palazzo comunale, bei palazzi e belle vie.
Ripartiamo e, in un girovagare di cale e spiagge, troviamo un castello chiuso, ma circondato da bellissimi fiori.
A Costa Rei ci fermiamo per pranzare e fare un bagno, ma si leva un vento fortissimo che ci costringe a proseguire.
Attraversiamo Capo Ferrato e Torre Sabina e pernottiamo a Muravera dove vi è una bellissima fontana.
Dedichiamo di regalarci due giorni di mare e ci fermiamo nella bellissima baia di Villapizu, Costa Corallo. Fa caldo, ci scottiamo anche un po'.
Riprendiamo il viaggio e ci fermiamo brevemente a Tortolì, per la spesa e in pochi minuti arriviamo ad Arbatax, con le sue spettacolari rocce rosse, un grande porto ed un bel parcheggio di fronte al mare.
Al mattino ci rechiamo dalla parte opposta, a Santa Maria Navarese, dove, in borgata Tancan, troviamo un parcheggio per camper, con carico, scarico, docce calde che, nei mesi estivi, é sorvegliato giorno e notte.
L'area é ancora chiusa, ma i gestori la aprono appositamente per noi: decidiamo pertanto di fermarci a dormire.
Doveva trattarsi della sosta di un solo giorno, ma ci troviamo così bene , il mare é splendido, il tempo bellissimo, i ragazzi che gestisco l'area gentilissimi, che alla fine i giorni diventano cinque!
Con un po' di rimpianto riprendiamo il viaggio verso Orgosolo, con i suoi caratteristici murales: belli, brutti, grotteschi, satirici, sono davvero di effetto, praticamente ogni abitazione ne possiede uno proprio.
Altra tappa a Nuoro dove il museo etnografico e bello e ricco e magnifica la piazza intitolata al poeta locale Sebastiano santa, apprezzabile anche il duomo neoclassico; la casa di grazia Deledda é invece chiusa per riparazioni.
Ci segnalano un parcheggio a noi riservato a Orosei: lo troviamo, é anche molto bello, ma vuoto ed isolato.
Torniamo pertanto in paese e dormiamo nella piazza del comune con il benestare del sindaco.
Facciamo tappa a Cala Liberotto, grazioso, ma con una spiaggia piena di alghe e proseguiamo per Santa Lucia.
Visitiamo il paesino, ma siccome comincia a far caldo finiamo in spiaggia con una spiaggia di sabbia bianca e finissimo, ma purtroppo piena di alghe.
E' comunque piacevole camminare lungo la battigia e così raggiungiamo Caletta, qui ci sono negozi, super market, in contrasto con Santa Lucia, luogo più tranquillo che ci induce a pernottare in un parcheggio semideserto.
Al mattino, anche a causa del vento fastidioso, partiamo e raggiungiamo Siniscola, paesone di ordine agricola, molto antico. Nei dintorni sono numerose le grotte nuragiche.
Ritorniamo sulla costa, vistiamo cale e calette, fino a San Teodoro.
Ci sistemiamo nel posteggio di un market e visitiamo il paese tutto bello ed ordinato, con tanti negozi nei quali é possibile acquistare oggetti di sughero per ricordo.
Al mattino ci svegliamo con il brutto tempo ed una pioggerellina fastidiosa, ma non ci lamentiamo, fino ad ora il tempo é stato splendido.
Nel pomeriggio il tempo si rimette al bello e andiamo in riva al mare in località La Cinta: anche qui sabbia finissima, bianca e... alghe.
La particolarità di questa spiaggia è che il mare, entrando da una piccola insenatura, forma un ampio specchio d'acqua diviso solo dalla spiaggia dove l'acqua, essendo quasi ferma, é caldissima.
Decidiamo di fermarci qualche giorno in questa località: vi é un campeggio, " Camping la Cinta", dove entriamo a chiedere se sono dotati di camper service; il titolare, con un sorrisetto ironico, ci dice che se vogliamo scaricare dobbiamo pagare trentamilalire ed usa un tono sgarbato.
Rimaniamo un po' mortificati, é la prima persona che incontriamo che non ci tratti bene: il suo accento, comunque, non é locale.
Naturalmente non ci fermiamo, andiamo al Camping Codacavallo, davanti alle isole Molara e Tavolara, dove ci troviamo benissimo.
Da Codacavallo, dove sostiamo, a Olbia ci sono pochi chilometri e li percorriamo lentamente, forse per prolungare ancora di qualche ora la permanenza su questa isola favolosa.
Ancora una cosa é doveroso aggiungere, in tutto il percorso, sia in riva al mare che all'interno ( abbiamo effettuato anche puntate in Barbagia e sul Gennargentu, dove c'erano solo rocce e natura selvaggia), ovunque ci siamo recati, abbiamo trovato strade ben tenute e bitumate alla perfezione.
Che aggiungere? Speriamo di poter tornare!


di Graziella Vignazza Santi

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 60 5/2000)

"SARDEGNA: Cronaca del Tour

Ci sono luoghi sulla terra dove la bellezza della natura resiste a tutti i tentativi messi in atto dall'uomo per adattarla alle proprie esigenze, spesso tentando anche di stravolgerla per seguire le mode del momento ed i propri interessi economici, anche se questi ultimi non sono strettamente necessari alla sopravvivenza.
Sto parlando della Sardegna, di quest'isola che a primavera, nei giorni del raduno di Pasqua, si è mostrata nel suo massimo splendore. A dispetto di tutto e di tutti, essa conserva il suo fascino primordiale nei paesaggi rudi e selvaggi addolciti dal colore e dalla trasparenza del mare, dal bianco delle spiagge, dal verde dei pascoli e dei boschi interrotto dal giallo delle ginestre, anche dove l'intervento urbanistico degli ultimi decenni ha lasciato una miriade di cosiddetti villaggi turistici. " … il Creatore quando ha fatto il mondo avrà chiesto aiuto al diavolo e gli avrà detto di fare la Sardegna. Tutto pietre e fuoco" scrive Gavino Ledda nel suo non dimenticato "Padre padrone". Anche questo è Sardegna. Pietre e fuoco le rocce che cambiano di colore secondo le ore della giornata, imbevendosi dei raggi del sole che le colorano di rosso all'alba ed al tramonto, pietre i tanti nuraghi che sono il simbolo di questa terra (si dice che siano 7000). In quanto al diavolo, doveva essere un bonaccione visto il risultato del suo lavoro.
Chi ha avuto la ventura di arrivare ad Olbia a metà di una mattina soleggiata, l'isola ha presentato il suo biglietto da visita: Capo Figari. All'improvviso, dalle acque smosse dal traghetto, ci si trova davanti un'alta parete di nudo calcare color ocra incorniciata da un manto di macchia verdissima. Il Capo precipita a strapiombo in un mare blu "che più blu non si può". Poco tempo dopo appaiono in lontananza le case bianche di Golfo Aranci.
Olbia è vicina, ma protetta com'è in fondo al suo golfo, ancora non si vede. Intanto il traghetto costeggia la massa calcarea dell'isola Tavolara, che nasce dal mare come una massiccia Venere immobile ed immutabile.
Poco tempo dopo, sulla strada per raggiungere Alghero, sede del nostro raduno, si entra in contatto con l'aspetto agricolo-pastorale dell'isola. Verdi pascoli su cui brucano greggi di pecore, bassi muri a secco, terreni incolti, sughereti, boschi. Il placido paesaggio è interrotto da brulle stratificazioni rocciose che ricordano al viaggiatore che la terra fertile è uno strato sottile che poggia su un cuore di pietra.
Poco prima di Sassari, sulla sinistra della strada che stiamo percorrendo, appare la chiesa della Santissima Trinità di Saccargia, splendido esempio dello stile romanico-pisano importato in Sardegna. Isolata in fondo ad una valle, si fa notare per l'accostamento del nero basalto al bianco del calcare. Purtroppo il tempo tiranno non consente una sosta per la visita. Alghero è ancora lontana.
Il cielo è sereno, fa caldo che pare sia già estate. L'arrivo al campeggio Calik di Fertilia è un sollievo. All'ombra degli eucalipti, tra lo stagno omonimo da una parte e la spiaggia dall'altra, è una vera oasi di pace. Una doccia ed uno spuntino rimettono in circolo le energie per aggredire il resto della giornata.
Dal pomeriggio fino a notte inoltrata un bus-navetta a disposizione dei camperisti permette di raggiungere facilmente il centro di Alghero. In città arriva la prima (e anche l'unica) delusione. È Sabato Santo, tutte le chiese sono chiuse fino a tarda sera. La Cattedrale, poi, è in restauro. La sera precedente si è svolta la processione del Venerdì Santo di cui rimane la traccia nelle coperture rosse che coprono i lampioni del centro storico. Si va a fare una passeggiata sui bastioni. Parte di questi sono in restauro, si cammina sul fondo sconnesso tra buche e transenne. Non rimane che tuffarsi nelle belle viuzze lastricate del centro storico dove abbondano i negozi che vendono gioielli di corallo e filigrana e poi, stravolti per il caldo, sostare sul lungomare ad assaporare la brezza.
La sera, dopo una sosta sulla spiaggia per ammirare il panorama della costa, si fa la conoscenza di Fertilia, raggiungibile dal campeggio con una passeggiata a piedi. Il borgo, che si presenta ordinato e tranquillo, è nato dal nulla sulle terre bonificate a partire dagli anni '30. Dopo la seconda guerra mondiale parecchi profughi istriani si stabilirono qui contribuendo alla sua costruzione ed al popolamento. Le vie portano nomi di luoghi dell'Istria e della Venezia Giulia; sullo spiazzo di fronte al mare il Leone di San Marco dall'alto di una colonna guarda pensoso un mare bellissimo.
La mattina di Pasqua si parte presto. La giornata è piena di impegni. Prima tappa la graziosa chiesa campestre di Santa Lucia nei pressi di Bonorva dove sarà celebrata la messa. Consumato l'abbondante rinfresco preparato con prodotti locali dalla Cooperativa latte di Bonorva, le guide ci accompagnano a visitare la necropoli di Sant'Andrea Priu poco distante. Vista dal cancello d'ingresso, la necropoli si presenta come un costone di roccia color ruggine pieno di caverne. Sono le Domus de janas, letteralmente le Case delle Fate, in effetti dei luoghi di sepoltura scavati nella trachite rossa, una roccia di origine vulcanica, circa 3000 anni prima di Cristo. Alcune di queste Domus si fanno ammirare per la tecnica di costruzione, come la Tomba a capanna che sembra riprodurre un'abitazione. Splendidi gli affreschi policromi della Tomba del Capo. Sono di epoca bizantina quando fu trasformata in una chiesa cristiana. Su tutte le immagini dipinte spicca una figura femminile molto espressiva. Questa è la tomba più grande, racchiude ben diciotto vani comunicanti. È curioso apprendere che per secoli sono state usate dai pastori come ricovero. Se da una parte questo uso costante le ha conservate, dall'altra ha favorito lo spoglio dei corredi funebri, i celebri bronzetti che venivano posti accanto al defunto. Dalla cima più alta del costone, dove è sistemata una scultura raffigurante forse un toro, si gode un'ampia veduta dell'altopiano verde e fiorito.
Comincio a chiedermi dove sia la Sardegna arida, facile preda degli incendi. Questa domanda posta ai Sardi avrà sempre la stessa risposta: "Tra un paio di mesi sarà tutto secco". Difficile da immaginare.
Si parte per il ristorante Il carrubo di Thiesi dove un gruppo di solerti e gentili ragazzi ci attende per servirci un tipico pranzo "alla sarda". Gustiamo una serie di piatti i cui ingredienti base sono il formaggio pecorino e la carne di pecora. Questi sapori, robusti e semplici nello stesso tempo, sono lo specchio di questa terra che cominciamo a conoscere.
Nel pomeriggio si torna a Bonorva per visitare il Museo archeologico. Nell'attesa che il gruppo si prepari scopro il piccolo gioiello della chiesa di Sant'Antonio. La costruzione e l'interno sono del '600. Un bell'altare ligneo copre tutta la parete di fondo; lungo quelle laterali delle cappelle barocche si alternano a semplici muri bianchi. In alcuni locali del convento francescano annesso alla chiesa sono collocate le collezioni del Museo. Si tratta, in massima parte, di una ben esposta raccolta di cippi e pietre miliari dal neolitico all'epoca romana ritrovati nella zona. Purtroppo la visita si conclude in fretta. C'è ancora un posto da vedere: il villaggio abbandonato di Rebeccu e la fonte sacra Su Lumarzu. Francamente quest'ultima visita, fatta sotto la minaccia della pioggia, risulta essere poco interessante. In compenso la simpatica chiacchierata con il nostro accompagnatore fornisce parecchie informazioni per meglio comprendere la realtà locale.
Il Lunedì di Pasqua è dedicato al mare. Costeggiata la splendida e quasi deserta baia di Porto Conte si raggiunge Capo Caccia, bellissimo promontorio roccioso che si tuffa a picco nelle onde dall'alto dei suoi 270 metri. Da lassù la vista spazia su un lungo tratto di costa; guardare in giù verso il mare blu cupo, che furiosamente si infrange contro la roccia, fa girare la testa. Proprio a causa del mare grosso la Grotta di Nettuno è chiusa.
Sulla strada del ritorno al campeggio avviene il primo incontro con un nuraghe. La guida assegnataci per visitare il nuraghe Palmavera, Marcello, è molto preciso nello spiegare i segreti della costruzione di questa torre, tutta in blocchi di calcare a secco che stanno in piedi da più di 3000 anni, nel farci "vedere" le fortificazioni e le capanne che circondavano l'edificio principale. A domande del tipo: Perché torre e capanne erano di forma rotonda? Che funzione avevano i nuraghi? ecc., non può che rispondere con ipotesi perché non si è mai trovato né un nuraghe intero né alcun tipo di documentazione certa. Nei giorni seguenti, visitando altri complessi nuragici, avremo la conferma che questa è la situazione generale, come se gli antichi abitanti di questi villaggi abbiano voluto di proposito lasciare avvolto nel mistero il loro tempo.
Pomeriggio a Stintino. La località è una di quelle cosiddette IN e si vede, soprattutto nel tratto che va dal paese a Capo Falcone di fronte all'isola dell'Asinara. Gruppi isolati di villette, oggi quasi tutti sprangati, interrompono la folta macchia mediterranea che una volta certamente copriva tutto il territorio. Alcuni complessi sono decisamente brutti, del tutto incompatibili con il paesaggio naturale. Meglio il nucleo vecchio che si stende su una penisola affiancata da due profonde insenature. Qui le ex case dei pescatori, magari ristrutturate in modo discutibile ma sostanzialmente le stesse nell'aspetto esterno, sono un insieme gradevole. E poi, essendo stabilmente abitato, non è un paese fantasma che si risveglia due mesi l'anno.
È giunto il momento di spostarci a sud verso Oristano. Tra la superstrada Carlo Felice e la litoranea Alghero-Bosa noi scegliamo la seconda. Sarà un viaggio attraverso l'Eden; panorami incomparabili lungo chilometri di costa disabitata, troppo impervia per essere urbanizzata. Dentro la fitta vegetazione, che come una soffice coperta imbottita copre la roccia, s'indovina l'esistenza di una impalpabile vita animale. Il verde cupo è punteggiato dal giallo delle ginestre fiorite. Verso il mare il panorama è ampio. Ad ogni curva della strada si apre una scena nuova fatta di promontori rocciosi che s'immergono nelle acque, calette di sabbia bianca impreziosita da fioriture fucsia, schiuma bianca che segna il confine tra terra e cielo, perché il mare e il cielo sono una cosa sola, il primo si prolunga nel secondo. Dal turchese, al blu, al violetto, all'azzurro, è un susseguirsi di sfumature. Pochi chilometri prima di Bosa il paesaggio cambia. Le alte cime sono meno aspre, compaiono i pascoli.
Una sosta alla spiaggia di sabbia rosata di Bosa Marina sarebbe piacevole se non fosse per la pessima strada che la costeggia nella parte a ridosso della torre spagnola, dove si corre il rischio di distruggere il camper. Altrove non c'è posto per parcheggiare. La strada prosegue lungo i tornanti che portano a Cuglieri; si passa in mezzo ai vigneti che producono il Malvasia doc di Bosa, poi si ritorna al mare per incontrare la fertile piana di Oristano dove abbondano i campi di carciofi e le siepi di fichi d'India.
Marina di Torre Grande ci accoglie con l'estate piena, zanzare comprese. Il campeggio è confortevole, a due passi dal mare. Essendo giorno festivo la lunga passeggiata sul golfo di Oristano, su cui si affaccia la torre spagnola del '500, brulica di folla; ai bar all'aperto si fa la fila per trovare un tavolino libero.
Sorge spontanea una domanda: "Come sarà nel mese di agosto quando tutte le case fronteggianti il mare, oggi chiuse, saranno abitate?".
La giornata seguente è impegnata in due visite importanti. Tharros, isolata sulla punta estrema della penisola del Sinis, è un insieme di rovine che dall'alto digrada verso il mare. La bravura e la passione della guida che ci accompagna illustrandoci gli edifici, le strade lastricate, gli scoli fognari, insieme con uno sforzo della fantasia, consente di immaginare la città fondata dai Fenici, poi abitata dai Cartaginesi e, in seguito, dai Romani. Dalla cima del Capo San Marco la vista spazia dal golfo di Oristano al mare aperto, dall'intera penisola del Sinis fino all'isola Mal di ventre. Il retroterra è una tavolozza fiorita di margherite gialle, papaveri rossi, convolvoli rosa. Ancora una volta riesce difficile immaginare un luogo come questo trasformato in un arido deserto.
Il villaggio nuragico di Santa Cristina di Paulilàtino è sparso in mezzo agli ulivi. La chiesa cristiana di Santa Cristina convive accanto ad un antico santuario sotterraneo dedicato al culto dell'acqua.
Dagli antichi riti pagani a quelli cristiani. In maggio si tiene una grande festa in onore di Santa Cristina; altrettanto nel mese di settembre per l'arcangelo Raffaele. Il santuario o pozzo di Santa Cristina appartiene al periodo tardo nuragico (1200 a.C.). Scavato nella roccia basaltica riporta alla mente le tombe degli antichi Egizi. Una scala scende nel ventre della terra fino all'acqua che, forse, i nuragici adoravano come simbolo di vita più che come elemento necessario alla sopravvivenza. Poco distante si vedono i resti di due costruzioni di forma circolare. Dai bronzetti ritrovati sul luogo si è dedotto che fossero un'arena per combattimenti e un'aula per le riunioni. Poco distante è un nuraghe con accanto una grande capanna il cui soffitto è costituito da spessi lastroni di pietra poggianti sui muri a secco delle pareti laterali.
L'insieme di tutto il complesso di Santa Cristina dà una sensazione di pace interiore, come un sito lontano dal mondo. Ulivi, profumo di erbe, silenzio.
La lunga colonna dei nostri camper che, preceduta da vigili motociclisti, si dirige verso il centro della città di Oristano suscita la curiosità dei passanti. Chi saranno mai? Dove stanno andando? sembra di leggere sui loro volti.
Stiamo andando a parcheggiare in un'area gentilmente messa a disposizione dall'Arcivescovado e poi in giro, a vedere questa città fondata nel 1070 dagli abitanti di Tharros che cercavano un luogo sicuro per sfuggire le incursioni dei pirati saraceni. Primo appuntamento nel palazzo del Comune che si affaccia sulla deliziosa Piazza Eleonora d'Arborea, la cui statua si erge al centro.
Dopo essere stati ricevuti nella sala del Consiglio comunale dall'Assessore al Turismo e rifocillati dal rinfresco cortesemente offertoci (cortesia ancora più apprezzata venendo a sapere che oggi in tutta l'isola si festeggia Sa Sardinia a ricordo della cacciata dei Piemontesi avvenuta nel XVIII secolo), siamo pronti per il giro turistico. Si comincia col visitare l'Antiquarium Arborense dove sono esposti retabli provenienti da chiese locali, diverse pintaderas (timbri per marchiare il pane), un plastico di Tharros com'era al tempo dei Romani e una bella raccolta di oggetti cartaginesi e romani di terracotta e vetro, questi ultimi incredibilmente integri. Anche questo Museo è piccolo, ma ben ordinato e fornito dei servizi più moderni.
Si prosegue con la visita alla Torre di Mariano II, emblema di Oristano. Questa torre è l'unico reperto rimasto delle antiche mura medievali che cingevano la città; il resto è crollato, oppure è stato distrutto. Una passeggiata lungo le vie del centro, dove si vedono bei palazzi bisognosi di restauro, conduce alla Cattedrale davanti alla quale a Carnevale si corre la famosa Sa Sartiglia.
La chiesa, esternamente, è un edificio armonioso anche se sono evidenti degli ampliamenti appartenenti ad epoche diverse. L'interno è barocco, tranne la Cappella gotica sul cui altare è posta la statua di una Madonna col bambino. La "stranezza" di questa immagine è di essere "umana". Nulla di solenne né statico, come di solito; è terrena come una madre che sposta il baricentro del proprio corpo per bilanciare il peso del figlio che tiene in braccio.
Il tempo che passa velocemente impedisce di visitare altro di Oristano. I partecipanti al raduno sono attesi al Centro Servizi di Villasanta, un'accogliente area di sosta a lato della strada Carlo Felice, dotata di tutti i comfort.
Si vivranno tre giorni pieni di sorprese e di allegria, serate animate da spettacoli, musica e balli. Ma andiamo con ordine.
Una giornata è dedicata ad approfondire la conoscenza delle tradizioni e degli usi locali. Si assiste alla preparazione del tipico torrone con mandorle intere, si apprende come si costruiscono le launeddas, i flauti di canna il cui suono accompagna tutte le manifestazioni tradizionali, si va a curiosare dove un pastore tosa le pecore, si assaggia la ricotta preparata sotto i nostri occhi.
Nel pomeriggio c'è Sa Sartiglietta corsa dai ragazzi che si preparano a diventare gl'intrepidi cavalieri di domani. Sono così bravi da coinvolgere tutti quanti; gli spettatori s'immedesimano nella gara tanto da diventare partecipanti. Urla di trionfo e applausi per il cavaliere che infila la stella con la spada. Mormorii di rammarico quando la manca. In serata il gruppo di danzatori di Segarìu ci rallegra con le danze tradizionali.
L'uso della danza per festeggiare matrimoni o l'arrivo di un ospite, per ringraziare di un buon raccolto o per qualsiasi altro fausto avvenimento, si perde nella notte dei tempi e non è mai stato interrotto.
La musica, i passi e le figure sono tramandati oralmente di generazione in generazione. Nulla è codificato, ogni variazione suggerita dalla fantasia è permessa. Anche noi "continentali" possiamo quindi accogliere l'invito a buttarci sulla pista.
Penultimo giorno del raduno. Pensando alla partenza vicina una sottile malinconia comincia a farsi sentire, ma ci pensa la bellezza selvaggia della Giara di Gèsturi a dissolverla. Su questo altopiano basaltico, che dai suoi 500 metri di altitudine domina la pianura offrendo panorami mozzafiato, cresce una rigogliosa e varia vegetazione spontanea fatta di lentischi, corbezzoli, euforbie, orchidee, ranuncoli acquatici che coprono un vasto stagno come una nevicata fuori stagione. Le piante d'alto fusto, come i sugheri e le roveri, per combattere il vento ed il poco ancoraggio offerto dal sottile strato di terra che copre la roccia, sono meno alte e maestose che altrove, ma non meno belle con quei tronchi che sembrano sculture.
S'incontrano anche i famosi cavallini dagli occhi a mandorla ed i maiali che vivono liberi in questo Paradiso terrestre. Si pranza alla Giara alla maniera dei pastori, cioè sotto le piante seduti su un masso. È un piacevole diversivo ottimamente organizzato dall'équipe del Centro Servizi di Villasanta.
Il paese di Tuili, ai piedi della Giara, è un concentrato di tipiche case rurali del Campidano. Cespugli e rampicanti fioriti impreziosiscono i muri di solida pietra locale. La chiesa di San Pietro esternamente ricorda le chiese spagnole dell'America Latina, mentre all'interno è ricca di intarsi marmorei e di affreschi. Ai lati del portale si fronteggiano due cappelle con retabli cinquecenteschi.
Non poteva mancare la visita a Barumini, il villaggio nuragico più grande di tutta la Sardegna, scoperto solamente nel 1947 quando un archeologo incuriosito dal nome della collina, Su Nuraxi, incominciò a scavare.
Mai avrebbe pensato di trovare un complesso così vasto e significativo di quell'antica civiltà. Grossi blocchi di basalto formano un insieme di fortificazioni che si affacciano su di una fertile pianura. All'esterno della doppia cinta muraria, di cui una con torri angolari, si stendeva un vasto villaggio di capanne. Oltrepassate le mura si accede al secondo piano della torre centrale, il mastio. Si ritrova quanto già visto a Palmavera ed a Santa Cristina, però qui è tutto più grandioso. Uno stretto passaggio all'interno di un muro conduce allo scenografico cortile del pozzo. Lo sguardo scorre lungo le pareti, sempre più su fino a quel fazzoletto di cielo azzurro che sembra un coperchio smaltato appoggiato sulle antiche pietre.
Siamo giunti all'ultimo giorno del raduno. C'è ancora un appuntamento con un nuraghe. Quello di Genna Mària (Porta del mare) a Villanovaforru. Come gli altri è posto su di un'altura ed è circondato di mura e capanne, tuttavia è diverso. Appartiene alla generazione più recente (si fa per dire, considerato che si parla di oltre il 1000 a.C.) perché le pietre con cui fu costruito sono tagliate e squadrate. Le capanne hanno perso la forma circolare per assumere quella rettangolare e sono raccolte attorno ad un cortile comune. Ci sono tracce d'incendio che, insieme al rinvenimento di molti oggetti di uso comune ammassati in una sola stanza, fanno pensare ad un abbandono precipitoso causato da un attacco nemico. I reperti sono esposti nel museo al centro del paese.
Sul traghetto che ci riporta a casa s'inganna il tempo con i ricordi di una bella vacanza ormai conclusa.
La Sardegna la si sente già tanto lontana da essere diventata un ricordo, mentre l'abbiamo lasciata da poche ore. Sarà per questo strano sentimento di veloce distacco che i Sardi quando partono per altre località italiane dicono che vanno in continente? Oppure perché la loro isola è così speciale da non assomigliare a nessun altro posto? Chissà. Lasciamo la risposta al poeta dialettale:
…………..
De cussu magiu chi ch'est tantu attesu
Restan bios sa lughe,
su profumu, su silenziu, sa oghe.
…………………..
Di quel maggio che è tanto lontano
Restano vivi la luce,
il profumo, il silenzio, la voce.

Mario Pinna - Unu magiu - da "Le parole di legno" a cura di Mario Chiesa e Giovanni Tesio

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