Continua dal numero precedente
Ed eccoci con l’automobile di Anna e Sergio, nel tardo
pomeriggio, a
GALLIPOLI
già magnogreca, frequentata già nella preistoria,
e rimasta bizantina a lungo, cadde nelle mani dei normanni nel
1071 a cui seguirono svevi, angioini e aragonesi e fu perfino
oggetto dei desideri di Venezia che pensò di conquistarla
per gli scambi con il Levante. La città, riconosciuta
fin dal ‘500 una tra le maggiori piazze commerciali d’Europa,
soprattutto per il commercio dell’olio, continua ad esser
fiorente ed è turisticamente affollata in questi giorni
di fine luglio 2007.
La “città vecchia”, è attraente, la
vediamo nella sua luce migliore: quella del tramonto che arrossa
le mura fortificate, bagnate dal mare, col Castello che appare,
all’imboccatura del ponte a collegarla alla città
nuova. Scavalchiamo il ponte e scendiamo al pittoresco mercato
del pesce (miscela di bancarelle colme di pescato con altre
di oggettistica locale) che va a confinare col porto.
Entrare nel centro storico ed avere l’impressione di tuffarsi
in un angolo d’oriente è tutt’uno: le case
sono di foggia orientaleggiante, in tufo, rigorosamente dipinte
di bianco ed adorne di balconcini e logge. E’ un piacere
percorrere le sue viuzze: un fitto dedalo di vicoli che spesso
offrono la vista di deliziose corti fiorite.
In via della Pace visitiamo la Cattedrale di S. Agata, a croce
latina che impiegarono ben circa 70 anni a costruirla così
com’è: bell’esempio di barocco leccese dall’esterno;
mentre l’interno (per quel poco che si è potuto
vedere in quanto è in restauro) è rinascimentale.
Indisciplinata… vado comunque a sollevare un lembo di
telone che nasconde il coro ligneo, dietro l’altare, in
noce del XVIII°, fastosamente intarsiato, che mi ero prefissata
di vedere.
Ceniamo a Taviano, rigorosamente a base di pesce, al ristorante
S. Lucia, il cui proprietario mi consiglia di lasciare un posticino
per lo “spumone”, un dolce gelato locale con mandorle
sminuzzate all’interno: che la golosità mi si legga
in volto?
Un cielo saturo di stelle con la luna piena a rispecchiare col
suo chiarore il calmissimo mare ci accoglie allorché
torniamo al nostro camper, sulla “nostra” postazione
a Mancaversa. E così è ogni sera che ritorniamo
dopo le nostre uscite serali.
Il “mondano” paese, festeggia Sant’Anna, la
patrona, proprio nei giorni della nostra permanenza per cui
ci ha sempre regalato spettacoli di vario genere. E così
abbiamo assistito anche ad una strana processione, in occasione
del giorno della festa della Santa, con la statua trasportata
su una barca a fare il giro del paese, terminata con uno spettacolo
pirotecnico, mai visto così da vicino, in quanto i lanci
avvenivano dal tetto della chiesa a pochi metri dal terrazzo
della casa di Anna: nostro punto d’osservazione.
Dopo cinque giorni di permanenza e sedicesimo di vacanza, lasciamo
Mancaversa dirigendo verso nord, sempre lungo lo Ionio, per
vedere ancora qualche Torre Salentina. La prima delle quali,
la troviamo, ai margini di un parco acquatico, a nord di Gallipoli,
in località Crocefisso: Torre Sabea, dalla particolarità
di non avere aperture verso il mare.
Seguiamo per Santa Maria al Bagno, dove tra una lunga, nera,
bassa e appuntita scogliera, particolarmente scenografica, c’è
la Torre del Fiume o Quattro Colonne, così chiamata per
il fatto che accanto sgorgavano acque dolci. Una sosta camper
è nei pressi.
A Santa Caterina c’è la Torre dell’Alto che
si vede da lontano in quanto sorge sulla sommità del
dirupo Della Dannata, uno sperone in mezzo al mare. Ed in centro
del paese vi è la Torre S. Caterina.
Dopo di ché… vista la clemenza del clima dal nostro
arrivo a Mancaversa, mutiamo d’opinione circa le visite
delle città e raggiungiamo
LECCE
L’area di sosta (via S. Oronzo Fuori le Mura n. 20, costo
giornaliero 15 euro compresa luce) risulta essere custodita
e confortevolissima. E’ a circa 3 km. dal centro ma vi
è un servizio di bus agevole. Noi utilizzeremo le biciclette.
La mattina successiva inforcatele raggiungiamo in una ventina
di minuti di pedalata il capoluogo del Salento.
Signorile, barocca e chiara nella sua pietra di calcare locale
che lavorano ancora oggi, andiamo ad ispezionare la città
nei suoi vicoli, piazzette ed archi corti che fanno la storia
della gente.
Ed in Lecce, “città chiesa” (mi dicono, ne
abbia 45), entriamo dai bastioni e dal Castello Aragonese. La
prima tappa, d’obbligo è la piazza S. Oronzo dove
la statua del Santo omonimo, patrono della città (in
legno rivestita di rame), svetta su una colonna innalzata nel
1666 a ringraziamento per lo scampato pericolo della peste.
Sulla stessa piazza si trova l’Anfiteatro del II°
sec. d.C, in parte recuperato, e la Chiesa di Santa Maria delle
Grazie che, “impacchettata” per restauri, poco si
fa vedere.
Proseguiamo per via Vittorio Emanuele, il corso dove avviene
lo “struscio” cittadino. Arriviamo nell’elegante
piazza del Duomo, detta anche “cortile del Vescovado”,
dove il barocco leccese fa ampio sfoggio di sé e nel
quale si affacciano: il Duomo, realizzato tra il 1659 ed il
1670 dalle due facciate, una più elegante, barocca, e
la laterale, più semplice, le cui porte in bronzo sono
state poste nell’anno del giubileo; il palazzo Vescovile,
del 400 rimaneggiato nel 700: un capolavoro per l’arioso
loggiato ad archi con la curiosità dell’orologio,
uno dei primi di Lecce; infine il Seminario le cui finestre
con loggia centrale a tre archi è di una leggiadria ineffabile.
In groppa alla bicicletta e via a vedere altro: la Basilica
di S. Croce, in restauro, un bell’esempio di barocco Salentino,
iniziata nel 1549 e ultimata un secolo e mezzo dopo ed il palazzo
del Governo, ex convento dei Celestini Benedettini, occupato
ora dall’Amministrazione Provinciale e dalla Prefettura.
Infiliamo via Lambertini che, oltre ad essere suggestiva di
per sé, é un tripudio di Chiese: Santa Teresa,
S. Anna e Santo Rosario. Passiamo sotto la Porta Rudiae una
delle porte della città vecchia, per il gusto di farlo
e… ritorniamo all’interno del pedonale per gustare
un cappuccino con “pasticciotto”. Pedaliamo un po’
a caso per i vicoli (ed è esperienza da fare) capitando
alla barocca chiesa di San Matteo. Proprio di fronte un negozietto
è da curiosare in quanto si costruiscono statuette in
cartapesta: una vera chicca! Torniamo all’area di sosta
per un pranzo… ad ora di merenda.
Decidiamo quindi di tornare sull’Adriatico, a San Cataldo
trascurata all’andata. Soffia un vento terribile, il mare
è mosso, passeggiamo un po’ per le dune sabbiose
ad osservare le onde e riempirci di salsedine… nonché
di sabbia. Per informazione, lungo le dune vi è possibilità
di sostare col camper e le spiagge sono sabbiose e ampie.
Proseguiamo per Torre Chianca (rischiando di incastrarci nelle
strette viuzze del minuscolo paesino steso sul lungomare) fino
all’ampio parcheggio addossato alla spiaggia (nessun problema
per parcheggio camper) con fontanella ed un piccolo negozietto.
Il luogo invita ad una fermata ma… i cavalloni imperversano
con la sabbia che vuole entrare a tutti i costi in camper. Breve
consulto di coppia e… torniamo sullo Ionio, dove il vento
dovrebbe essere di minor intensità. Per cui nuovamente
a Lecce, una fermata a Leverato per rimpinguare il frigorifero,
e scendiamo a Porto Cesareo arrestandoci, per puro caso (come
al solito per andare a curiosare), alla sua propaggine verso
sud a
LIDO LASTREA
Un angolo di mondo molto grazioso, in quanto il mare lì
forma una lunga rada con la piccola penisola che si affaccia
di fronte a noi. Un centinaio di metri, tutti camminabili con
l’acqua cristallina alle ginocchia!!
Spento il motore ed essere accolti dagli astanti in modo festoso
è tutt’uno. La sorpresa è piacevole, ci
pare quasi un “ritorno a casa”. Vari i convenevoli
e vari gli inviti per l’aperitivo, difficile scegliere
da chi andare senza offendere nessuno: accettiamo quello più
vicino al nostro camper e ci troviamo seduti nel giardino dei
proprietari di una delle tante casette poste ad una decina di
metri dalla riva (tenuta in modo famigliare, sulla quale gli
abitanti lasciano delle seggiole a disposizione di chi vuol
sedervisi). Anche qui tutte le case sono state costruite e (ci
dicono) poi condonate.
Nel dopo cena una festicciola con fisarmonica e canzoni, di
fronte al nostro camper, viene improvvisata in nostro onore.
E... se prima il sole era andato a tramontare offrendo la vista
della penisoletta ed il mare della piccola rada, incendiati
dai suoi rossastri raggi a diffondersi giù fino a Porto
Cesareo ora, con un’atmosfera d’altri tempi, di
gente che canta, balla e suona, per il semplice piacere di passare
una serata in allegria, la scenografia circostante offre la
visione di quest’ultimo paese punteggiato dall’illuminazione
artificiale, il complice chiarore lunare a colpire le barchette
leggermente dondolanti nella rada e le stelle a guardar giù….
E’ una serata da archiviare nell’album dei ricordi.
Oggi è il 1° agosto, ieri sera ci hanno detto che
è possibile andare sulla penisola con l’auto: e
se ci provassimo col camper? Detto fatto! Con la libertà
del costume da bagno camminiamo la lingua di terra in lungo
e in largo: un’area protetta per fauna, flora e speci
ittiche. Minute le spiaggette dall’acqua bassissima dal
lato della rada, alta e frastagliatissima invece è la
costa verso il mare aperto.
Non concorderanno certamente con me i locali che vorrebbero
un turismo più incisivo sulla loro economia ma io…
sono ben felice di aver incontrato, nelle due ore di passeggiata
5 o 6 persone!!..
C’è parecchio vento e la poca sabbia s’impegna
ad entrare in camper facendoci desistere dal godere del tramonto
da questo luogo. Torniamo al Lido più protetto dal vento…
a fare un po’ di pulizia. A proposito di pulizia, neo
sgradevole, è che abbiamo constatato passeggiando sulla
lingua di terra in mezzo al mare, l’inciviltà di
qualcuno, anzi più di qualcuno, che non ha ancora imparato
a portarsi a casa i sacchetti dell’immondizia e purtroppo
ci accadrà spesso e volentieri, salendo, di riscontrare
ancora tale inciviltà del tutto o quasi scomparsa più
a sud e sul lato adriatico.
La “mania viaggerina”, come chiamo io il desiderio
di cambiare luogo, non si fa sentire, per cui il dì successivo
inforchiamo le biciclette e andiamo in qualche chilometro a
PORTO CESAREO
che, già abitata in età preistorica, si è
sviluppata attorno alla Torre Cesarea sorta nel 1569. La Torre
pur essendo posta sul mare, resta nel centro cittadino ed è
ora occupata dalla Guardia di Finanza. La cittadina allegra
e ben tenuta, ha bei negozi che accampano firme prestigiose,
ed i pescherecci che pullulano nel porto, sono una vista gradevolissima.
L’impressione è di essere in un elegante luogo
di villeggiatura immerso nella semplicità. Un giro al
mercato che oggi, giovedì, è il suo giorno, e
vado ad acquistare l’occorrente per una zuppa di pesce,
in una delle tante pescherie. Un passaggio poi da una panetteria-forno
onde non perderci le “pucce”: i piccoli panini farciti
di olive, oppure con tonno e pomodoro, o ancora cipolla e olive,
o… quant’altro, a fantasia del fornaio e ritorniamo
al camper (una fontanella che sta proprio sul lungomare entrando
in Porto Cesareo provenendo da sud, altra è sotto la
Torre).
Ci siamo forse persi qualcosa non prendendo la barchetta per
“l’Isola dei Conigli” (che quando c’è
bassa marea si può raggiungere anche a piedi, con poche
centinaia di metri) ma avevamo dimenticato la catena per chiudere
le nostre biciclette. Depositati gli acquisti pedaliamo sempre
sul lungomare verso sud per pochi minuti, raggiungendo Torre
Squillace. Troncopiramidale, non restaurata e posta in posizione
spettacolare, é maestosa con la scalinata a due rampe
che conduce al primo piano. Altra rampa interna, alquanto malandata
conduce al piano superiore, sulla cima, a godere della panoramica
costa e di un mare dai colori incredibili che lambisce due minuscole
isole lì…ai nostri piedi. Scendiamo, c’immergiamo
nell’acqua cristallina e poi di corsa a preparare la zuppa
di pesce. L’ora del pranzo? Non ha importanza… basta
non guardare l’orologio, siamo o non siamo in vacanza!
Manco a dirlo nel dopo pranzo ci trasferiamo a
TORRE SQUILLACE
mettendo il nostro mezzo nel parcheggio, in terra battuta, che
termina direttamente contro gli scoglietti bassi che vanno a
formare un ansa di spiaggia dalla sabbia finissima e bianca.
Come si fa a non essere invogliati ad inoltrarsi in un mare
che consente di “controllare” la miriade di pesciolini
che brillanti e curiosi sciamano nell’acqua cristallina?
E poi… se si vogliono far impigrire i fornelli, una pizzeria
(che cucina anche altro) si affaccia sullo spiazzo….
Come da altre parti pure in questo luogo il turismo è
locale, proviene da Leverano o Copertino che distano una decina
di chilometri e molti qui hanno la loro seconda casa.
Camper come già detto, ne abbiamo visti pochissimi, ci
stupiamo quindi allorché ne vediamo uno accanto al nostro,
al ritorno da una lunga passeggiata sulla scogliera, sono una
simpatica giovane coppia: Simona e Mario, coi loro due piccini
di due anni e mezzo, Fabrizio e 8 mesi Gloria. Con loro la sera
decidiamo di andare a sentire la “pizzica”. Simona
è informata: “la suonano e la ballano al Borgo
degli Ulivi, un locale raggiungibile a piedi”. Per cui…sotto
eleganti gazebo ceniamo ottimamente a base di pesce e un po’
di tutto. La musica è trascinante, i ballerini, che sono
gli stessi giovanissimi musicisti, sono trasportati dall’antica
danza popolare in questi ultimi anni parecchio rivalutata. Si
dispongono anche ad insegnarla a noi ed ad altri turisti, ma…
è molto più difficile di quanto a prima vista
possa apparire
Mi chiedo cosa sia più appagante nel gran viaggiare che
facciamo noi camperesti, se non un risveglio mattutino con la
consapevolezza che facendo scorrere lo scuro della finestra
apparirà un panorama indimenticabile per colori, luci
e scenografia in genere. Ebbene la nostra sosta é tra
quelle: mare che lambisce la sabbia bianca, la scura scogliera
brillante al primo sole e, ad un centinaio di metri la Torre,
un po’ in degrado e proprio per ciò affascinante
nella sua possanza!
Però, però… il vento si sta alzando e quella
“meravigliosa sabbia bianca” nominata poc’anzi,
ha desiderio di infilarsi in ogni dove e di prepotenza s’infila.
Accendiamo il motore e ci spostiamo, poco oltre, a
SANT’ISIDORO
per saggiare dapprima una spiaggetta nei pressi dello slargo
che immette nel paese (adiacente all’allevamento di cozze)
per poi spostarsi nel dopo pranzo, salutati i novelli amici
che proseguono per il sud, proprio sotto la Torre S. Isidoro
con altri, pochissimi, camper. Un paio di metri ci separano
dal mare che mostra le creste bianche e batte sulla bassa scogliera,
con poco impatto per il vero, in quanto frenato dall’isoletta
che stà nell’insenatura in cui siamo, che termina
con spiaggia sabbiosa.
Due sono i ristoranti proprio lì posizionati: scegliamo
per la cena il “La Torre” con ampie vetrate, dalle
quali si vedono le luci perdersi sulla costa (l’acqua
per il carico è prendibile comodamente sulla piazzetta
dove ci sono i giardini, in ogni caso carico e scarico, è
fattibile presso l’agriturismo S.Lucia S.P. 112 Avretrana-Gallipoli
che funziona anche da area di sosta).
Il vento non smette di soffiare, la sabbia vola per tutto il
circondario, inutile soffermarsi in tale situazione. Abbandoniamo
S. Isidoro per
COPERTINO
13 km., verso l’interno, ci separano dalla cittadina che
fu normanna, sveva e divenne fiorente sotto gli angioini. Il
Castello di struttura medievale, costruito tra il 1535-40, è
totalmente restaurato ed ha un bel portale rinascimentale. Sono
stati salvati alcuni affreschi pregevoli all’interno dei
saloni e la cappella di San Marco, a lato dell’androne,
ne è ancora ricca.
Ieri ed oggi, 5/6 agosto 2007, è la festa patronale,
in serata sfilano pertanto i figuranti: gli abiti sono tutti
appesi in un salone ed il chiacchiereccio custode, col quale
abbiamo fatto amicizia, mi lascia andare a ficcare il naso e
mi diverto da matti… per la macchina fotografica di mio
marito, giocando ad appoggiarmi diversi costumi addosso!! Per
la cronaca, il Castello é utilizzato per convegni, mostre
e quant’altro.
Al patrono della città, San Giuseppe da Copertino, è
intitolata la chiesa omonima di fronte alla casa i cui è
nato. La vediamo poi scendiamo nuovamente a mare rimandando
l’ora del pranzo.
Ecco, siamo all’ultima Torre Salentina: Torre Lapillo!
Nell’omonimo paese. Accuratamente restaurata ha un’imponente
scalinata con due archi a sorreggerla, e due stanze: l’una
sopra l’altra (al momento non è visitabile). Tutto
l’intorno è tenuto con la massima cura, addirittura
vi sono grandi ciotole coi fiori ad ingentilire il vasto spazio
su cui sorge. Dal nostro punto di osservazione, mentre consumiamo
in camper un fritto di pesce, acquistato dallo (spartano) ristorante
lì accanto, con lo sguardo non ci perdiamo la visione
della costa a sud: Cesarea, Squillace, S.Isidoro. Scene che
solo il camper, insisto a dire, può offrire ad oltranza,
nell’intimità del proprio abitare.
E il vento soffia sempre… e la sabbia vola. E… voliamo
via anche noi.
Vorremmo andare a Punta Prosciutto, ultimo baluardo del Salento,
le forze dell’ordine però ci inibiscono il passaggio
per la provinciale: vi è un incendio in corso. I camper
non possono transitare a causa della strada stretta. Ti pareva
non incappassimo in un incendio in Puglia? Purtroppo questo
2007 è drammatico per gli incendi e molti sono attualmente
in corso in tutta la bassa Italia. Facciamo pertanto il giro
dell’oca e siamo alla restauratissima, Torre Colimena
che si svolge su tre piani con importante scala d’accesso.
Utilizzata per mostre e convegni, al momento ospita una mostra
di ceramiche di Grottaglie abbinata al vino della zona. Acquistiamo
un vino “primitivo”, dentro una bottiglia che pare
un orcio allungato, tappata elegantemente con la ceralacca.
L’organizzatore, un professore d’arte, vista la
mia curiosità per le torri d’avvistamento, ci conduce
(deludendo altri visitatori estraniati) sù per i piani
a vedere le stanzette, esclusa la balconata perché utilizzata,
ancor ora, per la raccolta dell’acqua piovana. Incantevole,
ovvio, la veduta dall’alto della costa e le campagne circostanti.
E il vento soffia…e la sabbia vola… E il Salento
è finito… ed abbiamo visto pure una torre che non
gli apparterrebbe.
Andare verso Taranto non c’ispira al momento. Facciamo
la conta dei giorni che rimangono, vogliamo essere nella nostra
casa in montagna per Ferragosto, per cui… si va verso
l’Adriatico, direzione
MANDURIA
A Manduria arriviamo passando per strade deserte che accompagnano
interminabili filari di viti: è infatti nota per la produzione
del vino, oltre che per l’olio. Miki guida per il centro
cittadino e qua e là scendiamo per far la sua conoscenza.
Vediamo quindi il palazzo Imperiali, costruito in carparo, una
delle due varianti della pietra leccese, la più dura,
che è stato eretto sopra i resti di un più vecchio
castello: ha una splendida ringhiera in ferro battuto che attraversa
l’intera facciata. La Chiesa Matrice, si vede da lontano,
il campanile svetta alto sulle case nel suo stile romanico,
rinascimentali i portali dell’epoca in cui è stata
ristrutturata. Non cerchiamo altro, sta divenendo buio e…
troviamo un accogliente albergo per il nostro camper in un tranquillo
viale tra le case.
Il 23° giorno dalla nostra partenza, ci vede svegli a cercare
la Necropoli della città. Centrato il posto è
però chiusa, per fortuna si vede da fuori (la recinzione
è a vista) per cui ci accontentiamo di leggerne la storia.
Negata ci è pure la possibilità di visitare, accanto
le Mura, la Chiesa di San Cosimo, romanica e gotica, anch’essa
sbarrata.
Seguiamo per Francavilla, (altra città messapica: sono
in corso gli scavi), che attraversiamo nel suo pieno centro
entrando da Porta della Croce. Con l’occasione del lento
scorrere del traffico, osserviamo i palazzi gentilizi del '700
che s’affacciano e “sporgono” sul vicino,
come ad Amsterdam “sporgono” i frontoni delle case
(per farsi vedere). Poi…ci sorgerà il dubbio fosse
zona inibita (!!), e ci pentiremo anche di non averle dedicato
tempo per una visita.
Attraversata Ceglie arriviamo ad
OSTUNI
chiamata “la città bianca”, graziosissima
nel biancore delle sue case. Un comodo parcheggio affacciato
su Ostuni Marina, custodisce il nostro camper e non guasta la
fontanella di ottima acqua per il pieno.
La ovviamente messapica Ostuni, stesa su tre colli, ha seguito
tutte le sorti delle conquiste salentine e fa parte del comprensorio
dei Trulli. Dal parcheggio saliamo alla piazza della Libertà,
col Palazzo Municipale, la chiesetta dello Spirito Santo ed
al centro la “Culonna”, l’obelisco su cui
svetta la statua di S. Oronzo.
Il suggestivo borgo medievale dalle case tutte bianche ed abbarbicate,
è un intrico di viuzze, archi e scalinate. E si sale…
si sale, per la caratteristica via Cattedrale tra negozietti
invitanti e profumi stuzzicanti allorché, come noi, la
si percorre verso l’ora del pranzo.
Del settecentesco Monastero delle Carmelitane, ora sede del
Museo delle Civiltà preclassiche della Murgia meridionale,
e della Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, possiamo
solamente ammirarne gli esterni in quanto… serrati sono
gli ingressi. Bello è lo scorcio della Cattedrale, anch’essa
inibita alla visita, che si mostra attraverso un arco, in fondo
alla piazzetta, vivace di persone sedute per l’aperitivo
nei dehorts dei bar circostanti.
Se non siamo caduti in tentazione in via Cattedrale all’andata…
capitoliamo nel ritorno, gustando la miglior pizza di tutto
il viaggio con l’aggiunta di frittini prelibati.
Completata la visita, non trascurando i vari violetti, dalle
prospettive alquanto suggestive, che stimolano lo scatto fotografico,
ritorniamo sul mare depennando dall’itinerario la troppo
affollata Marina di Ostuni. Proseguiamo quindi per Torre Canne
lungo la litoranea notando varie aree di sosta (quasi nulli
i camper in sosta ed è l’8 di agosto!!). Le scansiamo
anche noi perché, come ormai si è capito preferiamo
(se c’ispira), la libertà della sosta libera. Un
po’ di sole su una spiaggia strada facendo e poi, in pre-serata
guadagniamo Sevelletri. La sistemazione (inutile dirlo…)
fronte mare, accanto la chiesetta del paesino, grazioso borgo
di pescatori (è c’è anche una fontanella).
Davanti al camper una macelleria cucina fuori dal negozio degli
spiedini: la cena ha già un ingrediente. E la mattina
una signora parcheggia la sua auto proprio accanto a noi, apre
la portiera posteriore e… compaiono le verdurine fresche
del suo orto: più comodo di così!
Il nostro 24° giorno di vacanza ci vede ancora su una spiaggia
poco a sud di Sevelletri poi, nel dopo pranzo, un balzo verso
nord di 215 km. ci fa ritrovare all’inizio del Molise,
tra Termoli e Petacciato, in libera su una lunghissima spiaggia
finalmente di finissima sabbia, individuata passando sulla litoranea.
La gente di zona chiama il posto “Casello 28”, in
richiamo al casello ferroviario. Siamo in 5 camper e di giorno
arriva qualche bagnante con l’auto. E’ splendido
guardare verso la spiaggia ed il mare ma… non bisogna
voltar le spalle perché, purtroppo, si vedono le tracce
dello scempio perpetrato a fine luglio, allorquando la costa
del Gargano “bruciava” un po’ dappertutto,
e bruciavano qui come altrove: pini marittimi, eucalipti, piantine
di liquirizia e con loro la piccola fauna.
Passeggiando sul bagnasciuga della lunghissima spiaggia, verso
Termoli, che per altro prosegue anche verso Petacciato, andiamo
a scoprire oltre che l’argilla, della quale tutti si cospargono,
l’ennesima torre chiamata: Torre Spaccata. La sensibilità
ormai per la conservazione dei reperti storici, sta facendo
sì che stiano restaurandola (accanto la Torre e casa
cantoniera, c’è un area sosta camper).
Due giorni passano in quel luogo che certamente, sussurra la
gente del posto, non durerà a lungo “libero”:
Necessiterà pertanto tenerlo d’occhio per capire
se, grazie all’incendio, tra un po’, non vi sarà
un lido. A meno che abbiano ad essere veritieri i buoni propositi
di censire tutti i siti bruciati, sui quali non sarà
possibile edificare e quant’altro.
Riprendiamo a risalire lo Stivale lungo la SS. 16 prendendoci
il piacere di entrare in alcuni paesi collocati lungo il mare,
considerando pure le possibili soste col camper.
A Petacciato c’è un ampio parcheggio auto, su uno
splendido mare e spiaggia sabbiosa, del quale una buona parte
è riservata ai camperisti: si pagano 3 euro (non vi è
acqua), sulla spiaggia ci sono le docce, anche calde: costo
1 euro. Fatto non trascurabile, all’inizio del parcheggio,
vi è un ristorantino. Entriamo in San Salvo: c’é
un area sosta camper a sud del lungomare, noi andremmo già
al nord… dove qualche possibilità di libera c’è!!
Transitiamo per Casalbordino dove una vasta area è stata
colpita da incendio. Sono segnate anche alcune case ed é
impossibile non andare con la mente alle persone che han vissuto
il dramma. Ci fermiamo per un pessimo caffè a Fossaccesi,
che ha una vasta area a parcheggio su spiaggia ghiaiosa e, poco
oltre, un area di sosta.
Stupore: il tempo si rannuvola!? Sono 27 giorni che godiamo
solamente di giornate assolate! E si rannuvola tanto che quando
arriviamo a Roseto degli Abruzzi non possiamo neppure scendere
per il diluvio che si scatena, per cui pranziamo chiusi in camper,
tra le palme sferzate dal vento ed un mare terribilmente imbronciato.
Ed eccoci nuovamente a Villa Rosa, frazione di Martinsicuro.
Ci piazziamo nel posto “prenotato” qualche settimana
fa: sul Lungomare Italia, in una delle piazzette (costo €.2,50,
notte compresa), tra le palme ed i pini con la spiaggia oltre
il retro del camper. Il tempo fa le bizze, è frescolino,
le nuvole si sono date appuntamento a distruggere la sfilza
di desideri che la notte di San Lorenzo dovrebbe elargire, “vedendo
cader le stelle”.
Per l’anedottica è da dire che nel tardo pomeriggio
del giorno successivo accade che, fato voglia, un maxi gelato
vinca sul primitivo desiderio di cenare fuori per cui, ritornati
in anticipo al camper, si abbia la sorpresa di vedere due vigili,
in paziente attesa accanto al nostro mezzo che, riconosciutici,
cortesemente ci preghino di spostarci in una via limitrofa in
quanto, proprio da dove noi siamo, partiranno i carri allegorici
carnevaleschi estivi, tradizione del luogo, che in serata sfileranno
sul lungomare. Che distratti a non vedere i cartelli informativi!
Spostamento veloce quindi, e poi ritorno per non perderci la
sfilata.
Il dì seguente il sole torna a rispendere, ne facciamo
incetta e utilizziamo pure verso sera la lunga ciclabile che
da Martinsicuro corre fino ad Alba Adriatica. Pedalando, pedalando,
incappiamo in una festa gestita dall’attiva Pro Loco di
Villa Rosa. Perché mai preoccuparmi di approntare la
cena quando porchetta, rustichini, crocchette possono riempire
i nostri piatti sui tavoloni approntati, ed al suono della musica
anni ’60?
E’ il 13 agosto, ancora qualche ora di mare e poi è
conveniente pensare in termini più consoni all’abbigliamento:
eh sì, si torna verso casa e.. dovremo abituarci a ricoprire
il nostro corpo!! Nel pomeriggio inoltrato il muso del camper
punta verso nord e poi, il giorno appresso, nord-ovest: Torino.
Siamo partiti il 15 luglio, oggi è il 14 di agosto 2007
ed abbiamo percorso 3155 km. Consolazione è che, se la
scena sulle vacanze viaggerine ha chiuso i battenti, ci attende
ancora un pezzetto di vacanza (prima della mia ripresa delle
“fatiche” lavorative) da trascorre, come di consueto,
tra i monti della Val di Susa, ad Oulx, non in camper, ma sempre
vacanza sarà…
Concludendo…il caldo, tollerabile fino al momento della
messa in moto del camper, esplodendo in un crescendo famelico
fino al raggiungimento dei 47° tondi, tondi, ha indubbiamente
un po’ condizionato le nostre scelte. Il vantaggio del
camper però è che… ha le ruote, e se qualche
occasione è stata persa, sicuramente ne abbiamo incrociata
altra a compensarla.
Per aver effettuato questo viaggio in alta stagione, poco il
turismo in genere, pochi i camper visti dopo l’Abruzzo,
quasi nulli in Salento, esclusi nelle località più
note, nelle quali, per altro, non pullulavano certo. Non mi
esprimo su questioni economiche legate al turismo che per varie
ragioni non decolla e quest’anno meno che mai, non essendo
questo il fine del mio racconto, certifico invece il piacere
di aver viaggiato, in luoghi paesaggisticamente ancora e sempre
spettacolari con la soddisfazione di aver incontrato gente che,
pur avendo di molto modificato il proprio stile di vita dal
mio ultimo passaggio approfondito in zona, parecchi anni fa,
ha conservato la caratteristica dell’ospitalità,
del ricevere chi nei loro luoghi va in visita. Ho riscontrato
altresì il desiderio alla conservazione delle tradizioni
popolari, manifestata con feste ed incontri culturali, maggior
rispetto dei luoghi in termine di pulizia e non si parla più
di abbandonare la terra natia. Il desiderio principe espresso
da più persone, infatti, è restare e consolidare
l’economia dei loro paesi e, dato che il mio vissuto è
stato principalmente sulle coste, che queste ultime vengano
al meglio sfruttate in attività legate al turismo che
contempla ed auspica nel novero, anche l’abitar viaggiando