I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Salento con le Torri d’Avvistamento Salentine e, passando,
un po’ di ABRUZZO (seconda parte)"

di Carla Valeriano Annese

Continua dal numero precedente

Ed eccoci con l’automobile di Anna e Sergio, nel tardo pomeriggio, a
GALLIPOLI
già magnogreca, frequentata già nella preistoria, e rimasta bizantina a lungo, cadde nelle mani dei normanni nel 1071 a cui seguirono svevi, angioini e aragonesi e fu perfino oggetto dei desideri di Venezia che pensò di conquistarla per gli scambi con il Levante. La città, riconosciuta fin dal ‘500 una tra le maggiori piazze commerciali d’Europa, soprattutto per il commercio dell’olio, continua ad esser fiorente ed è turisticamente affollata in questi giorni di fine luglio 2007.
La “città vecchia”, è attraente, la vediamo nella sua luce migliore: quella del tramonto che arrossa le mura fortificate, bagnate dal mare, col Castello che appare, all’imboccatura del ponte a collegarla alla città nuova. Scavalchiamo il ponte e scendiamo al pittoresco mercato del pesce (miscela di bancarelle colme di pescato con altre di oggettistica locale) che va a confinare col porto.
Entrare nel centro storico ed avere l’impressione di tuffarsi in un angolo d’oriente è tutt’uno: le case sono di foggia orientaleggiante, in tufo, rigorosamente dipinte di bianco ed adorne di balconcini e logge. E’ un piacere percorrere le sue viuzze: un fitto dedalo di vicoli che spesso offrono la vista di deliziose corti fiorite.
In via della Pace visitiamo la Cattedrale di S. Agata, a croce latina che impiegarono ben circa 70 anni a costruirla così com’è: bell’esempio di barocco leccese dall’esterno; mentre l’interno (per quel poco che si è potuto vedere in quanto è in restauro) è rinascimentale. Indisciplinata… vado comunque a sollevare un lembo di telone che nasconde il coro ligneo, dietro l’altare, in noce del XVIII°, fastosamente intarsiato, che mi ero prefissata di vedere.
Ceniamo a Taviano, rigorosamente a base di pesce, al ristorante S. Lucia, il cui proprietario mi consiglia di lasciare un posticino per lo “spumone”, un dolce gelato locale con mandorle sminuzzate all’interno: che la golosità mi si legga in volto?
Un cielo saturo di stelle con la luna piena a rispecchiare col suo chiarore il calmissimo mare ci accoglie allorché torniamo al nostro camper, sulla “nostra” postazione a Mancaversa. E così è ogni sera che ritorniamo dopo le nostre uscite serali.
Il “mondano” paese, festeggia Sant’Anna, la patrona, proprio nei giorni della nostra permanenza per cui ci ha sempre regalato spettacoli di vario genere. E così abbiamo assistito anche ad una strana processione, in occasione del giorno della festa della Santa, con la statua trasportata su una barca a fare il giro del paese, terminata con uno spettacolo pirotecnico, mai visto così da vicino, in quanto i lanci avvenivano dal tetto della chiesa a pochi metri dal terrazzo della casa di Anna: nostro punto d’osservazione.
Dopo cinque giorni di permanenza e sedicesimo di vacanza, lasciamo Mancaversa dirigendo verso nord, sempre lungo lo Ionio, per vedere ancora qualche Torre Salentina. La prima delle quali, la troviamo, ai margini di un parco acquatico, a nord di Gallipoli, in località Crocefisso: Torre Sabea, dalla particolarità di non avere aperture verso il mare.
Seguiamo per Santa Maria al Bagno, dove tra una lunga, nera, bassa e appuntita scogliera, particolarmente scenografica, c’è la Torre del Fiume o Quattro Colonne, così chiamata per il fatto che accanto sgorgavano acque dolci. Una sosta camper è nei pressi.
A Santa Caterina c’è la Torre dell’Alto che si vede da lontano in quanto sorge sulla sommità del dirupo Della Dannata, uno sperone in mezzo al mare. Ed in centro del paese vi è la Torre S. Caterina.
Dopo di ché… vista la clemenza del clima dal nostro arrivo a Mancaversa, mutiamo d’opinione circa le visite delle città e raggiungiamo
LECCE
L’area di sosta (via S. Oronzo Fuori le Mura n. 20, costo giornaliero 15 euro compresa luce) risulta essere custodita e confortevolissima. E’ a circa 3 km. dal centro ma vi è un servizio di bus agevole. Noi utilizzeremo le biciclette. La mattina successiva inforcatele raggiungiamo in una ventina di minuti di pedalata il capoluogo del Salento.
Signorile, barocca e chiara nella sua pietra di calcare locale che lavorano ancora oggi, andiamo ad ispezionare la città nei suoi vicoli, piazzette ed archi corti che fanno la storia della gente.
Ed in Lecce, “città chiesa” (mi dicono, ne abbia 45), entriamo dai bastioni e dal Castello Aragonese. La prima tappa, d’obbligo è la piazza S. Oronzo dove la statua del Santo omonimo, patrono della città (in legno rivestita di rame), svetta su una colonna innalzata nel 1666 a ringraziamento per lo scampato pericolo della peste. Sulla stessa piazza si trova l’Anfiteatro del II° sec. d.C, in parte recuperato, e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie che, “impacchettata” per restauri, poco si fa vedere.
Proseguiamo per via Vittorio Emanuele, il corso dove avviene lo “struscio” cittadino. Arriviamo nell’elegante piazza del Duomo, detta anche “cortile del Vescovado”, dove il barocco leccese fa ampio sfoggio di sé e nel quale si affacciano: il Duomo, realizzato tra il 1659 ed il 1670 dalle due facciate, una più elegante, barocca, e la laterale, più semplice, le cui porte in bronzo sono state poste nell’anno del giubileo; il palazzo Vescovile, del 400 rimaneggiato nel 700: un capolavoro per l’arioso loggiato ad archi con la curiosità dell’orologio, uno dei primi di Lecce; infine il Seminario le cui finestre con loggia centrale a tre archi è di una leggiadria ineffabile.
In groppa alla bicicletta e via a vedere altro: la Basilica di S. Croce, in restauro, un bell’esempio di barocco Salentino, iniziata nel 1549 e ultimata un secolo e mezzo dopo ed il palazzo del Governo, ex convento dei Celestini Benedettini, occupato ora dall’Amministrazione Provinciale e dalla Prefettura. Infiliamo via Lambertini che, oltre ad essere suggestiva di per sé, é un tripudio di Chiese: Santa Teresa, S. Anna e Santo Rosario. Passiamo sotto la Porta Rudiae una delle porte della città vecchia, per il gusto di farlo e… ritorniamo all’interno del pedonale per gustare un cappuccino con “pasticciotto”. Pedaliamo un po’ a caso per i vicoli (ed è esperienza da fare) capitando alla barocca chiesa di San Matteo. Proprio di fronte un negozietto è da curiosare in quanto si costruiscono statuette in cartapesta: una vera chicca! Torniamo all’area di sosta per un pranzo… ad ora di merenda.
Decidiamo quindi di tornare sull’Adriatico, a San Cataldo trascurata all’andata. Soffia un vento terribile, il mare è mosso, passeggiamo un po’ per le dune sabbiose ad osservare le onde e riempirci di salsedine… nonché di sabbia. Per informazione, lungo le dune vi è possibilità di sostare col camper e le spiagge sono sabbiose e ampie.
Proseguiamo per Torre Chianca (rischiando di incastrarci nelle strette viuzze del minuscolo paesino steso sul lungomare) fino all’ampio parcheggio addossato alla spiaggia (nessun problema per parcheggio camper) con fontanella ed un piccolo negozietto. Il luogo invita ad una fermata ma… i cavalloni imperversano con la sabbia che vuole entrare a tutti i costi in camper. Breve consulto di coppia e… torniamo sullo Ionio, dove il vento dovrebbe essere di minor intensità. Per cui nuovamente a Lecce, una fermata a Leverato per rimpinguare il frigorifero, e scendiamo a Porto Cesareo arrestandoci, per puro caso (come al solito per andare a curiosare), alla sua propaggine verso sud a
LIDO LASTREA
Un angolo di mondo molto grazioso, in quanto il mare lì forma una lunga rada con la piccola penisola che si affaccia di fronte a noi. Un centinaio di metri, tutti camminabili con l’acqua cristallina alle ginocchia!!
Spento il motore ed essere accolti dagli astanti in modo festoso è tutt’uno. La sorpresa è piacevole, ci pare quasi un “ritorno a casa”. Vari i convenevoli e vari gli inviti per l’aperitivo, difficile scegliere da chi andare senza offendere nessuno: accettiamo quello più vicino al nostro camper e ci troviamo seduti nel giardino dei proprietari di una delle tante casette poste ad una decina di metri dalla riva (tenuta in modo famigliare, sulla quale gli abitanti lasciano delle seggiole a disposizione di chi vuol sedervisi). Anche qui tutte le case sono state costruite e (ci dicono) poi condonate.
Nel dopo cena una festicciola con fisarmonica e canzoni, di fronte al nostro camper, viene improvvisata in nostro onore. E... se prima il sole era andato a tramontare offrendo la vista della penisoletta ed il mare della piccola rada, incendiati dai suoi rossastri raggi a diffondersi giù fino a Porto Cesareo ora, con un’atmosfera d’altri tempi, di gente che canta, balla e suona, per il semplice piacere di passare una serata in allegria, la scenografia circostante offre la visione di quest’ultimo paese punteggiato dall’illuminazione artificiale, il complice chiarore lunare a colpire le barchette leggermente dondolanti nella rada e le stelle a guardar giù…. E’ una serata da archiviare nell’album dei ricordi.
Oggi è il 1° agosto, ieri sera ci hanno detto che è possibile andare sulla penisola con l’auto: e se ci provassimo col camper? Detto fatto! Con la libertà del costume da bagno camminiamo la lingua di terra in lungo e in largo: un’area protetta per fauna, flora e speci ittiche. Minute le spiaggette dall’acqua bassissima dal lato della rada, alta e frastagliatissima invece è la costa verso il mare aperto.
Non concorderanno certamente con me i locali che vorrebbero un turismo più incisivo sulla loro economia ma io… sono ben felice di aver incontrato, nelle due ore di passeggiata 5 o 6 persone!!..
C’è parecchio vento e la poca sabbia s’impegna ad entrare in camper facendoci desistere dal godere del tramonto da questo luogo. Torniamo al Lido più protetto dal vento… a fare un po’ di pulizia. A proposito di pulizia, neo sgradevole, è che abbiamo constatato passeggiando sulla lingua di terra in mezzo al mare, l’inciviltà di qualcuno, anzi più di qualcuno, che non ha ancora imparato a portarsi a casa i sacchetti dell’immondizia e purtroppo ci accadrà spesso e volentieri, salendo, di riscontrare ancora tale inciviltà del tutto o quasi scomparsa più a sud e sul lato adriatico.
La “mania viaggerina”, come chiamo io il desiderio di cambiare luogo, non si fa sentire, per cui il dì successivo inforchiamo le biciclette e andiamo in qualche chilometro a
PORTO CESAREO
che, già abitata in età preistorica, si è sviluppata attorno alla Torre Cesarea sorta nel 1569. La Torre pur essendo posta sul mare, resta nel centro cittadino ed è ora occupata dalla Guardia di Finanza. La cittadina allegra e ben tenuta, ha bei negozi che accampano firme prestigiose, ed i pescherecci che pullulano nel porto, sono una vista gradevolissima. L’impressione è di essere in un elegante luogo di villeggiatura immerso nella semplicità. Un giro al mercato che oggi, giovedì, è il suo giorno, e vado ad acquistare l’occorrente per una zuppa di pesce, in una delle tante pescherie. Un passaggio poi da una panetteria-forno onde non perderci le “pucce”: i piccoli panini farciti di olive, oppure con tonno e pomodoro, o ancora cipolla e olive, o… quant’altro, a fantasia del fornaio e ritorniamo al camper (una fontanella che sta proprio sul lungomare entrando in Porto Cesareo provenendo da sud, altra è sotto la Torre).
Ci siamo forse persi qualcosa non prendendo la barchetta per “l’Isola dei Conigli” (che quando c’è bassa marea si può raggiungere anche a piedi, con poche centinaia di metri) ma avevamo dimenticato la catena per chiudere le nostre biciclette. Depositati gli acquisti pedaliamo sempre sul lungomare verso sud per pochi minuti, raggiungendo Torre Squillace. Troncopiramidale, non restaurata e posta in posizione spettacolare, é maestosa con la scalinata a due rampe che conduce al primo piano. Altra rampa interna, alquanto malandata conduce al piano superiore, sulla cima, a godere della panoramica costa e di un mare dai colori incredibili che lambisce due minuscole isole lì…ai nostri piedi. Scendiamo, c’immergiamo nell’acqua cristallina e poi di corsa a preparare la zuppa di pesce. L’ora del pranzo? Non ha importanza… basta non guardare l’orologio, siamo o non siamo in vacanza!
Manco a dirlo nel dopo pranzo ci trasferiamo a
TORRE SQUILLACE
mettendo il nostro mezzo nel parcheggio, in terra battuta, che termina direttamente contro gli scoglietti bassi che vanno a formare un ansa di spiaggia dalla sabbia finissima e bianca. Come si fa a non essere invogliati ad inoltrarsi in un mare che consente di “controllare” la miriade di pesciolini che brillanti e curiosi sciamano nell’acqua cristallina? E poi… se si vogliono far impigrire i fornelli, una pizzeria (che cucina anche altro) si affaccia sullo spiazzo….
Come da altre parti pure in questo luogo il turismo è locale, proviene da Leverano o Copertino che distano una decina di chilometri e molti qui hanno la loro seconda casa.
Camper come già detto, ne abbiamo visti pochissimi, ci stupiamo quindi allorché ne vediamo uno accanto al nostro, al ritorno da una lunga passeggiata sulla scogliera, sono una simpatica giovane coppia: Simona e Mario, coi loro due piccini di due anni e mezzo, Fabrizio e 8 mesi Gloria. Con loro la sera decidiamo di andare a sentire la “pizzica”. Simona è informata: “la suonano e la ballano al Borgo degli Ulivi, un locale raggiungibile a piedi”. Per cui…sotto eleganti gazebo ceniamo ottimamente a base di pesce e un po’ di tutto. La musica è trascinante, i ballerini, che sono gli stessi giovanissimi musicisti, sono trasportati dall’antica danza popolare in questi ultimi anni parecchio rivalutata. Si dispongono anche ad insegnarla a noi ed ad altri turisti, ma… è molto più difficile di quanto a prima vista possa apparire
Mi chiedo cosa sia più appagante nel gran viaggiare che facciamo noi camperesti, se non un risveglio mattutino con la consapevolezza che facendo scorrere lo scuro della finestra apparirà un panorama indimenticabile per colori, luci e scenografia in genere. Ebbene la nostra sosta é tra quelle: mare che lambisce la sabbia bianca, la scura scogliera brillante al primo sole e, ad un centinaio di metri la Torre, un po’ in degrado e proprio per ciò affascinante nella sua possanza!
Però, però… il vento si sta alzando e quella “meravigliosa sabbia bianca” nominata poc’anzi, ha desiderio di infilarsi in ogni dove e di prepotenza s’infila. Accendiamo il motore e ci spostiamo, poco oltre, a
SANT’ISIDORO
per saggiare dapprima una spiaggetta nei pressi dello slargo che immette nel paese (adiacente all’allevamento di cozze) per poi spostarsi nel dopo pranzo, salutati i novelli amici che proseguono per il sud, proprio sotto la Torre S. Isidoro con altri, pochissimi, camper. Un paio di metri ci separano dal mare che mostra le creste bianche e batte sulla bassa scogliera, con poco impatto per il vero, in quanto frenato dall’isoletta che stà nell’insenatura in cui siamo, che termina con spiaggia sabbiosa.
Due sono i ristoranti proprio lì posizionati: scegliamo per la cena il “La Torre” con ampie vetrate, dalle quali si vedono le luci perdersi sulla costa (l’acqua per il carico è prendibile comodamente sulla piazzetta dove ci sono i giardini, in ogni caso carico e scarico, è fattibile presso l’agriturismo S.Lucia S.P. 112 Avretrana-Gallipoli che funziona anche da area di sosta).
Il vento non smette di soffiare, la sabbia vola per tutto il circondario, inutile soffermarsi in tale situazione. Abbandoniamo S. Isidoro per
COPERTINO
13 km., verso l’interno, ci separano dalla cittadina che fu normanna, sveva e divenne fiorente sotto gli angioini. Il Castello di struttura medievale, costruito tra il 1535-40, è totalmente restaurato ed ha un bel portale rinascimentale. Sono stati salvati alcuni affreschi pregevoli all’interno dei saloni e la cappella di San Marco, a lato dell’androne, ne è ancora ricca.
Ieri ed oggi, 5/6 agosto 2007, è la festa patronale, in serata sfilano pertanto i figuranti: gli abiti sono tutti appesi in un salone ed il chiacchiereccio custode, col quale abbiamo fatto amicizia, mi lascia andare a ficcare il naso e mi diverto da matti… per la macchina fotografica di mio marito, giocando ad appoggiarmi diversi costumi addosso!! Per la cronaca, il Castello é utilizzato per convegni, mostre e quant’altro.
Al patrono della città, San Giuseppe da Copertino, è intitolata la chiesa omonima di fronte alla casa i cui è nato. La vediamo poi scendiamo nuovamente a mare rimandando l’ora del pranzo.
Ecco, siamo all’ultima Torre Salentina: Torre Lapillo! Nell’omonimo paese. Accuratamente restaurata ha un’imponente scalinata con due archi a sorreggerla, e due stanze: l’una sopra l’altra (al momento non è visitabile). Tutto l’intorno è tenuto con la massima cura, addirittura vi sono grandi ciotole coi fiori ad ingentilire il vasto spazio su cui sorge. Dal nostro punto di osservazione, mentre consumiamo in camper un fritto di pesce, acquistato dallo (spartano) ristorante lì accanto, con lo sguardo non ci perdiamo la visione della costa a sud: Cesarea, Squillace, S.Isidoro. Scene che solo il camper, insisto a dire, può offrire ad oltranza, nell’intimità del proprio abitare.
E il vento soffia sempre… e la sabbia vola. E… voliamo via anche noi.
Vorremmo andare a Punta Prosciutto, ultimo baluardo del Salento, le forze dell’ordine però ci inibiscono il passaggio per la provinciale: vi è un incendio in corso. I camper non possono transitare a causa della strada stretta. Ti pareva non incappassimo in un incendio in Puglia? Purtroppo questo 2007 è drammatico per gli incendi e molti sono attualmente in corso in tutta la bassa Italia. Facciamo pertanto il giro dell’oca e siamo alla restauratissima, Torre Colimena che si svolge su tre piani con importante scala d’accesso. Utilizzata per mostre e convegni, al momento ospita una mostra di ceramiche di Grottaglie abbinata al vino della zona. Acquistiamo un vino “primitivo”, dentro una bottiglia che pare un orcio allungato, tappata elegantemente con la ceralacca. L’organizzatore, un professore d’arte, vista la mia curiosità per le torri d’avvistamento, ci conduce (deludendo altri visitatori estraniati) sù per i piani a vedere le stanzette, esclusa la balconata perché utilizzata, ancor ora, per la raccolta dell’acqua piovana. Incantevole, ovvio, la veduta dall’alto della costa e le campagne circostanti.
E il vento soffia…e la sabbia vola… E il Salento è finito… ed abbiamo visto pure una torre che non gli apparterrebbe.
Andare verso Taranto non c’ispira al momento. Facciamo la conta dei giorni che rimangono, vogliamo essere nella nostra casa in montagna per Ferragosto, per cui… si va verso l’Adriatico, direzione
MANDURIA
A Manduria arriviamo passando per strade deserte che accompagnano interminabili filari di viti: è infatti nota per la produzione del vino, oltre che per l’olio. Miki guida per il centro cittadino e qua e là scendiamo per far la sua conoscenza. Vediamo quindi il palazzo Imperiali, costruito in carparo, una delle due varianti della pietra leccese, la più dura, che è stato eretto sopra i resti di un più vecchio castello: ha una splendida ringhiera in ferro battuto che attraversa l’intera facciata. La Chiesa Matrice, si vede da lontano, il campanile svetta alto sulle case nel suo stile romanico, rinascimentali i portali dell’epoca in cui è stata ristrutturata. Non cerchiamo altro, sta divenendo buio e… troviamo un accogliente albergo per il nostro camper in un tranquillo viale tra le case.
Il 23° giorno dalla nostra partenza, ci vede svegli a cercare la Necropoli della città. Centrato il posto è però chiusa, per fortuna si vede da fuori (la recinzione è a vista) per cui ci accontentiamo di leggerne la storia. Negata ci è pure la possibilità di visitare, accanto le Mura, la Chiesa di San Cosimo, romanica e gotica, anch’essa sbarrata.
Seguiamo per Francavilla, (altra città messapica: sono in corso gli scavi), che attraversiamo nel suo pieno centro entrando da Porta della Croce. Con l’occasione del lento scorrere del traffico, osserviamo i palazzi gentilizi del '700 che s’affacciano e “sporgono” sul vicino, come ad Amsterdam “sporgono” i frontoni delle case (per farsi vedere). Poi…ci sorgerà il dubbio fosse zona inibita (!!), e ci pentiremo anche di non averle dedicato tempo per una visita.
Attraversata Ceglie arriviamo ad
OSTUNI
chiamata “la città bianca”, graziosissima nel biancore delle sue case. Un comodo parcheggio affacciato su Ostuni Marina, custodisce il nostro camper e non guasta la fontanella di ottima acqua per il pieno.
La ovviamente messapica Ostuni, stesa su tre colli, ha seguito tutte le sorti delle conquiste salentine e fa parte del comprensorio dei Trulli. Dal parcheggio saliamo alla piazza della Libertà, col Palazzo Municipale, la chiesetta dello Spirito Santo ed al centro la “Culonna”, l’obelisco su cui svetta la statua di S. Oronzo.
Il suggestivo borgo medievale dalle case tutte bianche ed abbarbicate, è un intrico di viuzze, archi e scalinate. E si sale… si sale, per la caratteristica via Cattedrale tra negozietti invitanti e profumi stuzzicanti allorché, come noi, la si percorre verso l’ora del pranzo.
Del settecentesco Monastero delle Carmelitane, ora sede del Museo delle Civiltà preclassiche della Murgia meridionale, e della Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, possiamo solamente ammirarne gli esterni in quanto… serrati sono gli ingressi. Bello è lo scorcio della Cattedrale, anch’essa inibita alla visita, che si mostra attraverso un arco, in fondo alla piazzetta, vivace di persone sedute per l’aperitivo nei dehorts dei bar circostanti.
Se non siamo caduti in tentazione in via Cattedrale all’andata… capitoliamo nel ritorno, gustando la miglior pizza di tutto il viaggio con l’aggiunta di frittini prelibati.
Completata la visita, non trascurando i vari violetti, dalle prospettive alquanto suggestive, che stimolano lo scatto fotografico, ritorniamo sul mare depennando dall’itinerario la troppo affollata Marina di Ostuni. Proseguiamo quindi per Torre Canne lungo la litoranea notando varie aree di sosta (quasi nulli i camper in sosta ed è l’8 di agosto!!). Le scansiamo anche noi perché, come ormai si è capito preferiamo (se c’ispira), la libertà della sosta libera. Un po’ di sole su una spiaggia strada facendo e poi, in pre-serata guadagniamo Sevelletri. La sistemazione (inutile dirlo…) fronte mare, accanto la chiesetta del paesino, grazioso borgo di pescatori (è c’è anche una fontanella). Davanti al camper una macelleria cucina fuori dal negozio degli spiedini: la cena ha già un ingrediente. E la mattina una signora parcheggia la sua auto proprio accanto a noi, apre la portiera posteriore e… compaiono le verdurine fresche del suo orto: più comodo di così!
Il nostro 24° giorno di vacanza ci vede ancora su una spiaggia poco a sud di Sevelletri poi, nel dopo pranzo, un balzo verso nord di 215 km. ci fa ritrovare all’inizio del Molise, tra Termoli e Petacciato, in libera su una lunghissima spiaggia finalmente di finissima sabbia, individuata passando sulla litoranea. La gente di zona chiama il posto “Casello 28”, in richiamo al casello ferroviario. Siamo in 5 camper e di giorno arriva qualche bagnante con l’auto. E’ splendido guardare verso la spiaggia ed il mare ma… non bisogna voltar le spalle perché, purtroppo, si vedono le tracce dello scempio perpetrato a fine luglio, allorquando la costa del Gargano “bruciava” un po’ dappertutto, e bruciavano qui come altrove: pini marittimi, eucalipti, piantine di liquirizia e con loro la piccola fauna.
Passeggiando sul bagnasciuga della lunghissima spiaggia, verso Termoli, che per altro prosegue anche verso Petacciato, andiamo a scoprire oltre che l’argilla, della quale tutti si cospargono, l’ennesima torre chiamata: Torre Spaccata. La sensibilità ormai per la conservazione dei reperti storici, sta facendo sì che stiano restaurandola (accanto la Torre e casa cantoniera, c’è un area sosta camper).
Due giorni passano in quel luogo che certamente, sussurra la gente del posto, non durerà a lungo “libero”: Necessiterà pertanto tenerlo d’occhio per capire se, grazie all’incendio, tra un po’, non vi sarà un lido. A meno che abbiano ad essere veritieri i buoni propositi di censire tutti i siti bruciati, sui quali non sarà possibile edificare e quant’altro.
Riprendiamo a risalire lo Stivale lungo la SS. 16 prendendoci il piacere di entrare in alcuni paesi collocati lungo il mare, considerando pure le possibili soste col camper.
A Petacciato c’è un ampio parcheggio auto, su uno splendido mare e spiaggia sabbiosa, del quale una buona parte è riservata ai camperisti: si pagano 3 euro (non vi è acqua), sulla spiaggia ci sono le docce, anche calde: costo 1 euro. Fatto non trascurabile, all’inizio del parcheggio, vi è un ristorantino. Entriamo in San Salvo: c’é un area sosta camper a sud del lungomare, noi andremmo già al nord… dove qualche possibilità di libera c’è!! Transitiamo per Casalbordino dove una vasta area è stata colpita da incendio. Sono segnate anche alcune case ed é impossibile non andare con la mente alle persone che han vissuto il dramma. Ci fermiamo per un pessimo caffè a Fossaccesi, che ha una vasta area a parcheggio su spiaggia ghiaiosa e, poco oltre, un area di sosta.
Stupore: il tempo si rannuvola!? Sono 27 giorni che godiamo solamente di giornate assolate! E si rannuvola tanto che quando arriviamo a Roseto degli Abruzzi non possiamo neppure scendere per il diluvio che si scatena, per cui pranziamo chiusi in camper, tra le palme sferzate dal vento ed un mare terribilmente imbronciato.
Ed eccoci nuovamente a Villa Rosa, frazione di Martinsicuro. Ci piazziamo nel posto “prenotato” qualche settimana fa: sul Lungomare Italia, in una delle piazzette (costo €.2,50, notte compresa), tra le palme ed i pini con la spiaggia oltre il retro del camper. Il tempo fa le bizze, è frescolino, le nuvole si sono date appuntamento a distruggere la sfilza di desideri che la notte di San Lorenzo dovrebbe elargire, “vedendo cader le stelle”.
Per l’anedottica è da dire che nel tardo pomeriggio del giorno successivo accade che, fato voglia, un maxi gelato vinca sul primitivo desiderio di cenare fuori per cui, ritornati in anticipo al camper, si abbia la sorpresa di vedere due vigili, in paziente attesa accanto al nostro mezzo che, riconosciutici, cortesemente ci preghino di spostarci in una via limitrofa in quanto, proprio da dove noi siamo, partiranno i carri allegorici carnevaleschi estivi, tradizione del luogo, che in serata sfileranno sul lungomare. Che distratti a non vedere i cartelli informativi! Spostamento veloce quindi, e poi ritorno per non perderci la sfilata.
Il dì seguente il sole torna a rispendere, ne facciamo incetta e utilizziamo pure verso sera la lunga ciclabile che da Martinsicuro corre fino ad Alba Adriatica. Pedalando, pedalando, incappiamo in una festa gestita dall’attiva Pro Loco di Villa Rosa. Perché mai preoccuparmi di approntare la cena quando porchetta, rustichini, crocchette possono riempire i nostri piatti sui tavoloni approntati, ed al suono della musica anni ’60?
E’ il 13 agosto, ancora qualche ora di mare e poi è conveniente pensare in termini più consoni all’abbigliamento: eh sì, si torna verso casa e.. dovremo abituarci a ricoprire il nostro corpo!! Nel pomeriggio inoltrato il muso del camper punta verso nord e poi, il giorno appresso, nord-ovest: Torino. Siamo partiti il 15 luglio, oggi è il 14 di agosto 2007 ed abbiamo percorso 3155 km. Consolazione è che, se la scena sulle vacanze viaggerine ha chiuso i battenti, ci attende ancora un pezzetto di vacanza (prima della mia ripresa delle “fatiche” lavorative) da trascorre, come di consueto, tra i monti della Val di Susa, ad Oulx, non in camper, ma sempre vacanza sarà…
Concludendo…il caldo, tollerabile fino al momento della messa in moto del camper, esplodendo in un crescendo famelico fino al raggiungimento dei 47° tondi, tondi, ha indubbiamente un po’ condizionato le nostre scelte. Il vantaggio del camper però è che… ha le ruote, e se qualche occasione è stata persa, sicuramente ne abbiamo incrociata altra a compensarla.
Per aver effettuato questo viaggio in alta stagione, poco il turismo in genere, pochi i camper visti dopo l’Abruzzo, quasi nulli in Salento, esclusi nelle località più note, nelle quali, per altro, non pullulavano certo. Non mi esprimo su questioni economiche legate al turismo che per varie ragioni non decolla e quest’anno meno che mai, non essendo questo il fine del mio racconto, certifico invece il piacere di aver viaggiato, in luoghi paesaggisticamente ancora e sempre spettacolari con la soddisfazione di aver incontrato gente che, pur avendo di molto modificato il proprio stile di vita dal mio ultimo passaggio approfondito in zona, parecchi anni fa, ha conservato la caratteristica dell’ospitalità, del ricevere chi nei loro luoghi va in visita. Ho riscontrato altresì il desiderio alla conservazione delle tradizioni popolari, manifestata con feste ed incontri culturali, maggior rispetto dei luoghi in termine di pulizia e non si parla più di abbandonare la terra natia. Il desiderio principe espresso da più persone, infatti, è restare e consolidare l’economia dei loro paesi e, dato che il mio vissuto è stato principalmente sulle coste, che queste ultime vengano al meglio sfruttate in attività legate al turismo che contempla ed auspica nel novero, anche l’abitar viaggiando

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