La PUGLIA
comprende il territorio tra il Fortore ed i mari Adriatico e
Jonio, sino all’estremità sud-orientale dell’Italia.Nettamente
distinta dalle regioni confinanti, presenta caratteristiche
fisiche ed una costituzione geologica con netto predominio dei
calcari.
Vi prevalgono forme piatte o scarsamente accidentate; estese
pianure quali il Tavoliere e la Penisola Salentina.
Rilievi terrazzati, altri con minori elevazioni e con il massimo
del Monte Calvo metri 1056.
Caratteristica è la scarsità delle acque superficiali.
Il Gargano ed il Tavoliere costituiscono il classico giro attraverso
queste zone, pittoreschi angoli del nostro paese, ora scoperto
anche dal turismo di massa, per la varietà e bellezza
dei suoi paesaggi, marini, foreste, candidi villaggi tipicamente
mediterranei dove troviamo importanti centri d’arte come
Foggia, raggiungibile da ampie strade che attraversano il Tavoliere,
qui dolcemente ondulato sino a Manfredonia affacciata sull’aperto
golfo dove si può iniziare il giro del promontorio montuoso
con una strada panoramica che corre sovente in cornice lungo
gli speroni scendenti al mare, un susseguirsi di pinete, di
brevi vallette coltivate e spiaggette incastonate fra dirupanti
rocce.
Ci dirigiamo quindi verso Bari nell’immediato entroterra,
una delle più floride zone della Puglia, scorgeremo una
dopo l’altra prospere cittadine e notevoli centri d’arte
nobilitati da splendide cattedrali. Da Bari a Barletta si corre
lungo la piatta costiera, fra coltivazioni orticole, oliveti
e vigneti toccando le antiche cittadine rivierasche.Arrivati
in quest’ultima località visiteremo la cantina
della famosa disfida. Il romanzo dedicato da Massimo D’Azeglio
al condottiero, Ettore Fieramosca si sarebbe gettato in mare
con il suo cavallo dalle rupi di Punta Rossa, presso Mattinata,
dopo la disfida di Barletta del 1503. L’episodio è
sovente raffigurato nelle stampe popolari pugliesi. In realtà
Fieramosca morì a Valladolid nel 1515.
Proseguiamo nella visita sino alla Chiesa del Santo Sepolcro
affiancata dal Colosso.
Vale la pena di ricordare la leggenda: Il Colosso, la gigantesca
statua dell’Imperatore Onorio, sarebbe quella di un certo
Eraclio, un omone alto e grosso, che riuscì a sgominare
da solo un esercito che minacciava di assalire la città.
Ciò non con la sua poderosa forza ma con uno stratagemma.
Si fece trovare solo ed in lacrime fuori dalle mura ed ai nemici
che lo interrogavano, disse di essere stato cacciato perché
troppo mingherlino ed inadatto alla difesa. Gli avversi arguendo
che i suoi concittadini fossero di proporzioni ancor più
gigantesche, preferirono rinunciare all’attacco. La statua
del Colosso mancò per molto tempo delle gambe e delle
braccia, fuse dai Domenicani nel ‘300 per farne le campane
di una chiesa di Manfredonia.
Dopo Canosa inizia il semideserto paesaggio delle Murge (scure
groppe argillose), oliveti, vigneti e radi boschetti , qua e
là affiorano biancastre rocce calcaree. Per veloci strade
interne ci portiamo all’isolato e poderoso Castel del
Monte, toccando successivamente i grossi abitati di Ruvo e Bitonto.
Siamo ormai in un territorio dove noteremo i candidi abitati
di Palo del Colle,Bitetto e Modugno.
Proseguiamo verso la particolare e pittoresca Murgia dei Trulli
a cui segue , altrettanto caratteristica, la terra di Fasano
e di Ostuni.
In zona troviamo le magnifiche e grandiose grotte di Castellana.
Se ci dirigiamo verso Putignano il paesaggio si fa più
movimentato.
Appaiono i primi Trulli, i quali si infittiscono sulle alture
di Alberobello,nella scenografica visione di Locorotondo e nella
sottostante Valle d’Itria fino a Martina Franca. “La
costruzione quasi esclusivamente a forma di trullo in uso ad
Alberobello e dintorni sono dovuti a particolari privilegi fiscali
od ad editti che nel Medioevo li ammettevano come unica forma
edificabile. Il tipo di costruzione è antichissimo, così
come gli ornamenti a disco, a sfera o a piramide più
o meno compositi posti sui pinnacoli, legati ai culti messapici
o preistorici del Sole o betilici (pietre sacre, per lo più
meteoriti). Così pure le decorazioni a calce sul tetto:
quelle a forma di cerchio, di triangolo, di svastica, di stella
si richiamano ai simboli astronomici ed astrologici già
in uso presso gli assiri, gli egizi, od agli antichi culti come
le croci, i cuori e gli ostensori dei simboli cristiani.
Si ritorna verso il mare. La Penisola Salentina ci attende con
un giro prevalentemente costiero dove la viva luce mediterranea
esalta aspetti e colori della vegetazione, delle rocce e del
mare limpidissimo sul quale si affacciano numerosi, piccoli
centri balneari mentre verso l’interno nelle ampie distese
di terra rossiccia si alternano bassi vigneti, oliveti e tratti
affioranti di biancastre pietre carsiche.
A Lecce, capitale del Barocco Salentino, non mancheremo di una
doverosa visita in questa città di primaria importanza.
Ritornati sulla costa rocciosa e frastagliata particolarmente
pittoresca. Siamo sul Canale d’Otranto al di là
del quale, a volte, si scorgono i monti della vicina Albania.
La costa pietrosa la ritroviamo nei pressi di Otranto, di Santa
Cesarea e di Castro. Dominando sempre dall’alto la distesa
azzurra del mare si raggiunge Santa Maria di Leuca .Dirigiamoci
nell’interno per raggiungere le Murgie a cavallo tra la
Puglia e la Basilicata dal singolare paesaggio pietroso e le
numerose Gravine (specie di Canyon) scavate dalle acque. Continuiamo
verso Nardò per raggiungere Taranto con la bella passeggiata
a mare e la caratteristica città vecchia.
La BASILICATA.
La regione abbraccia un territorio compreso fra la Puglia, la
Campania e la Calabria prevalentemente ricca di rilievi.
Un giro di notevole interesse paesistico nella parte più
montuosa della Basilicata settentrionale con l’incontro
delle antiche città di Melfi e Venosa. Raggiunta Potenza,
vivace città, principale centro della Basilicata, dal
tipico reticolo di stradine medievali. A maggio si svolge la
processione di San Gerardo protettore per le vie dell’abitato
adagiato in una barca che la tradizione locale vuole giunto
dal mare sino in città. Un grandioso corteo di figuranti
che per l’occasione si vestono con ricchi costumi moreschi.
Ci dirigiamo verso le Valli del Basento e del Tiera aggirando
valloni e speroni. Presto appare il Castello di Lagopésole
eretto da Federico II come casa di caccia, è uno dei
più grandiosi della regione. Si profila l’azzurro
del volture con l’eccezionale panorama dalla croce sulla
vetta dove la veduta sottostante riserverà sicuramente
delle emozioni. Si effettua il giro dell’antico vulcano,
passando per l’incantevole zona dei Laghi di Monticchio.
Sono un’oasi nell’avara terra lucana. Lo splendido
paesaggio di prati e boschi incastonano le rive, ed anche salendo
alla solitaria Abbazia di San Michele. In questo luogo la prospettiva
è grandiosa.
Toccate Melfi e Rampolla, si rasenta il bacino artificiale di
Abate Alonia e con saliscendi della strada in cresta giungeremo
alla bella Valle del Fiumarella. Si sale ad Acerenza con la
imponente Cattedrale Romanica.
Percorriamo ancora la dorsale che la separa da quella del Bràdano
verso la valle del suo affluente Alvo raggiungendo Pietragalla
con alcune case rustiche interrate veramente interessanti, non
tralasciando nella visita in alto del paese il Palazzo Ducale
dalle magnifiche finestre quattrocentesche. Stupendi sono i
costumi ancora indossati da molte donne.
La CALABRIA
comprende l’estremità meridionale della penisola
italiana, tra i mari Tirreno e Jonio.
Fatta eccezione di poche, ristrette zone pianeggianti la regione
è in maggioranza montuosa e consta di una serie di rilievi
caratterizzati in alto da dorsali addolcite o da spianate, in
basso valli spesso aspre, in fondo alle quali si allargano letti
di rovinosi torrenti (fiumare) coperti di detriti.
Si sconfina in Campania. L’itinerario segue il piatto
litorale lungo l’arco del Golfo di Salerno poi la dirupata
e tortuosa costiera del Cilento in un paesaggio dapprima uniforme,
poi alquanto mosso e selvaggio, in una delle zone più
intatte e pittoresche della costa tirrena.
Si incontrano di nuovo la strada litoranea che corre fra coltivi
e brevi pinete al margine della Piana del Sele. La vista spazia
sul golfo al quale sfuma, in lontananza, la Costiera Amalfitana.
Appaiono d’improvviso anche se lontani in magica visione
le mura ed i templi di Paestum (una sosta sarebbe necessaria)
che suscitano sempre profonde emozioni con la vista dei maestosi
luoghi sacri dell’antichità specie se osservati
nella luce irreale del tramonto, attraversati dal volo dei corvi,
Bisogna necessariamente lasciare il mare con l’itinerario
che tocca le falde del Monte Pollino ( 2245 metri) ed i rilievi
a nord della regione per affacciarsi sullo Jonio e dirigersi
verso l’Altopiano Silano che offre tre tipici aspetti
del paesaggio di questo territorio. Quello aspro e forte del
massiccio calabro-lucano, l’altro aperto e dolce del litorale
jonico ed infine quello morbido, quasi nordico della Sila Greca
e Grande caratterizzata da foreste.
Il primo tratto è una corsa veloce sull’autostrada
Salerno-Reggio Calabria contraddistinta da ardite opere di ingegneria
che traforano i monti e dominano le valli dell’aereo percorso.
A Morano-Castrovillari lasciamo l’autostrada per addentrarci
toccando entrambe le località passando alla foce del
Crati accostandoci all’ Altopiano Silano salendo verso
Rossano con ampio paesaggio. Alla vegetazione mediterranea ben
presto s’incontrano faggi e pini. Da Longobucco sotto
il Monte Altare, si sbocca sull’altopiano, aperto anfiteatro,
attorno al Lago di Cecìta.
Per pascoli e fitte pinete da Camigliatello si raggiunge ben
presto la Sila Grande.Scendiamo a Cosenza, importante città
calabra dalle belle chiese.
Si prosegue il viaggio estremamente interessante che comprende
il Centro Sila ed il Marchesato per poi salire verso le belle
vedute della Valle del Crati. Dopo alcune gallerie ci addentriamo
nella magnifica foresta nel cuore degli Altopiani di Camigliatello.
Proseguendo arriveremo al Monte Botte Donato toccando la massima
elevazione di questa parte del percorso. Ancora avanti troveremo
il colle d’ Ascione 1384 mt. per entrare nel bacino boscoso
del Lago Ampollino, poi a San Giovanni in Fiore dove ci attende
la bella abbazia Forense ed i costumi tradizionali delle donne.
Innanzi troveremo Capo Rizzuto, Catanzaro e Catanzaro Marina.
L’itinerario prosegue nella Piana di Sant’Eufemia
sino al promontorio di Tropea , al massiccio delle Serre ed
al Golfo di Squillace.
Infine ci attende il giro turistico dell’Aspromonte.
Questo itinerario sovrasta per vie diverse tutta la punta estrema
della Penisola. Come il precedente offre grande varietà
di vedute e di impressioni, dal luminoso scenario marino ai
boscosi ripiani del massiccio, incisi dalle fiumare.
Note località ci attendono: Bagnara, Scilla e Melito
Porto Salvo. I favolosi mostri di Scilla e Cariddi, descritti
nell’Odissea, l’uno come un drago con sei colli
e sei teste, l’altro come un’ orca che ingurgita
e rigetta tre volte al giorno l’acqua del mare. In realtà
erano le personificazioni dei venti impetuosi che talvolta si
frangono sulle alte rupi della Costa Calabra e dai gorghi causati
dalle forti correnti marine che si alternano nello stretto che
nell’antichità costituivano un grave pericolo per
i naviganti.
Note tratte da:
Guida del Touring Italiano.
Edizioni U.T.E.T.