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di Rocco Nuzzo
La storia di questa città si perde nei tempi dei Messapi
(IX sec. a.C.), forse colonizzatori cretesi, che dettero a questa
terra il nome di Messapia, il cui significato è terra tra
due mari (Adriatico e Jonio).
Il piccolo insediamento, che al tempo dei romani aveva nome Rudiae,
(vi nacque il poeta romano Quinto Ennio) per motivi incerti venne
abbandonato dagli abitanti portando allo sviluppo, a poca distanza,
della nuova città romana di Lupiae - luogo dove sorge l’attuale
città di Lecce. Lupiae partecipò come alleata dei
romani (413 a.C.) alle prime due guerre sannitiche, ma si ribellarono
a Roma nella terza (266 a.C.), venendo assoggettati. Infine furono
completamente assorbiti dall’impero romano, dopo la sconfitta
subita nella guerra sociale (90 a.C).
Lo sviluppo della città in età romana ebbe il suo
massimo sviluppo con gli imperatori Adriano e Marco Aurelio che
vi fecero costruire il Teatro e l’Anfiteatro, in gran parte
tuttora visibili.
Le varie vicende storiche nei secoli portarono la città,
roccaforte bizantina, ad essere saccheggiata da Totila, re degli
Ostrogoti, durante la sua marcia verso Roma.
Successivamente divenne terra di conquista prima dei normanni Altavilla,
poi dei francesi Angiò e quindi degli Aragonesi che misero
al sicuro la città dal pericolo delle scorribande dei predoni
turchi, fortificando anche le città costiere dell’Adriatico.
In questo periodo Carlo V (1539) la investì del titolo di
capoluogo delle Puglie, costruendovi il severo Castello come baluardo
alle invasioni dei Turchi.
Si determinò così l’inizio di uno straordinario
periodo di sviluppo urbanistico denso di palazzi, chiese e monasteri.
Architetti, scultori e scalpellini ebbero a modellare una città,
facilitati dalla disponibilità abbondante di una pietra locale,
“ la pietra leccese”, molle e particolarmente duttile
da essere sagomata nelle più svariate e fantasmagoriche creazioni
di statue, maschere, colonne tortili, cariatidi, festoni, fiori,
foglie, frutta, putti e quant’altro, che arricchiscono i frontali
dei palazzi e sopratutto delle chiese.
Questo determina una scenografia appariscente e di rara bellezza,
quasi teatrale nell’impatto visivo delle facciate, a volte
contrastante con la semplicità di molti interni.
Il centro della città è Piazza S .Oronzo, che oltre
all’omonima colonna (alta 24 mt.), offre l’Anfiteatro
Romano ed il Palazzo del Sedile, l’antica sede del comune.
Quello che stupisce il visitatore, oltre alla bellezza intrinseca
delle costruzioni, è l’urbanistica ed il particolare
colore che la “pietra leccese” assume durante la giornata,
con il variare della luce: dal brillante e quasi accecante dei mattini
soleggiati al caldo colore dorato dei tramonti estivi.
Questo è eccezionale se si ha la fortuna di osservarlo sui
tre principali capolavori del Barocco Leccese:
- il complesso Chiesa di Santa Croce e adiacente Convento dei Celestini,
che fu iniziato verso la metà del 1500 da Gabriele Riccardi
e successivamente abbellito con fastose decorazioni da Francesco
Antonio Zimbalo, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna.
- Il Duomo con l’alto campanile, il Palazzo Vescovile ed il
Palazzo del Seminario a formare una strepitosa piazza ad accesso
unico. Anche qui gli autori furono per il Duomo, Giuseppe Zimbalo
e per i Palazzi, Giuseppe Cino.
- Fuori le mura la Chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo, una
delle più antiche della città, ha un impianto di chiesa
normanna del XII secolo dove l’architetto Giuseppe Cino mantenne
l’originale portale con arabeschi, di architettura musulmana,
ma ricostruì il resto con stile barocco, dando così
armoniosità all’incontro dei due stili.
Lecce, detta anche ”la città delle cento chiese”
non può essere visitata in poche ore se non in modo superficiale.
Comunque nessuno vieta di ritornare magari spendendo più
di un giorno per poter apprezzare al massimo, oltre che alle numerose
chiese, anche gli scorci mozzafiato, i cortili interni dei palazzi,
le piazzette, a volte in parte occupate da gestori di ristoranti
e bar che quasi sempre, con sapienza ed eleganza, servono i prodotti
dell’ottima cucina, pasticceria e gelateria locale (questo
merita comunque un capitolo a parte).
La visita della città, tenuta in genere pulita e centralmente
vietata al traffico, a mio parere acquista un aspetto particolare
la sera al calar del sole e successivamente con la sapiente illuminazione
dei monumenti più importanti può diventare magica,
se avremo la fortuna d’imbatterci in piccoli gruppi dilettanti
di musicisti e ballerine che a suon di “pizzica “ creano
quell’atmosfera appunto magica che rende indimenticabile la
visita in questa città dal “caldo carattere mediterraneo”.
Inevitabilmente, come è successo per molti dei nostri amici
camperisti, il ritorno da queste parti è dovuto ad una spinta
interiore irrefrenabile.
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