Famoso centro economico e culturale della valle sorge alla
confluenza del torrente Mastallone con il fiume Sesia. Fiume
considerato uno dei più belli per la purezza delle acque
alimentate dai ghiacciai del massiccio del Monte Rosa.
Varallo è circondata da monti boscosi di grande bellezza
scenografica che rendono ancora più splendida la località.
La cittadina vanta un complesso di monumenti artistici di grandissimo
interesse. L’antica “Varale o Varade”, già
identificata in un diploma del 1025 di Corrado II° detto
il “Salico” nato circa nel 990 (figlio di Corrado
di Franconia, re germanico) , è ricordato per l’innovazione
giuridica quando a Piacenza promulgò il 28-5-1037 la
famosa legge ”Edictum de beneficiis”, meglio conosciuta
come “Costitutio de Feudis”.
Questa permetteva la discendenza in linea diretta maschile della
proprietà del feudo al figlio primogenito. Proprietà
che antecedentemente si interrompeva alla morte del feudatario
tornando al re od all’imperatore. In Varallo troviamo
su una rupe la chiesa di San Gaudenzio detta anche “Gaudenziana”,
di notevole effetto scenico per il corpo murario mosso ed impreziosito
da un porticato.
L’interno grandioso è ricchissimo di opere d’arte
fra cui un polittico di Gaudenzio Ferrari. Interessante anche
la chiesa della Madonna delle Grazie affrescata sempre da quest’ultimo
artista detta anche dei “frati” ed eretta per volontà
di Bernardino Caimi, fondatore del Sacro Monte celebre “Santuario”
distante pochissimi chilometri a 608 metri di altitudine. Grandioso
complesso monumentale di notevole e primario interesse artistico
e culturale, fu costruito sopra una propaggine del Monte Tre
Croci (mt.919) protendendosi come una terrazza su Varallo.
Fondato sul finire del ’400 dal Frate Minore Osservante
Bernardino Caimi, milanese, che di ritorno da un viaggio in
Palestina nel 1481, volle riprodurre i luoghi sacri. Sorsero
così le prima cappelle, ma deceduto anzi tempo, i lavori
ripresero solo nel 1517 con il determinato appoggio artistico
di Gaudenzio Ferrari.
Sopravvenne la controriforma in antitesi con la riforma luterana
la quale vietava l’uso delle venerazioni delle immagini.
La controriforma vaticana potenziò al massimo il ruolo
dei Santuari, esasperando l’uso di quell’arte visuale,
che secondo i dettami del Concilio di Trento (1563),svolgerà
un ruolo determinante nella battaglia ideologica quale strumento
di suggestione della Chiesa sulle masse cattoliche. Il complesso
del Sacro Monte è così vasto e ricco di opere
d’arte dei maggiori artisti dell’epoca che sarebbe
necessario un volume per illustrare anche parzialmente i tesori
raccolti. Il tutto ci verrà compiutamente illustrato
da una guida locale che ci accompagnerà sul luogo. E’
necessario spendere qualche riga su Gaudenzio Ferrari, un grande
della pittura piemontese , nato a Valduggia in Valsesia circa
il 1480, morto a Milano circa il 1546. Pittore , scultore e
forse architetto, massimo rappresentante della cultura manieristica
lombardo-piemontese. Artista del popolo narra per il popolo,
ma con grande arte e sensibilità. La crocefissione è
uno dei temi dominanti di questo pittore , soggetto preferito
per la possibilità di animazione di tante comparse, di
sincera suggestione religiosa. L’intento del Ferrari è
quello di rappresentare la scena sacra nel modo più convincente
e commovente, egli ottiene perfettamente lo scopo in piena sincerità
religiosa , sbizzarrendosi nei costumi, nei colori, nella rappresentazione
“favolosa” della vicenda, senza portare i protagonisti
ad esasperazioni pietistiche e patetiche.
Bibliografia:
“La funzione storica dei luoghi di culto in Italia”
di Luigi Venanzio Maestri.
“I leonardeschi e la cultura artistica
lombardo-piemontese” di Francesco Negri Arnoldi.