I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Varallo Sesia"

di Elisabetta Grazia

Famoso centro economico e culturale della valle sorge alla confluenza del torrente Mastallone con il fiume Sesia. Fiume considerato uno dei più belli per la purezza delle acque alimentate dai ghiacciai del massiccio del Monte Rosa.
Varallo è circondata da monti boscosi di grande bellezza scenografica che rendono ancora più splendida la località. La cittadina vanta un complesso di monumenti artistici di grandissimo interesse. L’antica “Varale o Varade”, già identificata in un diploma del 1025 di Corrado II° detto il “Salico” nato circa nel 990 (figlio di Corrado di Franconia, re germanico) , è ricordato per l’innovazione giuridica quando a Piacenza promulgò il 28-5-1037 la famosa legge ”Edictum de beneficiis”, meglio conosciuta come “Costitutio de Feudis”.
Questa permetteva la discendenza in linea diretta maschile della proprietà del feudo al figlio primogenito. Proprietà che antecedentemente si interrompeva alla morte del feudatario tornando al re od all’imperatore. In Varallo troviamo su una rupe la chiesa di San Gaudenzio detta anche “Gaudenziana”, di notevole effetto scenico per il corpo murario mosso ed impreziosito da un porticato.
L’interno grandioso è ricchissimo di opere d’arte fra cui un polittico di Gaudenzio Ferrari. Interessante anche la chiesa della Madonna delle Grazie affrescata sempre da quest’ultimo artista detta anche dei “frati” ed eretta per volontà di Bernardino Caimi, fondatore del Sacro Monte celebre “Santuario” distante pochissimi chilometri a 608 metri di altitudine. Grandioso complesso monumentale di notevole e primario interesse artistico e culturale, fu costruito sopra una propaggine del Monte Tre Croci (mt.919) protendendosi come una terrazza su Varallo.
Fondato sul finire del ’400 dal Frate Minore Osservante Bernardino Caimi, milanese, che di ritorno da un viaggio in Palestina nel 1481, volle riprodurre i luoghi sacri. Sorsero così le prima cappelle, ma deceduto anzi tempo, i lavori ripresero solo nel 1517 con il determinato appoggio artistico di Gaudenzio Ferrari.
Sopravvenne la controriforma in antitesi con la riforma luterana la quale vietava l’uso delle venerazioni delle immagini. La controriforma vaticana potenziò al massimo il ruolo dei Santuari, esasperando l’uso di quell’arte visuale, che secondo i dettami del Concilio di Trento (1563),svolgerà un ruolo determinante nella battaglia ideologica quale strumento di suggestione della Chiesa sulle masse cattoliche. Il complesso del Sacro Monte è così vasto e ricco di opere d’arte dei maggiori artisti dell’epoca che sarebbe necessario un volume per illustrare anche parzialmente i tesori raccolti. Il tutto ci verrà compiutamente illustrato da una guida locale che ci accompagnerà sul luogo. E’ necessario spendere qualche riga su Gaudenzio Ferrari, un grande della pittura piemontese , nato a Valduggia in Valsesia circa il 1480, morto a Milano circa il 1546. Pittore , scultore e forse architetto, massimo rappresentante della cultura manieristica lombardo-piemontese. Artista del popolo narra per il popolo, ma con grande arte e sensibilità. La crocefissione è uno dei temi dominanti di questo pittore , soggetto preferito per la possibilità di animazione di tante comparse, di sincera suggestione religiosa. L’intento del Ferrari è quello di rappresentare la scena sacra nel modo più convincente e commovente, egli ottiene perfettamente lo scopo in piena sincerità religiosa , sbizzarrendosi nei costumi, nei colori, nella rappresentazione “favolosa” della vicenda, senza portare i protagonisti ad esasperazioni pietistiche e patetiche.


Bibliografia:
“La funzione storica dei luoghi di culto in Italia”
di Luigi Venanzio Maestri.
“I leonardeschi e la cultura artistica
lombardo-piemontese” di Francesco Negri Arnoldi.

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