I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Riva Valdobbia"

di Loredana Castelfranchi-Vegas

Riva Valdobbia vedrà numerosi equipaggi soggiornare al gradito appuntamento che il “Camper Club” organizza in questo delizioso paese, una località veramente a misura d’uomo, come oggi frequentemente con queste parole vogliamo sottolineare un modo di vivere che non tutti, per un motivo o per l’altro, sono in grado di assaporare. Ebbene a Riva si vive così.
Le case di legno predominano nelle alte valli mentre nel territorio relativamente più basso ci sono le antiche case di pietra, accentrate in grossi borghi.
Generalmente le testate vallive furono abitate da comunità provenienti da lontano mentre le parti più basse del territorio videro gli insediamenti formarsi in epoche più tarde. E’ il caso delle popolazioni vallesane che tuttora risiedono.
Per chi proviene dal fondovalle , superate le prime frazioni di Boccorio, Cà di Lanzo e Sant’Antonio raggiunge Riva dove il panorama si apre improvvisamente permettendo di scorgere in tutta la grandiosità il poderoso massiccio del Monte Rosa che scompare nuovamente dietro i rocciosi Corni di Stoffoul.
Al centro del paese notiamo la grande facciata della Parrocchiale di San Michele con a lato i due campanili di puro stile vallesano.
La chiesa fu affrescata nel 1597 da Malchiorre d’Enrico riproducente un grandioso “Giudizio Universale” di chiara ispirazione michelangiolesca. Il piccolo abitato si snoda nelle strette viuzze con case in stile “Walser” che creano un’atmosfera di pacata quiete con alcuni reperti di abitazioni addirittura del 1369 che costituiscono un vanto per Riva Valdobbia.Tuttavia non è rimasta avulsa dai tempi ma ha saputo costruire ed affrontare i temi del turismo moderno, infatti si è dotata di un centro sportivo dove si pratica dal tennis al calcetto. Numerosi sentieri ben segnalati dipartono dall’abitato salendo in quota dove l’appassionato escursionista raggiunge facilmente baite, rifugi ed alpeggi che si aprono su panorami “mozzafiato”.
Da segnalare l’interessante Museo Walser in località Rabernardo. Il periodo invernale è altrettanto ricco di proposte anche per la vicinissima (2 km.) Alagna. Dove un imponente rete di impianti di risalita assicura agli sciatori il massimo della fruibilità. Alagna è un centro turistico di prim’ordine ed anche interessante dal punto di vista culturale. La bella chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista del 1564 costruita su un’antichissima cappella del 1511 racchiude al suo interno il bellissimo altare maggiore, uno dei migliori esempi di barocco ligneo.
Anche qui il Museo Walser propone un’altra interessante visita per conoscere una realtà di queste valli che a molti sfugge. Tutta la Valsesia è particolarmente ricca di tradizioni locali, di un artigianato di ottima qualità (pantofole, merletti a puncetto, cesterie), gruppi folcloristici allietano i turisti in tutto il periodo dell’anno e specialità culinarie: canestrelli dolci, miele,tome, salami d’la duja e mortadelle di fegato. La specialità della valle più conosciuta sono le miacce.
Queste croccanti cialde di antica origine Walser sostituiscono il pane. Sono preparate con ingredienti semplici: latte, uova,farina, quindi si prepara una pasta liquida spandendola su lastre di ferro con manici sino che il calore le cuoce. Poi farcite con marmellata, formaggio, salumi o miele.
E’ necessario puntualizzare che la Valsesia non fu certamente il paradiso che oggi ci è permesso di godere, essa fu all’epoca dei “comuni” territorio autonomo, retto da un Consiglio e da un Podestà con sede a Varallo.Il governo della valle fu tutt’altro che pacifico.
Famosa fu l’insurrezione del 1519 contro il Podestà condotta da un certo Giacomo Preti di Boccioleto, detto Giacomaccio che secondo la leggenda i varallesi lo sgominarono legando dei lumi sulle corna delle pecore, delle capre e lanciandole di notte con urla e spari contro l’accampamento nemico.

Loredana Castelfranchi-Vegas

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