Riva Valdobbia vedrà numerosi equipaggi soggiornare
al gradito appuntamento che il “Camper Club” organizza
in questo delizioso paese, una località veramente a misura
d’uomo, come oggi frequentemente con queste parole vogliamo
sottolineare un modo di vivere che non tutti, per un motivo
o per l’altro, sono in grado di assaporare. Ebbene a Riva
si vive così.
Le case di legno predominano nelle alte valli mentre nel territorio
relativamente più basso ci sono le antiche case di pietra,
accentrate in grossi borghi.
Generalmente le testate vallive furono abitate da comunità
provenienti da lontano mentre le parti più basse del
territorio videro gli insediamenti formarsi in epoche più
tarde. E’ il caso delle popolazioni vallesane che tuttora
risiedono.
Per chi proviene dal fondovalle , superate le prime frazioni
di Boccorio, Cà di Lanzo e Sant’Antonio raggiunge
Riva dove il panorama si apre improvvisamente permettendo di
scorgere in tutta la grandiosità il poderoso massiccio
del Monte Rosa che scompare nuovamente dietro i rocciosi Corni
di Stoffoul.
Al centro del paese notiamo la grande facciata della Parrocchiale
di San Michele con a lato i due campanili di puro stile vallesano.
La chiesa fu affrescata nel 1597 da Malchiorre d’Enrico
riproducente un grandioso “Giudizio Universale”
di chiara ispirazione michelangiolesca. Il piccolo abitato si
snoda nelle strette viuzze con case in stile “Walser”
che creano un’atmosfera di pacata quiete con alcuni reperti
di abitazioni addirittura del 1369 che costituiscono un vanto
per Riva Valdobbia.Tuttavia non è rimasta avulsa dai
tempi ma ha saputo costruire ed affrontare i temi del turismo
moderno, infatti si è dotata di un centro sportivo dove
si pratica dal tennis al calcetto. Numerosi sentieri ben segnalati
dipartono dall’abitato salendo in quota dove l’appassionato
escursionista raggiunge facilmente baite, rifugi ed alpeggi
che si aprono su panorami “mozzafiato”.
Da segnalare l’interessante Museo Walser in località
Rabernardo. Il periodo invernale è altrettanto ricco
di proposte anche per la vicinissima (2 km.) Alagna. Dove un
imponente rete di impianti di risalita assicura agli sciatori
il massimo della fruibilità. Alagna è un centro
turistico di prim’ordine ed anche interessante dal punto
di vista culturale. La bella chiesa Parrocchiale di San Giovanni
Battista del 1564 costruita su un’antichissima cappella
del 1511 racchiude al suo interno il bellissimo altare maggiore,
uno dei migliori esempi di barocco ligneo.
Anche qui il Museo Walser propone un’altra interessante
visita per conoscere una realtà di queste valli che a
molti sfugge. Tutta la Valsesia è particolarmente ricca
di tradizioni locali, di un artigianato di ottima qualità
(pantofole, merletti a puncetto, cesterie), gruppi folcloristici
allietano i turisti in tutto il periodo dell’anno e specialità
culinarie: canestrelli dolci, miele,tome, salami d’la
duja e mortadelle di fegato. La specialità della valle
più conosciuta sono le miacce.
Queste croccanti cialde di antica origine Walser sostituiscono
il pane. Sono preparate con ingredienti semplici: latte, uova,farina,
quindi si prepara una pasta liquida spandendola su lastre di
ferro con manici sino che il calore le cuoce. Poi farcite con
marmellata, formaggio, salumi o miele.
E’ necessario puntualizzare che la Valsesia non fu certamente
il paradiso che oggi ci è permesso di godere, essa fu
all’epoca dei “comuni” territorio autonomo,
retto da un Consiglio e da un Podestà con sede a Varallo.Il
governo della valle fu tutt’altro che pacifico.
Famosa fu l’insurrezione del 1519 contro il Podestà
condotta da un certo Giacomo Preti di Boccioleto, detto Giacomaccio
che secondo la leggenda i varallesi lo sgominarono legando dei
lumi sulle corna delle pecore, delle capre e lanciandole di
notte con urla e spari contro l’accampamento nemico.
Loredana Castelfranchi-Vegas