| di Elisabetta Grazia
Centro agricolo e industriale nella provincia di Vercelli. Ricordata
per la prima volta nel 999 , Gattinara appartenne al vescovato di
Vercelli, nel 1242 fu eretta in borgo franco, nel 1304 vi si accampò
Fra Dolcino1 con i suoi seguaci. Nel 1426 fu conquistata da Amedeo
8° in guerra contro Filippo Maria Visconti e da allora fece
parte dei domini sabaudi. Nel 1524 e nel 1526 fu saccheggiata e
distrutta dai francesi. Conserva una bella chiesa parrocchiale di
San Pietro con facciata lombardo-ogivale del secolo XV° decorata
in terracotta. Nell’interno pregevoli tavole di scuola vercellese
e resti di un polittico di Bernardino Lanino2. Nei pressi sorge
il castello di San Lorenzo, forse antica fortezza romana, dove S.
Filosofo, vescovo di Vercelli dedicò nel VII° secolo
una chiesa a San Lorenzo. Nel 1187 i vercellesi, vi costruirono
un castello distrutto fra il 1524 e 1526 in concomitanza alla distruzione
di Gattinara. Il territorio del comune è coltivato a vigneti
che danno vini particolarmente pregiati. Nella giurisdizione municipale
sorgono numerose distillerie, segherie , manifatture di ceramiche
ed industrie tessili.
1 Nota figura del tempo, eretico della famiglia dei Tornelli. Il
Boccaccia lo dice nato a Romagnano Sesia ma è provato che
nacque ad Ossola in Valsesia verso la metà del secolo XIII°.Discepolo
e continuatore di Gherardo Segarelli di Parma , capo indiscusso
della setta degli apostolici (arso vivo nel 1300) sotto l’influsso
delle dottrine di Gioachino da Fiore, divideva la storia del Mondo
in 4 epoche, di cui asseriva già cominciata l’ultima,
cioè quella dello Spirito Santo. Col pretesto di ricondurre
la Chiesa alla semplicità dei primi tempi , predicava la
fine dell’autorità papale, la comunità dei beni
e delle donne-sorelle, il matrimonio dei preti, la povertà
assoluta. Predicò in trentino e nei monti piemontesi, inseguito
dall’autorità ecclesiastica. Assediato presso trivero
assieme ai numerosi seguaci che condividevano le sue idee, oppose
disperata resistenza, sopraffatto e catturato rifiutò di
abiurare la sua eresia e fu arso assieme alla moglie Margherita
da Trento. Dante ne parla non senza una punta di simpatia nell’Inferno
(canto XXVIII°) dove gli fa consigliare da Maometto di armarsi
se non vuole essere sopraffatto ed ucciso. “OR DI’ A
FRA DOLCIN DUNQUE CHE S’ARMI, / TU CHE FORSE VEDRA’IL
SOLE IN BREVE, / S’ELLO NON VUOL QUI TOSTO SEGUITARMI, / SI’
DI VIVANDA, CHE STRETTA DI NEVE / NON RECHI LA VITTORIA AL NOARESE,/
CH’ALTRIMENTI ACQUISTAR NON SARIA LIEVE”. Dolcino Tomielli
da Novara, prete (non frate) , capo della Setta dei Fratelli apostolici.
Bandita contro di lui una crociata da Clemente V°, si fortificò
coi discepoli nel 1305 sul monte Debello vicino a Biella, e avrebbe
resistito a lungo se la neve non avesse impedito i vettovagliamenti.
Fu arso vivo a Vercelli nel 1307.
2 Bernardino Lanino, pittore (Vercelli ca. 1510-1583). Ricordato
nel 1538 alla bottega di uno sconosciuto maestro. Appare ben presto
nell’orbita di Gaudenzio Ferrari con un’interpretazione
personale che risulterà ai vertici del manierismo piemontese
della prima metà del ‘500 mostrando già nei
primi disegni giovanili quel sensibile linguaggio gaudenziano che
andrà avvolgendo la sua opera permeata di un linguaggio sfumato
di origine lombarda.
Note tratte dalla Guida del T.C.I. e da pubblicazioni della UTET.
Il commento dei versi danteschi sono di Cesare Gàriboldi.
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