Crescentino (Vercelli), localizzata in un territorio di confine,
tra la confluenza di due fiumi il Po e la Dora Baltea e le grange
vercellesi, posta ai piedi del Basso Monferrato costituisce
il confine tra le terre da riso e quelle asciutte da fagiolo,
vanta il titolo di Città dal 1762, ottenuto da Carlo
Emanuele III con regie patenti.
La città è sospesa tra l’acqua, i boschi
e i calanchi collinari, le lanche, l’isola di Santa Maria,
l’ontaneto della Ressia. E a pochi chilometri sorge la
palude di San Genuario, (un SIC, sito di importanza comunitaria)
area di biodiversità e di nidificazione del tarabuso,
è gestita dal Parco Fluviale del Po tratto vercellese-alessandrino.
Osservando, poi, il tessuto urbano della città è
facile individuare il vecchio nucleo risalente alla sua fondazione.
Sul territorio dell’antica abbazia benedettina di San
Genuario, nel 1242 il Comune di Vercelli volle creare per motivi
difensivi un borgofranco.
Così Crescentino ebbe per secoli una rilevante funzione
strategica che durò per tutto il periodo di dominazione
dei Tizzoni, del cui potere resta la torre alta trenta metri.
Seguendo poi il destino di casa Savoia fu coinvolta nella guerra
che vide la vicina Verrua Savoia assediata nel 1625 e nel 1705.
Con la fine della guerra di successione spagnola, Crescentino
sì ingrandì sino a diventare un importante centro
agricolo e artigianale.
Dall’alto della torre si può infatti ammirare lo
splendido panorama ( le risaie, la fortezza di Verrua e le colline,
il Santuario della Madonna del Palazzo, simbolo della fede popolare
come testimoniano i numerosi ex voto, sorto in area di insediamento
romano con il campanile che nel 1776 il mastro da muro Crescentino
Serra trasportò per alcuni metri per permettere l’ampliamento
della chiesa, le montagne,.... ) e la pianta regolare del tessuto
urbano medioevale con i suoi portici, l’architettura della
chiesa parrocchiale dedicata alla Madonna Assunta, di cui si
conserva un bel quadro di Claude Beaumont, le tre confraternite,
quella barocca di San Michele e di San Bernardino con un elegante
altare ligneo opera dello scultore Francesco Borrelli e la pala
d’altare della Circoncisione del Caravoglia, recentemente
restaurati e ancora la Confraternita di San Giuseppe con al
suo interno dipinti di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo e
il Raffaello del Monferrato, di Orazio Sacco e del Cairo.
Artisti di fama che collaborarono con geni locali a ingrandire
la fama della città.
A corona della città, le numerose frazioni conservano
nelle loro chiese importanti opere d’arte.
tratto da reciprocamente. arte, storia e cultura delle terre
d’acqua vercellesi e della Valsesia, a cura di I.S.”P.
Calamandrei” di Crescentino, I.P.S.S.A.R. “G. Pastore”
di varallo, Ecomuseo delle Terre d’Acqua, 2007