I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Val d'Ossola"

di Oreste Bonvicini

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 3 4/2000)

Spesso la scrittura diventa per l’uomo uno dei mezzi più importanti per esternare le proprie sensazioni, le proprie idee. Così è il pensiero, filtrato, mediato dalla forma linguistica che con le parole, le parole di ogni giorno, acquista pregnanza e forza. E le idee, voce della mente, attraverso la lettura compiono quello scambio culturale base di cani società. Parlare di una terra vicina come l’Ossola può da adito a contrasti. Cosa si può ancora scoprire di questo nostro vecchio Piemonte?
Nessuna pretesa di reinventare itinerari a pochi passi da casa. C’è, sola, la curiosità spronata dalla memoria di ripercorrere a distanza di anni quei sentieri battuti con altri mezzi o durante le vacanze estive della prima gioventù.
Oggi, ritrovando paesi e valli quasi immutate ecco sorgere il desiderio di parlare di luoghi che si supponeva di conoscere. E attraverso queste conversazioni ecco ridestarsi il piacere di un fine settimana tra montagne frequentate quasi esclusivamente da un turismo "colto", fatto di conoscitori delle valli e dei suoi itinerari nascosti, poco sfruttate. ché fino a pochi anni fa, raggiungere l’Ossola era un vero e proprio "viaggio".
Dopo oltre un ventennio di lavori, a partire dal 1995 l’A26 assicura un agevole collegamento liberandoci dai pesanti attraversamenti urbani. Si raggiunge Crodo senza alcun intoppo e qui subito bisogna ricordarsi delle acque termali, sorgenti fredde dalle ampie carattéristiche terapeutiche. Inoltre la strada statale lambisce la latteria Antigoriana produttrice di ottimi formaggi locali, spesso aperta anche nei giorni festivi. Pochi chilometri oltre ecco Baceno, la nostra meta.
Se, venendo nell’Ossola cerchiamo una meta per una visita culturale, questa non può prescindere da Baceno. Qui sorge il più importante monumento religioso ossolano. ma non solo. Da qui possiamo salire all’alpe Severo, località sciistica invernale lontana dai clamori delle più note stazioni alpine. Offre l’incanto delle alte cime (monte Cervandone m. 3211 e Punta d’Arbola m. 3235) e nella stagione estiva piacevoli passeggiate tra cui quella alle cascate Buscagna, ritenute tra le più belle delle Alpi.
Ma tornando alla nostra meta culturale, ecco che giungendo da Crodo, notiamo sulla destra uno sperone roccioso affacciato sull’orrido del Devero, il torrente che dà nome alla valle da cui scende. In questa suggestiva posizione scopriamo la parrocchiale di San Gaudenzio.
Elevata a rango di monumento nazionale, rivela a prima vista epoche dì interventi architettonici diverse e per questo affascinanti. L’impianto originario risale a prima dell’anno Mille, quando era una piccola cappella votiva rivolta ad oriente con l’entrata a ponente. L’ingresso quindi era affacciato sulla valle e ancora oggi è individuabile dall’esterno, in quanto, quando nel XII secolo l’intera costruzione venne dedicata a San Gaudenzio, la primitiva cappella divenne parte integrante del transetto. La facciata è in stile romanico interamente in pietra lavorata e conserva le nicchie per l’esposizione delle statue lignee dei santi Gaudenzio e Agabio, i più noti e importanti di queste terre.
Inoltre è ancora ben visibile il grande affresco dedicato a San Cristoforo, patrono dei viandanti. Un motivo questo ricorrente sulle facciate delle chiese, in quanto le credenze popolari hanno sempre attribuito all’immagine di San Cristoforo la capacità, bastante uno sguardo, di rendere l’intera giornata immune dalle disgrazie.
All’interno il tempio è diviso in cinque navate di differente larghezza. Infatti, la centrale del 1100, oberata dalla pesante copertura di pietra locale (beola) costrinse nel 1300 le maestranze a edificare due navatelle laterali per alleggerirne il carico statico. Fu poi nel 1500 che vennero costruite le ulteriori navate laterale, stavolta di larghezza proporzionata a quella centrale, completando così la struttura con la torre campanaria datata 1523.
Volte e pareti sono interamente rivestite di affreschi tardogotici di autori di tradizione novarese e tra questi il più antico risulta quello dedicato alla Madonna delle Grazie datato 1383. Personalmente questi affreschi mi hanno sempre portato con la mente a quelli della parrocchiale d’Elva, in provincia di Cuneo, anche se non esiste alcune legame tra queste opere d’arte altomedievale, se non nella comunanza degli argomenti religiosi. Si tratta esclusivamente di un’istintiva sensazione emotiva.
Proprio accanto alla parrocchiale di San Gaudenzio possiamo ancora intraprendere il sentiero che in trenta minuti ci porta agli orridi di Uriezzo, un burrone formato di quattro enormi caldaie scavate nella roccia per oltre 300 metri.
In queste valli non esistono problemi di sosta, benché gli spazi e le strade non siano sempre agevoli. A Baceno non è raro trovare veicoli accolti nelle vicinanze del parco con gli impianti sportivi. La gente quassù conserva quella riservatezza tipica delle popolazioni di montagna e che noi buoni cittadini chiassosi spesso abbiamo dimenticato. In fondo quei sentimenti di autonomia che ancora negli anni ottanta alimentavano il movimento ossolano UOPA (Unione Ossolana per l’Autonomia) poi ridimensionato dalla costituzione della provincia dell‘Alto Verbano Cusio Ossola, hanno radici lontane. La breve e tragica esperienza della Repubblica dell’Ossola che nel 1944 tentò per poche settimane di affrancarsi dal giogo nazifascista è memoria ed esempio da non tralasciare. Lasciamoci ammaliare da queste montagne fortunatamente poco affollate, lontane dal turismo che sempre di più si scopre senza fantasia.

 Copyright © Camper Club La Granda - Web Design Registred Cn-Net