I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Venaria Reale"

di Luigi Grazia

Il raduno è l'occasione per la visita della graziosa cittadina piemontese. Venaria deriva dal verbo latino venor (vado a caccia) dal quale è facile dedurre che l'odierno parco della Mandria costituisse al tempo dei romani un'ambita zona di caccia tanto che , ed è da qui che inizia la storia, Carlo Emanuele II° di Savoia ne fece "riserva reale" dando inizio alla notorietà del borgo di semplici e poveri contadini dove per la nuova residenza sabauda quasi tutti gli abitanti del villaggio divennero servitori nel castello. Il Conte Amedeo di Castellamonte, la data di nascita è sconosciuta, morto a Torino nel 1683, iniziò nel 1669 i lavori della costruzione per volere di Carlo Emanuele II°. Dopo la scomparsa del Re proseguì il suo impegno di architetto ducale sotto la reggenza di Giovanna Nemours. Il castello ebbe una vita travagliata: incendiato dal maresciallo francese Nicolas de Catinat, restaurato dallo Juvara, devastato nuovamente dalle truppe francesi e nuovamente restaurato dallo stesso, fu in seguito per colmo della sfortuna, adibito a caserma con tutte le conseguenze ed implicazioni del caso. Oggi a restauro ultimato la visita inizia dal salone d'onore la cui volta fu affrescata da Jan Miel, pittore belga morto a Torino. Gli affreschi rappresentano scene di caccia, campagne innevate percorse da nobili cavalieri e convivi agresti in atmosfere bucoliche. L'artista aderì per un breve periodo alla corrente pittorica dei bambocciati. Il nome deriva dall'epiteto (bamboccio) con il quale veniva indicato il caposcuola, tale Peter Van Laer, olandese di nascita, nato deforme. Oltre al salone d'onore sono aperte al pubblico alcune sale facenti parte degli appartamenti reali, la cappella di Sant'Uberto su disegno dello Juvara ed altre sale della Villa reale, primo nome con il quale venne indicato ciò che oggi chiamiamo "castello di Venaria Reale". Il parco adiacente divenuto celebre per i fastosi ricevimenti della Madama reale Giovanna Battista si svolgevano fra statue, cascate, padiglioni, fontane in una atmosfera che Ella definì di "splendida delizia". Il nostro architetto Amedeo lavorò molto per i Savoia. Sua fu l'apertura dell'odierna via Po in Torino, una delle più aristocratiche della "belle epoque", però il suo capolavoro rimane il palazzo grande o palazzo reale nel capoluogo. Il benvenuto ai visitatori di Venaria Reale viene dato dalla bella piazza dell'Annunziata, limitata da due esedre di palazzi a portici sempre su progetto dell'Amedeo ma realizzata nel secolo XVIII° da B.Alfieri che l'abbellì con due gruppi marmorei.


Note tratte da:
Introduzione all'architettura di L. Benevolo
Pittori minori liguri, lombardi, piemontesi del '600 e '700
di G. De Logu

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