| di Graziella Vignazza
Santi
Cinema, cinema! Quanto inchiostro è stato consumato scrivendo di cinema.
È stato definito in tanti modi, anche contraddittori: la
settima arte, il parente povero del teatro, la fabbrica delle
illusioni, la realtà dell'irreale, e via di questo passo.
Senza dubbio è una forma d'arte che caratterizza il Novecento,
in quanto è appunto in tale secolo che nasce e si sviluppa,
si perfeziona e si diffonde, diventando il divertimento più
popolare ed economico in tutto il mondo.
Il cinema nasce nel Novecento? Visitando il bellissimo Museo del
Cinema di Torino ci si accorge che non è proprio così.
Per capire la storia di quest'arte occorre andare parecchio a
ritroso. I primi esperimenti sul movimento delle immagini risalgono
addirittura alle scatole ottiche del XVIII secolo ed al teatro
delle ombre, sicuramente ancora più antico. Non è
certamente il cinema come lo intendiamo noi, è un embrione
che impiegherà molto tempo per crescere e lo farà
parallelamente allo sviluppo tecnologico generale ed ai progressi
degli studi sull'ottica.
Il Museo del Cinema nasce negli anni '40 grazie alla passione
ed alla dedizione di tutta una vita di una donna affascinata dalla
magia delle immagini in movimento: Maria Adriana Prolo, che gli
antiquari ed i rigattieri di Torino chiamavano affettuosamente
"Madama pelicula". La si poteva vedere rovistare tra
le cianfrusaglie del Balôn, il mercato torinese dell'usato,
alla ricerca di oggetti preziosi per la sua raccolta che altri
avevano buttato. Nel 1942 il museo apre i battenti al secondo
piano della Mole. Vi rimase fino al 1953 quando, in seguito ad
un furioso temporale che spazzò via la guglia, fu necessario
trovare un'altra sede.
Dal 1958 le collezioni di film, manifesti, lanterne magiche ed
altro furono ospitate in alcuni locali di Palazzo Chiablese, adiacente
il Palazzo Reale. Ma lo spazio diventava ogni giorno più
esiguo mentre il materiale, raccolto ed acquistato anche all'estero,
aumentava. Nel 1983 il Museo fu costretto a chiudere per motivi
di sicurezza.
Per anni si pensò ad un'altra sistemazione e nessuna sembra
più appropriata di quella scelta, cioè il ritorno
alle origini, alla Mole. La costruzione uscita dalla fervida fantasia
di Alessandro Antonelli è scenografica ed illusoria, aerea
e slanciata verso l'alto, verso il futuro. Non è paragonabile
a null'altro al mondo. In una parola è "unica".
Dopo quattro anni di lavori, il 20 luglio 2000 la nuova sede del
Museo del Cinema era aperta al pubblico. Maria Adriana Prolo non
fece in tempo a vederla, era mancata nel 1991. L'allestimento
interno, curato dall'architetto svizzero François Confino,
è un tutt'uno con l'esterno. Fantasia e magia, tecnica
e suggestione si sovrappongono e si fondono.
Il patrimonio attuale è molto vasto. Migliaia di film,
di manifesti ottimamente conservati, oggetti vari che sono stati
usati per scene di film importanti, lanterne magiche di fabbricazione
italiana, tedesca e francese, un curioso laboratorio fotografico
ambulante del 1870, il Teatro ottico di Emile Reynaud del 1888,
cineprese, dalle piccole 8 mm. a quelle professionali, bozzetti,
fotografie di scena ed abiti indossati da attori famosi, come
Rodolfo Valentino e Tyrone Power, per interpretare film che sono
entrati nella storia del cinema. Ed ancora la famosa sciarpa ed
il cappello appartenuti a Federico Fellini, la bombetta di Charlot,
gioielli, scarpe e bustino di Marilyn Monroe, il leone della Metro
Goldwyn Mayer, una biblioteca. Questo patrimonio presto si arricchirà
della filmografia completa di Francesco Rosi, uno dei nostri registi
più noti a livello internazionale.
La Sala del Tempio, ossia lo spazio centrale dominato dal Moloch
di Cabiria, è luogo delle meraviglie, il set dei set cinematografici
unito al trionfo della tecnologia moderna. Una centrale nascosta
nei sotterranei della Mole e chilometri di cavi portano le immagini
e gli effetti speciali fino al visitatore comodamente sdraiato
sulle rilassanti poltrone rosse. Si guarda un film, il cui sonoro
esce dagli altoparlanti incorporati nello schienale, mentre il
silenzioso ascensore trasporta altri visitatori oltre la cupola,
ad ammirare il panorama di Torino e le "dentate e scintillanti
vette" immortalate da Carducci. Lungo le pareti della Sala,
Gilda, Sofia, Marcello, Rossella ed altri ci tengono compagnia.
Negli spazi detti "cappelle", è un susseguirsi
di ricostruzioni di scene accompagnate dalla proiezione di "quel"
film, giochi di specchi, schermi che si rivelano aperture attraverso
le quali transitare per continuare il cammino. Il pensiero va
a "La rosa purpurea del Cairo" di Woody Allen. L'illusione
del reale è totale.
Una scala che si snoda dolcemente come una pellicola srotolata
porta il visitatore ad ammirare la Sala del Tempio dall'alto.
Lo spettacolo nello spettacolo, l'"Effetto notte" di
François Truffaut.
Il tempio che non fu mai tale lo è diventato oggi, il Tempio
del Cinema nella città, Torino, dove il cinema italiano
mosse i primi passi.
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