I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Torino, il Museo dell'Automobile"

di Graziella Vignazza Santi

La città italiana dove l’auto mosse i primi passi sul finire del 1800, dove fu fondata e si sviluppò la più grande fabbrica nazionale del settore, la FIAT, non poteva non avere un Museo dedicato all’automobile, il mezzo di trasporto più ambito e popolare, quella “macchina” cui quasi nessuno ormai può rinunciare, malgrado oggi sia colpevolizzata come fonte di tanti guai di questo nostro pianeta.
Non intendo polemizzare con chi punta il dito sul traffico, sulle emissioni dei motori, sul buco dell’ozono, sul petrolio che si sta esaurendo, ecc. ecc.
Mi sorge spontaneo, invece, ricordare come l’automobile abbia rivoluzionato e migliorato il sistema di trasporto individuale e collettivo ed anche pensare che se tutti i guai di noi terrestri fossero lì, se non ci fossero guerre, popoli che muoiono di fame, foreste abbattute per arricchire pochi sfruttatori, ed altro ancora, certamente vivremmo meglio anche con i gas di scarico delle auto.
Ma torniamo al Museo dell’Automobile di Torino per raccontarne la storia. Siamo nel 1932, Roberto Biscaretti di Ruffia e Cesare Goria Gatti lanciano l’idea di raccogliere ed esporre al pubblico una serie di automobili già diventate d’epoca.
L’anno successivo, il 1933, a margine del Salone dell’auto si tenne una mostra retrospettiva dell’industria del motore. L’incarico di allestirla fu affidato a Carlo Biscaretti di Ruffia, originale e multiforme figura di aristocratico torinese dai tanti interessi e talenti. Pittore paesaggista, giornalista, umorista, disegnatore tecnico per le maggiori fabbriche automobilistiche del tempo, Carlo Biscaretti di Ruffia si tuffò con passione nella nuova avventura che avrebbe segnato il resto della sua vita.
Il museo era nato, bisognava farlo vivere ampliandone le collezioni, raccogliendo documenti, disegni, progetti e trovando una sede adatta. Mentre la paziente raccolta di Biscaretti non si fermò mai, per avere un edificio veramente adatto allo scopo bisognò arrivare al 1957 quando fu istituita una Fondazione in cui entrò a far parte, tra gli altri, la famiglia Agnelli ed il Comune di Torino. Carlo Biscaretti di Ruffia ne fu il primo presidente. Purtroppo il destino non gli concesse di vedere il completamento dell’opera cui aveva dedicato gli ultimi venticinque anni di vita. Morì nel 1959, prima che il Museo fosse inaugurato ed a lui intitolato.
La località scelta per edificarvi il nuovo Museo era, a quei tempi, abbastanza periferica rispetto al centro della città di Torino, ma in pochi anni sarebbe diventata il bel parco Italia ’61, così chiamato perché vi si tennero le manifestazioni per celebrare il centenario dell’unità d’Italia.
L’edificio progettato dall’architetto Amedeo Albertini si affaccia sul corso Unità d’Italia, in vista del Po e della collina di Cavoretto, a poca distanza dalle altre costruzioni che impreziosiscono il parco: il Palazzo a Vela (architetti Rigotti), il laghetto artificiale, il Palazzo del lavoro (architetti Pier Luigi e Antonio Nervi). Quest’ultimo edificio è la sede del Bureau international du travail, scuola di economia per studenti stranieri.
Il Museo dell’Automobile è un bell’esempio di architettura moderna in cemento armato. La convessa facciata esterna, lunga 114 metri, severa, senza fronzoli (esempio visivo del carattere piemontese?), non è affatto il biglietto da visita dell’interno. I locali espositivi che si snodano su tre piani di due edifici paralleli, separati da un piccolo giardino e collegati tra loro da due “maniche di collegamento”, sono ampi, ariosi e luminosi. Quelli che si affacciano sul Corso Unità d’Italia offrono al visitatore la vista panoramica della collina.
Le collezioni sono importanti e ben raccontano la storia di una metamorfosi: dalla carrozza a cavalli alla carrozzeria a cavalli a vapore, ossia un’ampia panoramica dagli esordi ai nostri giorni. Tutti i modelli esposti sono degli originali; essi rappresentano l’evoluzione della motorizzazione italiana, europea, americana.
Anche chi non fosse particolarmente attratto dall’argomento automobile, come per esempio tante signore che come me vedono in essa soltanto un mezzo comodo per spostarsi, hanno modo di ammirare dei modelli lussuosi che fanno sognare.
Alcuni sono usciti da fabbriche che non esistono più, altri hanno un’importanza storica che va al di là del mondo della produzione delle automobili. Per citarne alcuni ricordo l’Itala del 1907 che vinse il raid Pechino-Parigi, quella del 1909 che appartenne alla Regina Margherita, l’Isotta Fraschini del 1929 che fu protagonista del film “Viale del tramonto”, le vetture da competizione di Ascari, Fangio, Patrese, Gilles Villeneuve.
Una sala del Museo è dedicata alla storia del pneumatico, alla sua evoluzione naturalmente parallela a quella dell’auto. Inoltre è presente una ricca biblioteca che raccoglie volumi, riviste specializzate, documenti vari, disegni.
Un paradiso di conoscenza per studiosi, studenti del settore meccanico ed appassionati.

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