I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Torino, Città della Sacra Sindone"

di Luigi ed Elisabetta Grazia

Raduno rilevante nella città piemontese fra le più importanti d’Europa dal nobile aspetto di antica capitale sabauda, centro culturale ed artistico fra i principali d’Italia. Inutile addentrarsi in una qualsiasi descrizione; le guide specializzate saranno all’altezza delle nostre aspettative.Noi tratteremo l’argomento della Sacra Sindone e della sindonologia, studio della stessa. Come tutti sappiamo si tratta di una tela di lino,drappo funebre per avvolgere le salme. Per antonomasia la Sindone è il lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo.Di essa si fa menzione, come esistente, in scritti del secolo VII°; più tardi ne parla chiaramente Roberto di Clary (1204) che la vide a Costantinopoli, conservata nella cappella imperiale di Santa Maria delle Blacherme. Dal 1204 al 1350 non si hanno documenti; ma quando nel 1205 i latini conquistarono Costantinopoli ivi era presente Garnier de Trainel, Vescovo di Troyes, cui venne affidata la custodia delle reliquie della cappella imperiale, e che morì poco dopo la conquista. Probabilmente un suo famigliare, Guglielmo di Champlite, sposato poi con una Charny, portò con sé la Sindone appropriandosene. Nel 1350 circa, il telo venne esposto al pubblico in una cappella a Lirey a cura di Goffredo I° di Charny con l’approvazione di un legato pontificio. Dal Cardinale Pietro di Santa Susanna della famiglia Charny, la Sindone passò ai Duchi di Savoia, in Chambery. Nel 1578 Emanuele Filiberto trasferì la stessa a Torino, per desiderio di San Carlo Borromeo e qui ancora oggi si trova in una cappella dalla singolare architettura barocca, disegnata dal Guarini. Intorno alla Sacra Sindone si accesero discussioni e polemiche soprattutto dopo il 1898, anno in cui venne fotografata dal torinese Pia (accreditato a corte), per incarico dal Re Umberto I°. La fotografia rivelò un fatto sconosciuto, cioè la Sindone è una sorta di negativo fotografico, tanto che sulla “lastra” apparve il “positivo” cioé una figura realistica del Cristo nudo, recante in modo evidente e chiaro i segni di una dolorosissima passione. SINDONOLOGIA. Gli studi di Paul Vignon e di D.Noguier de Malijai (Salesiano) cercarono di interpretare la formazione delle impronte, attraverso un processo chimico derivante dall’alterazione dell’urea, dovuta al sudore. Tuttavia questa interpretazione venne discussa e criticata in seguito da Dezani e da Scotti(1931-33) in occasione del primo convegno di studi sulla Sindone da due medici, Romanesi e Judica Cordiglia intorno a queste ricerche venne a destarsi l’interesse di vari studiosi e scienziati di tutto il Mondo.Grande importanza per il modo della crocefissione e delle cause della morte del Cristo, ebbero come tema gli studi del Barbet, di Hynek, dal menzionato Judica, dal Caselli, dal Wolkringer ed altri. Al Timossi è dovuto uno studio analitico del tessuto. Lo Scotti (1939) , tenendo conto della vastità e complessità delle ricerche, proponeva la costituzione di una disciplina particolare, appunto la sindonologia, nome ora entrato nell’uso internazionale. In seguito alle ricerche scientifiche menzionate , l’autenticità della Sindone appare oggi seriamente fondata. Essenzialmente le opposizioni provengono da una minuta di lettera scoperta e pubblicata dal canonico Ulisse Chevalier (1809-1902) ; in essa un Vescovo di Troyes , Pierre d’Arcy, si rivolse al Papa Clemente VII° per denunziare che la Sindone era un falso. Essa è semplicemente un dipinto come avrebbe scoperto il suo predecessore Enrico de Poitiers. Il tono della lettera non è sereno. D’altra parte il Pontefice rispose, con atteggiamento prudenziale, non doversi “affermare” l’autenticità della Sindone, però non “doversi rimuovere”; nel contempo egli concedeva un’indulgenza a coloro che la veneravano. Gli esami anche microscopici non hanno mai rivelato alcuna traccia di pittura sul telo di Torino. In occasione del primo convegno internazionale di studi di sindonologia (Roma 1950) Monsignore Pietro Savio (dell’archivio segreto del Vaticano) pubblicava documenti attestanti l’alta moralità sia di Goffredo I° di Charny, che dei canonici di Lirey , gli autori della prima esposizione della Sacra Sindone alla pubblica venerazione. Attualmente si è costituito in Torino un “Centro internazionale di studi di sindonologia”, con ramificazioni in molti paesi stranieri.

Note tratte da: Antropologia e etnografia di Pietro Scotti Il quale fu uno dei maggiori (se non il più importante) studioso del problema.

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