I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Santena"

di Gregorio Alvignani

Il raduno avverrà in questo centro agricolo noto per i ricordi del grande statista piemontese Camillo Benso Conte di Cavour. Santena fu sempre nell’orbita di Chieri dalla quale si staccò, acquisendo autonomia comunale soltanto nel 1878.
Durante il medioevo fu posseduta da vari feudatari, tra i quali i Benso di Chieri, casata che all’estinzione del ramo di Santena si fuse con quello cadetto dei Cavour.
Elevata nel 1938 al rango di città, è oggi nota per le colture di asparagi , pesche e pioppi. Numerose industrie sono presenti nel comune e nella zona circostante. In piazza Martiri della Libertà un curioso monumento raffigurante i prodotti agricoli locali attira l’attenzione dei turisti, sempre nella stessa sorge la Parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, pesante e fastoso edificio costruito nel 1925. Adiacente la piazza si apre anche l’ingresso della Villa Cavour, edificata tra il 1708 ed il 1712 sulle rovine di un precedente castello. Dimora voluta da C. Ottavio Benso, Conte di Santena, che passò di proprietà durante il ‘700 ai Benso Marchesi di Cavour e sopraelevata nella metà dell’ottocento.
In seguito il nuovo proprietario Marchese Giovanni Visconti Venosta la donò alla città di Torino con lo scopo di mantenere viva la memoria della famiglia Cavour, secondo la volontà di Giuseppina Cavour Alfieri, ultima della stirpe, che riunì a Santena i cimeli dello zio. L’ampio e magnifico parco “all’inglese” di ben 19 ettari venne realizzato all’inizio dell’ ottocento. All’interno della villa è stato allestito il museo Cavouriano dove sono esposti i cimeli, le lettere, i documenti originali dei suoi affari, gli amori,i ritratti. Camillo Benso Conte di Cavour non fu soltanto un grande politico, fu uno dei più grandi statisti dell’età moderna. Sovrano della storia, fondatore di un popolo, non romantico o puro idealista. Ritenuto un realista della politica, non combattè l’assolutismo ed il passato con l’odio del rivoluzionario o del settario, ma con la forza e con l’ironia dell’uomo superiore, senza perdere la misura e l’equilibrio, facendosi arma di tutti gli elementi favorevoli per creare l’avvenire. La sua grandezza consiste nell’avere capito con mirabile penetrazione i tempi e nell’avere preso il posto e le responsabilità che tale visione gli suggeriva.
Assunse il potere in un momento delicato della politica internazionale, diede assetto amministrativo e militare al “piccolo Piemonte” e lo inserì nella politica europea , non trascurò nessuno dei problemi inerenti ad uno stato moderno.
Disparve troppo presto, quando soltanto la forma ideale ed esteriore dell’Italia era compiuta, restarono incomplete, le opere ed i problemi più lenti, più complessi e più difficili, senza che la sua mente superiore e la sua mano ferma potessero illuminarli e dar loro compimento.

Note tratte da:
Il Conte di Cavour in Parlamento
di Emanuele Artom e Giovanni Blanc.

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