I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Rivara Canavese"

di Luigi Grazia

Grazioso centro situato a 392 s.l.m., apprezzato luogo di villeggiatura per l’aria salubre e la tranquillità che offre la media collina. La Parrocchiale dall ’interno ogivale custodisce un interessante affresco quattrocentesco, alcune case tipiche delle zone montane, altre semplici dimore rendono questa località estremamente gradevole.
Di ben altra importanza riveste il castello che domina il piccolo paese da un’altura che si erge al di sopra del nucleo abitato.
Questa costruzione ha un aspetto squadrato e massiccio ed è un complesso costituito da due edifici realizzati fra il XII° ed il XIV° secolo. Il primo fu edificato dai Signori di Valperga con tracce prettamente medievali, il secondo dai Conti Discalzi che con l’estinzione della famiglia nobile ben presto divenne proprietà assoluta dei Valperga che a loro volta lo cedettero al patrimonio regio dei Savoia. Il castello fu in seguito restaurato da Alfredo D’Andrade nel 1877 che ripristinò la malandata struttura medievale nel primo edificio mentre in quello nuovo lo trasformò in una lussuosa residenza di campagna organizzando l’ala ovest secondo i dettami neogotici e la “manica lunga” decisamente in stile barocco.
Sia il castello “vecchio” rivolto verso le montagne che quello “nuovo” che si affaccia sulla pianura sono arricchiti entrambi da scuderie e da un vasto parco. Successivamente la famiglia Ogliani acquistò l’intero complesso per salvarlo dal certo degrado, facendolo rivivere anche grazie agli artisti della così detta Scuola di Rivara che sino dal 1860 anticiparono per alcuni aspetti la maniera di dipingere all’aria aperta che diverrà in seguito famosa in Francia con il nome di impressionismo. La Scuola di Rivara non nasce certamente per caso: pittori quali Ernesto Bertea, Ernesto Rayper, Vittorio Avondo, Alfredo D’Andrade (lo stesso che eseguì il restauro) e Carlo Pittara. Affreschi e dipinti di quest’ultimo si trovano nel castello. Il D’Andrade fece parte come architetto dei così detti “neogotici italiani”.
L’appartenenza a questo movimento è talmente evidente che è sufficiente soffermarsi su alcune delle sue realizzazioni quali le scenografiche ricostruzioni del “Borgo medievale” a Torino od anche le deprecabili imprese delle facciate falso-gotiche di “Santa Croce” e di “Santa Maria del Fiore” in Firenze.
Più complessa è la personalità di Vittorio Avondo. Viaggiò in Europa, conobbe i più grandi artisti del suo tempo, avvicinò varie scuole pittoriche tanto che nell’età matura schiarisce la tavolozza ed arricchisce i piani in una “vibrante luminosità” che ben possiamo considerare un parallelo delle ricerche degli impressionisti francesi. Alcuni suoi lavori sono presenti nella città di Biella come ad esempio il famoso quadro “bassa marea in Normandia”, gli altri si trovano nelle maggiori pinacoteche all’estero.

Bibliografia:
Le civiltà locali del secondo ottocento: i piemontesi
di A.Fontanesi.
L’impressionismo e il gusto degli italiani
di R.Longhi

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