Grazioso centro situato a 392 s.l.m., apprezzato luogo di villeggiatura
per l’aria salubre e la tranquillità che offre
la media collina. La Parrocchiale dall ’interno ogivale
custodisce un interessante affresco quattrocentesco, alcune
case tipiche delle zone montane, altre semplici dimore rendono
questa località estremamente gradevole.
Di ben altra importanza riveste il castello che domina il piccolo
paese da un’altura che si erge al di sopra del nucleo
abitato.
Questa costruzione ha un aspetto squadrato e massiccio ed è
un complesso costituito da due edifici realizzati fra il XII°
ed il XIV° secolo. Il primo fu edificato dai Signori di
Valperga con tracce prettamente medievali, il secondo dai Conti
Discalzi che con l’estinzione della famiglia nobile ben
presto divenne proprietà assoluta dei Valperga che a
loro volta lo cedettero al patrimonio regio dei Savoia. Il castello
fu in seguito restaurato da Alfredo D’Andrade nel 1877
che ripristinò la malandata struttura medievale nel primo
edificio mentre in quello nuovo lo trasformò in una lussuosa
residenza di campagna organizzando l’ala ovest secondo
i dettami neogotici e la “manica lunga” decisamente
in stile barocco.
Sia il castello “vecchio” rivolto verso le montagne
che quello “nuovo” che si affaccia sulla pianura
sono arricchiti entrambi da scuderie e da un vasto parco. Successivamente
la famiglia Ogliani acquistò l’intero complesso
per salvarlo dal certo degrado, facendolo rivivere anche grazie
agli artisti della così detta Scuola di Rivara che sino
dal 1860 anticiparono per alcuni aspetti la maniera di dipingere
all’aria aperta che diverrà in seguito famosa in
Francia con il nome di impressionismo. La Scuola di Rivara non
nasce certamente per caso: pittori quali Ernesto Bertea, Ernesto
Rayper, Vittorio Avondo, Alfredo D’Andrade (lo stesso
che eseguì il restauro) e Carlo Pittara. Affreschi e
dipinti di quest’ultimo si trovano nel castello. Il D’Andrade
fece parte come architetto dei così detti “neogotici
italiani”.
L’appartenenza a questo movimento è talmente evidente
che è sufficiente soffermarsi su alcune delle sue realizzazioni
quali le scenografiche ricostruzioni del “Borgo medievale”
a Torino od anche le deprecabili imprese delle facciate falso-gotiche
di “Santa Croce” e di “Santa Maria del Fiore”
in Firenze.
Più complessa è la personalità di Vittorio
Avondo. Viaggiò in Europa, conobbe i più grandi
artisti del suo tempo, avvicinò varie scuole pittoriche
tanto che nell’età matura schiarisce la tavolozza
ed arricchisce i piani in una “vibrante luminosità”
che ben possiamo considerare un parallelo delle ricerche degli
impressionisti francesi. Alcuni suoi lavori sono presenti nella
città di Biella come ad esempio il famoso quadro “bassa
marea in Normandia”, gli altri si trovano nelle maggiori
pinacoteche all’estero.
Bibliografia:
Le civiltà locali del secondo ottocento: i piemontesi
di A.Fontanesi.
L’impressionismo e il gusto degli italiani
di R.Longhi