Abbiamo passeggiato per Torino tra ville e palazzi sabaudi. Poi ci siamo spostati
per visitare altre ville, castelli, e addirittura una reggia,
una serie di edifici che cingono Torino da nord a sud, da est
ad ovest, come un anello reale. Ora, pur restando in Piemonte,
ci allontaniamo dalla città che fu la capitale del Ducato
di Savoia, poi, per un breve periodo, del regno di Sicilia,
quindi del regno di Sardegna ed infine la prima capitale dell’Italia
unita.
Andiamo in un piccolo paese che si arrampica sulle pendici delle
prime alture del Canavese. Qui si trova un Castello che ha reso
famoso se stesso ed il borgo, diventando il set di uno sceneggiato
televisivo di successo. Le vicende immaginarie di Elisa di Rivombrosa
sono state girate proprio qui, nel Castello ducale di Aglié.
La residenza entra a far parte delle proprietà sabaude
alla fine del 1700. Carlo Emanuele III, secondo re di Sardegna,
l’acquista per destinarla al figlio Benedetto Maria Maurizio,
duca di Chiablese. Fin dal XII secolo era appartenuta alla nobile
famiglia canavesana dei conti di San Martino, il cui più
illustre personaggio, Filippo d’Aglié, era stato
il più fidato consigliere della reggente Maria Cristina.
I soliti pettegoli maldicenti che si trovavano in tutte le corti
affermavano che ne fosse stato anche l’amante. Sia come
si vuole, Filippo, a metà del 1600, trasformò
il castello di famiglia, ancora di stampo medievale, in una
residenza barocca.
Un secolo dopo, in seguito al passaggio di proprietà
tra i conti San Martino ed i Savoia, ha luogo un nuovo grandioso
progetto di riqualificazione ed ampliamento, soprattutto della
parte interna del complesso, ad opera dell’architetto
Ignazio Birago di Borgaro. A decorare le sale giunsero ad Agliè
uno stuolo di artisti. Nello stesso periodo è costruita
la Chiesa parrocchiale che si affaccia su quell’ambiente
piacevole come un salotto che è la piazza del Castello.
Il Castello perviene, per eredità, al re Carlo Felice
che ne prende effettivo possesso al suo rientro in Piemonte
dalla Sardegna, dopo la caduta di Napoleone a Waterloo. Ancora
un’eredità ed il Castello passa a Carlo Alberto
ed al figlio minore Ferdinando, Duca di Genova. Con Ferdinando
inizia la lista dei duchi di Genova che fanno di Agliè
una delle residenze preferite. Fino al 1939, quando il Castello
è venduto allo Stato italiano. Acquisto fortunato per
tempo e luogo. Durante la seconda guerra mondiale nel Castello
di Aglié vi furono segretamente conservati, per sottrarli
alle rapine dell’esercito tedesco, oggetti e documenti
provenienti da residenze e musei torinesi, comprese le antichità
del Museo Egizio.
Del Castello si visitano ventitre locali, tra sale, salotti,
studi, camere da letto, locali di rappresentanza, tutti perfettamente
arredati con autentici mobili d’epoca. Poi si scende per
una bella passeggiata nel parco che circonda il Castello per
tre lati. La sistemazione attuale del giardino è ispirata
all’ultimo rifacimento risalente al 1839.
Da Torino prendiamo la direzione per Carmagnola-Racconigi. Era
questa la “strada del mare” dei torinesi quando
non esisteva l’autostrada e raggiungere Savona era un’avventura.
Andiamo a visitare il Castello reale di Racconigi.
Dopo varie vicende e passaggi di proprietà (dai frati
cistercensi ai marchesi di Saluzzo, agli Acaja, ed altri ancora)
il Castello arriva nelle mani dei Savoia alla fine del XVI secolo.
Nel 1620 il duca Carlo Emanuele I lo regala al figlio Tommaso
Francesco, il capostipite del ramo Savoia-Carignano che darà
alla dinastia il re Carlo Alberto.
Il figlio di Tommaso Francesco chiama Guarino Guarini a trasformare
in una “villa di delizie”, come si diceva allora,
l’edificio che era ancora una fortezza di mattoni a pianta
quadrata. Guarini innalzò un corpo centrale con il tetto
a pagoda; al posto delle due torri angolari, sviluppò
due grandi padiglioni di quattro piani con tetto a cupola e
lanterne in marmo bianco. Successivamente, un altro Savoia-Carignano
fece rifare gli interni, innalzare due torri sulla facciata
posteriore che dà sul parco, costruire lo scalone della
facciata principale. Carlo Alberto, che amava particolarmente
questo Castello, fece altri ampliamenti ed abbellimenti. Risale
ai suoi tempi la costruzione dello scenografico scalone della
facciata sud.
Dopo la scomparsa di questo re, il Castello fu trascurato dai
suoi successori, fino a Vittorio Emanuele III che tornò
ad usarlo per le villeggiature estive. Fu probabilmente a causa
di questa abitudine che il suo unico figlio maschio, Umberto,
colui che sarà chiamato “il re di maggio”,
nacque a Racconigi il 15 settembre 1904.
Complicate vicende ereditarie e legali conservarono il Castello
nelle mani della famiglia Savoia fino al 1980, quando Umberto
II decise di venderlo allo Stato italiano.
Il Castello si trova nel centro di Racconigi. Si possono visitare
vari locali. Per citarne alcuni, la Sala di Diana, che ai tempi
di Carlo Alberto era l’ingresso di rappresentanza. Uno
splendido lampadario di Murano illumina il bassorilievo del
soffitto rappresentante il carro di Apollo, i medaglioni alle
pareti raffiguranti il mito di Diana ed i camini del Guarini
in marmo di Valdieri. Oppure la Sala dei Dignitari, anticamera
del gabinetto reale e salotto dove gli uomini si riunivano dopo
pranzo per prendere il caffè, fumare un sigaro e discutere
di affari. Od ancora la sontuosa Sala del Ricevimento, ricca
di dorature, oggetti preziosi e mobili lussuosi, tutto sotto
un magnifico lampadario di cristallo di Boemia.
Alle spalle del Castello si stende un ampio parco di circa centottanta
ettari, progettato dal francese André Le Notre, ma l’aspetto
attuale lo dobbiamo al tedesco Xavier Kurten, chiamato da Carlo
Alberto a rimodernare il parco secondo la moda romantica ottocentesca.
Sparsi per i viali, tra i canali per l’irrigazione ed
un laghetto, si trovano delle piccole architetture progettate
da Pelagio Palagi, una chiesa gotica, una dacia russa, una specie
di azienda agricola biologica, detta la Margaria, voluta da
Carlo Alberto che, evidentemente, era interessato all’agricoltura
ed agli esperimenti nel campo specifico.
Il Castello ed il Parco sono aperti tutto l’anno. Nella
Margaria si tengono spesso delle mostre di argomenti diversi,
mentre nel periodo estivo il Parco è la magnifica cornice
di spettacoli teatrali e musicali.
Facciamo una deviazione verso Bra, sempre in provincia di Cuneo,
per vedere il Castello reale di Pollenzo. L’edificio che
ci troviamo davanti oggi non permette d’immaginare un
posto abitato da duemila anni. Fin dai tempi antichi, a Pollenzo
ci fu sempre una costruzione, militare o privata o religiosa
che fosse, regolarmente abbattuta e ricostruita al sopraggiungere
di un nuovo padrone o signore del luogo. Lo raccontano i reperti
archeologici esposti nel Museo di Bra.
La Tenuta di Pollenzo, con il castello, i terreni ed i borghi
sparsi, entra a far parte dei territori governati dai Savoia
nel 1762. Più tardi, il tutto diventerà patrimonio
personale del re Carlo Alberto che di questa tenuta ne fece
un’azienda agricola moderna ed un centro per sperimentazioni
in campo agrario.
I lavori che questo re fece eseguire tra il 1836 ed il 1847
portarono ad uno sconvolgimento edilizio ed urbanistico del
territorio. Il Castello assunse un aspetto medievale, con rifacimenti
ed aggiunte in stile gotico, come possiamo vedere ancora oggi.
Con lo stesso stile gotico-medievaleggiante fu costruita la
chiesa di San Vittore, la piazza antistante con la fontana,
la Cascina Albertina, l’Agenzia, sede degli uffici amministrativi
della tenuta agricola.
Attualmente il Castello è di proprietà privata.
Il parco è aperto al pubblico in occasioni particolari,
come per la splendida fioritura primaverile dei tulipani. Altri
locali, come la Cascina Albertina e l’Agenzia, sono diventati
la sede dell’Università di Scienze Gastronomiche
e della Banca del vino.
Continuiamo per parecchi chilometri la “strada del mare”,
fino ai confini della Liguria. In una piccola valle laterale,
un po’ nascosta tra il verde lussureggiante dei boschi
appenninici, troviamo la Reggia di Valcasotto.
Il termine “Reggia” mi pare un po’ esagerato,
se ci si aspetta qualcosa paragonabile alla Venaria. La sola
cosa che accomuna le due residenze sabaude è la destinazione
a palazzi per la caccia.
Messa a confronto della Venaria, l’origine della reggia
di Valcasotto e molto più antica, ed assai diversa,.
Nell’XI secolo i Certosini fondarono un monastero con
annessa la chiesa. Nel corso dei secoli il complesso subì
parecchie trasformazioni, dovute ad incendi o a fatti di guerra,
restando sempre nelle mani della congregazione. Ciò fino
al 1803, quando Napoleone dispose la soppressione dell’Ordine
dei frati certosini e la vendita a privati di tutta la struttura.
Nel 1837 arrivò nelle mani di Carlo Alberto che la trasformò
in residenza estiva, conservando il monastero ed il chiostro.
Se del chiostro possiamo ancora trovare delle tracce nel cortile
del palazzo, del monastero non è rimasto nulla poiché,
già danneggiato nella parte posteriore dalle incursioni
delle truppe napoleoniche, fu lasciato in abbandono e si distrusse
quasi completamente.
Il figlio di Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, grande amante
della caccia alla selvaggina… e alle belle contadine,
usò spesso questo palazzo come residenza di caccia.
Il re Umberto I vendette il complesso a privati. Nel 2000 fu
acquistato dalla Regione Piemonte ed aperto al pubblico nei
mesi estivi. Si visita l’appartamento reale, arredato
in modo abbastanza semplice per sottolineare il carattere privato
della residenza.
Ancora oggi il posto è bellissimo e solitario. La Reggia-monastero,
seminascosta dalla rigogliosa vegetazione, è un luogo
di pace che induce alla riflessione.
Sempre nella provincia di Cuneo, sedici chilometri a nord di
Alba, nel territorio del Roero, si trova un altro Castello appartenuto
ai Savoia per circa un secolo: il Castello di Govone.
Sulla cima della collina dove si trova il paese di Govone con
il suo castello, oggi la prestigiosa sede degli uffici comunali,
da sempre c’è stato qualcosa: una torre, una fortezza,
un castello. La posizione era molto importante per sorvegliare
e controllare i movimenti nella sottostante pianura del Tanaro.
Nel XVII secolo i conti Solaro, proprietari del Castello, affidarono
a Guarino Guarini l’incarico di ampliare ed abbellire
la loro dimora. Guarini preparò i disegni, cominciò
i lavori, ma non li finì. Toccò ad un altro architetto
della corte sabauda, Benedetto Alfieri, portarli a termine un
secolo dopo.
Nel 1792 il Castello diventò proprietà dei Savoia.
Il re Carlo Felice e la moglie Maria Cristina, tornati dall’esilio
sardo dopo la caduta di Napoleone, ne presero possesso e lo
fecero restaurare completamente, compresi i giardini, per utilizzarlo
come residenza di villeggiatura, in alternativa al Castello
ducale di Aglié. Come altre proprietà sabaude
passò in eredità a Carlo Alberto, quindi ai suoi
successori, finché alla fine del 1800 fu acquistato dal
Comune di Govone.
Come altre dimore storiche, il barocco castello di Govone è
meta di visitatori arrivati fin lassù per ammirare lo
scenografico scalone d’ingresso, le sale decorate con
preziose carte cinesi, i trompe-l’oeil del salone centrale
che, molto realisticamente, simulano la presenza di statue…
che non ci sono.
Il giro turistico-storico-culturale tra le più importanti
residenze sabaude in Piemonte termina qui. A chi ha avuto la
pazienza di leggermi, un grazie di cuore. E se a qualcuno avrò
stuzzicato la curiosità di andare a visitare i palazzi
che ho raccontato, l’augurio di una felice vacanza. In
questo caso mi riservo la soddisfazione di non aver sprecato
il mio tempo.