|
di Luigi Grazia
Situata al centro di un vasto anfiteatro morenico dominato dal
profilo della Serra , una parte dell’abitato è adagiato
in piano , l’altro su un colle ed ambedue attraversati dalla
Dora Baltea .
E’ una graziosa cittadina nella quale all’atmosfera
raccolta del nucleo antico si alterna con l’aspetto movimentato
e vivace dei rioni di recente costruzione, sorti dalla presenza
degli stabilimenti Olivetti.
Il nome latino di Ivrea era Eporedia il quale derivava dal gallico
epos (cavallo) e reda (carro) cioè stazione di carri trainati
da cavalli. Il nome gallico fa immediatamente comprendere l’importanza
dell’insediamento urbano di Eporedia che si trovava al centro
di vie di comunicazioni, commerciali , di transiti di moltitudini
di pellegrini che dal nord Europa si recavano a Roma ed anche di
crociati che percorrendo tutta la penisola si dirigevano in Terrasanta
per partecipare alla conquista di Gerusalemme, utilizzando la famosa
via Francigena o Francesca, cioè la strada che proveniva
dalla vicina Francia. Ivrea nacque come presidio preromano fortificato
a “guardia” di interi sistemi vallivi, così come
lo furono Aosta e Susa.
Nel medioevo divengono ancora più importanti capisaldi a
protezione degli accessi alle valli della Dora Baltea e Riparia
, i quali erano “comandati” dalla politica di Torino
e Milano.La Dora Baltea è l’antica Duria Major, detta
poi Duria Bautica dal suo affluente Bautex, oggi Buthier .
Il fiume anticamente era una importante via navigabile dove chiatte
di ogni tipo trainate da cavalli trasportavano merci e persone,
poi le rive furono “imbrigliate” dalle costruzioni o
dall’espandersi dei terreni coltivati riducendo l’ampiezza
del corso fluviale , venendo meno alla originaria funzione di via
d’acqua.
La città,come è noto, propone un carnevale seguito
da una folla immensa di partecipanti e spettatori, la cui trama
rievoca l’uccisione di un tiranno da parte di un’eroica,
leggendaria quanto sconosciuta mugnaia ed il “divertimento
collettivo” è ampiamente assicurato.
La parte alta di Ivrea è la più spettacolare e racchiude
nel suo vecchio borgo i monumenti più insigni. Il Duomo sorge
in una cornice suggestiva e si presenta con una facciata neoclassica
con due campanili absidali. L’interno con il tiburio e la
cripta , risulta completamente rimaneggiato nel corso dei secoli.
Si possono ammirare nella prima e seconda sacrestia due dipinti
di Defendente Ferrari , un’adorazione del Bambino ed una natività
con Santa Chiara contornata da monache. Nelle vicinanze troviamo
il castello iniziato nel 1358 da Amedeo di Savoia ; la poderosa
mole a pianta quadrata con vasto cortile, è rafforzata agli
angoli da slanciate torri cilindriche , la cui maggiore è
mozzata a causa di un’ esplosione di polveri del 1676. Potremo
visitare l’anfiteatro romano ,la chiesa di San Bernardino
ed altri notevoli edifici.
Ancora di preminente interesse è la chiusa , lunga 400 metri
, che convoglia le acque della Dora nel naviglio d’Ivrea,
aperto nel 1468 da Jolanda moglie del Duca Amedeo IX°di Savoia.
Donna energica e volitiva che molti principi ed addirittura il re
francese ritenevano fosse meglio evitare. A circa un chilometro
di distanza, con una suggestiva passeggiata, è possibile
raggiungere il Santuario del Monte Stella che si eleva a 310 metri
dove lo sguardo spazia sulla città e sull’ anfiteatro
morenico. Ivrea è anche luogo di cultura ,la biblioteca civica
C .Nigra è una delle più complete del nostro paese,
il museo civico P.A.Garda è ricchissimo di reperti orientali,
etruschi, campani e dipinti recuperati da vecchie abitazioni in
rovina .
Nel 1906 morì Giusppe Giacosa, famoso drammaturgo, le cui
opere sono rappresentate in tutto il mondo. Il suo primo dramma
”curiosamente” lo intitolò A can che lecca cenere
non gli fidar farina il quale è un proverbio “piemontese”
dell’800. Collaborò con Illica nella stesura di molti
libretti di opere pucciniane. Il dramma, ritenuto il suo capolavoro
si intitola Come le foglie , e tutta la sua produzione è
intrisa di una sfumata coscienza sociale e problematiche sentimentali
delicate, quasi crepuscolari che si adeguano sempre alla società
del tempo in cui visse.
Note tratte da:
Città storiche del Piemonte di Carlo Maria Cortesi
Scrittori piemontesi del secondo ottocento di G.Petrocchi
|