I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Cuorgnè"

di Flavio Alisei

L’antica Corniatum importante centro romano e longobardo, divenne feudo dei Valperga , conteso dai marchesi del Monferrato e dagli Acaja, entrò agli inizi dell’ottocento nell’orbita dei Savoia. Prese parte alla lunga ed estenuante lotta del tuchinaggio , rivolta contro le esose imposizioni dei feudatari.
La protesta ebbe origine nella Lingua d’Oca contro il gravame delle imposte fiscali, avvenute nel secolo XIV°. Forse trasse il nome dalla antica parola francese tuchin (miserabile, straccione).
Altri fanno derivare da tuic un (tutti uniti) motto dei contadini insorti, o da tuca (zolla). La questione dei tuchini e dell’origine del nome , come pure quella sulle sue cause, non sono ancora tutte risolte. L’insurrezione si propagò in quasi tutta la Francia meridionale con stragi di nobili ed incendi di castelli, ma fu crudelmente repressa dal duca di Berry (1382). Contemporaneamente si propagava in Piemonte un movimento simile, precisamente nel Canavese, fomentato segretamente da Teodoro II° del Monferrato ai danni del Conte di Savoia Amedeo VII°; questi però con savie disposizioni riuscì a pacificare gli animi, siamo nel 1387. Il nucleo antico della cittadina è particolarmente interessante con le strette vie. Una di queste la pittoresca via Arduino, a portici, nella quale si trova la cosiddetta casa di Re Arduino, gotica ricca di decorazioni a cotto.
Alcune torri superstiti si intravedono fra cui la bella torre Carlevatto. Più avanti troveremo la parrocchiale San Dalmazzo nella quale potremo ammirare, su un altare laterale, una tela di Santa Teresa attribuita a Guido Reni. Questo artista, così come altri (I Carracci) uscì dall’accademia degli incamminati caraccesca.
Caratteri diversi, temperamenti opposti rivelarono ben presto molti ingegni dell’ambiente emiliano del primo Seicento. L’opera del Reni deve essere tuttavia attentamente vagliata poiché tanta parte della sua produzione, sia delle grandi pale d’altare che dei piccoli dipinti di devozione privata, è viziata spesso da pietismi e languori che commercializzavano la sua vena di grande pittore.
Talvolta, nelle sue opere meno sincere e più declamatorie, si possono ritagliare brani di eccezionale bellezza.

Note tratte da:
Le vie d’Italia del T.C.I.
Edizioni sull’ Arte italiana della U.T.E.T.

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