Augusta Taurinorum.
Tutti sanno che questo era il nome di Torino al tempo degli
antichi Romani. Quello che pochi conoscono, anche fra i torinesi
doc, è la superficie che la città occupava, sebbene
sia ancora ben rintracciabile nella fisionomia della città
moderna. Questo fatto si spiega con tutta una serie di vicende
che proverò a raccontare cominciando dall’inizio.
Augusta Taurinorum nasce nel 44 a.C. come alloggiamento, avamposto
e retroguardia nello stesso tempo, delle legioni romane che
andavano e tornavano dalla Gallia, l’attuale Francia,
nonché come base di rifornimento per le truppe. Riassumendo,
Augusta Taurinorum era un Castrum, ossia una base militare cinta
di mura difensive, con le strade che s’incrociavano ad
angolo retto tra una fila di alloggiamenti e l’altra.
Non si ha notizia di lussuose dimore patrizie che, invece, si
ritrovano in altri luoghi dell’epoca.
La caduta dell’Impero romano trascinò con sé
l’abbandono del sito che si spopolò del contingente
militare per diventare poco più di un tranquillo villaggio
di povera gente, che sbarcava il lunario con un po’ di
agricoltura, un po’ di pesca sul Po e piccoli commerci
con le popolazioni confinanti.
Perché Augusta Taurinorum e parte del Piemonte rinascessero
dalle ceneri come l’araba fenice, bisognò aspettare
fino alla seconda metà del 1500. Proprio in quegli anni
l’ambasciatore di Venezia in Piemonte descriveva così
le terre del ducato sabaudo: “Tutto questo tratto di paese,
poco fa bellissimo, è ridotto a tali termini che non
si conosce più quale sia stato”
La svolta venne dalla decisione di Emanuele Filiberto di Savoia,
soprannominato Testa di ferro, di abbandonare la vita militare
al servizio del re di Francia e di spostare la capitale del
suo ducato da Chambéry a Torino per meglio controllare
e proteggere i suoi territori piemontesi. Costruire una città
capitale di uno Stato praticamente dal nulla, era un impegno
finanziario pesante anche a quei tempi, figuriamoci per una
casata montanara non proprio ricca com’erano allora i
Savoia. Forse si deve alla poca disponibilità di denaro
per un progetto così ambizioso se l’impianto urbanistico
esistente, cioè quello romano, non fu completamente cancellato.
Non so se questa mia ipotesi sia storicamente esatta, quello
che è certo, perché sotto i nostri occhi, è
che oggi possiamo conoscere senza ombra di dubbio quanto grande
fosse Augusta Taurinorum. Nemmeno gli interventi successivi,
quelli che diedero a Torino la fisionomia barocca , modificarono
granché la situazione.
Il perimetro del quadrilatero romano (si chiama così
perché visto disegnato sulla carta è una figura
geometrica quasi perfetta) si snodava dalle Porte Palatine alla
Via della Consolata verso ovest. Qui voltava a sud per Via della
Consolata e Corso Siccardi; su questo lato si apriva la Porta
Decumana, di cui nulla è rimasto visibile. All’angolo
con Via Cernaia girava ad est verso la Porta Marmorea, completamente
scomparsa. Oggi su questo percorso si trovano le vie Cernaia,
Santa Teresa, Maria Vittoria e Piazza San Carlo. All’angolo
con Via Accademia delle Scienze, proprio dov’è
collocato il Museo Egizio, le mura piegavano a nord, attraversavano
diagolnamente Piazza Castello dov’era la Porta Pretoria,
poi l’area del Palazzo Reale, quindi tornavano verso ovest
per ricongiungersi con le Porte Palatine.
Due strade importanti s’intersecavano in quest’area:
Il Decumano da est ad ovest ed il Cardo da nord a sud. Ebbene,
se ci mettiamo davanti all’ingresso di Palazzo Madama
e guardiamo la linea perfettamente diritta della Via Garibaldi,
non facciamo altro che vedere il Decumano Maximus che metteva
in comunicazione la Porta Pretoria con la Porta Decumana o Segusina,
ossia la porta “verso Susa”. Se ci portiamo sul
retro del Palazzo Madama troveremo le quattro torri della Porta
Pretoria inglobate nell’edificio. Il Cardo iniziava dalla
Porta Marmorea, percorreva le odierne Via San Tommaso e XX Settembre
e terminava alla Porta Palatina, unico reperto dell’impero
romano rimasto in città insieme con tracce di mura e
resti del teatro, oggi inglobato nella cancellata di Via XX
Settembre. Le due statue che rappresentano Cesare ed Augusto
sono copie del secolo scorso, collocate davanti alla Porta Palatina
nel periodo in cui l’Italia era governata da un regime
che amava esaltare la romanità antica sperando di ripeterne
i fasti.
Nel perimetro del quadrilatero romano troviamo esempi significativi
della storia di Torino fino ai nostri giorni, oltre a quelli
già citati. Un breve elenco alla rinfusa per ricordare
la settecentesca Piazza San Carlo, il salotto della città,
al cui centro sta la statua equestre di Emanuele Filiberto di
Savoia, oppure la Piazza Castello dove palazzi e chiese coprono
un periodo di circa mille anni, dalle romane Torri della Porta
Pretoria al grattacielo di Via Viotti ed al rifacimento della
Via Roma, entrambi degli anni ’30 del 1900. Ed ancora
il Duomo con la Cappella della Sindone, la chiesa della Consolata,
Piazza Carignano con il Palazzo ed il teatro omonimi, il Palazzo
di città sede del Municipio, il grande mercato di Porta
Palazzo. E per finire, oltre a tanti Palazzi nobiliari del 6-7-800
sparsi nelle vie che s’incrociano ad angolo retto come
nel Castrum, la chiesa di San Domenico e la casa di Via IV marzo,
esempi della Torino medievale.