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di Claudio Galliani
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME"
N. 75 6/2002)
C'é un percorso, al confine italo francese che oggi è
chiamato "Via dell'Amicizia" dai francesi e "Strada
Cannoniera" dagli italiani, che porta, imponendo un po' di
disagio e buona pratica di guida, nel cuore dei Parchi Nazionali
del Marguareis (I) e del Mercantour (F) e che presenta numerosissimi
spunti di interesse che spaziano da quello naturalistico a quello
storico-geografico.
La strada, costruita già nei primi decenni del XIX secolo,
serviva in origine a collegare tra loro e rifornire installazioni
militari risalenti alla 1^metà del 1700 e soprattutto quelle
volute prima da re Carlo Alberto per proteggersi le spalle da un
eventuale attacco francese e poi, all'epoca del Crispi quando l'Italia
aderì alla Triplice Alleanza. Tali spettacolari fortificazioni,
note come "La cintura corazzata di Tenda", strutturate
in ben sette opere potentemente armate ed imponenti più altre
minori, persero quasi subito di importanza strategica al mutare
della politica estera del Regno di Sardegna e furono parzialmente
adoperate solo nel Giugno del 1940 durante le operazioni militari
dell'Italia contro la Francia e poi, all'epoca della "Repubblica
di Salò" dai partigiani per rifornirsi di armi; furono
poi interesate da un breve intermezzo di riarmo tedesco per contrastare
le truppe franco-americane che risalivano dalla Provenza.
Queste magnifiche opere, vero libro di storia a cielo aperto sull'evoluzione
dei sistemi divensivi dal 1700 al 1940, nel 1947 godettero di una
fortuna insperata: con il trattato di pace franco-italiano passarono
praticamente tutte in territorio francese e così furono risparmiate
dalla demolizione imposta dal medesimo trattato (sorte che toccò,
tanto per fare un nome, all'opera dello Chaberton, posta sopra Briançon
ed armata da 8 pezzi 149/35 in cupola corazzata)
Oggi, pur essendo interessantissime, molte sono del tutto abbandonate
ed in gran parte fatiscenti, (i francesi dicono testualmente che
l'incuria e l'abbandono hanno fatto ben più danni delle cannonate
nemiche ricevute) mentre per altre, sia in territorio italiano sia
francese, è iniziata un'opera di recupero a scopo conservativo
storico-turistico.
La strada, che parte circa da Casterino(F) e la Valle delle Meraviglie,
famosa per i graffiti dell'età del bronzo che nulla hanno
da invidiare a quelli di Capo di Ponte, percorre tutte le creste
delle montagne da 1.800 a 2.000 metri di quota. É a fondo
naturale (robustissimo perchè previsto per il transito di
artiglierie pesanti da fortezza) e, con numerose varianti, sbocca
in vetta al Col di Tenda per proseguire poi con altre varianti fin
quasi a Ventimiglia.
Un'altra vasta ed interessante rete di strade strategiche dai percorsi
talvolta molto arditi si snoda in territorio francese e fu costruita
tra il 1880 e il 1898 in via preventiva di un'aggressione italiana
(all'epoca l'Italia aderiva alla Triplice Alleanza in funzione antifrancese
assieme ad Austria e Germania).
Veramente unica è poi la possibilità di visitare in
territorio francese, oltre a fortezze ottocentesche e precedenti,
delle strutture CORF/Maginot quasi perfettamente conservate la cui
apertura al pubblico (con guida) risale, essendo decaduta la funzione
strategica delle opere, solamente a pochissimi anni or sono.
Teniamo inoltre presente che tutte le strade militari dell'epoca,
quand'anche progettate per cannoni ippotrainati, dovevano sempre
tener conto, nella progettazione, del "raggio di volta"
dei cannoni molto simili tra loro come peso ed ingombro, sia italiani
sia francesi, (italiani "15-ARC/Ret 149/35" e francesi
155 "DeBange") aventi la sola canna ben più lunga
di 5 metri lasciando loro anche qualche metro di tolleranza per
poter "girare bene", quindi un mezzo da 6 metri al massimo
come prescritto, riesce a girare anche nei tornanti più "pestiferi"
e stretti senza problema di incastrarsi o "toccare", anche
se talvolta, per sicurezza, qualche manovra bisogna farla. Per il
dubbio che la strada regga il peso dei mezzi ricordiamo che i pezzi
in traino, tra canna, affusto, ruotismi etc superavano abbondantemente
le 7 tonnellate, quindi …ci siamo, ed anche con un buon margine.
Il presente itinerario rivede la luce dopo più di dieci anni
grazie all'interessamento dell'Alpino Bruno Canova (della Sezione
ANA di Ceva, che in questi anni si é adoperato affinché
gli insulti dell'abbandono e dell'incuria non distruggessero un
pezzo significativo della storia della viabilità militare
alpina), dal quale ho assunto personalmente informazioni e che doverosamente
ringrazio per la disponibilità e competenza dimostrata. Ulteriori
dati poi sono stati ricavati da un parziale sopralluogo del sottoscritto
nell'Agosto 2000 ai punti più critici del percorso.
PIANO DI VIAGGIO
1^ GIORNO
Arrivo a Vinadio (CN) sulla strada SS21 "della Maddalena"
(grandissimo spiazzo di sosta con camper service ed eventuale campeggio
a sinistra non appena superato il paese, giusto di fronte al rivellino
della grande fortificazione albertina).
2^ GIORNO
Visita a piedi completa delle fortificazioni per le quali, presso
la Pro Loco, è possibile anche richiedere una guida (vero
gioiello di architettura militare ottocentesca dove troviamo coniugati
i concetti fortificatori del Vauban e di Montalèmbèrt
fino ad arrivare alle interessantissime ed altrettanto rare "batterie
a sfera" (ideate da Krupp per superare il problema dei "tiri
di imbocco", ma ben presto abbandonate come concetto perché
sottoponevano gli affusti ad uno stress meccanico enorme in quanto
erano stati eliminati i freni di rinculo) sul lato basso del forte
vicino al fiume Stura) con escursione (meglio a piedi o MTB vista
la strada stretta e le frasche sporgenti) al "Forte del Neghino"
(1880) dalla caratteristica forma semicircolare (fiancheggiamento
N della fortezza principale, oggi molto fatiscente ma unico posto
dal quale è possibile avere una visione d'insieme di tutto
il complesso fortificato). Volendo, sempre partendo da Vinadio,
un'altra escursione interessante è alla "Batteria della
Sarziera o Serziera" ed alle opere ad essa collegate, di fronte
al Neghino sul lato sud della valle (chiedete informazioni in paese
sullo stato della strada militare; anche qui consiglio di andarci
a piedi o in MTB e di non tentare con il camper). In serata, per
la strada del Col de Larche (Maddalena), si giunge a Larche, località
sede di un piccolo campeggio in mezzo al bosco (vi è possibile
anche la pesca alla trota) il cui gestore non si farà pregare
per fornirvi le "dritte" per eventuali itinerari in zona.
3^ GIORNO
Scendendo verso Meyronnes, prima del paese e con una casamatta a
Dx a livello del piano stradale, le imponenti (anche se poco visibili
perchè ben defilate) fortificazioni CORF/Maginot de l'Ubayette
composte dai forti di "Haut de Saint Hours" (a destra)
e di "Roche-La-Croix" (a sinistra), quest'ultimo munito
di "tourelle à éclipse" torretta mobile
a scomparsa, tutt'ora funzionante, del peso di 265 tonnellate armata
da due pezzi da 75 mm; il sistema è così perfettamente
bilanciato da permettere (in caso di guasto ai generatori di energia
elettrica) il suo azionamento a mano da parte di due soli serventi.
Non formalizzatevi per quello che si vede all'esterno delle opere
CORF in quanto può sembrare ben poca cosa: l'interessante
è l'interno, attrezzato di tutto, infatti un'opera CORF era
predisposta per mantenere in grado di combattere nel massimo confort
la guarnigione per almeno 3 mesi senza alcun contatto e/o rifornimento
esterno; le protezioni delle opere andavano dalla sovrappressione
continua con aria filtrata e depurata per evitare attacchi con i
gas asfissianti ai malloppi di calcestruzzo con corazzatura interna
in piastre di acciaio che erano calcolati per reggere l'impatto
anche di colpi da 420 (peso del solo proietto circa 1.500 Kg per
una velocità d'impatto talvolta superiore a Mach 3). Tale
filosofia costruttiva si era sviluppata negli anni '30 del XX secolo
con un enorme sforzo finanziario nel ricordo dei massacri della
Grande Guerra: la Francia voleva tutelarsi da una ripetizione di
tali massacri erigendo uno sbarramento corazzato considerato invalicabile
da ogni potenziale nemico (nella fattispecie Italia e Germania).
...Ma il Belgio era considerato Nazione amica ed a quella frontiera
lo sbarramento corazzato non fu costruito poiché si fece
affidamento sulla "tenuta" dei forti belgi in funzione
antitedesca. Fu la più grande ingenuità strategica
commessa in quelli anni dai francesi! Tutti sappiamo poi com'è
andata.
Per quanto riguarda "Roche-La-Croix", oltre all' "Opera
Bassa" CORF/Maginot esiste anche un' "Opera Alta"
(aperta e visitabile liberamente) con cannoniere "Haxo":
meglio andarci a piedi anche se la rotabile di servizio ci arriva
(al forte non c'è posto per girare il mezzo e sarebbe giocoforza
farsi un bel pezzo a retromarcia) prendendo a destra dal bivio che
porta all' "Opera Bassa".
Proseguendo verso Jausiers a destra si incontra anche l'imponente
mole dell'ottocentesco "Fort de Tournoux" praticamente
contemporaneo al Forte di Vinadio ed oggetto di continui rimaneggiamenti
ed ampliamenti fino alla fine del XIX secolo; anch'esso visitabile
con guida rivolgendosi ai recapiti che troverete più avanti.
La novità è che da alcuni anni tutti questi interessantissimi
sistemi difensivi, alcuni dei quali perfettamente conservati ed
ancora militarmente efficienti, hanno visto, soprattutto con la
nascita dell' UE, cadere il vincolo del segreto militare, sono accessibili
attraverso le ex rotabili militari di servizio (molto facili da
percorrere anche col camper) e sono aperti al pubblico; per la visita
(esclusivamente con guida) rivolgersi a Jausiers o a Barcelonnette
agli uffici delle Associazioni "Sabença de la Valéia"
& "Association des fortifications de l'Ubaye" oppure
alla "Communauté des Communes de la Vallée de
l'Ubaye" (tel: 04.92.81.03.68 / 04.92.81.21.76 / 04.92.81.04.71;
fax: 04.92.81.22.67). Per pernottare col camper indisturbati in
zona non c'é che l'imbarazzo della scelta; personalmente
consiglio la piazzetta all'imbocco N dell'abitato di Jausiers.
4^ & 5^ GIORNO
Da dedicarsi interamente alla visita dei forti
6^ GIORNO
Interessantissima visita a due delle strade strategiche francesi
di frontiera volute dal generale barone Berge tra il 1890 e il 1898;
una conosciuta ed entrata da tempo anche nei circuiti del Tour de
France: il "Col de Vars", l'altra, sconosciuta e dimenticata
dai più, ma non meno interessante: il "Col du Parpaillon".
Da Barcelonnette si risale la strada del Col de Larche fino all'abitato
di La Condamine, si supera il ponte, poi con evidente bivio a sinistra
si prende la D902 e subito all'inizio a destra al fianco della strada
si trova la "Redoute Berwick" piccola fortificazione pre-Vauban
costruita ai tempi di Luigi XIV (proprietà privata, ma se
il titolare é presente é gentilissimo e ve la fa visitare
anche se gli interni sono stati stravolti poiché fino a pochi
anni fa era utilizzata dal comune come "colonia alpina"
per bambini e ragazzi). Superato il Col de Vars si prosegue fino
a Guillestre; da qui in 4Km ci si porta alla N94 girando a sinistra
e si prosegue per 3,5 Km; prima del sovrappasso ferroviario si gira
a sinistra per la D994d e si prosegue per 13 Km fino a St.André
d'Embrun/La Pinée e da qui si prende a sinistra la D39 che
Vi porterà attraverso la strada a fondo naturale del Parpaillon
al "passaggio chiave" in vetta al passo rappresentato
dal "Tunnel du Parpaillon" perfettamente rettilineo chiuso
da portelloni blindati di acciaio agevolmente apribili e possibilmente
da richiudere.
Man mano che si prosegue la volta si abbassa, manca il rivestimento
e vi sono delle rocce sporgenti; se Vi siete attenuti alle dimensioni
massime consigliate in premessa e vi manterrete perfettamente al
centro del tunnel (magari facendovi precedere a piedi da una persona
con una torcia elettrica per verificare la vs. esatta posizione
rispetto al centro del tunnel) passate senza alcun problema; se
comunque ad un certo punto decidete di desistere, essendo il tunnel
perfettamente rettilineo non esistono problemi per eventuali retromarce
(io l'ho attraversato completamente nell'agosto 1998 con il mio
"GrandErg Tassili", ben più alto e largo delle
dimensioni massime da me prescritte, strusciando la veranda in modo
leggerissimo e fortunatamente senza alcun danno a parte il minimo
segno della strusciata perchè, nel mantenermi al centro del
tunnel, non ho considerato l'asimmetria del mezzo dovuta ai 10 cm.
in più di sporgenza della veranda al lato dx! ...Svegliarsi!
...Vale soprattutto anche per me!).
La discesa è sempre su strada a fondo naturale in un ambiente
severissimo e Vi riporterà di nuovo a La Condamine (per le
pendenze della strada è consigliabile, se avete un "trazione
anteriore", compiere il giro nel senso descritto, se avete
un trazione posteriore, magari gemellato, il senso del giro può
essere tranquillamente invertito in quanto si tratta di un "anello"
perfetto).
7^ GIORNO
Si continua lungo un'altra strada strategica che ci porterà
oltre i 2700 metri di quota; da Jausiers si prende a destra seguendo
l'indicazione "Restefond" & "La Bonette";
superate le fortificazioni CORF/Maginot (a sinistra, aperte e visitabili
con molta cautela portando con sè almeno due torce elettriche
-una sola si può anche spegnere e non riuscireste ad uscirne-
perchè non sono illuminate, sono decisamente labirintiche
e non hanno avuto manutenzione da almeno 30 anni, anche se gli armamenti
sono ancora in posto) di Restefond abbiamo due possibilità:
A) proseguire lungo la strada (tutta asfaltata) de "La Bonette"
(interessantissimo punto panoramico ed una delle strade più
alte d'Europa assieme allo Stelvio, al Col dell'Agnello ed al Col
de L'Iseran) e superare il passo con successiva discesa a Pont Haut.
B) 1 Km circa dopo le fortificazioni di Restefond girare a destra,
strada bianca (molto facile) passando sotto la cima de La Bonette
che rimane a sinistra; proseguire per circa 2 Km; poi a Sx verso
il Col de La Moutiére (altro eccezionale punto panoramico)
dove si incontrano ulteriori opere CORF/Maginot; superato il passo
(qui la strada ritorna asfaltata) si scende fino a Pont Haut. Si
continua per la D2205 (a me personalmente piace di più l'itinerario
"B").
A questo punto, chi avesse esaurito il tempo può dirigersi
per la D97 a Isola 2000 Col de la Lombarde per rientrare a Vinadio
visitando:
1. al Col de la Lombarde (a sinistra e destra del passo a breve
distanza ben visibili dalla strada e raggiungibili per facile sentiero)
le opere 175/ter & 175/bis del "Vallo Alpino" costruite
negli anni immediatamente precedenti il 2° conflitto mondiale
fino al 1940 e praticamente intatte ma disarmate.
2. il Monastero di S. Anna, inserito nelle Basiliche del Giubileo-2000.
E' possibile giungere a S.Anna per due strade:
a) continuando per l'asfalto
b) prendendo dal passo (a sinistra) la ex strada militare (sterrata
e con tornanti piuttosto stretti, ma storicamente più interessante).
Le due strade dopo alcuni Km riconfluiscono; chi sceglie la strada
"b", ritrovando l'asfalto girerà a sinistra. (200
metri dopo il monastero [sopra il Monastero] grande piazzale per
sostare e pernottare indisturbati).
Un'altra curiosità di storia: sempre in Valle Stura c'è
l'abitato di S.Anna in Valdieri dove fu relegata Maria José
(moglie di Umberto 2°) da parte di Vittorio Emanuele 3°
perché la "Principessa di Piemonte" poi divenuta
Regina d'Italia aveva iniziato, ad insaputa del re, dei contatti
con gli anglo-americani per far uscire l'Italia dalla guerra.
Superato il bivio a sinistra che porta a Isola 2000, sempre per
D2205 attraversando i "Gorges de Valabres" la si percorre
fino al bivio a sinistra con la D2565 e si prosegue fino al bivio
a sinistra con la D70 che porta al Col de Turini; In cima al Col
grande piazzale per pernottamento.
8^ GIORNO
Si prende la D68 per "L'AUTHION" dove, in località
"P.te des 3 Communes" & "Mille Fourches"
si trovano installazioni militari prima savoiarde poi francesi (in
questa zona i confini si sono mossi parecchio negli ultimi 200 anni)
risalenti a partire dal 1794 fino al 1935 (CORF/Maginot); la zona,
nel Giugno 1940, fu teatro di combattimenti molto aspri (visita
a piedi delle strutture e attenzione a dove si mettono i piedi!).
Si torna al piazzale (anello stradale perfetto a senso unico di
percorrenza) del Col de Turini e si prende la D2566 verso SOSPEL;
in questa località visita al "Fort Suchet / Ouvrage
du Barbonnet", interessantissima struttura per artiglieria
pesante risalente al 1880 (epoca della triplice alleanza che vide
Francia e Italia su fronti contrapposti) armata con due torrette
corazzate dello spessore di 60 cm equipaggiate con pezzi binati
da 155 "DeBange (ancora in posto, perfettamente ingrassati
e funzionanti; mancano solo gli otturatori e …i colpi), che
fecero sentire la loro autorevole voce appena nel Giugno del 1940
durante le ostilità con l'Italia e si comportarono molto
onorevolmente nonostante la loro vetustà: infatti di lì
non passò proprio nessuno nel pieno rispetto del motto francese
degli artiglieri di fortezza "on ne passe pas" ; il punto
di interesse dell'opera sono i continui rimaneggiamenti ed adattamenti
della fortezza all'evolversi delle tecnologie belliche fino a Maginot.
Si pensi che, all'epoca di Napoleone 3°, per portare in posto
le due torri corazzate dei "DeBange" (piuttosto ingombranti
e pesanti centinaia di tonnellate) vennero rifatte molte strade
della zona (i ponti non avrebbero retto il peso e molti tratti furono
ampliati per consentire il passaggio) e fu costruito un apposito
trattore stradale a vapore che le portò dalla fonderia al
forte in parecchi mesi di solo viaggio alla velocità di 700
metri/ora (visita a piedi). A puro titolo informativo e comparativo
si pensi che le torri corazzate dei forti italiani fino al 1913
erano armate con il 15ARC/Ret (149/35A), pezzo in pratica equivalente
al "DeBange" e forse sotto alcuni aspetti con prestazioni
migliori, ma lo spessore delle cupole era di soli 15 cm contro i
60 delle cupole francesi!
Facendo il debito parallelo, confrontando il forti austriaci del
medesimo periodo contrapposti ai forti italiani (che mantennero
praticamente lo stesso armamento e tipo di corazzatura su tutto
il fronte) troviamo le cupole corazzate austriache di uno spessore
medio minimo di 25/30 cm, ma con un diametro dimezzato rispetto
a quelle italiane, offrendo così un bersaglio ben minore
abbinato ad una robustezza balistica notevolmente superiore. In
più, sia le cupole francesi sia le cupole austriache "inglobavano"
quasi completamente i "pezzi" lasciandoli sporgere pochissimo
e talvolta per nulla, quindi la protezione era massima; i "pezzi"
italiani invece sporgevano dalle cupole per ben 2/3 della loro lunghezza
e di conseguenza la loro protezione era quasi nulla anche nei confronti
di "colpi" di piccolo calibro ben aggiustati, anche se
la "scenografia" era indubbiamente più imponente
(interessantissima a questo proposito una visita al forte italiano
di Colico in "testa" al lago di Como, praticamente allo
sbocco della Valtellina, che è l'unico rimasto con tutto
l'armamento e corazzatura in posto e perfettamente funzionante;
per la visita, a pagamento con guida, ci si rivolge in Municipio
e/o alla biblioteca comunale; talvolta in periodo estivo il forte
è "presidiato" da volontari che fanno da guida
ed è sufficiente presentarsi direttamente al forte).
Avevamo quindi realmente dei "forti" di immagine più
che di sostanza e che offrivano una protezione soprattutto psicologica
già a proietti di calibro superiore al 75.
Una dimostrazione di questa inferiorità qualitativa delle
corazzature e dell'eccessiva esposizione dei "pezzi" si
ebbe nel giugno del 1940 in maniera tragica con il forte italiano
dello Chaberton, che dominava la conca di Briançon, armato
con ben 8 pezzi da 149/A (15/ARC) in torre corazzata: non provocò
alcun danno alle opere francesi, per contro furono sufficienti due
giorni fuoco delle batterie dell' opera CORF-Maginot del Janus a
mettere fuori uso tutte le 8 torri ed a far tacere per sempre lo
Chaberton".
Ogni commento è superfluo.
Da SOSPEL per D2204 alla N204 che si prende in direzione S; a BREIL
SUR ROYA, grande spiazzo asfaltato (pernottamento).
9^ GIORNO
Da Breil S.R. si torna leggermente sui propri passi in direzione
N fino al bivio a Dx per D143; e si arriva all'abitato di SAORGE
che dal 1700 in poi fu una piazzaforte sabauda che diede del gran
"filo da torcere" all'esercito francese, anche allo stesso
Napoleone; lasciare i mezzi all'esterno del paese e visitarlo (interessantissimo)
esclusivamente a piedi. Ripartiti da Saorge, si supera LA BRIGUE
e si va a NOTRE DAME DES FONTAINES, chiesetta molto antica e dall'insignificante
aspetto esterno, all'interno però tutto il visibile è
ricoperto da affreschi che hanno valso alla chiesetta il titolo
di "Cappella Sistina delle Alpi"; terminata la visita
si ridiscende alla N204 al paese di St.Dalmas de Tende e si prende
per CASTERINO; Spiazzo o prato per pernottamento.
10^ GIORNO
Quasi tutta la giornata è dedicata all'escursione a piedi
e con guida obbligatoria a Fontanalbe per i graffiti dell'Età
del Bronzo; al rientro si inizia il primo tratto della Via dell'Amicizia
(che da qui in avanti sarà tutta a fondo naturale) rasentando
i forti savoiardi di GIAURE, PERNANTE, MAGUERIE (quest' ultimo proprio
a destra a lato-strada quindi raggiungibile in pochi attimi) ed
arrivando in cima al Col di Tenda con pernottamento consigliato
sul vastissimo prato del fronte di gola del grandioso FORT CENTRAL
(la più potente opera fortificata di tutto il settore, noto
anche con il nome di "Colle Alto").
Qui consigliamo vivamente di "spendere" la seconda giornata
"Jolly" ed anche la prima se non vi siete fermati alla
Serre Ponçon facendo campo-base allo spiazzo di Fort Central
per visitare esclusivamente in Mountain Bike o a piedi su deviazioni
a Dx dalla rotabile militare principale gli interessanti forti di
TABOURD & PEPIN.
E' da qui anche possibile la visita (a piedi) al primo tunnel stradale
di Tenda (incompiuto) il cui imbocco si trova al lato N. del valico
scendendo lungo la strada militare che ricalca il tracciato della
rotabile settecentesca; molto interessante il fatto che il tunnel
(per circa 700 metri dei 1.500 necessari ad attraversare la montagna)
nella parte interna è doppio così da permettere il
traffico in entrambi i sensi senza intralciarsi reciprocamente:
la viabilità a "doppia corsia" non é quindi
un'innovazione del 20° secolo.
11^ GIORNO
Dal Fort Central, anch'esso visitabile (si entra dalla cannoniera
di SW con una breve arrampicata) e strutturalmente molto interessante
soprattutto per i due "tamburi" di difesa unici nel loro
genere. Si continua per la "Via dell'Amicizia" che corre
a N del crinale rasentando i forti TABOURD e soprattutto PEPIN che
presenta, unica in tutte le strutture corazzate di Tenda ed intatta,
una bellissima "tenaglia" da fucileria (evoluzione diretta
delle settecentesche "opere a forbice") con fossato difeso
da caponiera nel rientrante del fronte tenagliato.
Lo si ripete: per quanto questi forti posti al lato Sud del crinale
siano tutti collegati alla rotabile militare principale (quella
che state percorrendo voi) da strade di servizio, esse sono consigliabili
solo a mezzi molto piccoli e possibilmente 4x4, quindi per voi la
visita è esclusivamente a piedi o in MTB ! Non andateci con
il camper! Non tentate neppure !
Proseguendo si giunge al "Col des Seigneurs" (vasto prato
per pernottamento & rifugio "Don Barbera" CAI a pochi
metri) in pieno Marguareis (Parco Nzn).
NB: Il rifugio non ha gestore; per le chiavi bisogna rivolgersi
al CAI di Albenga sig. Ansaldi Aurelio, Via Genova 37 Tel. 0182-543477
oppure a Nava presso la panetteria Tel. 0183-325049 (agg.to dati:
Feb. 2000)
12^ GIORNO
Giornata che ci porterà a Mònesi, Úpega e Viozène
con i suoi interessantissimi fenomeni carsici ("Gola delle
Fascette" dove si trovano le risorgenze del "Complesso
di Piaggia Bella"). Da Col des Seigneurs si prosegue incontrando
subito il secondo passaggio chiave (*) di tutto il percorso: una
"C" tagliata nella roccia. Ricordate le dimensioni max.
in altezza e larghezza prescritte all'inizio ?
(*) Se si ritiene di non riuscire a superare tale passaggio (andate
ad ispezionarlo preventivamente a piedi ed anche la traversata,
tanto la distanza è veramente irrisoria) è giocoforza
ritornare sui propri passi fino al Fort Central; da qui girando
a destra si scende in territorio italiano per buona rotabile fino
alla SS20 del Col di Tenda oppure girando a sinistra (primo tratto
con tornanti molto stretti) si ridiscende la Valle della Roya e
si giunge agevolmente a Ventimiglia. Gli aggiornamenti fornitimi
dal Canova (Feb. 2000) hanno di molto sdrammatizzato la situazione
a me nota in quanto, a detta del Canova, tale passaggio é
stato ampiamente rimaneggiato consentendo oggi il transito anche
di camion; la tratta successiva (rettilinea) che io ricordavo strettissima
é stata anch'essa sistemata ed ampliata dall' équipe
del Canova ed oggi, a suo dire, permette in alcuni punti pure lo
scambio tra veicoli, cosa che in precedenza era del tutto improponibile.
...Se non le avete rispettate ...sono "cavoli" vostri!
La "C" è subito seguita da una traversata molto
stretta, ma perfettamente rettilinea, quindi se all'inizio "si
entra" si riesce a percorrerla tutta, infatti non vi sono curve
dove si può strusciare, e in debole discesa lunga 1,5 Km
circa sul versante E del Mte Pertega, superata la quale non vi sono
più problemi di sorta.
Arrivati sopra Mònesi si va al Forte Saccarel (al bivio a
Dx poi Sx) con ampio spiazzo di manovra sul piano di batteria (scoperto)
dei 4 cannoni 15/GRC/Ret (149/G) che lo armavano in "barbetta"
(si vedono ancora, perfettamente leggibili, i gradi di settore di
tiro incisi sui paioli semicircolari in pietra di ancoraggio per
i 4 sottoaffusti) e panorama superbo, poi si ridiscende a Mònesi
e si prende la strada per Viozène-Ponte di Nava (pernottamento).
Personalmente, proprio perché affascinato dal panorama, mi
son fermato a pernottare col camper sul piano di batteria / linea
pezzi del forte senza che nessuno mi contestasse alcunchè.
Se volete, avete tempo, ed avete un mezzo piccolo tipo Westfalia
Joker o di dimensioni similari (lungh. max 5 metri, largh. max 1,90
...io ci sono passato a gran fatica ed "al millimetro"
con il GrandErg perchè non vi sono problemi di altezza),
perchè fino a "Colle Ardente" la strada (panorama
stupendo) é a picco sul vuoto (anche 700 metri di "salto"),
completamente priva di ripari e con numerosi tornanti su alcuni
dei quali è necessario fare manovra tanto sono stretti, da
Mònesi si può attraversare il Passo di Val Tanarello
e scendere per la rotabile militare che porta da un lato a La Brigue
(non azzardatevi a scendere a Dx verso La Brigue: strada strettissima:
non ci passate! Non provateci neanche, andreste solo a caccia di
guai ...e li trovereste di sicuro !!!) e dall'altro, attraversato
il "Colle Ardente" arriva al "Colle della Melosa"
(percorribile con prudenza e con qualche ramo d'albero basso da
prestare attenzione). Da qui la discesa fino al mare e S. Remo è
per agevole strada.
13^ GIORNO
Per SS28 attraverso il Colle di Nava fino alla SS453 per Albenga
che si prende fino ad incontrare l'autostrada per il rientro.
NOTE
1. E' interessante rilevare che tutte le opere descritte sono rimaste
armate ed operative fino allo scoppio della Grande Guerra durante
la quale furono tutte disarmate per destinare i pezzi ai vari fronti
di combattimento (dato che Francia ed Italia erano alleate, lì
dov'erano non servivano più). Al termine delle ostilità
le opere non furono più riarmate, ma vennero adibite a caserme
e depositi e furono poi quasi tutte abbandonate al termine della
2^ Guerra Mondiale.
2. La rivoluzione dell' "Obus-Torpille": fino alla fine
del 1800, le prestazioni dei pezzi d'artiglieria hanno subita un'evoluzione
piuttosto lenta finalizzata ad ottenere soltanto maggiori gittate
e precisione. Si pensi che tra i cannoni di Luigi XIV e quelli di
Napoleone la differenza più rimarchevole era l'aumento della
gittata (500 metri di tiro utile per Luigi XIV e 1.500 circa per
Napoleone). Una prima innovazione si ebbe con la rigatura della
canna, cosa che imprimendo al proietto una rotazione, per effetto
giroscopio ne stabilizzava la traiettoria, ma anche tra i proietti
ben poca differenza ed evoluzione c'era stata in un secolo: si trattava
pur sempre di palle di ferro o di ghisa con qualche zoppicante tentativo
di proietto esplodente caricato a polvere nera con miccia di innesco;
si può capire quale potere distruttivo e quale tempismo di
esplosione questi ultimi (i più temibili) potessero avere,
quindi una struttura fortificata ben progettata aveva notevoli prospettive
di reggere adeguatamente e con possibilità di rispondere
in maniera efficace anche ad un fuoco intensivo di tali armi. Verso
il 1895 si verificò un fatto nuovo che rese all'istante obsolete
tutte le strutture fortificate sino a quel momento progettate e
realizzate: la scoperta della "Melinite", un esplosivo
assolutamente stabile ricavato dall'acido picrico che aveva la consistenza
del miele ed essendo fluido permetteva di riempire agevolmente i
proietti senza alcun rischio per gli artificieri. Un innesco appropriato
(a percussione istantanea o ritardato) poi faceva esplodere la carica
esattamente quando si voleva. I proietti da sferici divennero cilindro/conici
per contenere più esplosivo a parità di calibro e
gli inneschi ritardati facevano esplodere il proietto non più
in superficie come quelli precedenti, ma soltanto quando quest ultimo
era già penetrato nella corazzatura, sventrandola: pochi
colpi di questo tipo erano in grado di ridurre al silenzio tutte
le strutture fortificate sino ad allora costruite, quindi fu necessario
rivedere e riprogettare tutta la tecnologia delle strutture corazzate
ed aggiornare alla svelta anche quelle costruite solo pochi anni
prima. Ciò comportò la totale scomparsa delle coperture
in terra, all'applicazione di spessi malloppi di calcestruzzo costruiti
"a scivolo" per deviare i colpi ed alla costruzione di
opere che mostrassero pochissimo bersaglio "fuori terra"
all'aggressore portando tutte le strutture vitali possibilmente
in caverna o quantomeno in profondi sotterranei.
UNA DOVEROSA PRECISAZIONE
Si é assistito in questi ultimi anni ad una grande diffusione
e proliferazione del veicolo abitativo ricreazionale, cosa che rappresenta
sì un aspetto positivo al quale però più volte
si é aggiunto un "modus vivendi et operandi" non
consono nè al rispetto degli usi e costumi delle popolazioni
nè al rispetto dell'ambiente naturale (chiasso, scarichi
selvaggi e quant'altro). Se é vero che il possedere il denaro
per acquistare una barca non fa diventare automaticamente marinaio,
ciò é ancor più vero per il neo-possessore
di autocaravan!
Come s'è detto, l'itinerario si snoda in due parchi nazionali
istituiti dalle Nazioni contermini per preservare una delle zone
più belle delle Alpi Marittime, va quindi affrontato da persone
psicologicamente già maturate al rispetto della natura e
del Prossimo evitando schiamazzi e "rambismi", l'abbandono
di qualsivoglia rifiuto e presentando sempre la dovuta umiltà
per ciò che ci circonda e che ci é stato messo a disposizione
così comodamente da un lavoro di riattamento realmente improbo.
risultare di difficile comprensione. Ecco la chiave per interpretarle:
I pezzi d'artiglieria, prima della Grande Guerra venivano identificati
in modo diverso da oggi, quindi quello che oggi definiamo comunemente
"149/35" (149= calibro dell'arma; 35= lunghezza della
canna in calibri, quindi canna lunga 149mm x 35= 5215mm.), pezzo
di medio calibro piuttosto diffuso, longevo ed arrivato intatto
in alcuni esemplari (Schneider) fino ad oggi (al forte di Colico
visitabile previa richiesta al comune in "cima" al Lago
di Como) era chiamato "15ARC/Ret".
Spezziamo la formula e cerchiamo di capire:
· 15= diametro interno della canna in centimetri (qui l'apparente
incongruenza con il 149 che rappresenta anch'esso il calibro dell'arma
espresso in millimetri è dovuta alla differenza tra pieni
e vuoti della rigatura)
· A= acciaio; G= ghisa; B= bronzo; la prima lettera indica
il materiale con il quale è costruita l'arma
· R= rigato; L= liscio
· C= cerchiato (nel caso specifico del 149/35 la sua canna
non era in un unico pezzo, ma era composta da tre tubi innestati
uno dietro l'altro e saldati tra loro con una cerchiatura in acciaio)
· /Ret= retrocarica
Se quindi troveremo la sigla 15GRC/Ret ci troveremo di fronte al
più diffuso pezzo da fortezza in assoluto (assieme al 12GRC/Ret),
cioè al cannone in ghisa (eccezionale per le "linee-pezzi"
a cielo aperto "in barbetta" in quanto la ghisa non fa
ruggine, o se ne fa è molto poca) dalla caratteristica forma
a bottiglia "149/G", noto anche per essere il "Cannone
dell'Adamello" ancora in posto a Cresta Croce e a tutt'oggi
privo di ruggine dopo più di 80 anni di esposizione all'aperto
agli agenti atmosferici.
In forza ai dati esposti, la sigla 9BL identificherà invece
un pezzo (piuttosto diffuso nel XIX secolo ed utilizzato, con affusti
ovviamente diversi, sia in "campale" sia in "fortezza")
del calibro di 90mm in bronzo, non rigato e ad avancarica.
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