Mia moglie ed io decidiamo finalmente di passare un fine settimana
in giro per le vallate alpine, con il nostro vecchi, fido autocaravan
e, per un volta, senza i figli.
1° giorno
Partiamo senza fretta alcuna alle ore 10,30 in direzione Saluzzo,
imboccando la tangenziale e usciamo quasi subito in direzione
Orbassano/Pinerolo percorrendo quella che forse un giorno sarà
un’autostrada ma che per ora è solo uno stradone,
fino al termine, poco dopo None.
Attraverso la strada provinciale, che sembra pero’ ad
una stradina di campagna, giungiamo a Saluzzo, quindi direzione
Verzuolo e su verso Sampeyre, PonteChianale, dove ci fermiamo
nell’area di sosta comunale. L’area è a pagamento
se si sosta la notte, con carico e scarico a 5,00 euro. Se si
vuole solo scaricare il costo è di euro 2,00. La sosta
per il tempo del pranzo e di ammirare il lago derivante dalla
grossa diga artificiale ci riavviamo in direzione del Colle
dell’Agnello. Notiamo che nei due campeggi di Ponte Chianale
sostano poche roulottes e diversi autocaravan.
Fino a qui la strada è si è presentata con il
manto sufficientemente ben tenuto, tranne pochi tratti rovinati
dal ghiaccio invernale (qui d’inverno picchia forte).
Salendo pian piano i tornanti, ammiriamo maestosi paesaggi,
montagne, laghi e corsi d’acqua ci circondano; giungiamo
dopo 20 Km. al colle (Mt 2744) e sentiamo subito i polmoni aprirsi
a respirar quest’aria così fine.
Da quassù ammiriamo i coraggiosi ciclisti che si cimentano
nella risalita, sudati, stanchi ma superentusiasti della loro
impresa.
Pensiamo che ci troviamo sul confine di uno dei quattro escartons
(dal francese escartoner = ripartire in piu’ parti le
imposte) che andavano ai quattro territori facenti parte della
congregazione appunto, degli Escartons.
In effetti il 29 maggio 1343, il Delfino Umberto II° firmo’,
insieme ai 18 rappresentanti delle vallate alpine, la Carta
delle Libertà attraverso la quale viene riconosciuta
alle varie comunità montane la potestà di autogovernarsi,
riconoscendo agli abitanti di quei luoghi il titolo di “Franco
Borghese” ovvero di persona libera.
La congregazione era composta da 5 escartons, ognuno dei quali
aveva al suo interno diverse comunità, tanto per citarne
qualcuna Briancon, Argèntiere, San Gervasio, Oulx, Cesana,
fino al torrente Gelassa, le valli di Bardonecchia e Sause di
Cesana, Queyras e Guillestre, il colle delle Traversette, la
Val Chisone fino a Perosa Argentina, Casteldelfino, Sampeyre
e il Colle dell’Agnello. Tutto questo durò fino
al trattato di Utrecht (1713). Poi le varie vallate vennero
annesse e integrate all’Italia e alla Francia.
Queste valli sono le valli Occitane dove ancora oggi si parla
la Langue d’Oc diversa dalla Langue D’oil che si
parlava a Parigi e che divenne la lingua ufficiale dello stato
francese.
In queste Valli vediamo che gli stili architettonici alpini
sono simili tra loro, ad esempio tra la Val di Susa, Il Queyras
e la Valle Varaita.
Ci apprestiamo quindi ad attraversare vallate cariche di storia.
Siamo in Occitania e vengono in mente i nostri antenati celti/occitani
(da parte di madre e di moglie).
Da ricordare alle signore che in queste zone, in queste valli
Occitane ha avuto sviluppo il tombolo o merletto a fuselli,
sia dalla parte piemontese che da quella francese e risale al
XVII secolo.
Il merletto veniva utilizzato sia per confezionare cuffie per
i costumi tradizionali femminile, talvolta, le tovaglie da altare.
Il tombolo veniva prodotto a Sampeyre, Casteldelfino in Val
Varaita, ad Acceglio in valle Maira, in Val Chisone e a Oulx
in valle di Susa, nonché in tutte le valli occitane del
cuneese e in Valle Roia.
Il merletto veniva realizzato a Point de Paris (rete a buchi
esagonali) o Pointfiori, Piante, Api, a la Rose, a Mezzo Punto
ed altri ancora.
Le ispirazioni sono naturalistiche (fiori, piante, api etc.)
o geometriche. Spesso sono contornati da un filo piu’
grosso chiamato “cordonnet. Questi merletti sono totalmente
diversi da quelli della tradizione italiana e francese e trovano
corrispondenza solamente con quelli del Belgio fiammingo ( Tournhout)
.
Ci sono diverse scuole e associazioni tra le quali “la
scuola di Bellino” e l’associazione “ Pouièntes
D’Oc” che curano e tramandano questa cultura del
ricamo.
Bando ai pensieri e ripartiamo godendo del meraviglioso panorama
alpino che ci si presenta giungendo dopo circa 40 minuti a Chateau
Queyras dove parcheggiamo lungo il fiume, proprio vicino al
giardino pubblico dotato di tavoli, fontana e servizi igienici.
Decidiamo per la visita del forte (euro 4,50 cad.). All’entrata
ci consegnano una guida in italiano con la quale possiamo orientarci
all’interno e, per altro, notiamo che all’entrata
di ogni luogo da visitare sono state poste delle targhe esplicative
in diverse lingue tra le quali l’italiano. La visita dura
un’oretta e soddisfa appieno la nostra curiosità.
La sera dopo cena passeggiamo lungo il fiume e poi ci ritiriamo
a dormire coprendoci con un piumone.
2° giorno
Al mattino ci svegliamo con tutta calma e possiamo ammirare
gli ardimentosi che con il loro istruttore si cimentano nella
pratica del rafting su gommoni da otto posti, ricordandoci di
averlo visto nel Canyon del Verdun.
Ci intratteniamo a chiacchierare con dei camperisti italiani
che scopriamo essere iscritti alla sezione di Milano della Granda.
Prima di ripartire attraverso il ponte sul fiume Guil e vado
a vedere la strada ferrata, con tanto di ponte tibetano, alla
quale i volontari ogni anno fanno regolare manutenzione e ogni
cinque anni la revisione completa. Si accettano piccoli aiuti
in danaro per la bisogna.
Verso le ore 11,00 ci incamminimo in direzione Guillestre e
prendiamo subito il bivio per Arvieux, risalendo la strada che
porta al mitico Col de l’Izoard.
La vallata è ampia, qui d’inverno si pratica lo
sci da fondo e non ci sono grandi caseggiati ma solo baite rimodernate
e qualche albergo in stile alpino, tante mucche che pascolano,
ciclisti che vanno e vengono e poco traffico automobilistico.
Prima del Colle ci fermiamo a guardare La Grand Casse una composizione
rocciosa dolomitica maestosa che non può essere ignorata.
Poi su verso il cippo che ricorda due mostri sacri del ciclismo
ovvero Louison Bobet e Fausto Coppi.
Poco dopo siamo al colle a mt. 2360.
I ricordi salgono prepotentemente alla mente e allora ripetiamo
la foto che facemmo 25 anni addietro, giovani sposi, allora
in motocicletta, la fida aermacchi 350 cc.
Rimaniamo stupiti quando giunge un gruppo di anziani (sui 70)
con tanto di mountain bike ultimo grido e tute veramente incredibili,
si sente dal loro accento che sono inglesi e si fanno fotografare
entusiasti davanti all’obelisco. Per loro grandissima
impresa anche in considerazione dei giovani che stanno giungendo
con la lingua sotto le ruote. Li vediamo ripartire per il Queyras.
Complimenti a loro.
Scendiamo verso Briancon lungo la strada costruita con grande
fatica e sacrifici dai soldati francesi nel 1800, un poco insidiosa
in alcuni punti per via del brecciolino ma abbastanza larga;
si incontrano tanti motociclisti, alcuni dei quali rischiano
troppo soprattutto nelle curve, dunque facciamo molta attenzione
.
Da Briancon ci portiamo rapidamente a Montgenevè dove
ci fermiamo presso il parcheggio della seggiovia quasi vuoto
per il pranzo. Non fa molto caldo, il clima è temperato.
Ormai siamo sulla rotta di casa attraverso la Valle di Susa;
il piccolo tour ci ha soddisfatti, anche se, come sempre e con
piu’ tempo, avremmo potuto visitare altri luoghi, ma bisogna
sapersi accontentare.