Graziosa e vivace cittadina piemontese situata su un colle,
il “Monte Regale” da cui derivò il nome Monteregale
tanto che oggi gli abitanti si dicono monregalesi. Di origini
antichissime, il nome latino medievale era “Mons Regalis
de Vico”, oggi chiaramente traducibile in Mondovì.
L’abitato si ingrandiva sempre più tanto che superò,
per un breve periodo, la stessa Torino. Siamo intorno al 1388
e così scriveva Papa Urbano VI° “…………considerando
come Mondovì, una benedizione del Signore …..……la
popolazione aumentava in Piemonte più che in ogni altra
parte……….., decideva di unire il Monregalese
a nuove terre oltre i suoi confini, costituendola in Diocesi
autonoma e staccandola definitivamente da quella di Asti. Sempre
nello stesso periodo Mondovì fu dotata di fortificazioni,
così come altre città del Piemonte che dovevano
vedersela con la storia turbolenta di quel periodo e successivi,
sino a che i Savoia, perduto l’interesse militare di queste
zone, si trasferirono definitivamente a Torino. Il famoso Codice
Horologgi (secolo XVI°) conservato nella Biblioteca Nazionale
di Firenze contiene anche due schizzi di quelle che furono le
fortificazioni militari della città. Un’altra mappa
militare, conservata nella Biblioteca Reale di Torino, stesa
nel 1656 da Carlo Morello “Luogotenente generale di Sua
Artiglieria”, illustra la cinta muraria. Oggi, lasciando
le intricate vicende storiche, possiamo ammirare l’ antico
borgo detto di “piazza” organizzato in modo spontaneo
dalle antiche popolazioni seguendo le naturali curve di livello
della collina su cui sorsero stradine e case. Pertanto lo stesso
, come scrive lo storico Lorenzo Mamino, ha la forma di una
tela di ragno sul dorso di una mano…….……
derivata dal concorrere di fasi tumultuose,……..
di fuggiaschi chiedenti asilo in Mondovì. Qui appunto
si trova la magnifica cattedrale cinquecentesca iniziata nell’
anno 1743 e dedicata a San Donato. In altra piazza, detta “maggiore”,
lo spazio più frequentato dai monregalesi, troviamo la
chiesa di Missione, il collegio dei Gesuiti, i portici sottani
e soprani, il palazzo del Governatore. Gli stili del “barocco
ottocentesco”, in voga tra la fine del sei-settecento
ed i primi dell’ottocento concorsero all’edificazione
di una delle più belle cittadine piemontesi dove il turista
può ammirare scorci interessanti nei quali è evidenziato,
ancor oggi, un borgo popoloso ricco e colto.Un rammarico per
i visitatori è la scomparsa della funicolare che saliva
alla sommità di Mondovì ma in pochi minuti è
raggiungibile anche a piedi da dove si può ammirare il
panorama dell’agglomerato urbano, del torrente Ellero
e della campagna circostante, bella, ordinata, ubertosa. Ricordiamo
un gioiello a pochi chilometri da Mondovì il Santuario
di Vicoforte che racchiude tre secoli di architettura oltre
ad opere preziose. Grandioso edificio iniziato nel 1596 su disegno
dell’orvietano Ascanio Vitozzi, coperto da una grandiosa
cupola “ellissoidale” del monregalese Francesco
Gallo i cui lavori d’innalzamento durarono dal 1728 al
33, l’ interno decorato a partire dal 1745 da Mattia Bortoloni
e Felice Biella. Il Santuario dopo molte vicissitudini e progetti
di compimento fu finalmente ultimato nel 1884. Per concludere
il raduno ha tutte le premesse di rivelarsi estremamente interessante.
Bibliografia:
MONDOVI’ di G.B. Anelli.