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di Elisabetta Grazia
Ci troviamo nelle “Langhe” il cui
paesaggio dalle modeste alture calcaree solcate da brevi valli
e rotte da calanchi, rivestite da ubertosi vigneti e coronate
da numerosi castelli, è terso e schietto come tutto ciò
che circonda, specie nelle belle giornate d’autunno. Questa
è la stagione migliore per la visita a questi luoghi che
coincide con la vendemmia e la raccolta dei tartufi. Il paese
è un grosso centro agricolo noto soprattutto per la produzione
di ottime pesche ed il mercato ortofrutticolo che si svolge puntuale
ogni anno. Il comune ha un curioso assetto urbanistico con una
planimetria composita monoassiale trapezoidale.Citato per la prima
volta in un documento del 862 in quanto donato da Adelaide di
Susa al vescovo Guglielmo poi nel 1512 alla famiglia nobile astigiana
ben nota nel medioevo dei Malabàila a cui si deve la ricostruzione
della cattedrale di Asti. Baldracco discendente dalla nobile famiglia
raccolse importanti documenti inseriti nel “Libro verde
della Chiesa di Asti”, consultato tuttora dagli studiosi.
Così come Alessandro fu ciambellano e consigliere di Luigi
XII°. Alcuni furono banchieri e storici di valore. Il paese
non manca di monumenti interessanti quali la chiesa barocca di
San Giovanni, dalla facciata a due ordini di colonne binate e
lesene, con due campanili uno dei quali medievale. Più
avanti troveremo la Parrocchiale di San Vittore, anch’essa
barocca, dalla facciata curvilinea, quindi il castello Malabàila,
ricostruito nel ‘500 ed in seguito più volte rimaneggiato.
Nella parte più alta dell’abitato troviamo la chiesa
del convento, francescana,che ha di notevole l’altar maggiore
ed alcune sculture lignee del coro.
Note tratte da: Guide T.C.I.
“Storia” di Giuseppe Corradi.
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