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di Luigi Grazia
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
75 6/2002)
La città è il centro culturale, economico e sociale
delle Langhe, territorio collinare compreso tra i fiumi Tànaro
e Bormida orientale; circondato da altre località di minore
rilevanza quali Serralunga, Mango, Cherasco, Guarene, Canelli
e Barolo, tutte caratterizzate dalla presenza dominante di un
castello, simbolo della fioritura edilizia medievale.
Non bisogna mancare all'appuntamento con la grande esposizione
dei prodotti delle Langhe i quali ora hanno anche una risonanza
europea.
Fama che coinvolge sempre più numerosi gli stranieri che
giungono per acquistare e fare conoscere ai rispettivi paesi il
tartufo bianco od i grandi vini piemontesi. E' difficile sottrarsi
al fascino discreto di questa città anche quando le persone
si accalcano nelle stradine di chiara impronta medievale per ammirare
o comprare tutto ciò che le bancarelle espongono.
L'atmosfera del vecchio Piemonte la si vive ad ogni angolo del
reticolo urbano, nel guardare le case, gli aristocratici palazzi,
le torri, i negozietti, le ricche ed incredibili pasticcerie che
propongono, o forse è meglio dire, catturano il turista.
Certamente non tutto è commercio, non tutto è folclore.
Alba ha una sua storia illustre, delle opere d'arte notevoli,
degli scorci suggestivi difficili da dimenticare. Il Duomo di
San Lorenzo con il bellissimo campanile in stile lombardo-gotico,
la chiesa dei Ss. Cosma e Damiano, la bella piazza Risorgimento,
la chiesa della Maddalena, le numerose torri, eccetera.
Probabilmente città di origine ligure fu chiamata con voce
preromana ALBA, che significava "altura"; in seguito
divenne ALBA POMPEIA quando il generale romano Pompeo Strabone
Gneo fece della città una comunità di diritto latino
applicando per gli abitanti la Lex Pompeia de Gallia Citeriore,
legge con la quale aveva diviso la penisola in tante circoscrizioni
amministrative concedendo la cittadinanza romana.
Dopo il dominio longobardo e dei franchi si arriva al medioevo
che ci consegna la città quasi come la vediamo oggi anche
se arricchita da elementi architettonici del '400 e '600. Noi
sappiamo che viviamo nei tempi moderni ma per arrivare a questa
semplice ed elementare conclusione dobbiamo avere ben ferma la
cognizione del tempo trascorso, ed in quale misura?. Gli storici
hanno pensato a noi ed hanno stabilito che per rispondere a questa
domanda bisogna catalogare, se così si può dire,
il tempo.
Abbiamo l'antico evo che si conclude con la nascita di Cristo,
poi il basso evo che viene fatto coincidere con la caduta dell'Impero
Romano, il medio evo la cui conclusione sarà la scoperta
dell'America , l'alto evo che arriverà sino al 1700 quando
inizia la rivoluzione industriale; infine l'evo contemporaneo
del quale noi tutti siamo protagonisti. La società medievale
aveva raggiunto un grado di civiltà non sempre conosciuto,
molti erroneamente sono indotti a credere che tutto era sopraffazione,
inciviltà , caos. Questa convinzione è in parte
dovuta ai films che ci mostrano una distorsione artefatta della
storia.
La realtà è sostanzialmente ben diversa. Nel medioevo
la schiavitù era scomparsa ; ALBA aveva dei codici in cui
molti dei diritti, se non proprio tutti, erano riconosciuti ai
cittadini.
Ad esempio il Libro delle catene, del secolo XV° così
chiamato perché una catena "univa" i cinque volumi
della raccolta dei "diritti/doveri" della popolazione.
Esso forniva regole in materia di diritto civile e penale, di
polizia urbana, dei bandi campestri e delle limitazioni imposte
alle cariche pubbliche nell'espletamento dei loro uffici. Dei
poteri del Vicario, del Podestà ed anche quando il marchesato
del monferrato , in determinati casi, si sostituiva ai poteri
comunali della città. Dal Codice di F. Horologgi della
metà del secolo XVI° conosciamo quasi tutti i confini
delle proprietà campestri che circondavano Alba ed in molti
casi anche i nomi degli aventi diritto. Scrivere sul Piemonte
e non parlare dei Savoia è impossibile. Il capostipite
è Umberto "dalle bianche mani", meglio conosciuto
come il "Conte Biancamano". Un altro Savoia, Umberto
VIII°, sposò una delle figlie di Filippo Maria Visconti
ed ebbe in dote la città di Vercelli, ritenuta giustamente
"piazzaforte" di primaria importanza.
Egli nel 1430, quindi ancora in pieno medioevo, promulgò
il codice " statuta sabaudiae" con il quale riordinava
ed uniformava i poteri locali dei suoi numerosi staterelli.
Dal nome di questo codice in seguito sarà chiamata DINASTIA
SABAUDA ed Alba diverrà parte integrante del nascente stato
piemontese e quindi successivamente di quello italiano
.
Note tratte da:
ALBA di D.Biancolini e M.C.Visconti
Lo sviluppo storico di Alba di V. Comoli Mandracchi.
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