I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Biella"

di Elisabetta e Luigi Grazia

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 73 4/2002)

Gli storici ritengono che BU-GELLA così come VER-CELLA (ovvero Biella e Vercelli) erano di origine CELTA dove "gella" e "cella"nell'antica lingua celtica significava insediamento urbano. Poi Biella sembra scomparire nel nulla,probabilmente perse d'importanza.Questa considerazione scaturisce dall'esame della PEUTINGERIANA che è una delle più antiche carte stradali del 4° secolo dove Bu-gella non viene più segnata mentre è ben evidenziato con il nuovo nome latino VERGELLIS (Vercelli).
Per coloro che non conoscono questa "TAVOLA" è utile spendere qualche parola. E'una carta rappresentante il mondo conosciuto nell'età antica: vi manca l'estremo occidente,cioè una piccola parte della Spagna prospiciente l'atlantico mentre il resto, sino alle foci del Gange,è disegnato sopra una striscia di pergamena lunga mt. 6,83 e larga mt. 0,34, divisa in undici segmenti. Il disegno risulta pertanto alquanto deformato essendo la linea nord-sud ridotta rispetto a quella nord-ovest. Così l'Italia appare notevolmente inclinata, come altre, regioni verso est.
La carta è tuttavia un sommario delle grandi strade dell'IMPERO ROMANO, delle località così come le distanze che le separavano.Le città sono segnate con piccole torri o case a fianco del nome proprio mentre le maggiori come Roma sono circondate da un disegno riproducente le mura. La tavola prende il nome dal suo antico proprietario tale Konrad Peutinger di Ausburg.
Si ritiene anche che sia la copia di una precedente ancor più antica , tanto che gli studiosi collocano la stesura dal 3°secolo od al massimo 4° dopo Cristo e che la pergamena sia stata preparata ai tempi di Augusto L'abbondanza di acqua nei torrenti che scorrono intorno alla città di Biella così come accadde nell'Italia settentrionale, favorirono nel'800 e '900 l'industrializzazione e qui in particolare quella laniera, tanto che lungo i corso d'acqua del Cervo si scorgono ancora vecchie filande non più in uso o quasi. La concentrazione di materie prime, uomini e macchine in uno stesso edificio di più piani appositamente realizzato ai fini produttivi, è il primo passo decisivo sulla strada dell'industrializzazione dell'età moderna.Le fabbriche , vera invenzione del capitalismo, si insediano in un paesaggio sino ad allora modellato dalle attività agricole o commerciali necessitando fonti di energia ed una facile reperibilità delle materie prime, mentre la disponibilità di mano d'opera risulterà meno marcata. Spostare masse di minerali o fibre tessili, come il caso di Biella, costa, ma sempre meno che spostare masse di uomini.La ragione primaria che i primi insediamenti industriali sorgono a ridosso di colline più o meno elevate è dovuta appunto al fatto che l'industria abbisogna di energia idraulica dove i salti d'acqua quale forza motrice, muovono le pale delle ruote che con cinghie trasmettono il movimento alle macchine.
Solo in un secondo tempo le industrie scendono in pianura dove la forza vapore soppianterà quella dell'acqua,passando dalla "cellula"fiume-bosco-opificio alla grande fabbrica a "shed" disposta orizzontalmente, cioè quelle che oggi sono sotto i nostri occhi.Il biellese nell'ottocento e nei primi decenni del novecento venne chiamato lo YORKSHIRE ITALIANO per evidenziare la similitudine con la regione inglese dove ,come qui , si producevano filati e tessuti di alta qualità. Per una migliore conoscenza di Biella bisogna sottolineare che nel sette/ottocento furono ,adottati particolari criteri di costruzione, in seguito presi a modello da altre località piemontesi. Verso piazza e verso via si allineavano i corpi principali delle case dove era proibito depositare "fenum,paleas,frascas" (fieno,pali,frasche). Erano realizzati a manica doppia con portico e bottega al piano terreno ed abitazione a quello superiore.All'interno del lotto veniva realizzato eventualmente un secondo corpo,che poteva essere adibito anche a funzioni "rustiche", purché separato da almeno dieci piedi dal primo..Le proprietà adiacenti non avevano muro comune; erano divise da "rittane", stretti ambiti che avevano anche funzioni di rigagnoli per raccogliere ed allontanare le acque, sfruttando la naturale pendenza della ripa. I proprietari erano tenuti a far sì che l'acqua piovana non entrasse nei portici e dovevano mantenere "spianati" o "lastricati" tali rigagnoli. Questa struttura è ancora leggibile nel vecchio tessuto edilizio. Il turista potrà apprezzare la bellezza del paesaggio delle prealpi, la riposante tranquillità che qui regna e l'interessante visita dei pregevoli edifici della città. La bella chiesa di San Sebastiano dalle eleganti forme cinquecentesche non ha nulla da invidiare ad altre ben più note, qui potremo ammirare le decorazioni interne eseguite dal Tornelli; lo splendido coro ligneo ed il magnifico quadro posto sopra esso che rappresenta una " veduta di Biella " del pittore Defendente Ferrari.Nel borgo così detto "nuovo" potremo visitare il Duomo,l'alto campanile romanico e di fronte il neoclassico Seminario.Ancora il palazzo Oropa, oggi sede del municipio,i portici di piazza della cisterna, le antiche case che la circondano, il palazzo Dal Pozzo dalla facciata cinquecentesca sono il "cuore del vecchio borgo", così come poco distanti altri palazzi,dallo Scaglia al Ferrero Della Marmora. La bella torre ottagonale che caratterizza il profilo collinare non faranno altro che confermare quanto detto.

Note tratte da:
"Tra canavese e biellese"
di M.Viglino Davico
"Die weltkarte des castorius
di E.Miller.

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