Un piccolo paese dell’astigiano ad un’altitudine
di 292 metri s.l.m., centro agricolo-industriale disposto ad
anfiteatro su due colli . Libero comune nel secolo XIII°
passò ai Visconti nel 1363 e fu uno dei paesi che Gian
Galeazzo Visconti diede in dote alla figlia Valentina. Dell’età
medievale conserva in parte la cinta muraria, una torre quadrata
del secolo XIII° e delle finestre con fregi in cotto su
alcune case antiche.
Fuori dall’abitato una cappella conserva l’abside
romanica. A circa 2 chilometri in direzione di Colcavagno scendendo
a valle si trova una carreggiata e seguendo la segnaletica attraverso
i campi ed un sentiero, si arriva al Bric di San Nazario dove
sorge isolata la deliziosa Pieve romanica di “San Nazario”
dell’undicesimo secolo appartenuta al Castello di Mairano.
Conserva eleganti fregi al portale ed alle finestre, l’abside
semicircolare e lo svettante campanile a bifore in cotto e tufo.
Restaurata nella metà del 1900 è considerata nel
suo insieme tra i monumenti più preziosi dell’architettura
romanica piemontese. Il termine Pieve deriva dal nome latino
“plebs”, cioè comunità che si rifaceva
alle prime istituzioni romano-cristiane. Indicava infatti il
“distretto” corrispondente, forse delle antiche
circoscrizioni pagane italiche, amministrato nell’alto
medioevo dalla Chiesa Battesimale, matrice di tutte le chiese
e cappelle minori e dipendenti. In seguito designò la
chiesa del capoluogo nel suo edificio principale con la messa
dei fedeli concepita come un quid unum.
In seguito si trasformò nel XV° secolo in parrocchia
sanzionata ufficialmente dal “Concilio di Trento”.
Note tratte da:
Storia del diritto italiano,
di Maria Ada Benedetto.