(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
64 2/2001)
"Primavera fiorita sento che viene" cantava un antico
poeta greco. Viene e risveglia la voglia di scrollarsi il letargo
invernale per andare a scoprire nuovi luoghi o a rivedere posti
conosciuti. Per chi non ha usato il camper durante l'inverno è
giunta l'ora di togliergli le ragnatele e ricominciare a viaggiare.
I prati si coprono di erbetta tenera, le sponde dei fossi si vestono
di violette e di primule, gli alberi da frutto sono un'esplosione
di fiori, i boschi ritornano verdi. E allora andiamo per colline
seguendo un itinerario "spiritoso", gustoso, colorato
e profumato, adatto al palato dei grandi ed alla voglia di natura
dei piccoli: un giro sulle strade del vino piemontese. Più
che un giro è un viaggio attraverso le tante località
che vale la pena di visitare, interessanti dal punto di vista
sia enologico, sia gastronomico (le due cose vanno sempre a braccetto),
sia paesaggistico. Un giro che non è strettamente collegato
alla primavera, cioè al momento giusto per imbottigliare
il vino. Le colline sono belle anche d'estate quando il verde
riposante dei prati, dei boschi e delle vigne si accompagna al
giallo del grano maturo. Sono un'esplosione di colore dopo la
vendemmia quando le foglie del Barbera si accendono di gialli
e di rossi squillanti. Le vigne del Piemonte coprono i versanti
di intere colline del Monferrato, delle Langhe ed una buona fascia
pedemontana.
Si calcola che siano 57.000 gli ettari coltivati a vigneto la
cui produzione è quasi interamente destinata a produrre
tutte quelle varietà di vini dolci o frizzanti, amabili
o corposi, dai colori intensi e dal sapore profumato, che sono
il vanto dell'agricoltura piemontese. È certa la presenza
dell'uva in Piemonte fin dal VI secolo A.C. Vicino ad Alba è
stato ritrovato del polline risalente appunto a quell'epoca. I
Celti scesi dal Nord Europa ne appresero il metodo di coltivazione
dagli Etruschi e lo svilupparono. Vennero poi i Romani, di cui
è ben noto quanto amassero il vino, che estesero le zone
coltivate a vigneto. La cosa si diffuse talmente che bisognò
regolarla. Infatti, ci sono documenti comunali del XIII secolo
che dettano norme sulla coltivazione, la raccolta, la vinificazione
ed il commercio.
Il vino era conservato in otri di terracotta ed in botti di legno
da cui era travasato al momento del consumo. Soltanto nel 1660
un Inglese (curioso per l'abitante di un paese che non ha tradizioni
vinicole) ebbe l'idea di conservarlo in bottiglie di vetro chiuse
da un tappo di sughero. La cosa piacque tanto che si diffuse ovunque
e fino ad oggi non si è trovato di meglio. In una zona
pianeggiante circondata dalle dolci colline del Monferrato astigiano
(un'altra parte del Monferrato fa capo alla provincia di Alessandria)
troviamo Asti, che prenderemo come punto di partenza del nostro
viaggio.
La città che ha dato il nome al famoso Moscato noto in
tutto il mondo, la "città delle cento torri"
(oggi un po' di meno, magari mimetizzate da campanili) ha una
storia antica. I primi abitanti furono i Liguri cui seguirono
i Romani, poi i Longobardi ed i Franchi. Fu proprietà della
Chiesa, poi libero Comune e, al tempo delle Signorie, ebbe diversi
padroni finché nel 1575 divenne proprietà di Emanuele
Filiberto di Savoia. Da quel momento seguì le sorti della
storia sabauda e d'Italia. Il suo centro è la triangolare
Piazza Alfieri, adiacente al Campo del Palio. Da questa piazza
si può partire per una piacevole passeggiata nel centro
storico caratterizzato dal rosso del mattone e dal giallo del
tufo, da stradine strette ed acciottolate d'impianto medievale,
fiancheggiate da severi palazzi.
A pochi passi dalla piazza s'incontra la chiesa romanico-gotica
dedicata a San Secondo patrono della città. Ampio l'interno
ed interessante la cripta del VII secolo sostenuta da colonne
di arenaria. Oltrepassato il Municipio si sbuca sul Corso Alfieri,
la via più lunga ed importante della città. Svoltando
a sinistra ci si inoltra nella zona detta "Recinto dei nobili".
Passo dopo passo, osservando le vetrine dei negozi, si arriva
in Piazza Roma alle cui spalle, in Via Ottolenghi, si trova la
Sinagoga ed il Museo ebraico. Riprendendo la passeggiata su Corso
Alfieri si raggiunge Piazza Cairoli su cui s'affaccia il settecentesco
Palazzo Alfieri, una dimora nobile dove nacque il celebre poeta
(ricordate: "Volli, sempre volli, fortissimamente volli"?).
Questo palazzo è sede del Centro Nazionale di studi alfieriani
e di un piccolo Museo. Ancora una breve passeggiata ed eccoci
alla grande Cattedrale di stile romanico-gotico. L'interno ampio
ed imponente è arricchito con pale d'altare del '400 e
del '500. La manifestazione più conosciuta è certamente
il Palio che si svolge la terza domenica di settembre. Nei dieci
giorni precedenti, sulla Piazza Alfieri, ha luogo la "Douja
d'or", rassegna con degustazione di vini e di cucina monferrina.
Una delizia! Uscendo da Asti in direzione nord (Casale Monferrato)
sulla strada statale 457 ci si trova a viaggiare in mezzo a colline
tondeggianti. Ad una quindicina di chilometri troviamo Castell'Alfero,
un paese non più agricolo essendosi trasformato in centro
industriale. Tuttavia merita una visita per vedere alcune cose
interessanti.
Il Castello, che nacque alla fine del 1200 come opera fortificata
con cinta muraria. Nei secoli successivi si modificò ed
ampliò fino alla struttura attuale dovuta all'architetto
Benedetto Alfieri (parente di Vittorio Alfieri). È una
bella residenza barocca utilizzata come sede del Consiglio Comunale
e per mostre e concerti. Poi la Chiesa parrocchiale che fu edificata
nel 1766 sui resti di una precedente. Nel 1930 fu ampliata frontalmente
perciò la facciata attuale, rifatta in puro stile barocco,
risale appunto a tale anno, così come il campanile e vari
altari delle cappelle interne laterali. In alcuni documenti del
1156 già è menzionata la Chiesa della Madonna della
Neve, detta anche Santa Maria di Viale dal nome della località
in cui si trova. Dell'epoca romanica conserva l'abside ed il campanile
cilindrico in laterizi alternati a pietra arenaria. Il resto è
frutto di interventi di epoche successive. La muratura cromatica
ne fa un insieme grazioso, ben inserito nell'ambiente alberato
e solitario circostante. Tra i Piemontesi è ben conosciuto
il nome di Callianetto, frazione di Castell'Alfero, in cui si
dice sia nato Gianduja, la maschera per eccellenza del Carnevale
piemontese. Questa località conserva una bella Chiesa settecentesca,
abbellita all'interno da un gruppo ligneo del '600, da un coro
in noce e da alcuni dipinti. Castell'Alfero è un centro
importante del gioco del tamburello, antico sport che ancora si
pratica nei piccoli centri dell'astigiano.
Molto noto è anche il gruppo degli sbandieratori che partecipa
al Palio di Asti. Proseguendo sulla stessa strada statale si può
fare una deviazione di otto chilometri per Montemagno, piccolo
e scenografico borgo in mezzo alle vigne che si affacciano sulla
valle del torrente Grana, il cui profilo inconfondibile si staglia
sulla cima di una collina e sullo sfondo del cielo. Concorrono
a disegnare questo profilo la mole del Castello merlato, oggi
un rifacimento settecentesca di proprietà dei conti Calvi
di Bergolo, ai cui piedi, tra archi e sottopassi, s'intreccia
una ragnatela di stradine tortuose, strette e ripide, e la curiosa
Chiesa Parrocchiale a pianta circolare. Il corpo centrale rettangolare
risale all'epoca di Federico Barbarossa. Nel XVIII secolo furono
edificati la scalinata ed il pronao a colonne. Nel secolo successivo
fu ampliata in forma circolare. Vista dalla piazza sottostante
ha un effetto imponente e solenne, soprattutto per la monumentale
scalinata a terrazze. Sulla stessa piazza della parrocchiale si
trovano due antiche chiese di Confraternite: San Michele Arcangelo
del XV secolo e SS. Trinità del XVIII secolo. Il Castello
è visitabile da maggio a settembre il primo ed il terzo
martedì di ogni mese, dalle 9 alle 12. Ritorniamo sulla
strada statale per dirigerci a Moncalvo cui spetta il titolo di
città. La sua storia risale all'epoca romana.
Nel corso dei secoli fu feudo di famiglie importanti come i Marchesi
del Monferrato che ne fecero la loro capitale, i Marchesi di Saluzzo,
i Paleologi del Monferrato, i Gonzaga di Mantova ed altri ancora
fino ad arrivare ai Savoia che, nel 1774, la dichiararono Città.
Basta affacciarsi alla balconata della piazza dei bastioni, dalla
quale lo sguardo spazia sulle colline, per comprendere l'importanza
strategica che aveva questo luogo. Tra i personaggi illustri di
Moncalvo ricordiamo il pittore Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo,
che tante opere ha lasciato nelle chiese del Monferrato e la famosa
"Bela Rusin", al secolo Rosa Vercellana, moglie morganatica
del re Vittorio Emanuele II. Tante sono le bellezze artistiche
di questa città che si presenta con un centro storico assai
gradevole.
Nel solo capoluogo: la chiesa romanica di San Pietro in Vincoli,
detta La Pieve, che mostra all'esterno una lapide romana, la Chiesa
Parrocchiale di San Francesco nel cui interno si possono ammirare
dei dipinti del Moncalvo ivi sepolto, la chiesa della Madonna
delle Grazie della metà del XVIII secolo, la chiesa di
S. Antonio del secolo XVII. Tra i palazzi sono degni di nota:
il Convento delle Orsoline del secolo XVII oggi Palazzo del Municipio,
il Teatro Comunale del 1878, i resti del medievale Castello dei
Marchesi del Monferrato di cui rimangono gl'imponenti torrioni.
Passeggiando con il naso in su, ma non troppo perché le
strade sono tutte un saliscendi, si scoprono altre belle residenze.
Moncalvo è nota per le sue specialità gastronomiche
come il bollito misto, gli agnolotti monferrini, la finanziera
ed il fritto misto, nonché per la Barbera, il Grignolino
ed il Freisa (tutti DOC) che si possono gustare, insieme con Malvasia
e Moscato, presso la Cooperativa "Sette Colli".
Vi si svolgono parecchie manifestazioni culturali e gastronomiche:
concerti di musica sacra e di jazz, stagioni teatrali, la Fiera
del Tartufo nel mese di ottobre, la Sagra delle cucine monferrine
nel mese di giugno, il Mercatino dell'antiquariato la prima domenica
di ogni mese. Una curiosità tutta moncalvese sono i "subièt
d'Patro" (i fischietti di Patro, dal nome di una frazione
di Moncalvo). Si tratta di fischietti modellati con la creta collinare,
raramente di ceramica, funzionanti ad aria o ad acqua, rappresentanti
animali o soggetti burleschi.
È antica tradizione regalarli come buon augurio e porta
fortuna. E visto che siamo così vicini non può mancare
una visita al Sacro monte di Crea, il Santuario più frequentato
del Monferrato. Immerso nel bosco secolare della collina più
alta di tutto il Monferrato, è un'oasi di pace che invita
alla distensione.
Il luogo ospita il Santuario della Madonna con annesso Convento.
Nella suggestiva chiesa barocca si possono ammirare begli affreschi
quattrocenteschi rappresentanti il martirio di Santa Margherita
e tra i personaggi in preghiera il Marchese Guglielmo del Monferrato,
la moglie, le figlie ed alcuni cortigiani. Al di là del
piazzale antistante la Chiesa inizia la passeggiata nel bosco
che porta alla visita delle Cappelle. All'interno di esse splendidi
gruppi plastici in terracotta policroma dei Tabacchetti e pitture
del Moncalvo illustrano i misteri del Rosario. Il percorso termina
con la cappella del Paradiso posta sulla cima più alta
del colle. Da qui la vista spazia su mezzo Piemonte e sulle lontane
Alpi. Il nostro viaggio nei paesi del vino non è terminato.
Sempre partendo da Asti andremo nel Piemonte meridionale alla
ricerca di altre delizie per il palato e per lo spirito.
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
65 2/2001
In questa seconda puntata del nostro andar per vini tra le colline
dell'Astigiano incontreremo ancora il Barbera d'Asti, il vino
piemontese per eccellenza, poi il Grignolino, il Brachetto, lo
Spumante ed il Moscato per le signore cui piace il dolce con le
bollicine. Infine c'inoltreremo nella zona di produzione di un
bianco secco speciale. Ma questa sarà un sorpresa. Il percorso
è in gran parte su strade a saliscendi e non troppo ampie.
Un invito a guidare tranquillamente ammirando il panorama dove
le colline, le vigne, i prati, le cascine che spuntano sui cocuzzoli
arrotondati, i paesini chiusi come un pugno attorno alla chiesa
che svetta verso il cielo, disegnano il limite fra la terra e
l'infinito. Si lascia Asti dirigendosi verso Alba sulla SS 231
che corre nella valle del Tanaro. La si percorre per pochi chilometri
per svoltare poi sulla SS 456 direzione Acqui. Il primo centro
che s'incontra è Isola d'Asti il cui nome deriva dal fatto
che il primitivo villaggio sorse nella valle su un isolotto del
fiume Tanaro. Nella parte alta del paese, sul piazzale panoramico,
si trova la Parrocchiale di San Pietro con a fianco l'antica Torre
Civica adattata a campanile. L'economia locale è prevalentemente
agricola: vino, ortaggi e frutta. Da non dimenticare i "tirulen
d'Isula", tipici biscotti dal gusto dolce amarognolo. Attraversato
il paese, il panorama diventa quello tipico di queste zone: colline
interamente rivestite di vigneti, cascine sparse sui poggi come
corone sulla testa di re, campi e qualche prato. Proseguendo si
sfiora l'abitato di Montegrosso dominato dal castello del secolo
XIII (rimaneggiato) Pochi chilometri ci portano al ridente paese
di Agliano Terme appoggiato sulla cima di un colle. Il luogo è
speciale, perché qui il vino si sposa con l'acqua. In Regione
Salere si trova la Cantina sociale "Barbera dei Sei Colli"
aperta dal lunedì al sabato, mentre nella valle, al centro
di un anfiteatro di colline piantate a vigneti, sono ubicate le
Terme che sfruttano le acque cloruro-solfato-sodiche per curare
le malattie del fegato e delle vie biliari. Il piccolo centro
possiede una Parrocchiale del '700 con dipinti attribuiti al Moncalvo.
Una lapide ricorda che qui nacque Bianca Lancia di Agliano, sposa
di Federico II di Svevia e madre dello sfortunato Manfredi citato
da Dante nel Purgatorio: "… biondo era bello e di gentile
aspetto…". Agliano Terme possiede un campeggio, cosa
rara nelle campagne italiane, aperto nel periodo tarda primavera-fine
estate. Di fronte al campeggio è sistemato un presidio
ecologico per lo scarico delle acque dei camper. Proseguendo si
giunge a Nizza Monferrato, detta anticamente Nizza della paglia
per la consuetudine dei tetti ricoperti di paglia o di erbe secche.
La fondazione di Nizza risale all'anno 1225. Nacque dall'unione
degli abitanti dei sette castelli circostanti. Ben presto divenne
Comune, poi passò sotto il controllo dei Marchesi del Monferrato.
Nel XVI secolo ne divennero Signori i Gonzaga di Mantova che ambivano
possedere questo territorio agricolo molto fiorente e già
allora famoso per la produzione vinicola. Inoltre si allevavano
i bachi da seta e si filavano i bozzoli per produrre il pregiato
tessuto. Il 1600 fu il secolo più triste della la storia
di Nizza. Alle carestie e pestilenze, alla cattiva amministrazione
dei Gonzaga, si aggiunsero assedi ed occupazioni di truppe, anche
straniere come Francesi e Spagnoli, che distrussero più
volte la città. La pace giunse finalmente nel 1703 quando
Nizza passò definitivamente sotto i Savoia. Lentamente
la città si riprese, tanto che alla fine del '700 c'era
nove filande che producevano la seta. Tra i personaggi importanti
ricordiamo che qui nacque il 24 dicembre 1836 Francesco Cirio,
colui che ebbe l'ispirazione di come conservare i prodotti della
terra e di commercializzarli, impiantando un'azienda ancora oggi
famosa in tutto il mondo. Ai nostri giorni Nizza, pur trovandosi
sempre al centro di una zona agricola dove si produce soprattutto
il vino ed il dolce e tenero "cardo gobbo" assai apprezzato
con la "bagna cauda", ha una forte vocazione artigianale.
Si lavora il legno per farne mobili artistici, si restaurano mobili
antichi, si producono oggetti di ferro battuto, argento e peltro.
Passeggiando per il centro storico lungo la stretta via principale
fiancheggiata di portici si vede il Palazzo del Municipio, una
costruzione risalente al 1353 molto rimaneggiata e fiancheggiata
da una torre, poi il settecentesco Palazzo Crova di Vaglio, attualmente
sede della Biblioteca civica, quindi alcune chiese in cui vale
la pena di entrare a dare uno sguardo, come, ad esempio, San Giovanni
in Lanero e Sant'Ippolito. Di fronte alla stazione ferroviaria
si trova il Museo Bersano dedicato alla cultura del vino. Sono
esposti gli attrezzi per coltivare la vite, per produrre e conservare
il vino, nonché una raccolta di etichette; nel cortile
interno sono state ricostruite delle antiche cantine. Nizza è
un esempio di vocazione turistica moderna. Si può tranquillamente
sostare con il camper nella vasta ed alberata Piazza Garibaldi,
adiacente il centro storico, oppure nel poco distante Piazzale
Pertini (entrambi dotati di presidio ecologico) e da lì
partire per una passeggiata in città ed una visita ai negozi
ed alle enoteche. Il percorso fin qui descritto si è svolto
in zone di produzione di vari vini rossi DOC: il Barbera d'Asti,
il Freisa d'Asti, il Grignolino ed il Brachetto.
Vini corposi o leggermente frizzanti che accontentano tutti i
gusti e si accompagnano a meraviglia con i gustosi salami locali,
sia crudi che cotti, con i cotechini e le gustose salsicce. È
tempo di lasciare Nizza per andare a scoprire (e gustare) il dolce
Moscato o, per chi lo preferisce, il secco Spumante. Ci si avvia,
quindi, verso Canelli, il regno di questi vini. Attraversato il
torrente Belbo, la strada corre pianeggiante per una decina di
chilometri tra prati e piccoli insediamenti industriali che hanno
per fondale le colline con i loro paesini. Si susseguono le insegne
delle cantine di coltivatori privati e le Botteghe del vino. Il
nucleo antico di Canelli è arroccato sulla collina all'ombra
del Castello. Le case si sgranano come perle colorate fino al
fondo valle dove si trova la parte più moderna e le industrie
che portano i nomi famosi di Gancia, Bocchino, Riccadonna. Il
commercio dei vini cominciò agli inizi dell'Ottocento e
tanto si espanse che le varie cantine persero la caratteristica
artigianale per diventare vere e proprie industrie. La Cantina
Sociale produce parecchi tipi di vino rosso e bianco. All'Enoteca
Regionale, aperta tutti i giorni tranne il lunedì, si possono
degustare i vini locali accompagnati da dolci ed altri prodotti
tipici. Inoltre, a richiesta, si può visitare il Museo
della distilleria Bocchino famosa per la grappa. Nella lunga storia
di questo borgo fortificato di confine non si contano le guerre
e le distruzioni. Nel 1617 Canelli fu addirittura rasa al suolo.
Case, castello e fortificazioni furono abbattute dal Marchese
di Mortara che intendeva così contrastare l'avanzata delle
truppe di Carlo Emanuele I di Savoia. Il Castello fu ricostruito
circa un secolo dopo sulle rovine del vecchio, non così
le fortificazioni che ormai non erano più necessarie. Per
non perdere la memoria del passato, per riappropriarsi delle radici,
i Canellesi rievocano la loro storia con "L'assedio",
una festa che coinvolge tutta la popolazione.
Per due giorni la città si trasforma nel borgo assediato
nel lontano 1613. I suoi abitanti, abbigliati in costumi seicenteschi,
tornano per le stradine antiche accompagnati dagli animali attaccati
ai carri, si confondono con soldati, sbandati e accattoni che
affollano le osterie dov'è servita la cucina dell'epoca:
carni, pesci di fiume arrostiti, legumi, dolci a base di latte
e ricotta, nocciole e mandorle e, naturalmente, boccali di vino
Barbera e Moscato. Rullo di tamburi, colpi di cannone, odore di
polvere da sparo, alterchi di ubriachi, tutto concorre a ricreare
un'atmosfera incantata in cui il visitatore "straniero"
ben presto si trova ad essere protagonista e non solo spettatore.
Del tempo antico Canelli conserva alcune chiese barocche, come
quelle di San Leonardo, San Rocco, dell'Addolorata e di San Tommaso.
Quest'ultima, ai confini dei quartieri Borgo (la parte al piano)
e Villa (la parte collinare) già compare in documenti del
1156. L'edificio attuale è stato ricostruito tra il 1694
ed il 1738; la prima data si può vedere sulla facciata
sotto la croce.
Per tornare sulla strada statale Asti-Alba bisogna dirigersi verso
Costigliole d'Asti. Siamo ai confini dell'Astigiano con le Langhe,
annunciate dalle alture più ruvide e rugose. La strada
che sale verso Costigliole spesso si apre su vasti panorama. Stiamo
arrivando in un altro paese produttore di Barbera, ma non solo.
Nella frazione Motta si coltiva il "peperone quadrato".
Giallo o rosso è carnoso e profumato, croccante e delicato,
molto adatto ad essere cotto alla griglia o messo in conserva
per l'inverno. Costigliole si annuncia con la mole del suo Castello
di forma quadrangolare con quattro torrioni circolari. La sua
origine risale probabilmente al XIV secolo, ma le facciate presentano
caratteristiche di secoli diversi. Il lato a levante ha decorazioni
barocche, quello a ponente presenta tutte le caratteristiche dei
manieri medievali compresa la merlatura guelfa, quello settentrionale
si distingue per lo scalone centrale a due rampe. Nell'800 subì
una ristrutturazione che aggiunse motivi neogotici, secondo la
moda dell'epoca. Una bella visuale panoramica di Costigliole la
si coglie scendendo verso la strada statale N° 231 Asti-Alba.
Se si vuole andare a scoprire la sorpresa accennata all'inizio
di questo articolo bisogna attraversare la statale per dirigersi
a San Martino Alfieri, grazioso borgo panoramico. Quindi scendere
al fondo valle in direzione di San Damiano d'Asti che si fa notare
per i viali alberati costruiti sul perimetro dei bastioni di cui
era circondata. Ancora pochi chilometri ed eccoci arrivati all'incrocio
delle provincie di Asti, Cuneo e Torino, ma, soprattutto, ad un
paese scenografico che si affaccia sulle alture aspre e franose
del Roero. Su queste colline sabbiose, spaccate da profonde fenditure,
si coltiva l'uva che dà il bianco e profumato vino Arnèis.
Il paese è Cisterna d'Asti, arroccato su una collina verde
di boschi e di vigne.
Lo dominano dall'alto la Chiesa parrocchiale e la figura imponente
del Castello, un'opera del '600 circondata da mura. Già
nella metà del XII secolo, però, si ha notizia di
un Castello facente parte di un feudo del Vescovo di Asti. Attualmente
è sede del "Museo Arti e Mestieri di un tempo".
Nelle sue sale sono raccolti moltissimi oggetti datati tra il
1600 ed il 1900 che raccontano di mestieri ormai dimenticati,
di altri ancora attuali e del modo di vivere di un tempo che fu.
Si può visitare tutte le domeniche pomeriggio. Il sabato
e la domenica nella cantina dell"Associazione vignaioli cisternesi"
si possono degustare i vini prodotti nella zona, famosa soprattutto
per il rosso Bonarda di Cisterna e, ovviamente, il biondo Arnèis.
Il nostro viaggio per le colline astigiane termina qui.
Tanti sono i paesi che meriterebbero di essere citati, praticamente
tutti quelli della provincia, perché ovunque si coltiva
la vite, perché tanti sono i ristoranti che non hanno ancora
dimenticato la tradizionale cucina piemontese, perché quasi
tutti i borghi hanno un castello che racconta delle storie che
sarebbe interessante conoscere, perché tutti hanno una
chiesa particolare da visitare.
Forse a chi leggerà queste righe verrà la voglia
di scoprire altri luoghi dove "I profumi, i colori e i suoni
si rispondono" (Baudelai