I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Astigiano, le strade dei vini"

di Graziella Vignazza Santi

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 64 2/2001)

"Primavera fiorita sento che viene" cantava un antico poeta greco. Viene e risveglia la voglia di scrollarsi il letargo invernale per andare a scoprire nuovi luoghi o a rivedere posti conosciuti. Per chi non ha usato il camper durante l'inverno è giunta l'ora di togliergli le ragnatele e ricominciare a viaggiare. I prati si coprono di erbetta tenera, le sponde dei fossi si vestono di violette e di primule, gli alberi da frutto sono un'esplosione di fiori, i boschi ritornano verdi. E allora andiamo per colline seguendo un itinerario "spiritoso", gustoso, colorato e profumato, adatto al palato dei grandi ed alla voglia di natura dei piccoli: un giro sulle strade del vino piemontese. Più che un giro è un viaggio attraverso le tante località che vale la pena di visitare, interessanti dal punto di vista sia enologico, sia gastronomico (le due cose vanno sempre a braccetto), sia paesaggistico. Un giro che non è strettamente collegato alla primavera, cioè al momento giusto per imbottigliare il vino. Le colline sono belle anche d'estate quando il verde riposante dei prati, dei boschi e delle vigne si accompagna al giallo del grano maturo. Sono un'esplosione di colore dopo la vendemmia quando le foglie del Barbera si accendono di gialli e di rossi squillanti. Le vigne del Piemonte coprono i versanti di intere colline del Monferrato, delle Langhe ed una buona fascia pedemontana.
Si calcola che siano 57.000 gli ettari coltivati a vigneto la cui produzione è quasi interamente destinata a produrre tutte quelle varietà di vini dolci o frizzanti, amabili o corposi, dai colori intensi e dal sapore profumato, che sono il vanto dell'agricoltura piemontese. È certa la presenza dell'uva in Piemonte fin dal VI secolo A.C. Vicino ad Alba è stato ritrovato del polline risalente appunto a quell'epoca. I Celti scesi dal Nord Europa ne appresero il metodo di coltivazione dagli Etruschi e lo svilupparono. Vennero poi i Romani, di cui è ben noto quanto amassero il vino, che estesero le zone coltivate a vigneto. La cosa si diffuse talmente che bisognò regolarla. Infatti, ci sono documenti comunali del XIII secolo che dettano norme sulla coltivazione, la raccolta, la vinificazione ed il commercio.
Il vino era conservato in otri di terracotta ed in botti di legno da cui era travasato al momento del consumo. Soltanto nel 1660 un Inglese (curioso per l'abitante di un paese che non ha tradizioni vinicole) ebbe l'idea di conservarlo in bottiglie di vetro chiuse da un tappo di sughero. La cosa piacque tanto che si diffuse ovunque e fino ad oggi non si è trovato di meglio. In una zona pianeggiante circondata dalle dolci colline del Monferrato astigiano (un'altra parte del Monferrato fa capo alla provincia di Alessandria) troviamo Asti, che prenderemo come punto di partenza del nostro viaggio.
La città che ha dato il nome al famoso Moscato noto in tutto il mondo, la "città delle cento torri" (oggi un po' di meno, magari mimetizzate da campanili) ha una storia antica. I primi abitanti furono i Liguri cui seguirono i Romani, poi i Longobardi ed i Franchi. Fu proprietà della Chiesa, poi libero Comune e, al tempo delle Signorie, ebbe diversi padroni finché nel 1575 divenne proprietà di Emanuele Filiberto di Savoia. Da quel momento seguì le sorti della storia sabauda e d'Italia. Il suo centro è la triangolare Piazza Alfieri, adiacente al Campo del Palio. Da questa piazza si può partire per una piacevole passeggiata nel centro storico caratterizzato dal rosso del mattone e dal giallo del tufo, da stradine strette ed acciottolate d'impianto medievale, fiancheggiate da severi palazzi.
A pochi passi dalla piazza s'incontra la chiesa romanico-gotica dedicata a San Secondo patrono della città. Ampio l'interno ed interessante la cripta del VII secolo sostenuta da colonne di arenaria. Oltrepassato il Municipio si sbuca sul Corso Alfieri, la via più lunga ed importante della città. Svoltando a sinistra ci si inoltra nella zona detta "Recinto dei nobili". Passo dopo passo, osservando le vetrine dei negozi, si arriva in Piazza Roma alle cui spalle, in Via Ottolenghi, si trova la Sinagoga ed il Museo ebraico. Riprendendo la passeggiata su Corso Alfieri si raggiunge Piazza Cairoli su cui s'affaccia il settecentesco Palazzo Alfieri, una dimora nobile dove nacque il celebre poeta (ricordate: "Volli, sempre volli, fortissimamente volli"?). Questo palazzo è sede del Centro Nazionale di studi alfieriani e di un piccolo Museo. Ancora una breve passeggiata ed eccoci alla grande Cattedrale di stile romanico-gotico. L'interno ampio ed imponente è arricchito con pale d'altare del '400 e del '500. La manifestazione più conosciuta è certamente il Palio che si svolge la terza domenica di settembre. Nei dieci giorni precedenti, sulla Piazza Alfieri, ha luogo la "Douja d'or", rassegna con degustazione di vini e di cucina monferrina. Una delizia! Uscendo da Asti in direzione nord (Casale Monferrato) sulla strada statale 457 ci si trova a viaggiare in mezzo a colline tondeggianti. Ad una quindicina di chilometri troviamo Castell'Alfero, un paese non più agricolo essendosi trasformato in centro industriale. Tuttavia merita una visita per vedere alcune cose interessanti.
Il Castello, che nacque alla fine del 1200 come opera fortificata con cinta muraria. Nei secoli successivi si modificò ed ampliò fino alla struttura attuale dovuta all'architetto Benedetto Alfieri (parente di Vittorio Alfieri). È una bella residenza barocca utilizzata come sede del Consiglio Comunale e per mostre e concerti. Poi la Chiesa parrocchiale che fu edificata nel 1766 sui resti di una precedente. Nel 1930 fu ampliata frontalmente perciò la facciata attuale, rifatta in puro stile barocco, risale appunto a tale anno, così come il campanile e vari altari delle cappelle interne laterali. In alcuni documenti del 1156 già è menzionata la Chiesa della Madonna della Neve, detta anche Santa Maria di Viale dal nome della località in cui si trova. Dell'epoca romanica conserva l'abside ed il campanile cilindrico in laterizi alternati a pietra arenaria. Il resto è frutto di interventi di epoche successive. La muratura cromatica ne fa un insieme grazioso, ben inserito nell'ambiente alberato e solitario circostante. Tra i Piemontesi è ben conosciuto il nome di Callianetto, frazione di Castell'Alfero, in cui si dice sia nato Gianduja, la maschera per eccellenza del Carnevale piemontese. Questa località conserva una bella Chiesa settecentesca, abbellita all'interno da un gruppo ligneo del '600, da un coro in noce e da alcuni dipinti. Castell'Alfero è un centro importante del gioco del tamburello, antico sport che ancora si pratica nei piccoli centri dell'astigiano.
Molto noto è anche il gruppo degli sbandieratori che partecipa al Palio di Asti. Proseguendo sulla stessa strada statale si può fare una deviazione di otto chilometri per Montemagno, piccolo e scenografico borgo in mezzo alle vigne che si affacciano sulla valle del torrente Grana, il cui profilo inconfondibile si staglia sulla cima di una collina e sullo sfondo del cielo. Concorrono a disegnare questo profilo la mole del Castello merlato, oggi un rifacimento settecentesca di proprietà dei conti Calvi di Bergolo, ai cui piedi, tra archi e sottopassi, s'intreccia una ragnatela di stradine tortuose, strette e ripide, e la curiosa Chiesa Parrocchiale a pianta circolare. Il corpo centrale rettangolare risale all'epoca di Federico Barbarossa. Nel XVIII secolo furono edificati la scalinata ed il pronao a colonne. Nel secolo successivo fu ampliata in forma circolare. Vista dalla piazza sottostante ha un effetto imponente e solenne, soprattutto per la monumentale scalinata a terrazze. Sulla stessa piazza della parrocchiale si trovano due antiche chiese di Confraternite: San Michele Arcangelo del XV secolo e SS. Trinità del XVIII secolo. Il Castello è visitabile da maggio a settembre il primo ed il terzo martedì di ogni mese, dalle 9 alle 12. Ritorniamo sulla strada statale per dirigerci a Moncalvo cui spetta il titolo di città. La sua storia risale all'epoca romana.
Nel corso dei secoli fu feudo di famiglie importanti come i Marchesi del Monferrato che ne fecero la loro capitale, i Marchesi di Saluzzo, i Paleologi del Monferrato, i Gonzaga di Mantova ed altri ancora fino ad arrivare ai Savoia che, nel 1774, la dichiararono Città. Basta affacciarsi alla balconata della piazza dei bastioni, dalla quale lo sguardo spazia sulle colline, per comprendere l'importanza strategica che aveva questo luogo. Tra i personaggi illustri di Moncalvo ricordiamo il pittore Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo, che tante opere ha lasciato nelle chiese del Monferrato e la famosa "Bela Rusin", al secolo Rosa Vercellana, moglie morganatica del re Vittorio Emanuele II. Tante sono le bellezze artistiche di questa città che si presenta con un centro storico assai gradevole.
Nel solo capoluogo: la chiesa romanica di San Pietro in Vincoli, detta La Pieve, che mostra all'esterno una lapide romana, la Chiesa Parrocchiale di San Francesco nel cui interno si possono ammirare dei dipinti del Moncalvo ivi sepolto, la chiesa della Madonna delle Grazie della metà del XVIII secolo, la chiesa di S. Antonio del secolo XVII. Tra i palazzi sono degni di nota: il Convento delle Orsoline del secolo XVII oggi Palazzo del Municipio, il Teatro Comunale del 1878, i resti del medievale Castello dei Marchesi del Monferrato di cui rimangono gl'imponenti torrioni. Passeggiando con il naso in su, ma non troppo perché le strade sono tutte un saliscendi, si scoprono altre belle residenze. Moncalvo è nota per le sue specialità gastronomiche come il bollito misto, gli agnolotti monferrini, la finanziera ed il fritto misto, nonché per la Barbera, il Grignolino ed il Freisa (tutti DOC) che si possono gustare, insieme con Malvasia e Moscato, presso la Cooperativa "Sette Colli".
Vi si svolgono parecchie manifestazioni culturali e gastronomiche: concerti di musica sacra e di jazz, stagioni teatrali, la Fiera del Tartufo nel mese di ottobre, la Sagra delle cucine monferrine nel mese di giugno, il Mercatino dell'antiquariato la prima domenica di ogni mese. Una curiosità tutta moncalvese sono i "subièt d'Patro" (i fischietti di Patro, dal nome di una frazione di Moncalvo). Si tratta di fischietti modellati con la creta collinare, raramente di ceramica, funzionanti ad aria o ad acqua, rappresentanti animali o soggetti burleschi.
È antica tradizione regalarli come buon augurio e porta fortuna. E visto che siamo così vicini non può mancare una visita al Sacro monte di Crea, il Santuario più frequentato del Monferrato. Immerso nel bosco secolare della collina più alta di tutto il Monferrato, è un'oasi di pace che invita alla distensione.
Il luogo ospita il Santuario della Madonna con annesso Convento. Nella suggestiva chiesa barocca si possono ammirare begli affreschi quattrocenteschi rappresentanti il martirio di Santa Margherita e tra i personaggi in preghiera il Marchese Guglielmo del Monferrato, la moglie, le figlie ed alcuni cortigiani. Al di là del piazzale antistante la Chiesa inizia la passeggiata nel bosco che porta alla visita delle Cappelle. All'interno di esse splendidi gruppi plastici in terracotta policroma dei Tabacchetti e pitture del Moncalvo illustrano i misteri del Rosario. Il percorso termina con la cappella del Paradiso posta sulla cima più alta del colle. Da qui la vista spazia su mezzo Piemonte e sulle lontane Alpi. Il nostro viaggio nei paesi del vino non è terminato. Sempre partendo da Asti andremo nel Piemonte meridionale alla ricerca di altre delizie per il palato e per lo spirito.

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 65 2/2001

In questa seconda puntata del nostro andar per vini tra le colline dell'Astigiano incontreremo ancora il Barbera d'Asti, il vino piemontese per eccellenza, poi il Grignolino, il Brachetto, lo Spumante ed il Moscato per le signore cui piace il dolce con le bollicine. Infine c'inoltreremo nella zona di produzione di un bianco secco speciale. Ma questa sarà un sorpresa. Il percorso è in gran parte su strade a saliscendi e non troppo ampie. Un invito a guidare tranquillamente ammirando il panorama dove le colline, le vigne, i prati, le cascine che spuntano sui cocuzzoli arrotondati, i paesini chiusi come un pugno attorno alla chiesa che svetta verso il cielo, disegnano il limite fra la terra e l'infinito. Si lascia Asti dirigendosi verso Alba sulla SS 231 che corre nella valle del Tanaro. La si percorre per pochi chilometri per svoltare poi sulla SS 456 direzione Acqui. Il primo centro che s'incontra è Isola d'Asti il cui nome deriva dal fatto che il primitivo villaggio sorse nella valle su un isolotto del fiume Tanaro. Nella parte alta del paese, sul piazzale panoramico, si trova la Parrocchiale di San Pietro con a fianco l'antica Torre Civica adattata a campanile. L'economia locale è prevalentemente agricola: vino, ortaggi e frutta. Da non dimenticare i "tirulen d'Isula", tipici biscotti dal gusto dolce amarognolo. Attraversato il paese, il panorama diventa quello tipico di queste zone: colline interamente rivestite di vigneti, cascine sparse sui poggi come corone sulla testa di re, campi e qualche prato. Proseguendo si sfiora l'abitato di Montegrosso dominato dal castello del secolo XIII (rimaneggiato) Pochi chilometri ci portano al ridente paese di Agliano Terme appoggiato sulla cima di un colle. Il luogo è speciale, perché qui il vino si sposa con l'acqua. In Regione Salere si trova la Cantina sociale "Barbera dei Sei Colli" aperta dal lunedì al sabato, mentre nella valle, al centro di un anfiteatro di colline piantate a vigneti, sono ubicate le Terme che sfruttano le acque cloruro-solfato-sodiche per curare le malattie del fegato e delle vie biliari. Il piccolo centro possiede una Parrocchiale del '700 con dipinti attribuiti al Moncalvo. Una lapide ricorda che qui nacque Bianca Lancia di Agliano, sposa di Federico II di Svevia e madre dello sfortunato Manfredi citato da Dante nel Purgatorio: "… biondo era bello e di gentile aspetto…". Agliano Terme possiede un campeggio, cosa rara nelle campagne italiane, aperto nel periodo tarda primavera-fine estate. Di fronte al campeggio è sistemato un presidio ecologico per lo scarico delle acque dei camper. Proseguendo si giunge a Nizza Monferrato, detta anticamente Nizza della paglia per la consuetudine dei tetti ricoperti di paglia o di erbe secche. La fondazione di Nizza risale all'anno 1225. Nacque dall'unione degli abitanti dei sette castelli circostanti. Ben presto divenne Comune, poi passò sotto il controllo dei Marchesi del Monferrato. Nel XVI secolo ne divennero Signori i Gonzaga di Mantova che ambivano possedere questo territorio agricolo molto fiorente e già allora famoso per la produzione vinicola. Inoltre si allevavano i bachi da seta e si filavano i bozzoli per produrre il pregiato tessuto. Il 1600 fu il secolo più triste della la storia di Nizza. Alle carestie e pestilenze, alla cattiva amministrazione dei Gonzaga, si aggiunsero assedi ed occupazioni di truppe, anche straniere come Francesi e Spagnoli, che distrussero più volte la città. La pace giunse finalmente nel 1703 quando Nizza passò definitivamente sotto i Savoia. Lentamente la città si riprese, tanto che alla fine del '700 c'era nove filande che producevano la seta. Tra i personaggi importanti ricordiamo che qui nacque il 24 dicembre 1836 Francesco Cirio, colui che ebbe l'ispirazione di come conservare i prodotti della terra e di commercializzarli, impiantando un'azienda ancora oggi famosa in tutto il mondo. Ai nostri giorni Nizza, pur trovandosi sempre al centro di una zona agricola dove si produce soprattutto il vino ed il dolce e tenero "cardo gobbo" assai apprezzato con la "bagna cauda", ha una forte vocazione artigianale. Si lavora il legno per farne mobili artistici, si restaurano mobili antichi, si producono oggetti di ferro battuto, argento e peltro. Passeggiando per il centro storico lungo la stretta via principale fiancheggiata di portici si vede il Palazzo del Municipio, una costruzione risalente al 1353 molto rimaneggiata e fiancheggiata da una torre, poi il settecentesco Palazzo Crova di Vaglio, attualmente sede della Biblioteca civica, quindi alcune chiese in cui vale la pena di entrare a dare uno sguardo, come, ad esempio, San Giovanni in Lanero e Sant'Ippolito. Di fronte alla stazione ferroviaria si trova il Museo Bersano dedicato alla cultura del vino. Sono esposti gli attrezzi per coltivare la vite, per produrre e conservare il vino, nonché una raccolta di etichette; nel cortile interno sono state ricostruite delle antiche cantine. Nizza è un esempio di vocazione turistica moderna. Si può tranquillamente sostare con il camper nella vasta ed alberata Piazza Garibaldi, adiacente il centro storico, oppure nel poco distante Piazzale Pertini (entrambi dotati di presidio ecologico) e da lì partire per una passeggiata in città ed una visita ai negozi ed alle enoteche. Il percorso fin qui descritto si è svolto in zone di produzione di vari vini rossi DOC: il Barbera d'Asti, il Freisa d'Asti, il Grignolino ed il Brachetto.
Vini corposi o leggermente frizzanti che accontentano tutti i gusti e si accompagnano a meraviglia con i gustosi salami locali, sia crudi che cotti, con i cotechini e le gustose salsicce. È tempo di lasciare Nizza per andare a scoprire (e gustare) il dolce Moscato o, per chi lo preferisce, il secco Spumante. Ci si avvia, quindi, verso Canelli, il regno di questi vini. Attraversato il torrente Belbo, la strada corre pianeggiante per una decina di chilometri tra prati e piccoli insediamenti industriali che hanno per fondale le colline con i loro paesini. Si susseguono le insegne delle cantine di coltivatori privati e le Botteghe del vino. Il nucleo antico di Canelli è arroccato sulla collina all'ombra del Castello. Le case si sgranano come perle colorate fino al fondo valle dove si trova la parte più moderna e le industrie che portano i nomi famosi di Gancia, Bocchino, Riccadonna. Il commercio dei vini cominciò agli inizi dell'Ottocento e tanto si espanse che le varie cantine persero la caratteristica artigianale per diventare vere e proprie industrie. La Cantina Sociale produce parecchi tipi di vino rosso e bianco. All'Enoteca Regionale, aperta tutti i giorni tranne il lunedì, si possono degustare i vini locali accompagnati da dolci ed altri prodotti tipici. Inoltre, a richiesta, si può visitare il Museo della distilleria Bocchino famosa per la grappa. Nella lunga storia di questo borgo fortificato di confine non si contano le guerre e le distruzioni. Nel 1617 Canelli fu addirittura rasa al suolo. Case, castello e fortificazioni furono abbattute dal Marchese di Mortara che intendeva così contrastare l'avanzata delle truppe di Carlo Emanuele I di Savoia. Il Castello fu ricostruito circa un secolo dopo sulle rovine del vecchio, non così le fortificazioni che ormai non erano più necessarie. Per non perdere la memoria del passato, per riappropriarsi delle radici, i Canellesi rievocano la loro storia con "L'assedio", una festa che coinvolge tutta la popolazione.
Per due giorni la città si trasforma nel borgo assediato nel lontano 1613. I suoi abitanti, abbigliati in costumi seicenteschi, tornano per le stradine antiche accompagnati dagli animali attaccati ai carri, si confondono con soldati, sbandati e accattoni che affollano le osterie dov'è servita la cucina dell'epoca: carni, pesci di fiume arrostiti, legumi, dolci a base di latte e ricotta, nocciole e mandorle e, naturalmente, boccali di vino Barbera e Moscato. Rullo di tamburi, colpi di cannone, odore di polvere da sparo, alterchi di ubriachi, tutto concorre a ricreare un'atmosfera incantata in cui il visitatore "straniero" ben presto si trova ad essere protagonista e non solo spettatore. Del tempo antico Canelli conserva alcune chiese barocche, come quelle di San Leonardo, San Rocco, dell'Addolorata e di San Tommaso. Quest'ultima, ai confini dei quartieri Borgo (la parte al piano) e Villa (la parte collinare) già compare in documenti del 1156. L'edificio attuale è stato ricostruito tra il 1694 ed il 1738; la prima data si può vedere sulla facciata sotto la croce.
Per tornare sulla strada statale Asti-Alba bisogna dirigersi verso Costigliole d'Asti. Siamo ai confini dell'Astigiano con le Langhe, annunciate dalle alture più ruvide e rugose. La strada che sale verso Costigliole spesso si apre su vasti panorama. Stiamo arrivando in un altro paese produttore di Barbera, ma non solo. Nella frazione Motta si coltiva il "peperone quadrato". Giallo o rosso è carnoso e profumato, croccante e delicato, molto adatto ad essere cotto alla griglia o messo in conserva per l'inverno. Costigliole si annuncia con la mole del suo Castello di forma quadrangolare con quattro torrioni circolari. La sua origine risale probabilmente al XIV secolo, ma le facciate presentano caratteristiche di secoli diversi. Il lato a levante ha decorazioni barocche, quello a ponente presenta tutte le caratteristiche dei manieri medievali compresa la merlatura guelfa, quello settentrionale si distingue per lo scalone centrale a due rampe. Nell'800 subì una ristrutturazione che aggiunse motivi neogotici, secondo la moda dell'epoca. Una bella visuale panoramica di Costigliole la si coglie scendendo verso la strada statale N° 231 Asti-Alba. Se si vuole andare a scoprire la sorpresa accennata all'inizio di questo articolo bisogna attraversare la statale per dirigersi a San Martino Alfieri, grazioso borgo panoramico. Quindi scendere al fondo valle in direzione di San Damiano d'Asti che si fa notare per i viali alberati costruiti sul perimetro dei bastioni di cui era circondata. Ancora pochi chilometri ed eccoci arrivati all'incrocio delle provincie di Asti, Cuneo e Torino, ma, soprattutto, ad un paese scenografico che si affaccia sulle alture aspre e franose del Roero. Su queste colline sabbiose, spaccate da profonde fenditure, si coltiva l'uva che dà il bianco e profumato vino Arnèis. Il paese è Cisterna d'Asti, arroccato su una collina verde di boschi e di vigne.
Lo dominano dall'alto la Chiesa parrocchiale e la figura imponente del Castello, un'opera del '600 circondata da mura. Già nella metà del XII secolo, però, si ha notizia di un Castello facente parte di un feudo del Vescovo di Asti. Attualmente è sede del "Museo Arti e Mestieri di un tempo". Nelle sue sale sono raccolti moltissimi oggetti datati tra il 1600 ed il 1900 che raccontano di mestieri ormai dimenticati, di altri ancora attuali e del modo di vivere di un tempo che fu.
Si può visitare tutte le domeniche pomeriggio. Il sabato e la domenica nella cantina dell"Associazione vignaioli cisternesi" si possono degustare i vini prodotti nella zona, famosa soprattutto per il rosso Bonarda di Cisterna e, ovviamente, il biondo Arnèis. Il nostro viaggio per le colline astigiane termina qui.
Tanti sono i paesi che meriterebbero di essere citati, praticamente tutti quelli della provincia, perché ovunque si coltiva la vite, perché tanti sono i ristoranti che non hanno ancora dimenticato la tradizionale cucina piemontese, perché quasi tutti i borghi hanno un castello che racconta delle storie che sarebbe interessante conoscere, perché tutti hanno una chiesa particolare da visitare.
Forse a chi leggerà queste righe verrà la voglia di scoprire altri luoghi dove "I profumi, i colori e i suoni si rispondono" (Baudelai

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