I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Mantova"

di Graziella Vignazza Santi

Un ponte a Mantova. Non si spaventino gli ambientalisti, non ho nessuna intenzione di proporre un’opera stradale che scavalchi i laghi della città (un ponte esiste già), magari spacciandola per qualcosa che favorisca l’economia locale. Nulla di tutto ciò. Voglio semplicemente raccontare come si possano trascorrere le brevi vacanze, i cosiddetti “ponti”, senza allontanarsi troppo da casa. Ovviamente quest’ultima frase vale per chi abita nell’Italia settentrionale. Chi, invece, partendo dal sud di questo nostro lungo paese andasse alla ricerca di alcuni gioielli, forse ne scopre qualcuno che non conosceva.

Se Mantova è bella lo dobbiamo soprattutto ai Gonzaga (per inciso la famiglia che diede alla Chiesa il giovane San Luigi). Per quattro secoli, dal XIV al XVII, essi ne fecero la capitale del loro ducato abbellendo la città con magnifici palazzi affrescati da illustri pittori.

Palazzo Ducale, la reggia, è un’imponente costruzione di mattoni articolata in cortili, torri, mura, giardini, edifici che dimostrano come sia nata in epoche diverse e come i Duchi abbiano sempre ampliato la loro residenza principale. Basti pensare che l’intero complesso, tanto vasto che ha finito per inglobare il trecentesco Castello di San Giorgio, occupa una superficie di 34.000 metri quadrati ed ospita 500 sale di varia grandezza. Tra queste spiccano per magnificenza la celebre Camera degli Sposi, il capolavoro di Andrea Mantegna, la Sala dei Principi affrescata dal Pisanello e l’appartamento ducale dai ricchi soffitti intagliati e decorati. Curioso il Cortile dei Cani dove una lapide ricorda “Oriana cagnolina celeste”.

Usciti sull’acciottolata Piazza Sordello vi troviamo il Duomo, un miscuglio di stili che raccontano di una lunga esistenza. Di origine medievale fu distrutto da un incendio nel XVI secolo. La sistemazione attuale dell’interno, che con tutte quelle colonne fa venire in mente le antiche terme romane, la si deve a Giulio Romano, mentre la facciata fu rifatta nel XVIII secolo. Della primitiva chiesa rimangono tracce gotiche ed un campanile romanico. Alle spalle del Duomo si trova la Casa dei canonici risalente al 1400, oggi conosciuta come la Casa di Rigoletto.

Una strada in discesa conduce alla raccolta Piazza Virgiliana; qui un bianco monumento ricorda che questa terra diede i natali a Virgilio, il grande poeta latino che Dante volle compagno nel suo viaggio nei mondi trascendentali. Un sobrio palazzo neoclassico ospita il Museo Diocesano che raccoglie, tra l’altro, le opere d’arte delle chiese sconsacrate nella diocesi mantovana, un gruppo di armature quattrocentesche recuperate dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie che si trova fuori città, manoscritti ed incunaboli provenienti dall’abbazia di San Benedetto Po.

Tornati in Piazza Sordello c’inoltriamo nel cuore di Mantova. Una breve passeggiata e siamo a Piazza Broletto che deve il suo nome al Palazzo duecentesco sulla cui facciata la statua di un arcigno personaggio in cattedra rappresenterebbe il sommo Virgilio. La tradizione popolare però, con “somma” ironia, preferisce chiamarla “Vècia Manvta” (Vecchia Mantova). In questa Piazza si trova anche il Museo Tazio Nuvolari.

Da qui a Piazza delle Erbe il tratto è breve. In questo spazio di chiara impronta medievale, con una serie di portici gotici che danno riparo a bei negozi ed eleganti caffè, si contrappongono alcuni edifici monumentali, come la piccola ma suggestiva Rotonda di San Lorenzo che si fa risalire al XII secolo quando Mantova era un feudo di Matilde di Canossa. Poi la Torre dell’Orologio con il bellissimo orologio astronomico, entrambi della fine del 1400, il Palazzo della Ragione della stessa epoca con trifore e merli ed infine il Palazzo del Podestà del XII secolo. Un affascinante angolo di città medievale perfettamente conservato.

Un lato della Piazza delle Erbe è delimitato dalla Basilica di Sant’Andrea il cui ingresso si trova sulla piazzetta laterale intitolata al Mantegna. Grandiosa più del Duomo, fu costruita a partire dal 1472 su disegno di Leon Battista Alberti e completata durante i secoli XVI e XVII. A metà del 1700 si aggiunse la cupola progettata da Filippo Juvarra. La Basilica custodisce la tomba di Andrea Mantenga, posta nella prima cappella di sinistra, e nella cripta il “Preziosissimo Sangue”, ossia la terra del Golgota portata a Mantova del legionario Longino.

La Basilica di Sant’Andrea segna il limite della Mantova più antica, ma c’è ancora un gioiello che non si può perdere. Si tratta di Palazzo Te che si trova esattamente nella parte opposta a quella appena raccontata, ai margini della città moderna. Agli inizi del 1500 Federico Gonzaga affidò a Giulio Romano l’incarico di progettare un palazzo per il tempo libero. L’artista, in un’area allora paludosa, ideò un’ampia costruzione a pianta quadrata ed un giardino, poi chiuso da un’esedra nel XVIII secolo. Tutte le sale hanno pareti e soffitti dipinti. Lo stesso Giulio Romano si occupò di parte delle decorazioni interne come la Sala dei Giganti, stravagante e gigantesca (da qui il nome), rappresentazione del mito dei Titani impauriti dall’ira Giove. La Sala dei cavalli è impressionante. Gli animali sembrano sul punto di staccarsi dalle pareti per scendere a terra. Un po’ osé le scene dipinte nella sala dei banchetti; con leggerezza ed eleganza fanno venire in mente qualche piccola orgia e considerato che il palazzo era destinato agli ozi ed al tempo libero…

In fondo all’esedra si trova il Giardino segreto, un luogo chiuso ad occhi indiscreti. A quale scopo servisse non si sa, ma si può immaginare. Lo circonda un patio dal soffitto dipinto; la grotta artificiale posta sul fondo sembra diventata il regno dei colombi che sbucano dagli anfratti.

Nel sottotetto di Palazzo Te è ospitato il Museo Civico dove si trovano collezioni di vario genere: reperti egizi, dipinti moderni, monete e medaglie dell’epoca dei Gonzaga, pesi e misure antichi. Il biglietto acquistato per visitare il Palazzo è utilizzabile anche per il Museo.

Allontanadosi da Mantova di appena una ventina di chilometri si raggiunge San Benedetto Po, cittadina che trae il nome dall’abbazia benedettina fondata nel 1007 da Teobaldo di Canossa, nonno della celebre contessa Matilde. La splendida chiesa che ammiriamo oggi è una trasformazione operata da Giulio Romano attorno alla metà del 1500. L’artista inglobò nella nuova costruzione l’incantevole chiesetta romanica di Santa Maria che si può vedere a sinistra del presbiterio (bellissimo il pavimento a mosaico). Matilde amò tanto questa abbazia da chiedere di esservi sepolta. Così avvenne ed il sarcofago sormontato da un quadro che ritrae la contessa è tuttora posto davanti all’ingresso della sacrestia. Matilde, però, non c’è. Nella prima metà del 1600 il papa Urbano VIII ne fece trasportare il corpo a Roma dove si trova tuttora nella Basilica di San Pietro.

Il complesso abbaziale è costituito dalla chiesa e da tre chiostri costruiti in epoche successive: di San Benedetto (secolo XIII), dei Secolari (secolo XIV), di San Simeone (secolo XV). Il primo è adibito ad oratorio e ad abitazione delle suore, il secondo ed il terzo hanno bei giardini curati. Il più interessante è il chiostro di San Simeone che presenta nelle lunette la storia di questo pellegrino giunto all’abbazia di San Benedetto dalla lontana Armenia. Qui visse dal 1016 fino alla morte avvenuta nel 1024. Al primo piano del chiostro di San Simeone è situato il ricco Museo della civiltà contadina, mentre nel refettorio si può ammirare un grande affresco attribuito al Correggio.

Mantova e dintorni sono luoghi ideali per la bicicletta. Tutta pianura, tanto verde. La città non è grande ed il traffico metropolitano ancora accettabile. Il parco che si stende lungo i laghi cittadini è l’ideale per fare trekking o soltanto una passeggiata. Appena fuori città inizia la tranquilla campagna tipica della valle padana, dove la fanno da padroni campi e prati. Un’atmosfera di tempi lontani che toglie l’ansia di correre, di fare le cose in fretta.

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