I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Non solo Chignolo Po"

di Elisabetta e Luigi Grazia

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.71- 2/2001)


Il nostro club propone un interessante raduno in Lombardia; l'antica Longobardia che prese il nome dai longobardi i quali occuparono per molti secoli il settentrione della nostra penisola. L'appuntamento avverrà a Chignolo Po, comune pavese ubicato a sei chilometri dal fiume, l'antico Padus romano (da cui l'odierna Padana). Il borgo era protetto dall'imponente Castello Visconteo, uno dei più grandi costruito dalla celebre dinastia lombarda. L'edificio fu rimaneggiato nel 1750 dal Manieri al quale dobbiamo l'odierna elegante facciata; nel parco noteremo il grazioso Kaffeehaus (una sorta di gazebo) con tre grotte sottostanti. In origine il Po lambiva il castello e le poche case costituenti il nucleo abitativo. Galeazzo Maria Sforza Duca di Milano, nel 1466-76 incominciò i lavori per lo spostamento dell'alveo del fiume più a sud con un poderoso e mirabile intervento d'ingegneria idraulica, rendendo fertile la vasta zona di terreno gravitante sul paese.
Qui il fiume ha già percorso circa la metà del suo lungo cammino; non é più il corso d'acqua di modeste proporzioni, ordinato ed elegante quando attraversa la regale Torino creando una perfetta simbiosi con il tessuto urbano, bensì assume un aspetto grandioso e solenne che per dirla con Riccardo Bacchelli, autore del famoso romanzo storico Il Mulino del Po': " il nulla dei grandi spazi di quel mondo liquido si fonde con il cielo".
Il fiume a Chignolo ha già ricevuto a monte le azzurre acque del Ticino le quali confluiscono nel Po poco prima dello storico ponte della Becca. Dal paese possiamo raggiungere agevolmente il fiume con le nostre bici percorrendo le stradine golenali dai ben ordinati filari di pioppi, betulle e salici che conducono sino alla riva dove l'acqua scorre pigramente. Acque ricche di storioni risalenti il fiume dal mare per deporre le uova; enormi carpe gialle popolano i fondali coperti di fitti canneti così come gli uccelli dell'habitat naturale.
Se fortunati potremo scorgere qualche cercatore d'oro, che, con infinita pazienza, "passa" la sabbia al setaccio scrutando attentamente il luccichio rivelatore delle preziose pagliuzze del nobile metallo.
Qui il paesaggio e poesia, la natura incontaminata e la maestosità solenne delle sue acque ci fanno sentire veramente piccoli ed inermi. Giovannino Guareschi autore dell'indimenticabile Don Camillo lo chiama il "grande fiume", non tanto per evidenziarne la dimensione quanto per un arcano rispetto di una creatura "viva" che talvolta si rivolta contro le popolazioni rivierasche per poi acquietarsi nuovamente e riprendere il placido sonno.
Giunti sulla riva, spaziando lo sguardo al di là del fiume, verso sud, sino alle prime colline appenniniche saremo gia nella zona vinicola dell'Oltre Po Pavese dove le dolci alture rivelano filari di viti degradanti ed antichi Casolari. In questa zona si producono ottimi spumanti, vini rossi e bianchi; benché meno noti dei piemontesi hanno un buon nome ed un vasto mercato di assorbimento. Altra regione della provincia, la Lomellina, tuttora importante comprensorio agricolo per eccellenza sin dal basso medioevo bonificata dagli acquitrini e resa fertile dalla operosità della popolazione.
Dal 1500 circa fu iniziata la coltivazione del riso e frumento; i duchi viscontei ed in seguito gli sforzeschi eressero numerosi castelli a guardia dei loro possedimenti per lo svago della corte che "passava" l'estate. In Lomellina si incontrano ancora mulini ad "acqua", tuttora funzionanti lungo la fitta rete dei canali naturali od artificiali, cosi come le rinomate osterie ed i piccoli ristoranti ben noti ed apprezzati dai buongustai pavesi e non, incominciando da chi vi scrive, sino giungere a Vigevano dalla celebre piazza ducale.
Pavia (la romana Ticinum Papia) città d'arte, ricca di monumenti, l'intatto borgo medievale, le stradine, le piccole piazze, la famosa università (secolo X-XI), la celeberrima Certosa a qualche chilometro dal centro cittadino, il ponte coperto che scavalca il Ticino dove Renato Rascel girò il film "Il cappotto"; il duomo, il broletto, San Pietro in ciel d'or, il castello visconteo, certamente il più bello giunto intatto sino ai giorni nostri.
Tutti motivi validi per un'accurata visita di questa città ben conosciuta anche dagli stranieri. Pavia non é solo medievale, ha anche chiese e palazzi rinascimentali, barocchi oltre ad un buon impianto urbanistico romano ancor oggi riconoscibile. Una buona guida tascabile farà apprezzare quanto realizzarono insigni architetti, pittori e scultori. Pavia fu capitale del regno longobardo; i primi insediamenti si ebbero già nel V° secolo sino al decimoterzo. Il nome esatto sarebbe Langobardi cioé "dalle lunghe barbe". Lo storico Valleio Patercolo, al tempo di Tiberio Cesare, li definì "di più che germanica ferocia " ma per una corretta valutazione di questi dominatori é doveroso sottolinearne l'avvenuta evoluzione. Infatti, col nome di Lex (legge) Longobarda fu compilata a Pavia nella seconda meta del secolo XI° una stesura di leggi la quale a sua volta si rifaceva alla "Liber Papiensi" o "Libro Pavese" comprendente tutto il materiale legislativo contenuto nel precedente "Edictum Regum Longobardorum". Per concludere i giuristi longobardi, ma pavesi di nascita: Walcauso o forse Gualcosio, Widolino ed altri furono esponenti di quella scuola giuridica tuttora studiata nelle università. Pavia, come tutte le città medievali importanti, aveva la via delle corse dei cavalli; usanza importata dal mondo islamico. Si trattava di vie rettilinee appena fuori dall'abitato dove al fantino vincitore la corsa veniva dato quale premio un drappo colorato (Palio). Da qui sorsero le contrade e le corse del Palio; solo ad Asti e Siena l'antico tracciato era di forma anulare.
Queste antiche vie medievali diedero poi il nome agli odierni "corsi" delle nostre città.
La provincia pavese ha numerose località degne di essere visitate, ricche di storia e di bellezze architettoniche. Crediamo di avere fatto uno "spaccato" interessante per una forte partecipazione al raduno.
Note bibliografiche tratte da:
"Storia del paesaggio umano" di autori diversi
"Storia del diritto italiano " di G.Astuti
"Storia dell'urbanistica" di P. Sica
"Chignolo Po e le sue frazioni" di Don Angelo Rossi

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