(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
73 4/2002)
Questa città fu definita, seppure con qualche esagerazione,
" La piccola Atene", tuttavia bisogna riconoscere che
l'ideatore e costruttore la rese bella, elegante, classica. Stiamo
parlando di Vespasiano Gonzaga (1531-1591). Da giovane fu educato
dalla zia Giulia, quindi inviato presso la corte spagnola per completare
la sua formazione. Lo zio Luigi gli lasciò in eredità
un grande fondo agricolo, appunto quello di Sabbioneta, che pur
modesta, venne scelta da Vespasiano per farne la capitale del suo
ducato. Nel 1554 iniziò i lavori trasformando in 40 anni
il piccolo borgo rurale in una sorta di personale città della
cultura: ricca di edifici di grande pregio, scuola, biblioteca,
ospedale, tipografia, spazi per esposizioni culturali, un teatro
olimpico, il duomo, il palazzo ducale, eccetera. Tutto accuratamente
disposto in una rinnovata maglia stradale, arricchita da due piazze
centrali e circondando la città da una solida cinta muraria
di forma articolata aperta da porte monumentali. Vespasiano adottò
le Teorie dei Trattatisti come venivano chiamati i teorici dell'urbanistica.
Questi illustri innovatori del 1400 e 1500, ciascuno con le proprie
soluzioni, suggerivano quali dovevano essere i canoni del nuovo
vivere in un periodo in cui tutte le arti si rinnovavano profondamente.
Illustreremo brevemente i dettami di uno soltanto; quelli di Leon
Battista Alberti nato a Genova nel 1404, cioé all'inizio
dell'umanesimo. Teorie che non necessariamente Vespasiano fece "in
toto" proprie, ma certamente tenne in considerazione. L'Alberti
fu uno dei maggiori architetti, le sue realizzazioni le troviamo
a Roma, Venezia, Firenze e Mantova. La concezione della strada urbana
rinascimentale (secondo l'Alberti) e teorizzata nel IV libro del
"De re aedificatoria". Egli distingue le città
in grandi e minori; nelle prime conviene che le vie, almeno le principali,
siano diritte e molto larghe, tali da consentire la percezione immediata
della grande dimensione urbana; nelle seconde sono più idonee
quelle ad andamento serpeggiante che suggeriscono un'impressione
sovradimensionata della città. In un caso o nell'altro la
strada e considerata essenzialmente un canale ottico col quale si
realizza la comprensione (cioé il controllo intellettuale)
attraverso la visione prospettica (ovvero la misurazione proporzionale)
dello spazio urbano; reale per le città maggiori, indotto
illusivamente per le minori. Sabbioneta necessita pertanto di una
visita accurata per cogliere la grandezza, la cultura classica di
Vespasiano straordinario "principe rinascimentale". Nel
Palazzo Ducale del 1568 possiamo ammirare l'appartamento del principe,
dai soffitti lignei stuccati in oro, dagli affreschi; dal salone
di Diana a quello delle Stagioni e degli Elefanti; alla piccola
sala degli Antenati. Cosi come il Palazzo del Giardino (luogo di
svago della corte secondo una ben radicata usanza dell'epoca). Anche
qui abbiamo la sala degli Specchi, delle Grazie, dei Miti, per terminare
con la galleria di 100 metri di lunghezza purtroppo spoglia di arredi.
La chiesa dell'Incoronata del 1588 di forma ottagonale racchiude
il Mausoleo e la bellissima statua in bronzo del defunto principe.
Il Teatro Olimpico del 1590, capolavoro dello Scamozzi (il quale
termino anche quello di Vicenza iniziato dal Palladio) é
considerato un vero gioiello. In Italia esistono numerosi teatri
olimpici, denominati tali da quello di Vicenza commissionato appunto
al Palladio dall'Accademia Olimpica. Quello di Sabbioneta aveva
in origine tre facciate; l'interno suggerisce simultaneamente l'idea
della sala e del cortile contornate in alto da balaustre alle quali
si affacciano mondane presenze di spettatori (le figure riprendono
un'invenzione del Veronese). In basso ai lati del palcoscenico due
affreschi riproducenti botteghe artigianali, purtroppo solo quella
del calderaio si é salvata dall'incuria.
Possiamo anche visitare la Sinagoga del 1824, elegante costruzione
del Visioli, ricca di marmi e stucchi. Chi é interessato
può richiedere la visita guidata per approfondire la storia
dell'ebraismo. Sabbioneta non ebbe mai un ghetto come altre città
europee ed italiane in particolare. Come ben sappiamo era il quartiere
nel quale obbligatoriamente (quanto meno nelle ore notturne) dovevano
risiedere gli ebrei. Venne cosi chiamato da un episodio accaduto
a Venezia all'inizio del 1700. Un'ordinanza stabiliva che costoro,
sparsi a quel tempo per tutta la città la lagunare, dovevano
coercitivamente trasferirsi nel Sestriere della Fonderia o del Getto
come veniva usualmente chiamato dal popolino quel quartiere in quanto
la fuoriuscita dai crogioli del metallo fuso, oggi come ieri, era
il momento più spettacolare. Con l'evoluzione della lingua
il "Getto" si trasformò a Venezia in Ghetto divenendo
sinonimo in tutta la penisola di quartiere ebraico.
Note bibliografiche tratte da:
M.L. Gengaro (Leon Battista Alberti, storico ed architetto), G.Libertini
(Il teatro antico e la sua evoluzione), G.Ricciotti (Storia del
popolo di Israele).