I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"A Genova per l'Euroflora sotto la lanterna"

di Cinzia Porata

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 65 3/2001)

A Genova per Euroflora

Oggi parlare di Euroflora è un fatto normale. Il termine stesso, evoca un grande spettacolo di piante e fiori, ed è entrato nel vocabolario comune. Eppure, la sua nascita non fu semplice: come tutti i grandi eventi vide la luce per un'intuizione geniale e dovette superare non poche difficoltà. L'idea balenò al presidente della Fiera di Genova, Carlo Pastorino, che a metà degli anni Sessanta scommise sul futuro della rassegna. Non prima, naturalmente, di aver ottenuto il consenso e l'apporto dei floricoltori genovesi e liguri. Furono loro a crederci per primi e a costituire il nocciolo di partenza. La prima edizione fu un successo, era l'anno 1966. L'Italia poteva finalmente ritagliarsi uno spazio fisso nel quadro delle grandi floralies internazionali. Da lì in avanti fu un'escalation, sia in termini di partecipazioni che di prestigio internazionale. Euroflora mette in competizione l'insieme delle produzioni florovivaistiche: dal 1966 a oggi si sono tenuti più di 4 mila concorsi tecnici ed estetici, ed in più coglie due obiettivi, l'uno conseguenza dell'altro: diffonde la cultura del verde e dei fiori, ed è al tempo stesso uno straordinario incentivo per migliorare la produzione e dare impulso al settore, inoltre lancia anche un chiaro messaggio a tutti noi, " Rispetto della natura" e di invito a un "maggior utilizzo del verde per migliorare la qualità delle vita" soprattutto nelle aree urbane e nelle zone degradate. La manifestazione, occuperà i tre grandi padiglioni multipiano e le aree all'aperto del quartiere espositivo per una superficie complessiva di 150mila metri quadrati. Spettacolarità, giochi d'acqua e l'evoluzione del rapporto tra vegetazione allo stato naturale e verde organizzato, saranno gli ingredienti principali della rassegna, che si colloca al primo posto in Europa. Per il 2001 la manifestazione ha ottenuto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Nel piazzale d'ingresso il primo colpo d'occhio sarà un trionfo di colori, con le aiole di rose e piante fiorite che inviteranno il pubblico ad accedere nel grande padiglione circolare, centosessanta metri di diametro e quasi trenta metri di altezza, sede delle collettive italiane e estere e palcoscenico perfetto per contrapporre i più diversi tipi di vegetazione. Una grande cascata del fronte di venti metri e alta altrettanti, sotto la quale i visitatori potranno passeggiare, costituirà la quinta per uno spaccato di foresta di tipo amazzonico, realizzato dal Comune di Genova con esemplari di felci arboree, liane, pandanus, platycerium, alcicornae, palme e piante esotiche. A fronteggiarla una monumentale scalinata e la riproduzione del porticato di una villa toscana dell'Ottocento, con statue e arredi da esterno provenienti dal patrimonio storico-artistico del Comune di Genova, perfetta ambientazione per una serie di bellissime piante di limone. Sarà invece un insieme di azalee, camelie, lillà, ciliegi in fiore, faggi e conifere del Piemonte a caratterizzare il corridoio dell'ingresso principale, mentre la flora mediterranea sarda, sul lato mare, farà da sfondo ad una enorme macchia di azalee che caratterizzerà il centro del padiglione. La grande corona circolare sarà una sfilata di orchidee, piante grasse, palme della Florida, bonsai d'ulivo e flora alpina, mentre il primo anello sarà dedicato alle composizioni floreali, ai bonsai, alle rose, ai fiori recisi del leccese e a partecipazioni estere di particolare rilievo. La seconda galleria ospiterà presenze di tipo divulgativo, una particolarissima mostra fotografica dedicata alle orchidee e un ristorante panoramico, che tra le proposte includerà un menù a base di fiori. Un altro padiglione, dedicato alle presenze regionali, si aprirà nel segno dell'acqua, con uno schieramento di fontane ritmicamente guidate dagli effetti visivi moltiplicati grazie a un particolare gioco di specchi e con una monumentale parete circolare d'acciaio dove l'acqua scenderà tra morbidi effetti di luce dal piano superiore. Un'immagine ipermoderna che introdurrà i visitatori tra i fiori e le piante tipiche di Liguria per passare poi alle piante da vivaio della Toscana: pinus pinea, magnolie, aceri e lecci. Sempre le piante da vivaio, ma soprattutto le piante da appartamento, di cui sono i maggiori produttori nazionali, identificheranno la presenza dei floricoltori lombardi che si estenderà fino alla fine del padiglione. L'ultimo padiglione, presenterà uno straordinario mix di esemplari e sarà sede dell'esposizione dei giardini municipali italiani e esteri di grandi città, ma anche di centri minori, del giardino esotico di Montecarlo e delle grandi collettive marchigiane e campane. Tra gli elementi distintivi spiccherà la riproduzione stilizzata di una serra vittoriana costruita in tondino di ferro che occuperà una buona parte del padiglione. Per quanto riguarda le partecipazioni straniere si confermano Austria, Belgio, Canada, Francia, Olanda, Portogallo, Russia e Svizzera. Tra le "new entry" da segnalare il Vietnam, il Venezuela, il giardino botanico di Guayaquil (Ecuador), i giardini municipali di Montreal con un esempio di "arte topiaria", quelli del Principato di Monaco e il gradito ritorno di Australia, Cina, Filippine, Spagna e dei Giardini Vaticani. Per questi ultimi si tratta di un avvenimento eccezionale, tenuto conto che vengono aperti raramente a un selezionato numero di persone e Euroflora rappresenterà quindi un'occasione unica per farsi un'idea della loro bellezza. Un ulteriore tocco di prestigio sarà rappresentato inoltre dai giardini italiani per eccellenza, i Giardini del Quirinale. Per questa edizione 2001 Euroflora potrà contare su un ampliamento della zona espositiva nelle aree esterne che si presenteranno come un susseguirsi di aiole e giardini. Un viale di trenta palme washingtoniae dell'altezza di cinque metri accompagnerà i visitatori nel corridoio tra i paglioni B e C e sfocerà in una singolare esposizione di cycas da seme. Sul lato mare del padiglione desteranno attenzione i venticinque "Giardini del terzo millennio", per la cui realizzazione è stato richiesto uno sforzo progettuale creativo improntato all'innovazione. Vi assicuro che parlare di fiori, osservare delle fotografie o dei filmati non può farci immaginare l'atmosfera che una manifestazione di questo livello sa dare, gli ambienti ricreati, gli effetti speciali, la moltitudine di profumi e colori mischiati tra loro, l'aria che si respira, ora umida, ora impregnata di salsedine, sono sensazioni da vivere in diretta per poterle "gustare" al massimo. Come tradizione, da anni, il pubblico potrà acquistare piante al "Mercato Verde", una apposita area dedicata alla vendita ubicata sulla passeggiata a mare. Per concludere posso dire che la manifestazione di cui sopra è uno di quei avvenimenti da non perdere, (la prossima sarà nel 2006) e che in occasione del raduno che organizziamo il 20/21/22 Aprile sarà possibile anche assistere a tante altre manifestazioni che il comune di Genova ha preparato in occasione di questo avvenimento, "Fiori sulla città", "Percorsi in fiore", il grande Acquario di Genova esporrà un'inedita "Esposizione di piante carnivore" con sconti sui biglietti di ingresso, il concorso della "Vetrina fiorita" più bella, i ristoratori con l'iniziativa dei "Fiori in tavola", nei bar con "O fiore in to gotto" e tante altre manifestazioni collaterali.

di Mario Vella

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 54 6/99)

 
SOTTO LA LANTERNA
Una nuova "firma" arricchisce il nostro giornale, quella di Mario Vella, medico, camperista de "La Granda", direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle di Cuneo, collaboratore di "Caravan e Camper" nonchè tenente colonnello nel Corpo della Croce Rossa.
A lui il benvenuto nella redazione di "Insieme.
 
Genova, Genova: in camper ed in bicicletta
 
Chi non credesse quanto, in certe occasioni, l’andare in camper possa essere simile all’andare in barca, non ha che da prendere una delle tante rotte (in francese route significa strada) che portano a Genova e qui, grazie ad una segnaletica ben distribuita, fare tappa al Porto Vecchio.
La prima piacevole sorpresa è costituita dalla possibilità di parcheggiare, oltreché le automobili, anche i camper proprio a ridosso dell’area portuale.
Poiché un camperista che si rispetti ha, come il tender per la barca, la sua brava bicicletta, non resta che metterla in ordine di marca e Genova cambia volto.
Anni or sono, facendo visita, in veste ufficiale del corpo militare della Croce Rossa, alla nave scuola "Amerigo Vespucci", un amico anch’egli ufficiale, tanto per parlare, chiese al guardiamarina che ci accompagnava: "Quanto alza quel bigo ?". Il guardiamarina parve per un momento masticare qualcosa dal sapore amaro, poi, con aria di chi compatisce gli incompetenti, apostrofò il mio compagno, reo di aver utilizzato un termine sconosciuto per definire un paranco.
Essendo entrambi di grado più elevato rispetto al nostro accompagnatore e per giunta ospiti del comandante, non si volle dare peso all’episodio, ancorché il presunto incompetente fosse un commissario di bordo con parecchi anni di navigazione alle spalle.
Mi venne in mente questo lontano episodio, apparentemente così marginale, nel momento in cui, attraversando il varco del porto vecchio prospiciente piazza Caricamento, mi trovai di fronte "il Bigo" per antonomasia che, con la sua mole imponente, campeggia al centro dell’area portuale e solleva addirittura un ascensore panoramico.
Non cessa, infatti, ancor oggi di stupirmi come potesse un ufficiale di marina (sebbene non più regia), ignorare un termine marinaresco tanto diffuso a meno di supporre, dall’inconfondibile accento toscano, che avesse voluto cogliere un’occasione per criticare il modo di esprimersi di un presunto discendente dell’antica repubblica di Genova.
Ma tant’è, chi volesse provare l’emozione di vedere Genova da un punto di osservazione unico nel suo genere non ha che da affidarsi a questo bigo, o parroco che dir si voglia.
La bicicletta, non precisamente prevista e perciò stesso non vietata, consente una visita del porto vecchio, che, riducendo le distanze, allevia la fatica dei percorsi: i vari aspetti significativi sembrano concentrarsi ed offrirsi all’attenzione nella loro prospettiva migliore.
Non tutti sanno che Genova ha il più grande centro storico d’Italia: il che significa un inestricabile dedalo di Viuzze in cui tra costruzioni fatiscenti ed aspetti di vero e proprio degrado, si celano tesori d’arte incomparabili e spesso difficilmente raggiungibili.
Visitarli in bicicletta è una soluzione senza pari: innanzi tutto poiché è l’unico messo di locomozione utilizzabile nei vicoli, inoltre consente di apprezzare anche quei momenti considerati minori, ma non per questo meno caratteristici ed interessanti, la cui dislocazione finisce per scoraggiare il comune turista.
Uscendo da centro storico ci si trova nella non meno nota piazza De Ferrari trasformata in isola pedonale: un po’ di trasgressione consente di attraversarla pedalando ed infilare i famosi portici di via XX Settembre, con l’incomparabile piacere di andare a ruota libera (in discesa naturalmente) sui suoi mosaici testimoni piuttosto dei passi strascicati della Genova bene (e non) che si appresta al rito dell’aperitivo delle otto.
Verso il fondo un’incongruenza della circolazione genovese indica la diramazione destra come senso unico a salire: basta non tenerne conto ed in un battibaleno ritrovarsi nei giardini di "Piazza Verdi, prospicienti la Stazione Brignole.
Qualche colpo di pedale tra la frescura degli alberi secolari e si è in Viale Brigate Partigiane, che fa da copertura al torrente Bisagno.
Qui, proprio accanto al "Bruco" che lo attraversa sospeso per aria, c’è un passaggio pedonale che, per l’astrusa regolazione dei semafori, lascia la maggior parte dei pedoni, senza doti da centometristi, a metà tra le due corsie, attorniati dalle macchine che sfrecciano rombanti.
Con la bicicletta le strisce si superano addirittura prima dell’arancione e così le successive che, essendo raccordate col marciapiede, consentono di passare dall’uno all’altro senza soluzione di continuità.
Solo verso la fine del Viale sento il suono caratteristico abbinato al verde del semaforo pedonale: mi viene il dubbio di aver passato i precedenti col rosso, ma ormai sono a due passi dalla Foce (quella del Bisagno ovviamente) ed è il momento di tornare.
Un improvviso desiderio di legalità mi porta a scendere dalla bicicletta ed attraversare sulle strisce a piedi tra il digrignare di un muro di automobili nell’ora di punta che devono attendere il transito dall’unico pedone: ma anche questo è il privilegio dei ciclisti.
Corso Aurelio Saffi mi riporta al punto di partenza e di … reimbarco.
Sarebbe interessante poter fare la stessa cosa a Venezia: chi scrive, lasciato il camper a Chioggia ha già sperimentato il percorso della laguna fino al Lido, oltre al quale sembrano piuttosto severi con le biciclette.
Se però qualcuno trovasse il modo di provarci……
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