I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Casella"

di Gregorio Alvignani

Questo raduno dei camperisti è previsto sulle colline che sovrastano Genova a 410 metri di altitudine. Un grazioso paese ci attende, collegato con una ferrovia a scartamento ridotto che la unisce al capoluogo ligure, un’occasione per coloro che vogliono scendere in città. Dall’alto di Casella si ammira un grandioso panorama che oltre a scorgere in determinati punti il mare si intravedono anche le famose fortificazioni che difendevano l’entroterra di quelli che furono i frequenti attacchi dai Saraceni. Questo termine secondo altre fonti deriverebbe dall’ Arabo “saraza”, cioè rubare il quale mette in evidenza il carattere di predoni nomadi dediti al brigantaggio. Un’ altra opinione che ebbe larga diffusione nel medioevo fu l’interpretazione dei testi sacri per opera di San Gerolamo il quale disse che invece di Saraceni dovevano chiamarsi Agareni,quali discendenti di Agar, concubina di Abramo e non legittima sposa. Il paese sorge in un ampio bacino ghiaioso contornato dalla vegetazione folta e robusta di tipo mediterraneo sovrastato dal Monte Maggio (Mt.978). Antico feudo dei Vescovi di Tortona, poi dei Fieschi, conserva ancora un aspetto nobile nello slargo principale del paese. Tra le architetture che si affacciano in questo sito, notevole seppure nelle attuali strutture molto modificate, troviamo un edificio molto bello, chiamato il Palazzo del XVII° secolo, costruito con ogni probabilità dall’importante casata dei Fieschi. Si può notare la torre che s’innalza sulla facciata, i numerosi stemmi, segni inequivocabili delle gloriose famiglie titolate della borgata collinare ed una interessante “corte” all’interno della costruzione. Poco più in alto di quest’ultimo sorge la bella Parrocchiale di Santo Stefano del secolo XVIII° che ci propone delle decorazioni barocche ed in sagrestia una Visitazione di Giovanni Andrea De Ferrari. Questi fu un buon pittore genovese, pronto ad immortalare nelle tele i maggiori avvenimenti del capoluogo ligure che tuttavia ricordano nei dipinti migliori i toni severi di una certa pittura spagnola coeva al suo tempo (1598-1669). Appena toccata da una vena di “patetismo”, cioè quella corrente pittorica che non seppe elevarsi più di tanto facendo leva sui sentimenti talvolta “svenevoli” del “gusto” dell’epoca. Nella Parrocchiale si trova anche il bellissimo Presepe di Domenico Fiasella, grande riformatore della pittura del ‘600 genovese nonché esecutore di opere pittoriche. Lavorò sovente con il Ferrari tuttavia seppe evidenziarsi con una professionalità per i toni cromatici e le scelte al di fuori dei consueti schemi in voga all’epoca del rinnovamento artistico che diede nell’immediato futuro temi e soluzioni notevoli.

Note tratte da:
Guida T.C.I.
Trattato di storia di Giuseppe Corradi
(per quanto riguarda i Saraceni)
Vite di R.Sorani.

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