Questo raduno dei camperisti è previsto sulle colline
che sovrastano Genova a 410 metri di altitudine. Un grazioso
paese ci attende, collegato con una ferrovia a scartamento ridotto
che la unisce al capoluogo ligure, un’occasione per coloro
che vogliono scendere in città. Dall’alto di Casella
si ammira un grandioso panorama che oltre a scorgere in determinati
punti il mare si intravedono anche le famose fortificazioni
che difendevano l’entroterra di quelli che furono i frequenti
attacchi dai Saraceni. Questo termine secondo altre fonti deriverebbe
dall’ Arabo “saraza”, cioè rubare il
quale mette in evidenza il carattere di predoni nomadi dediti
al brigantaggio. Un’ altra opinione che ebbe larga diffusione
nel medioevo fu l’interpretazione dei testi sacri per
opera di San Gerolamo il quale disse che invece di Saraceni
dovevano chiamarsi Agareni,quali discendenti di Agar, concubina
di Abramo e non legittima sposa. Il paese sorge in un ampio
bacino ghiaioso contornato dalla vegetazione folta e robusta
di tipo mediterraneo sovrastato dal Monte Maggio (Mt.978). Antico
feudo dei Vescovi di Tortona, poi dei Fieschi, conserva ancora
un aspetto nobile nello slargo principale del paese. Tra le
architetture che si affacciano in questo sito, notevole seppure
nelle attuali strutture molto modificate, troviamo un edificio
molto bello, chiamato il Palazzo del XVII° secolo, costruito
con ogni probabilità dall’importante casata dei
Fieschi. Si può notare la torre che s’innalza sulla
facciata, i numerosi stemmi, segni inequivocabili delle gloriose
famiglie titolate della borgata collinare ed una interessante
“corte” all’interno della costruzione. Poco
più in alto di quest’ultimo sorge la bella Parrocchiale
di Santo Stefano del secolo XVIII° che ci propone delle
decorazioni barocche ed in sagrestia una Visitazione di Giovanni
Andrea De Ferrari. Questi fu un buon pittore genovese, pronto
ad immortalare nelle tele i maggiori avvenimenti del capoluogo
ligure che tuttavia ricordano nei dipinti migliori i toni severi
di una certa pittura spagnola coeva al suo tempo (1598-1669).
Appena toccata da una vena di “patetismo”, cioè
quella corrente pittorica che non seppe elevarsi più
di tanto facendo leva sui sentimenti talvolta “svenevoli”
del “gusto” dell’epoca. Nella Parrocchiale
si trova anche il bellissimo Presepe di Domenico Fiasella, grande
riformatore della pittura del ‘600 genovese nonché
esecutore di opere pittoriche. Lavorò sovente con il
Ferrari tuttavia seppe evidenziarsi con una professionalità
per i toni cromatici e le scelte al di fuori dei consueti schemi
in voga all’epoca del rinnovamento artistico che diede
nell’immediato futuro temi e soluzioni notevoli.
Note tratte da:
Guida T.C.I.
Trattato di storia di Giuseppe Corradi
(per quanto riguarda i Saraceni)
Vite di R.Sorani.