Nel 1417 un artigiano viterbese Battista Luzzante, fece dipingere,
su una tegola, la Vergine Maria con il Bambino, dal pittore
mastro Martello, dettoMonetto.
L'immagine, come racconta Niccolò della Tuccia, fu fatta
realizzare per personale devozione e posta su una quercia per
proteggere quel terreno dalle intemperie e da possibili furti
e rimase esposta alla venerazione dei contadini del posto per
parecchi anni.
Si racconta che un eremita senese, Pier Domenico Alberti ed
una donna viterbese, tentarono inutilmente di portarla nelle
proprie abitazioni, ritrovandola sempre sulla quercia e che
un cavaliere per sfuggire ai suoi inseguitori si gettò
ai piedi dell'albero affidandosi alla protezione della Vergine
che lo rese invisibile, salvandolo dai suoi nemici.
Quando nel 1467 una violenta pestilenza colpì l'Alto
Lazio, la popolazione si strinse intorno alla piccola immagine
per ottenere la salvezza .
E' sempre Niccolò della Tuccia, uno dei priori di Viterbo
e testimone degli accadimenti, a narrare il susseguirsi di miracoli
ed il crescere della devozione, il voto fatto dalla città
di Siena, colpita da un terribile terremoto e la solenne processione
di ringraziamento del 20 Settembre, guidata dal vescovo, da
tutte le autorità civili e religiose, accompagnate dalle
varie corporazioni e da un'immensa folla. Momento di grande
partecipazione popolare che rivive ogni anno, nel mese di Settembre,
con il rinnovo del Patto d'Amore tra la Madonna e la città
di Viterbo.
La quercia su cui era appesa la tegola fu inizialmente inglobata
in una modesta capanna di legno, ma già nel 1470 fu posta
la prima pietra dell'imponente complesso monastico, affidato
agli uffici dei Domenicani .
Fu così che sotto l'amministrazione dei frati predicatori
la costruzione del complesso monastico e della chiesa rinascimentale
andò realizzandosi con grande sforzo economico.
Seguirono poi ricche elargizioni e lasciti di beni immobili
che incrementarono il patrimonio del santuario e nel 1490 fu
commissionato al grande Andrea Bregno il tempietto che ingloba
la sacra quercia; nei primi anni del secolo seguente, già
a buon punto i lavori edilizi, furono eseguite le lunette in
terracotta invetriata da Andrea della Robbia.
Grande cura fu posta anche nella scelta del miniatore che decorò
i corali, alcuni dei quali sono ancora conservati nel Museo
della basilica.
Il santuario fu consacrato solo nel 1577, anno nel quale la
Madonna della Quercia divenne ufficialmente co-patrona di Viterbo
per aver miracolosamente liberato la città dalla piaga
delle cavallette.
L'evento fu celebrato con particolare solennità, tramandataci
dal ciclo affrescato nella sala detta della Madonna nel Palazzo
dei Priori. Gli affreschi vedono raffigurate le scene della
leggenda di fondazione del santuario e la processione solenne
del 1517.
La fama del santuario, oltre ad avere determinato il concorso
di numerosi maestri per la sua erezione e decorazione, aveva
anche richiamato su di sé l'attenzione di numerosi pontefici.
Il celebre santuario, capolavoro dell'arte rinascimentale, sorge
poco fuori citta'. Grandiosa facciata a bugnato con timpano
triangolare e tre portali adorni di terrecotte di A. della Robbia.
Il maestoso interno ricorda le chiese fiorentine e ospita opere
di insigni artisti tra i quali A. da Sangallo il Giovane e A.
Bregno. Coro ligneo del 1515 circa; chiostro gotico nella parte
inferiore e cinquecentesco in quella superiore; imponente campanile
quattrocentesco.
Il vicino Museo ospita reperti archeologici, dipinti, una notevole
raccolta di ex-voto (piu' di 2000 pezzi dal '400 al '600) ed
altre preziose opere d'arte che meritano di essere viste.