Una delle passeggiate-visita in programma nel corso del prossimo
raduno di Capodanno a Roma ci porterà alla storica città
di Tolfa, feudo dei Frangipane, nota fin dall’epoca Etrusca
per i ricchi giacimenti minerari degli omonimi Monti che la
circondano.
Sono molte le cose da vedere, cito il Museo Civico Etrusco,
il Convento dei Cappuccini, i ruderi della Rocca dei Frangipane,
ma una particolare menzione, credo, merita la Chiesa della Sughera,
con la sua suggestiva storia dell’icona della Madonna
della Sughera.
Questo quadro, attribuito alla scuola di Francesco Raibolini
da Bologna, detto il Francia, fu ritrovato il I Novembre del
1501 tra i rami di un albero di sughero da due cacciatori, Costantino
Celli e Bernardino Roso, e portato nella Chiesa della Misericordia,
con una solenne processione di popolo. Ma nella notte del 3
Novembre il quadro se ne tornò miracolosamente sulla
pianta di sughero. Si decise allora di lasciare il quadro dov’era,
costruendovi intorno una cappellina in legno. Nel 1504 il Principe
Agostino Chigi, detto il Magnifico, banchiere di Siena che dal
1497 aveva in appalto le cave di allume di Tolfa, ritenendo
poco sicura la costruzione lignea, ma soprattutto in segno di
grande devozione per la Vergine Maria (e con animo grato per
le immense ricchezze accumulate con la produzione dell’allume)
dette incarico ai maggiori architetti dell’epoca, si parla
di Donato Bramante, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo
il Giovane, di progettare e costruire la splendida opera che,
iniziata nel 1504, fu portata a termine nell’anno 1524,
unitamente all’annesso convento dei Padri Agostiniani
i quali, sempre per volere di Agostino Chigi, furono designati
custodi del santuario, dove rimasero fino al 1921.
“Purtroppo la magnificenza del Tempio voluto dal nobile
Chigi” – descrive il Rettore della Chiesa di S.Maria
della Sughera, Prof. Antonio Pascucci, in una delle sue numerose
pubblicazioni – “andò per la gran parte irrimediabilmente
perduta per i ripetuti saccheggi, l’incuria dei tempi
e l’incapacità umana: dai resti possiamo però
intuire e ricostruire la grandezza originale, che dà
a Tolfa un’anima storica unica per il suo tempo”.
La Chiesa, nella sua forma architettonica attuale, fu riedificata
nel 1801, a cura dell’architetto Tommaso Polidori, laico
cappuccino con il nome di Fra Felice da Bracciano, dopo la distruzione
arrecata dalle truppe francesi a seguito dell’insurrezione
del popolo di Tolfa del 1799.
Infatti proprio presso la Chiesa della Sughera avvenne, il 15
Marzo 1799, un episodio infame legato alla insurrezione di Civitavecchia
e Tolfa contro il dominio Francese della Repubblica Romana,
episodio che fa tuttora ribollire il sangue ai Tolfetani: il
Generale francese Antoine Merlin, dopo l’assedio del paese,
promise salva la vita a chi avesse riconsegnato le armi; 145
cittadini ebbero fiducia nelle parole del generale e si presentarono,
ma furono fucilati sul sagrato della Chiesa.
Per ultima, una curiosità che forse non molti conoscono:
dalla costruzione del Santuario, e quindi intorno al 1524, ogni
anno una solenne processione partiva da Cerveteri, raggiungendo
S. Maria della Sughera attraverso una antica strada, probabilmente
già percorsa a suo tempo dai nostri padri etruschi; i
fedeli sostavano probabilmente, per una pausa di ristoro, presso
le Terme del Sasso (Le “acquae Ceretane” di antica
memoria), poi ancora, forse, presso il Bagnarello, (i Bagni
dei Diamanti). Attorno al 1560 i Cervetrani donarono al Santuario
una delle tre antiche campane che tuttora si trovano nel sottostante
Museo.
Noi, per raggiungere Tolfa seguiremo di certo un percorso più
comodo, anche se in buona parte sarà lo stesso o quasi
di circa tremila anni fa, ma, vi assicuro, distogliendo lo sguardo
dal nastro di asfalto, dalle rare antenne televisive e da qualche
traliccio, il resto del paesaggio che ci circonda, severo e
affascinante nello stesso tempo, è lo stesso che appariva
agli stanchi devoti in processione.