I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Tuscia viterbese, in camper e in ... volo"

di Oreste Bonvicini

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 63 - 1/2001)

A chi attraversa la Tuscia Viterbese, provenendo dalla caliente costa grossetana, sorge istintivo il desiderio di sostare accanto ai grandi luoghi dell’antica storia patria, vestigia di genti lontane nei secoli e che passo a passo avvicinano alla grandiosità della capitale.
E se quest’anno giubilare la meta romana diventa un obbligo, non bisogna scordare in questa regione affascinante le necropoli etrusche di Tarquinia e Cerveteri, i templi romanici di Tuscania, i giardini di Bomarzo famosi per le mitiche mostruosità, la mitica Civita di Bagnoregio, la città che muore sulla roccia tufacea in lenta e inesorabile disgregazione.
Si potrebbe continuare l’elenco, ma queste mete tradizionalmente culturali non sempre si conciliano con i desideri dei bambini che viaggiano con noi.
Allora bisogna lasciar correre la strada sotto le nostre ruote e volger prua al lago di Bracciano e precisamente verso Vigna di Valle, località posta a metà tra Bracciano e Anguillara Sabazia. Quaggiù si può ben dire che la storia del volo e dell’aeronautica in Italia ha messo le ali.
Come in ogni leggenda che nasce con la necessità di legare realtà e fantasia, si può ben dire che Vigna di Valle fu predestinata al volo. Qui, il 17 dicembre del 1804 l’aerostato del francese Garnerin, aeronauta e precursore del paracadutismo, cadde nelle acque del lago, dopo essere partito la sera del giorno precedente dalla piazza di Notre Dame di Parigi.
La storia del volo continuò per un altro secolo, ma quando l’interessamento militare per la nascente specialità aeronautica si consolidò, divenne necessario trovare un’area vicina alla capitale, facilmente raggiungibile e sgombra da impedimenti naturali per la sperimentazione delle nuove macchine volanti.
Fu cosi che a partire dall’inizio del secolo Vigna di Valle divenne centro di collaudo e ricerca, sviluppando a poco a poco quelle strutture edili di supporto per il ricovero delle aeromobili. Ricordiamo che qui si collaudarono anche i dirigibili dell’ing. Nobile, tra cui il Norge e il meno fortunato Italia, nonché tutta la produzione di aerostati militari italiana dal sorgere della specialità fino alla fine degli anni venti, quando lo sviluppo delle macchine più pesanti dell’aria, gli aeroplani, li soppiantò definitivamente.
Cosa ci offre oggi Vigna di Valle?
L’ingresso all’unico Museo Storico dell’Aeronautica Militare Italiana é gratuito.
Trattandosi di un comprensorio militare, ci viene richiesto dal capoposto un documento per equipaggio e poi ci lasciano accomodare nel piazzale parcheggio per i visitatori. Da qui scendiamo sulla riva del lago dove un panorama a pelo d’acqua ci offre la veduta sulla costa circostante e alle nostre spalle ecco i capannoni, ex hangar dove sono conservati centinaia di cimeli.
Procediamo per la gioia dei bambini e la nostra curiosità per tutto ciò che ci appare come un mondo incantato, dove il tempo si é fermato, o meglio, é stato razionalizzato come in una storia raccontata passo a passo, giorno dopo giorno. In fondo possiamo ben definire questo museo un tuffo nel passato tutto novecentesco.
A parte il già citato reperto dell’aerostato di Garnerin, s’inizia con gli idroplani dell’ing. Crocco, veri archetipi dei moderni aliscafi e qui sperimentati a partire dal 1904. per proseguire poi nell’affascinante storia del volo. Dai biplani delle origini, ai velivoli dei record (Macchi Castoldi 200), al primo aviogetto italiano del 1941 (Caproni Campini N.1) passando tra i velivoli da caccia delle due guerre fino ai potenti reattori moderni e a quelli delle pattuglie acrobatiche (Fiat C.91 e Aermacchi MB329). Pregevoli poi le ricostruzioni d’ambiente che vanno dalle trasvolate atlantiche alle tragiche esperienze dei dirigibili che proprio qui venivano collaudati. Tra i cimeli della sventurata esperienze polare dell’ing. Nobile c’é anche Titina, la cagnetta che scampata con il suo padrone ai rigori del ghiaccio nella tenda rossa, é finita poi impagliata, dono della famiglia al museo.
Quando lasciamo gli hangar ci sembrerà di aver fatto un lungo volo nella fantasia.
E non sarà solo l’atmosfera luminosa del lago ad invitarci a continuare il sogno.
Tutto il Lazio ci aspetta con cento altre mete, ma questa la ricorderemo per la sua singolarità e per la sua unicità. Risalendo sul nostro mezzo ci verrà istintivo cercare sulla strumentazione di bordo l’orizzonte artificiale e la cloche per librarci dolcemente in volo sulle acque del lago di Bracciano.

Qualche notizia sulle aree di sosta.
Non mi risultano attualmente aree di sosta attrezzate al di fuori dei soliti campeggi che come in tutte le zone lacustri s“ riducono spesso a condomini dove le caravan muoiono soffocate uno accanto all’altra in sosta sempiterna. Comunque proprio in Vigna di Valle resiste un campeggio stagionale dove sarà possibile trovare ricetto. Agli avventurosi protagonisti di prossime visite l’onere di segnalarci eventuali attrezzature ricettive per i veicoli ricreazionali.

 

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