Mercoledì 29 dicembre 2004, secondo giorno del raduno
di Capodanno 2005 a Roma, è dedicato alla vista dei Palazzi
del Potere: Montecitorio, Palazzo Chigi, il Quirinale, Palazzo
Madama. Attorno ed all’interno dei quattro imponenti edifici
romani si svolge tutta la complessa vita politica del nostro
Paese. Saranno le nostre valenti guide ad illustrare, con assoluta
cognizione di causa, la storia, l’architettura e le caratteristiche
di questi palazzi così importanti. Chi scrive, cittadino
romano di tante generazioni, almeno nel ramo materno, si limiterà
a proporre in queste poche righe qualche piccola curiosità,
qualche “storia minima”, legate a questi centri
del potere, e in particolare a Montecitorio, che ospita la Camera
dei Deputati.
Ad esempio, nel campanile a vela che sorge sulla facciata di
Palazzo Montecitorio, c’erano due campane, la campana
maggiore, battezzata "Maria Antonia” (vi era scolpito
il santo di Padova) e la più piccola, “Innocenza"
(in omaggio al pontefice Innocenzo XII). Le campane, diventate
in seguito tre, suonavano per annunciare qualche grosso avvenimento
cittadino o nazionale, per dare il segno dell'inizio delle udienze
(il Palazzo era all’epoca sede del Tribunale Pontificio)
e per battere le ore: la loro precisione era divenuta proverbiale
a Roma. Dal balcone di Montecitorio, che oltre che sede dei
Tribunali fu poi anche sede del Governatorato di Roma e della
direzione di polizia pontificia, fin dal 1743, ogni due sabati
aveva luogo l’estrazione del lotto. Al tocco della campana,
il popolo romano accorreva nella piazza per assistere all'estrazione
dei numeri che - come ci ricorda Stendhal nelle sue "Passeggiate
romane" - venivano gridati dal balcone dopo essere stati
estratti da un orfanello che i popolani chiamavano "ruffianello",
forse perché ritenuto (a torto?) d'accordo con i funzionari.
Poi le campane tacquero, nonostante siano ancora al loro posto.
Ora suona solo la campana maggiore, in un’unica occasione:
per annunciare l’elezione del Presidente della Repubblica.
A proposito di Montecitorio, il suo nome è oggetto di
diverse interpretazioni: Qualcuno asserisce che il nome derivi
da “mons citorium” (dal latino citare, chiamare),
luogo dove si riunivano i cives romani, divisi in centurie,
per essere chiamati ad entrare nei recinti per le votazioni.
Altri fanno risalire il nome alla collinetta su cui sorge l’edificio,
fatta di terra di riporto, al vocabolo “acceptorium”,
da “accettare”, per indicare l’autorizzazione
allo scarico di grossi cumuli di terra, forse in occasione degli
scavi delle fondazioni della colossale colonna di Antonino Pio
il cui basamento, ora collocato nella nicchia del cortile della
Pigna in Vaticano, fu trovato proprio nella piazza( vedi foto).
Un piccolo aneddoto su questo luogo, a dimostrare che in duecento
anni i romani non sono cambiati poi molto: sul lato est di piazza
Montecitorio c’era la stazione delle diligenze dirette
nelle Marche, in Toscana e in Liguria, ed accanto, a palazzo
Wedekind, (ora sede del quotidiano “Il Tempo”) l’Ufficio
Postale di Roma. Un giorno Giuseppe Verdi si recò a questo
ufficio, puntualmente alle 9, ora di apertura, ma l’impiegato
addetto allo sportello aprì con notevole ritardo; il
grande musicista non nascondendo la sua stizza e mostrando l’orologio
esclamò: “guardi che sono le ore 10!”. E
l’impiegato serafico rispose “…e ringraziamo
er Signore che ce semo arivati!”.
A destra di piazza Montecitorio c’è la maestosa
piazza Colonna, sulla quale si affaccia palazzo Chigi, sede
della Presidenza del Consiglio. I romani accorrevano in massa
nella grande piazza, la domenica, per assistere al concerto
tenuto dalla banda comunale di Roma, diretta dal celebre maestro
Alessandro Vessella, direttore della banda dal 1885 al 1921.
“In quelle occasioni” – scrive l’Associazione
‘Salvaguardia della romanità’- “le
buone madri di famiglia vi portavano, per farle notare, le figliole
in cerca di marito; così che la piazza fu impietosamente
ribattezzata Campo Vaccino”. Proprio in piazza Colonna
un cittadino romano, di cui conosciamo il nome ma nient’altro,
Pippo Chicca, aspettava ore e ore il passaggio della bellissima
regina Margherita, di cui era perdutamente innamorato, per offrirle
una rosa, che Sua Maestà graziosamente accettava con
un sorriso.
La custodia della famosissima colonna di Marc’Aurelio,
che dà il nome alla piazza ed all’intero quartiere,
attorno all’anno mille era assegnata al monastero benedettino
di San Silvestro. Ai piedi della colonna fu eretta una chiesetta
dedicata a Sant'Andrea: le entrate del monastero furono arricchite
dal prezzo del “biglietto” che i pellegrini pagavano
per salire i 203 gradini della scala a chiocciola che portava
fino alla cima del monumento, a 40 metri di altezza, ed ammirare
il superbo panorama. Il custode della colonna riceveva ogni
anno: "libbre 44 di cera, 12 di pepe, 30 paia di guanti,
scatole 4 di confetti, libbre 8 di nocchiate, 4 fiaschi di vino
e una scatola di pignolate".
Il resto ve lo racconterò a voce.