I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Roma 2004, cronaca e pensierini del raduno di Capodanno"
di Gian Luigi Bonardi


Partiti da Milano il 26.12.2004 alle 11,45 a.m. ci siamo diretti verso Bologna, quindi in direzione Ancona, ed abbiamo imboccato la A45 verso Orte. Tempo incerto, strada con poco traffico ma molto indisciplinato…qualche incidente. Si fa pranzo in fretta, quindi si prosegue tra Toscana, Umbria e Lazio lentamente fino a Città di Castello. Alle 19 Sosta per la cena in ristorante cinese (locale ampio, stracolmo di avventori, tutti con bimbi in tenera età festanti; troppo fumo, troppo tempo di attesa): alle 21,30 terminiamo, paghiamo ed usciamo. Piove. Non ci fermiamo nello spazio in terra battuta dedicato ai camper..c’è presenza di zingari. Consultiamo “Vivi Camper” che suggerisce di andare a trascorrere la notte ad Umbertide presso l’ abbazia (del 1200) “Eremo di Monte Corona”. Dopo una ventina di chilometri raggiungiamo la meta: un luogo tranquillissimo con ampio parcheggio e capienza per una quarantina di camper. Eravamo soli…una notte riposantissima.
All’alba puntiamo direttamente verso Castel Di Guido, al centro turistico “Aurelia Club”. Lungo il percorso, sul raccordo anulare in prossimità della “Cassia” tre quarti d’ora fermi per un grave incidente: auto distrutta a ruote in su per eccesso di velocità. Giungiamo al centro turistico e veniamo sistemati in posizione soddisfacente, con manovre un po’ difficoltose per il terreno intriso di acqua piovana. Il raduno ha inizio. Pranziamo alle 14,30 quindi facciamo un primo giro per i saluti.
Molti sono già arrivati, molti altri si incolonnano nella stradina di accesso e, bene o male, si sistemano. A sera: ritrovo nel capannone per l’accoglienza ed l’esibizione del babbo natale e delle “Nataline”.
Discorso di benvenuto di Beppe. Siamo un po’ stretti, ma il calore umano serve a controbattere lo scarso riscaldamento con bombole semi congelate. E’ una prima avvisaglia di problemi creati dal gestore del centro turistico e non imputabile alla organizzazione della “Granda”.
Ma noi si fa buon viso a cattivo gioco, e con i bimbi presenti si festeggia l’inizio del raduno. Più tardi cena in camper e tutti a nanna, ma con il cuore pesante per le notizie dall’Asia. Notte in bianco di pioggia battente sugli oblò.

Il 28.12.2004 si va alla borgata della Tolfa. Partenza ore 8 dal centro turistico con i pullman. Facciamo parte dei “Verdi”. La pioggia fa una breve comparsa, poi il sole fa capolino fra le nubi. Dopo l’appello di Piero e i numerosi “c’è” di Cinzia, Ludovica declama il primo pensierino di circostanza, in stile “semiromanesco”:

Vitaccia centuriona
con la pioggia padrona
tutta la notte sopra il capoccione
pronti per una sveglia da campione.

Fra poco, se la mente non s’ingolfa,
ci attende la borgata della Tolfa.
Ringraziamo lo staff, e siam felici
per non aver dovuto andarci in bici.

Tolfa, una borgata su un colle sovrastante Civitavecchia ed il bacino del Mignone. Veniamo accompagnati da una guida “anglo romana” la cui voce sembra quella della “signorina inglese” di Enrico Montesano.
Nella chiesa principale ci attende il parroco. Tutti seduti sulle panche in silenzio ad ascoltarlo. Ci parla delle origini del paese, dell’insediamento delle popolazioni del 2000 avanti Cristo nella zona, dei carciofi di Ladispoli, della sambuca con la mosca, della “Madonna della sughera” (circa 1504), della strage perpetrata dal generale francese Antonio Merlin, dell’allume cicatrizzante, dell’opera di Agostino Chigi, della gara di presepi all’interno della chiesa stessa. Ci racconta poi come per il freddo ha perduto l’udito, quindi consegna a ciascuno di noi una immaginetta ed invita tutti alla lettura comunitaria della stessa.
Tutti insieme, detto e fatto. All’uscita si visita il museo storico della cittadina, con i costumi ed i reperti della civiltà etrusca. Si prosegue in una improvvisata passeggiata per le stradine del centro storico, ove si fa la spesa in attesa dei pullman per il ritorno al centro turistico. Siamo attratti da negozi di pelle e pellame, da guardare e non toccare (visti i prezzi direi anche da non comprare). In alto, tra momenti di ombra e momenti di luce, spicca la Rocca del Frangipane. Si scattano foto. Si osserva la vallata dalla vasta balconata e dal giardino pubblico ove in pietra sono rappresentati la lupa con Romolo e Remo. E’ l’ora del rientro. Nuovo appello e “pensierino del rientro”:

Con la guida anglo romana
si ritorna nella piana
ove ognuno farà il pranzo
con la spesa e qualche avanzo,
quindi, penichella a parte,
di Tarquinia godrem l’arte.

Alle 14,30, dopo pranzo e brevissima penichella, si riparte per la programmata visita a Tarquinia, e dopo il consueto appello, sollecitato per un estemporaneo nuovo pensierino di circostanza, sussurro alla sola Ludovica in segreto:

Il poeta si è assonnato
e il pensiero è rinviato .

Attraversiamo la pianura e, raggiunta Tarquinia, costeggiamo le mura risalendo verso la sommità della città, nel parcheggio ove veniamo divisi ancora per gruppi: arancioni, verdi, azzurri e gialli. Ci addentriamo nelle strade strette, creando scompiglio al traffico, inspiegabilmente intenso. Sollecitati da qualche clacson e da qualche imprecazione in romanesco, ci appiattiamo sui lati delle vie per concedere il passaggio ai veicoli. Così raggiungiamo la piazza principale, tra edifici medioevali.
Mentre cerchiamo di ascoltare la guida (carina ma quasi priva di voce), ci si avvicina un grosso cane zoppicante, che incomincia ad emettere latrati supplichevoli con suoni quasi umani. Ci viene spiegato che è una sua prerogativa, e che, considerandosi il padrone della piazza, a detta dei locali abitanti, attende il turista per rendersi al massimo “penoso” in attesa di comprensione.
Sarà un nostro assiduo frequentatore nella passeggiata. Saliamo nel palazzo del Comune, entro la sala delle riunioni del Consiglio. Qualcuno si fa immortalare sullo scranno del Sindaco. Si prosegue per la via principale calpestando un tappeto rosso fino al cortile di Palazzo Vitelleschi, ove ha sede il museo nazionale Etrusco (non visitabile data l’ora). Foto personalizzate presso la statua di graziosa fanciulla nuda in posizione provocante. Ludovica si improvvisa momentaneamente custode della bassotta “pepita”, in attesa che la padrona adempia ad un dovere idraulico. La visita, mentre la luce del giorno va pian piano spegnendosi, continua per strade strette in pietra, piazzette medioevali, torri, e mura. Si va prima verso il basso, poi, di ritorno, verso la sommità, ove ci attendono i pullman. Appello con i soliti “c’è”, e questa volta pensierino improvvisato della sera:

Tra un cane latrante
e una guida belante
ce la siamo cavata egregiamente.
Ora è tempo di andare celermente
nelle nostre casette a quattro ruote.
Stasera la politica è di turno…
E qui finisce il nostro giro diurno.

La sera del 28.12, come previsto, ci ritroviamo nel capannone “refrigerante” per un incontro con i politici del luogo, presenti i giornalisti. Beppe esordisce con il suo convincente discorso sull’importanza che il turismo itinerante viene gradualmente ad assumere nell’ambito del turismo in generale, e sulla necessità che sindaci, consiglieri comunali, pro loco, imprenditori ed organizzazioni di volontariato vengano invitati e sollecitati a rendere più agevole e confortante il turismo del camperista, con la istituzione di aree di sosta e con iniziative che facilitino l’accoglienza delle casette a quattro ruote in territori che possono avere sicuri vantaggi anche economici dall’aumento del flusso turistico itinerante. Motivi di forza maggiore non permettono la presenza di onorevoli, benchè invitati, ma le autorità presenti assicurano il loro premuroso interessamento, anche se il territorio di loro competenza non presenta al momento caratteristiche che permettano l’attuazione immediata di quanto richiesto dalla “Granda”. Applausi, coctail di benvenuto e, dopo la cena in camper, quattro salti in compagnia, ai quali non abbiamo partecipato per sopravvenuto colpo di sonno.

Mattino del 29.12: ore 8 partenza per il tour con il pullman attraverso la Roma monumentale. All’appello purtroppo manca la Pina, cui è parzialmente dedicato il pensierino del mattino:

Cielo nero e pioggia battente,
ma il camperista non teme niente;
vince sconforto, sonno e turbe
pur di non perdere i fasti dell’Urbe.

Durante il viaggio, cosa carina,
ci son signore, come la Pina,
che, affascinate dal bell’autista,
trovan “l’amore a prima vista”.

Si va così verso la Capitale con una nuova guida. Nadia è un vero portento: voce squillante, preparazione impeccabile, capace di invidiabile loquace umorismo, ci incanta da subito, ottenendo la nostra attenzione nel più significativo dei silenzi. E mentre la sua voce ci illumina con brevi accenni storici, scorrono oltre i finestrini del pullman il Circo Massimo, il colle Capitolino con la non ben individuata rupe Tarpea, il Campidoglio, l’Altare della Patria.
Dopo una sosta si va a piedi alla fontana di Trevi, ove Nadia, sotto una fastidiosa pioggerellina, scherza sul proprio abbigliamento tricolore: capello rosso, ombrello verde, mantello bianco, e racconta di provenire da una antica famiglia di Cerveteri che vanta un titolo nobiliare. Si scherza per la confezione di pasta definita “cazzzetti e fighetti”, poi ci rechiamo, tra l’altro, alla colonna Aureliana, al Quirinale, in Piazza Navona, in piazza S. Ignazio e nella relativa chiesa ad ammirare Caravaggio.
Oltre il ponte sul Tevere rigonfio, raggiungiamo il Palazzaccio (Palazzo di Giustizia) ove da lontano scorgiamo S. Pietro e Castel Sant’Angelo. All’interno del Pantheon ammiriamo la volta sferica. Fuori incrociamo per un attimo il vice sindaco di Milano, quindi si torna al Palazzaccio e si passa vicino al palazzo ove il Consiglio dei Ministri e la Protezione Civile sono impegnati a fondo per gli aiuti alle vittime dello tsunami. Rientriamo in Pullman, dopo una mattinata intensa. Viene riproposto il consueto appello, manca il pensierino, ma si rimedia con successo proponendo un improvvisato “indovinello”:

Rosso il capello
verde l’ombrello
bianco il mantello;
spiega coi guanti
a tutti quanti;
voce sonante
senz’altoparlante;
contessa altera,
dell’arte è fiera,
ci ha dato un saggio
sul Caravaggio;
vien dall’Arcadia:
il nome è…
e tutti insieme a gran voce “Nadia”.

Il pranzo in camper è uno spuntino. Avanza tempo. Alle 17 si festeggeranno i bimbi e per la sera è prevista la “pizzata”, preceduta da consegna di piccoli presentini. Ludovica ed io, visto il miglioramento del tempo, decidiamo di concederci un viaggetto in moto a Roma. E’ l’occasione per salutare in via di Porta Angelica (lato Vaticano) la mia zietta novantenne Laura e la cugina Irma, che offre tè e biscotti. Rientriamo al buio e con traffico intenso al centro turistico, in tempo per partecipare con un “trenino” alla conclusione della festa dei bimbi, con babbo natale e le Nataline protagoniste. Alle 19 doveva iniziare la “pizzata”.
Dopo che tutti hanno trovato posto, si procede, nell’attesa, al sorteggio di piccoli doni: agende, olio, calendari biennali. Alle 21,30 arriva il primo vassoio di pizze a pezzetti, ed è subito assalto. La “pizzata” si risolve in una imprevedibile delusione, dovuta anch’essa al mancato rispetto contrattuale da parte del gestore del centro. Si sono comunque nel frattempo aperte le danze, mentre la maggior parte degli ospiti ingeriva in fretta pezzi di pizza fredda, danze che si sono protratte fino alla mezzanotte, quando ancora parecchi attendevano pizze sempre più ritardatarie. La voglia di stare insieme ha comunque prevalso, e fra trenini, liscio, salse, merenghe e “cha cha cha” i camperisti hanno ritrovato subito il buon umore. Alla fine: saluti, baci e a nanna nei propri alloggi.

Mattino del 30.12: ritrovo ai pullman alle 8. Ad appello concluso la voce di Nadia ci coinvolge in altre interessanti e piacevoli notizie storiche e culturali. Oggetto sono Tivoli e i suoi dintorni. Si narra di personaggi facoltosi, di ville principesche, di Papi magnati, di congiure di palazzo, di acque termali solforose e, dopo la sosta colazione, a piedi si raggiunge villa d’Este, meta della passeggiata. All’interno stupiscono le pareti affrescate delle stanze, i mosaici che le decorano, il giardino dalle tante fontane. Ci si cimenta in foto artistiche alle “cento fontane”, alla fontana del bicchierone, alla fontana della Girandola, alla fontana con i draghi, alla fontana con la dea Roma (o Rometta). Qui si nota una barca senza remi e si commenta: “questi Romani, fin da allora abituati a tenere i remi in barca”. Ma la fontana più gettonata è quella raffigurante la dea della natura, con tanti abbondanti seni, che sollecita simpatia ed ilarità. Qui Piero (come altri) è fatto segno di scherzosi epiteti per il suo, se pur comandato, “interesse fotografico” nei confronti della esuberante dea.
Terminata la visita, tutti in pullman. Si va verso il pranzo “leggero” in ristorante. Nell’attesa, pensierino provocatorio:

A villa d’Este, pizza digerita,
tra fontanelle, spruzzi e tramontana,
dopo il cipresso dalla lunga vita
ha sbaragliato tutti la fontana
dai tanti seni, segno d’abbondanza,
oggetto di fotografa attenzione
d’un tizio che ha perduto la creanza
subito apostrofato “quel porcone”.

Il pranzo “leggero” si rivela soddisfacente e rilassante.
Dopo il caffè, tutti in pullman per un breve tragitto: era prevista la spesa al supermercato. Tutti insieme all’”assalto”, ma il supermercato è chiuso, sono le 15,45 e l’apertura è prevista per le 16. Si attende, ma il gestore, vista la pressione di cotanti avventori, anticipa l’apertura con il sorriso di chi ha vinto all’enalotto. I turisti itineranti i sparpagliano a macchia d’olio nell’interno, per testimoniare la verità delle teorie di Beppe sulla capacità dei camperisti di produrre insieme guadagni esponeziali per qualsiasi addetto ad attività commerciali e produttive.
Fatto il pieno, si riparte, mentre il sole si scioglie lentamente nell’orizzonte arrossato. Nadia ci dona gli ultimi saggi di bravura oratoria, poi, ringraziando, fa un breve discorso di commiato, seguito da un sentito applauso. Il centro turistico è raggiunto in breve, ci attende la consumazione dell’oggetto della spesa, prima del consueto incontro danzante nel capannone refrigerante. L’occasione è ghiotta per rinsaldare amicizie e coltivare nuove conoscenze. Tra un approfondimento e l’altro ci si riscalda con vorticosi “trenini” e balli sfrenati e “del mattone”. Non manca il consueto “io vagabondo”, ormai repertorio fisso della “Granda”, con canto d’insieme accompagnato da ondeggiare di corpi e mani strette a catena. L’ultimo giorno dell’anno è ormai alle porte, l’indomani il programma sarà aperto ad iniziative personali in Roma.

Mattino del 31.12: ritrovo ai pullman ore 9. Il programma giornaliero prevede mattinata libera, ritorno per alcuni all’ora di pranzo, per altri alle 16, per altri alle 2 del 1.1.2005. Molti parteciperanno al Te Deum papale, e torneranno verso le 20,30. La sera è previsto il “cenone” al centro turistico, quindi ritrovo al capannone per gli auguri di fine anno. Dopo il consueto appello, viene proposto un pensierino riflessivo:

Roma assolata
aspetta per quest’ultima giornata
dell’anno bisestile,
il popolo plebeo dei camperisti.
Son giorni tristi,
ma la vita continua dappertutto
malgrado il lutto.
Per questa volta attendo senza scherzi
che l’anno sterzi
sulla via che riporti l’umorismo
anche al nostro turismo.
Per questa sera:
un brindisi pacato, e una preghiera.

Dopo un breve silenzio ci si organizza per la giornata. Per me è l’occasione di visitare i Musei Vaticani, proposito mai fino ad allora realizzato malgrado le numerose visite alla Capitale. Altri si “accodano”: siamo il “club dei 9”. Giunti alle mura dello stato Vaticano, subito ipotizziamo un’attesa infinita per l’entrata ai musei: la coda sfiora il chilometro di lunghezza. Non scoraggiamoci, dice uno dei nostri infilandosi in una spaccatura della coda, tra turisti francesi e turisti giapponesi per nulla turbati dall’evento, e trascina con sé i vicini compagni di avventura.
Dall’altra parte della strada mi sbraccio per far notare che dobbiamo rispettare la coda, ma grida tipo “l’accompagnatore è qui” e “lui ha i biglietti” mi fanno perdere subito l’istinto di onestà, e rapidamente raggiungo gli altri.
Visita accurata e in piacevole compagnia, con sosta a mezzogiorno nell’interno self service. Alle 16 raggiungiamo puntualmente gli altri in piazza S. Pietro per il Te Deum. Ci attende una lunga coda a serpentina, ma abbiamo i biglietti di invito. L’attesa è tranquilla, e alle 18,30 siamo seduti all’interno della Basilica presso il corridoio nella navata centrale ove passerà il Papa.
Ci si prepara per foto ricordo del Pontefice. Ho di fianco una timida suorina e tre scalmanate ragazzine con blue gins a vita corta. Giunge il Papa: tutte le suddette balzano sulle seggioline e si sporgono in avanti. In un triangolo, tra un sedere e l’altro, scorgo il volto sorridente del Papa con mano benedicente. Mi è sufficiente. Segue la funzione del te Deum, con canti accurati.
L’emozione è intensa, malgrado la nostra presenza inizialmente un po’ goliardica. Tutto O.K. Terminata la funzione, tutti a piazza Giulio Cesare, dietro al Palazzaccio, per il rientro. Si giunge in tempo perché chi ha prenotato si rechi alla cena. Per gli altri, in camper, cena con amici, o, come per noi, cenetta di coppia a lume di candela. Ci rechiamo al capannone per festeggiare il capodanno verso le 22.
Siamo ancora in pochi ad attendere che gli altri terminino il cenone. Una orchestrina di cinque elementi cerca con poco successo di coinvolgerci nelle danze. Per la verità ho un cattivo pensierino, e immagino che i suonatori, per il loro tenore e la loro poca propensione al sorriso, siano cinque componenti di una impresa di pompe funebri. Le bombole mezzo congelate non funzionano con efficacia, e a “furor di Beppe” vengono sostituite.
Ormai siamo alla soglia dell’anno nuovo. Qualche volontario, alla notizia che gli “altri” sono ancora al “secondo”, corre a procurare qualche panettone e qualche spumante. Scatta la mezzanotte: la tradizione è salva; baci ed abbracci fra i presenti. La profezia contenuta nell’ultimo pensierino declamato sembra essersi in parte avverata: “un brindisi pacato”. Verso le 12,30 veniamo raggiunti dagli altri camperisti che mostrano la loro parziale insoddisfazione per il cenone.
Come già detto il gestore non ha rispettato alcun patto stabilito con la “Granda”, ed ha meritato di essere mandato “a quel paese” da un Beppe infuriato. Compresa la situazione, ancora una volta si fa “buon viso a cattivo gioco”. Il cuore del camperista itinerante è molto più grande di una capanna refrigerante, e sa essere pronto ad ogni circostanza.
Calorosi abbracci, baci, serpeggianti trenini con cappellini e trombette rilanciano l’atmosfera fino al conclusivo e romantico ultimo ballo del mattone. Il vecchio anno bisestile ci ha ormai lasciato da qualche ora, senza grande rimpianto. Viva il nuovo anno!

Mattino del 1.1.2005: si dorme a volontà fino alle 11, ora della S. Messa di S. Stefano.
Si partecipa in silenzio, all’aperto, sotto un sole pallido, presso lo scarico erroneamente in funzione. Anche la predica sembra un silenzio, ma si cerca di coglierne il significato. La funzione è breve, ci sono le prime partenze e presto è l’ora del pranzo in camper.
Il pomeriggio, ritrovo ai pullmann alle 14,30 per andare a degustare prodotti locali in un centro agricolo e per visitare il Castello di Santa Severa.
Assumo momentaneamente il posto di guida del pullman, ma le mie intenzioni non vengono prese sul serio. Dopo l’appello, alla luce dei detti avvenimenti, è l’ora d’un pensierino satirico e cattivello:

Le lenticchie alla degustazione
saranno forse meglio del cenone?
C’era pronto un autista preparato,
perché partendo l’abbiamo cambiato?
E nella Messa, all’elevazione
lo scarico funziona a profusione?
Per non parlare della mezzanotte,
in quell’orchestra c’era Don Chisciotte.
Camperista, pazienza, l’anno è nuovo,
aspetta… forse il gallo ci fa l’uovo.

Attraversando uno splendido scenario di pianura e colline giungiamo a Santa Severa, un piccolo borgo medioevale con un lato a mare, verso Santa Marinella.
Foto ricordo. Uno sguardo romantico alla spiaggia semivuota dal lato del castello; un rapido vai e vieni nei negozietti con armi, armature e prodotti di artigianato (apertisi al nostro arrivo), quindi tutti, con nuovo breve tratto di pullman, alla “degustazione”. Qui il nostro desiderio di soddisfare il piacere culinario ha davvero raggiunto il top, per abbondanza e squisitezza dei prodotti e per la solerzia e la cortesia degli ospitanti. Nell’attesa di ripartire non mi lascio sfuggire una segreta conversazione con un gruppetto di loquaci galline, subito accorse al mio richiamo malgrado i gelosi rimbrotti del gallo. Una piacevole pre serata. Sul pullman Natasha ci manda un saluto in madrelingua, e ci invita ai prossimi viaggi in terra di Russia. Contraccambiamo, ciascuno nel proprio dialetto, e la confondiamo, tanto che deve intervenire Piero per chiarire ogni cosa. A rivederci presto, Natasha. E subito dopo viene declamato il pensierino conclusivo e di commiato:

Ma che soddisfazione
questa degustazione.
Peccato, la giornata è già inoltrata,
ed al tramonto, in questa nuova annata,
dobbiam lasciar l’incanto di stasera
oltre il castello di Santa Severa.
Ci attendono i saluti conclusivi
di questi giorni intensi, freddi e vivi.
Dopo c’è ancora l’ultima occasione
per finir tutti insieme il panettone.
Domani si riparte, e in settimana
non ci resta che attender la Befana.

Dopo cena frugale, ancora insieme, ancora nel capannone per i saluti finali e per l’ultima serata danzante.
Beppe ringrazia gli intervenuti, si scusa per i contrattempi, promette un proprio intervento presso il compagno di scuola Veltroni contro l’atteggiamento boicottatorio del gestore del centro turistico.
Annuncia poi l’intenzione di costituire un settore culturale della “Granda” con lo scopo di divulgare e consolidare l’interesse per il turismo itinerante e la sua importanza anche nell’ambito dell’economia comunale, regionale, provinciale e nazionale. Infine augura a tutti un felice proseguimento.
Applausi seguiti da un opportunissimo “io vagabondo”.
Il capodanno a Roma finisce qui, tra queste note e queste voci, con il desiderio di rivederci tutti ancora e presto.
Buon anno, camperisti…buon anno Granda..e… buona Befana.

Dedicato a tutti i “Verdi” e a tutti i partecipanti al raduno di Capodanno 2004 a Roma.
Gian luigi

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