| di Claudio
Pirolli
Lo so,
siamo ancora in pieno inverno, le ore di luce sono poche, "febbraro,
corto e amaro" diciamo a Roma, ma basta una giornata di sereno,
con il sole che sembra perfino caldo, immerso in quel cielo così
azzurro che solo il nostro paese benedetto sembra possa offrire;
ed ecco che scatta quella strana pruriginosa inquietudine, quella
smania di partire, di salire sul nostro amato camper e mettersi
in viaggio
Una busta del supermercato: dentro, una confezione di piatti e bicchieri
di plastica, il panettone che è avanzato dalla Befana, una
bottiglia (ma che una! due o tre...) di vino rosso di quello buono,
il pieno al camper, il telefonino e il carica batteria, ormai indispensabili
come l'aria che respiriamo, e via! Magari verso sud, dove il clima
è sempre mite, magari verso la maremma laziale, dove l'inverno
il più delle volte è solo un modo di dire, uno spazio
di tempo, non per niente i nostri padri etruschi provenienti dalla
Lidia, e più tardi il transfuga Enea, pensarono bene di stabilirsi
in questi luoghi benedetti dagli Dei!
Ci vuole più a dirlo che a farlo: poche ore di viaggio, magari
una tappa presso uno dei tanti accoglienti "Agriturismi"
della Toscana lungo la Via Aurelia, come non assaggiare un meraviglioso
piatto di fagioli all'uccelletto accompagnato da un boccale di Chianti
di quello che fa resuscitare i morti, ed eccoci a Viterbo, bellissima
città dei Papi, capitale della Tuscia, rimasta favolosamente
medievale, chiusa nel triangolo delle possenti mura, luogo di imprevedibili
scoperte storiche, artistiche, ambientali, ma anche gastronomiche.
La città è comodamente raggiungibile sia da chi proviene
dalla Via Aurelia, sia da chi abbia preferito prendere l'Autostrada
del Sole, magari per arrivare un po' prima, a scapito, naturalmente,
del godimento del meraviglioso paesaggio toscano. Nel primo caso
consiglierei di uscire a Montalto di Castro, prendere la strada
per Tuscania (25 km.) e proseguire per Viterbo (20 km). Non vi fermate
a Tuscania, la visiterete al ritorno! La cittadina è talmente
bella e ricca di eccezionali monumenti da meritare certamente una
lunga, tranquilla sosta.
Chi invece viene dall'Autostrada A1 uscirà a Orte, per prendere
la superstrada Orte-Civitavecchia. Dopo trenta chilometri di questa
comodissima ed ampia strada sarà a Viterbo.
Le cose da vedere a Viterbo sono tali e tante che difficilmente
in una sola giornata si potranno visitare tutti i siti meritevoli
di attenzione. Da non perdere assolutamente comunque sono la Piazza
del Plebiscito, con il Palazzo dei Priori fitto di affreschi cinquecenteschi
e la Torre dell'Orologio, Via San Lorenzo, Palazzo Chigi, la chiesa
di San Silvestro, Palazzo Farnese, Piazza S.Lorenzo con la Cattedrale
ed il Palazzo dei Papi. La Messa di Natale, per esempio, potrete
ascoltarla nella Chiesa di Santa Rosa, insieme ai pittoreschi, colorati
"facchini".
La sorpresa più autentica è costituita, comunque,
dal quartiere di San Pellegrino, cittadella medievale al centro
della città, il cui dedalo di viuzze, con balconi, torri
e scale esterne conduce alla piazzetta di San Pellegrino, in pieno
Trecento. Nelle caratteristiche antiche trattorie e hostarie del
Pellegrino potrete gustare le specialità viterbesi.
Per la sosta, seguendo le segnalazioni in loco, basterà raggiungere
il parcheggio antistante la questura in Piazza Romano Romiti (località
Pietrare) dotato di acqua, pozzetto, illuminazione.
Ve l'ho preannunciato: nel prendere la strada del ritorno non perdete
assolutamente l'occasione di fermarvi a Tuscania: una sosta riposante,
una visita dedicata alla cultura e, perché no, ad un quanto
mai gradevole approccio con la gustosa cucina della Tuscia, nel
cuore di quell'Etruria Meridionale così ricca di testimonianze
etrusco-romane e medievali e così trascurata, non mi stancherò
mai di dirlo, dagli itinerari turistici tradizionali.
La città antica, una delle maggiori città della lucumonia
di Tarquinia, cui era strettamente legata, sorgeva sul colle di
San Pietro che dominava il fiume Marta. La città raggiunse
il suo massimo splendore tra il IV e il II secolo a.C.. Risalgono
infatti all'epoca le necropoli della Peschiera (tomba del dado,
tomba a tempio), di Pian della Mola, di Ara del Tufo, di Madonna
dell'Olivo. Un consiglio: trovate un'oretta per visitare il Museo
Archeologico Nazionale, non ve ne pentirete e non vi annoierete,
ve lo garantisco, lo spettacolo dei sarcofagi e dei corredi funerari
delle ricche famiglie Vipinana e Curunas, il "mistero etrusco"
che aleggia in quegli ambienti e in quei volti antichi, vi prenderanno
e rimarranno impressi nella vostra mente.
Passeggerete per il centro storico di Tuscania, completamente ricostruito
dopo il tragico terremoto del 1971, circondato da mura e torri medievali,
che racchiudono al città da quando la stessa fu spostata,
oltre quattrocento anni fa, dai colli di S. Pietro e Rivellino.
Rimangono in quei colli - assolutamente anche queste da visitare
con stupefatta ammirazione - la Cattedrale di San Pietro e la Cattedrale
di Santa Maria Maggiore, con i suggestivi resti del Palazzo Vescovile,
che danno tuttora l'immagine di una Piazza medievale.
Ecco, il breve viaggio è finito
ma avremo passato,
ve lo posso assicurare, un meraviglioso, magico, inconsueto week
end. Pronti a tornare a casa rilassati, sereni, ed affrontare (ma
mica per tanto tempo, eh!) il consueto tran-tran di tutti i giorni.
Non prima però di esserci soffermati, alla luce di un tramonto
fatato, su una delle panoramiche alture della Maremma Toscana che
dominano il Tirreno: "Qui rise l'Etrusco, un giorno, coricato,
con gli occhi a fior di terra, guardando la marina
".
Sono parole del grande poeta maremmano Vincenzo Cardarelli.
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