Impossibilitati, per impegni di lavoro, al percorso pasquale:
etrusco - medioevale, proposto dal Club, Miki ed io, decidiamo
di anticiparlo tra Santo Stefano e l'Epifania. Ci accompagnano
nel percorso gli amici Ivonne e Giancarlo con Anna e Dino, anche
loro appartenenti alla "grande famiglia" del nostro
Camper Club.
Il filo conduttore per questa vacanza invernale sarà la
civiltà etrusca coi suoi misteri e la controversa origine.
Visiteremo quindi l'Etruria nella sua parte della Maremma Meridionale.
Saggiamo gli etruschi a
VULCI
Importante membro della Dodecàpoli Etrusca e nostra prima
tappa nel percorso predeterminato. Prendiamo contatto col personale
addetto. Ci immergiamo nella storia iniziando ad entusiasmarci
ma reputiamo inutile la visita alla Necropoli senza una guida
ad illustrarci il notevole sito, per cui rimandiamo e dirottiamo
verso la prossima sosta.
TARQUINIA
Dal Medioevo fino al 1922, si è chiamata Corneto. Con la
sua Necropoli in cima al colle è considerata la città
etrusca per eccellenza. Già mentre pranzavamo con un rapido
spuntino, a guadagnare ore di luce, potevamo ammirarne il sito,
tranquillamente parcheggiati lungo la recinzione . Potere dell'inverno
che tiene a casa la gente.
Mentre ci accingiamo alla visita dei primi tumuli, che qui chiamano:
Monterozzi, siamo avvicinati da un, non più giovanissimo,
signore che vedendoci perplessi su alcune iscrizioni, soddisfa
le nostre curiosità. Scopriamo essere il custode, sig.
Lanfranco Severini. Diverrà un simpatico e severo accompagnatore
che ci scorterà solo per il suo amore, incondizionato,
verso gli etruschi. Ci conduce in visita alle tombe stimolando
ancor più la voglia di sapere. Spara: "domande senza
preavviso". Vinco il premio del bersaglio. Arguto, mi castiga
simpaticamente nel sottile gioco della parola. Non gli piace dica
che i romani hanno sopraffatto gli etruschi: annientandoli e mi
piaccia pensarli provenienti dal mare, dall'Asia Minore. Lui preferisce,
infatti, seguire l'ipotesi in cui gli etruschi avessero delle
origini autoctone. Ipotesi accreditatasi all'inizio del XX°
secolo, seguita dal prof. Pallottino, insigne studioso da qualche
anno scomparso, del quale, il nostro accompagnatore ne segue le
tesi. E' interessante andare per tumuli con lui alla scoperta
della pittura italica nelle tombe. Ci illustrerà le tombe
visitabili: 14 per l'esattezza. I tumuli in tutto sono 2200. Sono
6000 invece la tombe ispezionate coi radar negli anni '60. Tutte
ancora sotto la collina, da scavare. Chissà quanto ci rimarranno
visto che, ci dice, non ci sono denari per proseguire gli scavi.
Percorreremo con lui i vari "dromos" che danno accesso
ai tumuli e scenderemo la scala di accesso alle tombe affacciandoci
alle porte, protette da vetri ed impianto per la giusta tenuta
di umidità, indispensabile per la conservazione degli affreschi.
Ci dirà che le pitture, contrariamente ad esempio a Vulci
dove il terreno è più friabile, qui si sono conservate
bene, grazie alla roccia calcarea. Ci spiegherà la tecnica
dei colori, nonché i trucchetti a cui ricorrevano i pittori
del 500 a. C., per dipingere i volti e spiegherà come viene
tolto il salino che ricopre la pittura degli affreschi, al momento
del ritrovamento, cioè: lavandolo con acqua distillata
ed asportandolo con carta assorbente. Così dal più
vecchio tumulo, in questo momento visitabile (ogni tanto ne invertono
l'apertura), il "Fior di Loto", che risale alla prima
metà del V° secolo a. C., alla tomba del Padiglione
di Caccia, a quella delle Fustigazioni, che è forse la
più…erotica, le visitiamo tutte.
L'abitudine, degli etruschi, di affrescare le pareti delle tombe
ha fatto sì che giungessero fino a noi un gran numero di
pitture, consentendoci di scoprire vari aspetti della loro vita
quotidiana e l'abbigliamento.
Le tombe tra il V° e VI° secolo a.C. hanno pitture che
rappresentano scene più gioiose e spensierate, quelle in
epoca successiva diventano più tristi, influenzate dalla
religione greca che ha influenzato l'etrusca, introducendo l'idea
dell'aldilà triste e tetro.
Raggiungiamo Tarquinia città, a qualche chilometro dalla
Necropoli e, presso il gotico-rinascimentale, Palazzo Vitelleschi
dal cui cortile, porticato su due lati ed uno splendido loggiato
soprastante, accediamo al Museo Nazionale Tarquinese. Il sig.
Severini, che ormai ci vuole bene, ci sorprende venendoci a cercare
tra i sarcofagi della prima sala, per farci anche qui da cicerone:
tombe prelevate e ricostruite, teche e vetrine indescrivibili
per i preziosi reperti, prendono vita raccontati da un appassionato
e noi godiamo del suo sapere.
Usciamo dal Museo indubbiamente fuori orario di visita ed è
ampiamente l'ora della cena ma, dopo ore ed ore di…..scuola,
sentiamo la necessità di rilassarci tra le vie della medioevale
e tranquilla Tarquinia che fa mostra di sé, illuminata
a festa per il periodo natalizio, mentre scopriamo i suoi bei
palazzi.
La tappa successiva è:
CERVETERI
Giuntivi, contatto telefonicamente, come da precedenti accordi,
Giorgio Raviola, che arriva, alla velocità della luce,
di fronte la Necropoli, dove noi ci troviamo. Vulcanico, ha già
mille progetti per noi, che uniti a quelli che mi ero già
riproposti da Torino, dovremo rimanere a Cerveteri almeno due
mesi…Magari! (Ci sarà qualcuno del nostro gruppo
che, tanto per non far nomi sono: Ivonne e Gian Carlo, che, liberi
da impegni lavorativi, si fermeranno parecchio in loco). Giorgio
Raviola, con l'amico Claudio Pirolli, che conosceremo successivamente,
rivestono più vesti. Indicando quelle che più ci
interessano, sono entrambi giornalisti, responsabili del giornale
locale "Caere Nova" e rispettivamente Presidente e Vice
Presidente del "TAGES", Associazione che si occupa di
Arte, Cultura, Turismo e Ambiente.
In quest'ultima veste, Raviola ci accompagna al punto sosta camper
"Approdo Etrusco", presso il complesso Zoorama, sito
a pochi chilometri dal mare su una splendida collina degradante
al mare, con un panorama incantevole d'intorno, compreso un piccolo
laghetto nel quale s'affacciano alcune palme. Sempre nei pressi,
una fontana sulfurea, e varie specie di animali: struzzi, pecore,
maialini ecc..Da non trascurare, un localino d'appoggio, da vedere
per quando è grazioso e giustamente rustico. A stabilire
il contatto con gli etruschi, appeso, vi è un poster delle
famose: "Tavole Cortonensis", di cui dirò in
altro scritto. Lo stesso locale, il primo giorno dell'anno, è
stato dal nostro gruppo, utilizzato quale sala da pranzo, con
l'addobbo del caso. Il sole inondava dalle sue ampie vetrate la
sala e nel pomeriggio poi, a mano a mano, che scendeva, ci ha
fatto apprezzare i colori del tramonto nel mare, della marina
di Cerveteri, in compagnia degli, ormai, amici: Claudio, Giorgio
e Teresa, moglie di Giorgio a parlar di etruschi e di luoghi da
visitare a raccontarci e raccontare. Ci siamo sentiti molto "coccolati"
da questi nuovi amici che, se pur in giorni tradizionalmente impegnativi
per le famiglie, ci hanno dedicato parecchio del loro tempo con
gioiosa disponibilità.
Da non dimenticare: con loro nasce a Cerveteri, proprio nell'area
di sosta "L'approdo Etrusco", una nuova sezione del
Camper Club La Granda, la prima del Lazio e loro sono molto …….dinamici!
Esperimentato! Buona Fortuna quindi.
Sempre nel complesso "Zoorama" vi è il ristorante
"Fenicottero Rosa", gestito con semplicità e
cortesia, dai proprietari del complesso, presso il quale abbiamo
cenato (bene) e ballato fino a notte fonda a Capodanno.
Penseremo molto a chi nella prossima Pasqua raggiungerà
questi luoghi.
Claudio Pirolli è stato il nostro valente cicerone in Cerveteri.
Giorgio combina la passeggiata con noi poi manca. Non aveva ricordato
che, per lui, dato il discorso anagrafico, tocca di lavorare.
Claudio, ottimo parlatore, amante dell'anedottica, descrittivo,
giustamente ironico e critico, conoscitore degli etruschi e di
tutta la zona, ci conduce dapprima in Cerveteri: al Granarone,
monumento simbolo della città. Un edificio di tre piani
che la domina con tutta la sua imponenza. Da poco restaurato,
in passato è stato utilizzato come riserva di grano, poi
tabacco ed ora è adibito a sale convegni.
Segue la città Medioevale col Castello che poggia su strutture
etrusche. Raggiunta la piazza interna, ammiriamo il Palazzo Ruspoli,
ancora abitato. Solenne è il loggiato sorretto da 4 ricche
colonne di epoca romana. Di fronte, la Rocca duecentesca che ospita
il Museo Nazionale cerite. Entriamo in visita. Con Claudio si
fa da subito intrigante. Ci illustra le varie vetrine il cui materiale
esposto è in rigoroso ordine cronologico. I reperti della
Necropoli, urne cinerarie, ciotole, fibule, calici, elmi, gioielli,
opere in ceramica ed in bucchero etrusco: utilizzato in sostituzione
del, più pregiato, metallo, che non tutti potevano permettersi.
Deliziosi gli oggetti in pasta vitrea. Molti gli oggetti rotti.
Claudio spiega che la causa è dei primi predatori di tombe
che, alla ricerca di altri oggetti più preziosi, avevano
trascurato e maltrattato il resto. Finanche calpestandolo.
Ci rechiamo alla Necropoli della Banditaccia. Il nome proviene
dal fatto che essa, a partire dal XVI° sec., fu zona "bandita",
cioè affittata con bando pubblico. Il sito, chiamato "La
città dei morti" ricopre ben 12 ettari di terreno
ed è l'area cimiteriale più famosa di Cerveteri.
Il tempo è dispettoso, nella notte è piovuto, il
terreno è tufaceo e quindi scivolosissimo con l'umido,
le tombe poi si allagano facilmente coi piovaschi. I responsabili
del sito non consentono pertanto la visita. Vediamo il sito, osserviamo
i tumuli. Ve ne sono di vari tipi. Rotondi e quadrati, con il
corollario in pietra, molto ampi, per i più ricchi, a contenere
più persone della famiglia, tagliate nella roccia tufacea,
per il ceto agiato e scavate semplicemente nella roccia e ricoperte
poi con una pietra, quando l'usanza si diffuse tra i poveri. Su
una di queste ultime aree, chiamata: I Grandi Tumuli, abbiamo
camminato e visto le fosse. Non si può stare insensibili
in un luogo del genere se il pensiero corre ad un passato, molto,
remoto.
L'area cimiteriale, all'epoca, ci spiega Claudio, era tre volte
superiore, la città. Le sepolture raggiungevano "La
città dei morti" attraverso "La via degli Inferi",
portata alla luce negli anni '80. Una strada scavata nel tufo,
lungo la quale, il corteo funebre, proveniente dalla città,
transitava in solenne processione.
SANTA SEVERA
Noi ci siamo capitati all'imbrunire. La cittadina sorge sull'ex
porto etrusco di Pyrgi, scalo marittimo di Cerveteri, la Kaisra
etrusca. Anche qui occorrerebbe una guida e non ve ne sono disponibili,
utilizziamo le informazioni della guida…scritta. E' affascinante
passeggiare soli e soletti, data la stagione, tra le strutture
medievali e rinascimentali del Castello, dà la sensazione
di vivere in un mondo ovattato. In ultimo, la fermata dal costruttore
di modellini di velieri, che ha il suo negozio-laboratorio, nella
piazzetta del castello, disponibilissimo a parlarne, è
la giusta conclusione del percorso.
ROMA
Ci andiamo per due giorni, partendo sempre da Cerenova, col treno.
Comodissimo. In 25 minuti, sbarco a San Pietro o a Termini col
doppio di tempo, più o meno. Sempre splendida. Sempre calorosa.
Sempre caotica, col suo turismo frenetico degli ultimi giorni
dell'anno. Sempre emozionante sentire il Papa in piazza San Pietro,
attorniati da una moltitudine di fedeli, molti dalla parlata non
italiana.
Sfavillante di luci, la città vestita a festa.
Roma è fuori dall'argomento e mi fermo qui.
Puntiamo verso Nord.
Siamo rimasti in quattro. Improvvisamente il papà di Anna
si è sentito male e sono ripartiti per Torino. Purtroppo,
nei giorni successivi verrà a mancare. C'intristiamo per
lei sapendo quanto gli sia affezionata ed anche per Dino. Siamo
stati bene insieme e, rimembrando il recente passato, anche per
tirarci su il morale, vogliamo ricordare come in una delle sere
precedenti, nel breve tempo di un parcheggio difronte ad una villetta
a Cerenova, siano riusciti a …….rimediare una bottiglia
di buon vino e degli amici, con cui brindare, la sera, tutti insieme.
Meglio non riflettere come nel breve spazio di poche ore, la vita
può cambiare.
TUSCANIA
Ci accoglie con un comodo parcheggio, appena fuori dalle sua mura
di cinta medioevali. Pure lei è tutta illuminata a festa,
ma non in modo accecante: discretamente, quasi a rispettare l'atmosfera
dei suoi palazzi. A sera, alquanto tarda, anche qui solo noi circoliamo
per le sue strade, piazzette e viuzze, alcune coperte da suggestivi
archi. Le vie hanno il nome impresso in colorite maioliche.
Diverse le fontane. Giancarlo si picca di trovare quella delle
"Sette Cannelle" di cui leggiamo l'indicazione, ma non
la troviamo, abbiamo lasciato la piantina in camper. Come mai,
se Miki l'ha sempre sotto il naso e per ciò lo dileggiamo?
Troveremo la particolarissima fontana, il mattino successivo.
Col chiaro del giorno, dopo la visita alla città, raggiungiamo
il colle di San Pietro ove c'è l'omonima chiesa, romanica.
Una facciata duecentesca aperta a tre portali. In uno scenario,
circostante, perfetto. L'interno è a dir poco maestoso:
a tre navate, divise da colonne con capitelli riccamente decorati.
Ancora ben conservata la pavimentazione musiva, giustamente recintata
al passaggio, nella parte centrale.
Il panorama sulla città da l'impressione dell'ordine. Nulla
pare sia lasciato al caso. Lungo le mura castellane sono da osservare
i prati, quasi sistemati ad arte.
Sotto il colle vi è la chiesa di Santa Maria Maggiore,
anch'essa romanica, meno imponente della precedente. Posizionata
in luogo meno esposto ed anch'essa: un gioiello. Tre portali finemente
decorati. L'interno a tre navate divise da colonne terminanti
in capitelli romanici. Una guida in mano ci fa apprezzare appieno
l'interno.
Fuori le mura, nell'ex convento di Santa Maria del Riposo è
allestito il Museo nazionale archeologico. Vi si accede attraverso
l'elegante chiostro arricchito da affreschi seicenteschi sulla
vita di San Francesco. Quattro le sale al piano terreno: contengono
i sarcofagi e gli arredi tombali delle famiglie Corunas e Vipinana.
Gli uomini e le donne , semi-sdraiati appaiono, eleganti e sorridenti,
quasi banchettassero. Delicata l'espressione della giovinetta.
Al secondo piano vi è una sala in cui è possibile
visionare un audiovisivo sull'area degli scavi: la Necropoli della
Madonna dell'Olivo. Attenzione a non andarci quando si è
già un po' stanchi. Le sedie sono fatali!
VITERBO
L'Amministrazione Comunale ha avuto un'ottima idea nel rendere
agibile ai camper l'area adibita a parcheggio fronteggiante la
Questura. Ampia, comoda al centro, dotata di pozzetto e possibilità
di carico d'acqua, pare sia, pure sotto osservazione. Un vigile
interpellato da Michele, ha sostenuto che ci sono le telecamere
posizionate a controllo.
Si accede alle mura castellane attraverso varie porte. Il nostro
ingresso, mirato, è stato Porta Romana e poi subito immersi
nel Medioevo, nel caratteristico quartiere di San Pellegrino,
una contrada duecentesca: piazzette, torri, viuzze, archi.
Proseguiamo e raggiungiamo la Cattedrale San Lorenzo ed il Palazzo
dei Papi Si accede alle mura castellane attraverso varie porte.
Il nostro ingresso, mirato, è stato che si affacciano su
un'unica piazza, San Lorenzo, appunto. Una sosta sul loggiato
del palazzo, ad ammirare il panorama sulla città nuova
e ricordare come, la sera prima, avessimo letto, che nello stesso
Palazzo, l'elezione del Papa Gregorio X° avesse comportato
l'attesa di ben 33 mesi, con un numero imprecisato di "fumate
nere" e "la fumata bianca" fosse stata sollecitata
dall'aver fatto mancare i viveri ai prelati e scoperchiato il
tetto del luogo in cui, essi, erano alloggiati.
In Piazza Della Morte scopriamo che all'interno di un negozio
che vende souvenir, il cortese, proprietario concede di introdursi
in una Viterbo sotterranea, tramite un passaggio che conduce ad
una serie di cunicoli sottostanti il suo negozio
Viterbo città delle chiese: dove ti volti v'è n'è
una e delle fontane caratteristiche della zona del viterbese.
Una per tutte: la Fontana Grande, alimentata da un acquedotto
romano del 1200. Città ospitale ed a misura d'uomo. Il
desiderio sarebbe viverla con più calma.
E andando sempre più a Nord
MONTEFIASCONE
Affacciata sul lago di Bolsena, su un colle a 590 metri. Fermata
breve, ma che caldo arrivare in cima alla Rocca dei Papi! Gradini
e gradini verdognoli di muffa. In un percorso di aspetto medioevale.
Centro etrusco, si tenevano le riunioni della Confederazione -
Dodecàpoli.
Notevole il Duomo votato a S. Margherita nella cui cripta è
la chiesa dedicata a Santa Lucia Filippini.
In ultimo: una chicca!
CIVITA di BAGNOREGIO
Sostato a Bagnoregio, percorso il suo centro storico tra il pomeriggio
e la sera. Apprezzata pure qui l'illuminazione natalizia. La mattina
successiva, a piedi, anche perché è l'unico modo
per arrivarci, raggiungiamo CIVITA, "La città che
muore". Così è scritto sulle insegne stradali.
L'appellativo è dato dal fatto che il borgo è posto
su un cucuzzolo tufaceo, minacciato da continue frane che erodono
lo sperone roccioso.
Il luogo é, a dir poco, incantevole, per come appare provenendo
da Bagnoregio. Si percorre un viadotto, alto sulla campagna, che
dapprima scende, per poi risalire verso Civita, posta a 445 mt..
Si accede al borgo medievale, tramite la porta del Cassero o di
S. Maria. Ci dicono, i residenti essere solamente 4.
I villeggianti hanno acquistato e restaurato in modo splendido
le case del paese, senza alterarne l'aspetto. Par d'essere in
un'epoca diversa dalla nostra. La stagione, pure qui, ci consente
di goderci il luogo nel migliore dei modi: senza folla di turisti.
E' un po' seccante lasciare questo splendido borgo e terminare
qui la vacanza, ma il dovere richiama in città. Torneremo
certamente sui luoghi visitati è stato solo un piccolo
e troppo veloce assaggio e sicuramente torneremo ma, sempre, in….."bassa
stagione".