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di Achille Romice
A proposito del viaggio in Etruria
Nel nono secolo a.c., quando le piramidi di Giza hanno più
di mille anni ed in tutto l'oriente sono già scomparse grandissime
civiltà , l'Italia esce dalla preistoria ; una tenue fiammella
che porta alla formazione della cultura del ferro ed alla formazione
di comunità concentrate in villaggi e che prende il nome
di " cultura villanoviana " . E' di questo periodo la
formazione dei primi villaggi sul Palatino . La fiamma della civiltà,
scoccata in ritardo, trova però un terreno fertile in una
zona collocata tra il mare (Tirreno), l'appennino a nord e a est
ed il Tevere a sud ; fertili pianure, abbondanza d'acqua con fiumi
impetuosi e bellissimi laghi di origine vulcanica, grandi ricchezze
minerarie ed un clima più mite, sono elementi fondamentali
per una evoluzione rapidissima . Quando nell'ottavo secolo inizia
la colonizzazione greca nel sud della penisola, i villaggi sono
diventati città già dedite ai commerci, anche navali
. Una nuova civiltà è nata e si affaccia sul Tirreno,
i "Rasna" o "Rasenna" come si chiamano loro,
gli Etruschi come li conosciamo noi . Da dove sono sbucati ? Sono
forse dei cittadini della Lidia che, come vuole una leggenda, sono
sfuggiti per una gravissima carestia al seguito del loro principe
Tirreno (Tyrsenos) ? Oggi si è più propensi a pensare
gli Etruschi come una popolazione autoctona, più pronta di
altre a fare propri e ad elaborare in modo autonomo, mescolandoli
in modo sinergico con il proprio patrimonio genetico, gli influssi
di civiltà che provengono dal vicino oriente; non si dimentichi
che questi luoghi, molti secoli dopo, saranno la culla del "Rinascimento"
. Il "patrimonio genetico" degli Etruschi è comunque
cospicuo e li caratterizza nettamente; una conoscenza dell'ambiente
in cui vivono che può essere giustificata solo da un profondo
rispetto della natura, li porterà a risultati eccezionali
in agricoltura , in idraulica ed in opere di ingegneria ( l'arco
etrusco) tanto che, i Romani, chiameranno Etruria Felix la loro
colonia . Probabilmente le stesse capacità di "sentire"
i messaggi dell'ambiente che li circonda sono all'origine delle
loro capacità di interpretare " la volontà degli
dei " . Proprio nella "divinazione" è evidente
un'altra peculiarità che distingue nettamente gli Etruschi,
il "responso divino" è ineluttabile, non serve,
come per altri popoli per influire sul destino e sull'operato degli
uomini a fini migliori, ma entrambi, destino ed operato, sono già
tracciati in modo non modificabile e gli dei fanno solo sapere come
andranno le cose . L'influenza straniera è invece evidente
nelle figure delle divinità, molte di quelle etrusche hanno
corrispondenza nell'Olimpo greco, Tinia è il greco Zeus,
Menrva corrisponde ad Atena, Uni ad Hera .La stessa scrittura utilizza
un alfabeto derivato dal greco, pur essendo per il resto originale
e differente dalle scritture e lingue dei popoli confinanti . Quando
nasce Roma le città etrusche sono già così
ricche che i loro cittadini possono importare dall'oriente, dalla
Grecia in particolare, manufatti di ogni tipo e le loro tombe sono
sempre più sontuose; l'Etruria è già in pieno
periodo "orientalizzante" . La vita è tranquilla,
le città, tutte tranne Populonia, sorgono nell'entroterra,
su piattaforme sopraelevate che le proteggono dalle insidie naturali
e non , per questo, sono per lo più prive di mura difensive;
la necessità di difendersi nascerà più avanti
ed avrà il nome di Roma . La donna vive in un livello di
parità sociale con l'uomo, partecipa alle feste ed ai banchetti
ed è libera; ciò attirerà sugli Etruschi maldicenze
di ogni sorta da parte dei greci prima e dei romani poi; greci che
li considerano nulla più che impudici depravati ed è
proprio il caso di dire che la predica viene da chi confina le donne
nei ginecei, consente solo alle prostitute di presenziare ai banchetti
e esercita con disinvoltura la bisessualità . La considerazione
della donna etrusca è molto simile a quella della donna egiziana
e in Etruria le principesse avranno anche sepolture degne del loro
rango . Nel 1836 il sacerdote Alessandro Regolini e il generale
Vincenzo Galassi, appassionati archeologi, presero a scavare nella
già nota necropoli del Sorbo , a sud ovest di Cerveteri,
la loro attenzione era stata attratta da una grande collina sulla
quale iniziarono gli scavi. Ebbero buon fiuto ma le prime cinque
tombe venute alla luce erano vuote; continuarono gli scavi quasi
fino al centro della collina stessa e si trovarono di fronte ad
una tomba, questa volta intatta. Quando vi entrarono, alla luce
tremolante delle fiaccole, rimasero senza fiato, davanti a loro
nella camera principale a forma di corridoio, respirando l'aria
di 2500 anni prima, apparve una quantità di oggetti di ogni
tipo, gioielli preziosi e tesori di impareggiabile ricchezza e lusso
. Su di un catafalco in pietra, lo scheletro di una donna, con una
veste guarnita d'oro, sul seno uno stupendo pettorale pure d'oro
a formare motivi di piante ed animali analogo a quelle che ornano
una sfinge alata a Nimrud, la capitale assira sul tigri, e una statuetta
riproducente il re assiro Assurbanipal ; erano al cospetto della
principessa Larthi .
Il sesto secolo a.c., oltre all'espansione verso l'Emilia ed i territori
della pianura Padana, vede gli Etruschi, ormai divenuti potenza
navale, scontrarsi con le colonie greche in grandi battaglie navali;
alla sconfitta nel mare delle isole Lipari, segue la grande vittoria
di Alalia in cui, alleati niente meno che con Cartagine, sconfiggono
i Focesi e diventano padroni indiscussi del Tirreno. Tra le due
battaglie, nobili di Tarquinia si portano a Roma, poco più
di un villaggio, Tarquinio Prisco ne diventa re e la storia della
città eterna esce dalla leggenda; atri due re etruschi Servio
Tullio e Tarquinio il superbo reggeranno le sorti di Roma fino alla
nascita della Repubblica .
Questo è il massimo periodo di splendore, attorno alle città
nascono gigantesche necropoli con tombe a tumulo, a camera ed ipogee;
a Cerveteri, oltre alla già citata tomba Regolini Gallassi,
è famosa quella dei rilievi con raffigurazioni di oggetti
funerari e di uso comune . Nella vicina Tarquinia sono le tombe
dipinte con splendide pitture murali, realizzate nello spirito della
credenza etrusca della sopravvivenza dopo la morte, quindi destinate
a ricordare i vivi ed il loro mondo alla persona defunta . I quadri
rappresentati sono di danze, feste, giochi, cacce, musiche, rappresentazioni
simboliche; nulla di tetro, pauroso . Più avanti le cose
cambieranno, quando la minaccia di Roma diventa una incombente realtà,
così come le città etrusche cominciano a cingersi
di mura ciclopiche a difesa, le pitture nelle tombe cambiano e in
esse compaiono immagini di divinità infernali mostruose (Tuchulcha)
ed i volti stessi delle persone rappresentate cambiano espressione,
non più serena o giocosa ma attonita, con sguardi fissi nel
vuoto di un futuro che appare sempre più tetro, come nel
bellissimo volto di Velcha .
L'inizio della fine coincide con la caduta di Veio, prima grande
città a pochi chilometri da Roma che, nel 406 dopo un lungo
e terribile assedio, viene conquistata e distrutta ; se solo alcune
delle città vicine, come Caere e Tarquinia, si fossero mosse
in suo aiuto, i conti con Roma sarebbero stati chiusi sul nascere
ed invece no . Le grandi città etrusche formano una lega
che, a Volsini nel "Fanum Voltumne", tratta di problemi
religiosi, di regole di vita, di come si fonda una città,
ma la guerra è un'altra cosa, in guerra ognuna pensa a se
stessa . Quando capiscono che di fronte hanno non una normale città,
costituita di contadini o commercianti che all'occorrenza vanno
alle armi, ma un esercito che, solo ogni tanto si ricorda di essere
anche una città, è troppo tardi, ogni tentativo di
opporsi al loro destino è vano . Per il popolo etrusco si
avvicina l'ultimo dei dieci "saecula" , i dieci periodi
in cui si sarebbe svolta la loro civiltà come aveva predetto
a Tarconte, un contadino tarquinense che stava arando il suo podere,
Tages il giovinetto tutto sapienza e dai capelli grigi sbucato come
per magia dal solco che l'aratro aveva appena tracciato . Nel 358
Tarquinia, la più potente ora delle città etrusche,
tenta con Caere e Faleri, di opporsi ma vengono battute e Caere
accetta il dominio di Roma ed ai suoi abitanti è concessa
la cittadinanza romana ma, senza diritto di voto . Tarquinia tenta
ancora, alleandosi coi Sanniti e dopo un certo periodo di tregua,
entra in guerra ma nel 308, esausta, si sottomette . Ora la stessa
Etruria centrale viene investita dalle legioni di Roma, cade Roselle
e la grande Arezzo è in prima linea ; ora le città
lottano disperatamente, si alleano ancora con Sanniti, Umbri, Galli,
sono battute, si rivoltano ma vengono ancora battute e distrutte
come Volsini nel 264 .Quando Annibale nel 217 distrugge l'esercito
di Roma sulle rive del Trasimeno, potrebbe essere l'occasione buona
per rivoltarsi ma ormai l'Etruria è "Romanizzata"
con innumerevoli insediamenti e gli Etruschi non sono più
una nazione . Nel 90/89 a.c. le città etrusche ricevono la
cittadinanza romana . Il crudele destino di questo popolo non è
ancora finito, ora Roma guarda fuori dai confini della penisola,
è pronta a diventare " potenza mondiale" ed allora,
per prima cosa, ha bisogno di discendenze divine; la cultura etrusca
invece potrebbe testimoniare di miseri villaggi abitati da sbandati,
pastori che, per assicurarsi una discendenza, hanno dovuto rubare
le donne altrui . Potrebbe raccontare di come Tarquinio Prisco abbia
trovato questi villaggi e di come il Superbo abbia invece lasciato
una vera città, con mura e fognature che ancora oggi farebbero
il loro dovere . La cultura, la letteratura, la lingua etrusca spariscono
inesorabilmente ; le loro città, costruite con materiali
deperibili, non lasciano traccia; a noi arrivano solo le loro tombe,
spesso intatte e con corredi meravigliosi . Le dediche funerarie
sono quanto ci rimane della loro lingua e del loro pensiero ; per
tutte, vale quella incisa sulla tomba di una giovinetta che, nella
nostra lingua, suonerebbe così " O terra, non gravare
su di lei che su di te fu lieve " .
Il breve volo all' indietro nel tempo è finito, per chi
volesse approfondire le sue conoscenze, posso consigliare due volumetti
che serviranno benissimo allo scopo :
Gli Etruschi mito e realtà
Romolo Stacciali
Edizioni Newton Compton
La civiltà etrusca
Werner Keller
Edizioni Garzanti
Per gli Internet naviganti è disponibile il sito
http://www.agmen.com/etruscans/
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