I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Perchè venire a Blera"
di Claudio Pirolli

La “festa di primavera” a Blera
“Pezzata”, “Pappa de crapa”, “Scafata”, “Acquacotta Scòrza”. No, non ho sciolto i nodi della misteriosa lingua etrusca, né mi sto esprimendo in esperanto. Sono solo i nomi di alcuni dei semplici, ma genuini ed estremamente appetitosi piatti che fanno parte della cucina popolare blerana. Bisogna venire qui nella amata Tuscia, e a Blera in particolare, per gustare la Panzanella, pane bagnato nell’acqua – mi raccomando, esclusivamente alla fontana di Santonzino – condita senza economia con l’olio di oliva vanto dell’agricoltura locale, sale, aceto, e mangiata insieme alla cipolla cruda o al pomodoro, o al formaggio. O l’acquacotta scòrza, zuppa di verdure dell’orto e selvatiche, bollite in acqua salata con aggiunta di aglio, mentuccia, pomodoro, versata su fette del meraviglioso pane locale, il tutto condito con l’olio di oliva. Se poi sulla zuppa si rompe un uovo crudo, ecco che il gustoso piatto diventa ovo sperso. E che dire della pezzata, della pappa de crapa, zuppe arricchite dall’appetitosa carne di capra e di pecora, per non parlare dei sapori inusuali della zuppa de pesce fatta con i granci, le ranocchie ed i pesci d’acqua dolce del Biedano e del Rio Canale?
Solo questi eccellenti motivi “gastronomici” potrebbero essere già sufficienti a giustificare la partecipazione al raduno che la Sezione Etruria de La Granda organizza per il week end del 24 e 25 aprile prossimi in questa storica cittadina del Viterbese, il cui nome forse risale all’etrusco Phlera, trasformato nei secoli in Bieda e successivamente portato all’attuale.
La nostra Sezione ha organizzato questo raduno – cui invita tutti i camperisti, quelli che non conoscono come merita la Tuscia e le sue bellissime città ma anche chi ha già avuto modo di percorrere i suoi itinerari – cogliendo l’occasione dello svolgimento della quinta edizione della “Festa di Primavera”, manifestazione con un programma ricchissimo di eventi, imperniata in gran parte sui cavalli, con i quali Blera ha da sempre un rapporto particolare, basti pensare che nella cittadina esiste un bellissimo Museo del Cavallo, intitolato a Gustavo VI Adolfo di Svezia.
Nei due giorni di sabato e domenica, oltre alle manifestazioni nel centro storico, con degustazioni, concerti bandistici, visite guidate al Museo del Cavallo ed alle necropoli, in una ampia radura denominata “Rimessa Vicina”, situata a poca distanza dall’area di sosta e raggiungibile con una breve piacevole passeggiata, si assisterà ad esibizioni delle scuole di equitazione e di ippoterapia, alle evoluzioni dei famosi butteri maremmani, come la merca del bestiame brado, la cattura del vitello, le gare di sbrancamento, le dimostrazioni di doma cavalli, oltre alla appassionante staffetta denominata "corro,pedalo e galoppo".
Ci sembra utile concludere con brevi cenni storici sulla città di Blera. La cittadina sorge su uno sperone di tufo in territorio collinare solcato dalle profonde valli tra le quali scorre il torrente Biedano. Le sue origini risalgono all’VIII/VII secolo a.C. Blera fu una delle più importanti città dell’Etruria Meridionale, come testimoniano le vaste necropoli che la circondano, come Pian del Vescovo, Petrolo, il Casaletto. Il periodo di maggior splendore della città, sia politico che economico, si può far risalire al VI secolo a.C. ed è attribuibile alla sua posizione strategica, al centro di un importante incrocio di strade, tra le quali la storica via Clodia, che collegavano Tarquinia e Cerveteri con l'Etruria più interna. Come tutte le altre città-stato etrusche, caduta sotto il dominio Romano, Blera iniziò un rapido declino, culminato con la caduta dell’Impero Romano di Occidente. Nel 772 la città fu quasi interamente distrutta dall’ultimo re dei Longobardi, Desiderio. Ridotta ad un piccolo agglomerato di case, passò sotto il dominio della Chiesa rimanendovi per oltre trecento anni. Le notizie sulla storia e la vita della cittadina nel corso di quei secoli bui sono assai scarne e frammentarie. Dal XIII al XV secolo Blera fu feudo della famiglia De Vico, che possedeva il vasto territorio da Viterbo ai monti della Tolfa; successivamente passò ai conti Anguillara, per tornare poi a far parte, con alterne vicende, del patrimonio della Camera Apostolica cui appartenne fino al 1870, anno in cui, come tutti i territori dello Stato Pontificio, venne annessa al Regno d'Italia. Oggi, percorrendo le suggestive stradine del centro storico blerano, possiamo renderci conto facilmente della continuità della vita in Blera nel corso dei secoli, dai numerosi particolari architettonici (portali, finestre, stemmi, murature) che si mostrano ai nostri occhi.

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