La “festa di primavera” a Blera
“Pezzata”, “Pappa de crapa”, “Scafata”,
“Acquacotta Scòrza”. No, non ho sciolto i
nodi della misteriosa lingua etrusca, né mi sto esprimendo
in esperanto. Sono solo i nomi di alcuni dei semplici, ma genuini
ed estremamente appetitosi piatti che fanno parte della cucina
popolare blerana. Bisogna venire qui nella amata Tuscia, e a
Blera in particolare, per gustare la Panzanella, pane bagnato
nell’acqua – mi raccomando, esclusivamente alla
fontana di Santonzino – condita senza economia con l’olio
di oliva vanto dell’agricoltura locale, sale, aceto, e
mangiata insieme alla cipolla cruda o al pomodoro, o al formaggio.
O l’acquacotta scòrza, zuppa di verdure dell’orto
e selvatiche, bollite in acqua salata con aggiunta di aglio,
mentuccia, pomodoro, versata su fette del meraviglioso pane
locale, il tutto condito con l’olio di oliva. Se poi sulla
zuppa si rompe un uovo crudo, ecco che il gustoso piatto diventa
ovo sperso. E che dire della pezzata, della pappa de crapa,
zuppe arricchite dall’appetitosa carne di capra e di pecora,
per non parlare dei sapori inusuali della zuppa de pesce fatta
con i granci, le ranocchie ed i pesci d’acqua dolce del
Biedano e del Rio Canale?
Solo questi eccellenti motivi “gastronomici” potrebbero
essere già sufficienti a giustificare la partecipazione
al raduno che la Sezione Etruria de La Granda organizza per
il week end del 24 e 25 aprile prossimi in questa storica cittadina
del Viterbese, il cui nome forse risale all’etrusco Phlera,
trasformato nei secoli in Bieda e successivamente portato all’attuale.
La nostra Sezione ha organizzato questo raduno – cui invita
tutti i camperisti, quelli che non conoscono come merita la
Tuscia e le sue bellissime città ma anche chi ha già
avuto modo di percorrere i suoi itinerari – cogliendo
l’occasione dello svolgimento della quinta edizione della
“Festa di Primavera”, manifestazione con un programma
ricchissimo di eventi, imperniata in gran parte sui cavalli,
con i quali Blera ha da sempre un rapporto particolare, basti
pensare che nella cittadina esiste un bellissimo Museo del Cavallo,
intitolato a Gustavo VI Adolfo di Svezia.
Nei due giorni di sabato e domenica, oltre alle manifestazioni
nel centro storico, con degustazioni, concerti bandistici, visite
guidate al Museo del Cavallo ed alle necropoli, in una ampia
radura denominata “Rimessa Vicina”, situata a poca
distanza dall’area di sosta e raggiungibile con una breve
piacevole passeggiata, si assisterà ad esibizioni delle
scuole di equitazione e di ippoterapia, alle evoluzioni dei
famosi butteri maremmani, come la merca del bestiame brado,
la cattura del vitello, le gare di sbrancamento, le dimostrazioni
di doma cavalli, oltre alla appassionante staffetta denominata
"corro,pedalo e galoppo".
Ci sembra utile concludere con brevi cenni storici sulla città
di Blera. La cittadina sorge su uno sperone di tufo in territorio
collinare solcato dalle profonde valli tra le quali scorre il
torrente Biedano. Le sue origini risalgono all’VIII/VII
secolo a.C. Blera fu una delle più importanti città
dell’Etruria Meridionale, come testimoniano le vaste necropoli
che la circondano, come Pian del Vescovo, Petrolo, il Casaletto.
Il periodo di maggior splendore della città, sia politico
che economico, si può far risalire al VI secolo a.C.
ed è attribuibile alla sua posizione strategica, al centro
di un importante incrocio di strade, tra le quali la storica
via Clodia, che collegavano Tarquinia e Cerveteri con l'Etruria
più interna. Come tutte le altre città-stato etrusche,
caduta sotto il dominio Romano, Blera iniziò un rapido
declino, culminato con la caduta dell’Impero Romano di
Occidente. Nel 772 la città fu quasi interamente distrutta
dall’ultimo re dei Longobardi, Desiderio. Ridotta ad un
piccolo agglomerato di case, passò sotto il dominio della
Chiesa rimanendovi per oltre trecento anni. Le notizie sulla
storia e la vita della cittadina nel corso di quei secoli bui
sono assai scarne e frammentarie. Dal XIII al XV secolo Blera
fu feudo della famiglia De Vico, che possedeva il vasto territorio
da Viterbo ai monti della Tolfa; successivamente passò
ai conti Anguillara, per tornare poi a far parte, con alterne
vicende, del patrimonio della Camera Apostolica cui appartenne
fino al 1870, anno in cui, come tutti i territori dello Stato
Pontificio, venne annessa al Regno d'Italia. Oggi, percorrendo
le suggestive stradine del centro storico blerano, possiamo
renderci conto facilmente della continuità della vita
in Blera nel corso dei secoli, dai numerosi particolari architettonici
(portali, finestre, stemmi, murature) che si mostrano ai nostri
occhi.