I VIAGGI E I DIARI DI BORDO
"Il litorale Triestino e regione carsica"

di Luigi Grazia

Da Redipuglia a Postumia
Questo itinerario mia moglie ed io l’abbiamo compiuto nel 2005 mentre ci recavamo al mare in Slovenia. Una volta raggiunta la Venezia-Giulia i chilometri non sono molti ed alcuni giorni sono sufficienti per visitare compiutamente questa regione. Naturalmente la meta principale è Trieste, tuttavia usciti dall’autostrada a Monfalcone è doverosa una visita a Redipuglia dove sorge il grandioso Sacrario Militare che raccoglie le spoglie di 100.000 caduti nella guerra del 1915-18 esumate dai cimiteri del Carso con la tomba di Emanuele Filiberto di Savoia,comandante della III° Armata la quale fu in seguito chiamata “Invitta” perché mai sconfitta dal nemico. Luogo mesto e suggestivo, carico di ricordi dolorosi ed una breve sosta di pochi minuti non lascia indifferente alcuno. Ritorniamo verso Monfalcone , imbocchiamo la strada litoranea con direzione Trieste che costeggia i margini delle Doline Carsiche ,altopiano brullo dove le acque meteoriti scompaiono in grotte ed anfratti. Una leggenda triestina narra che Iddio, dopo aver creato il Mondo, avanzandogli un bel po’ di pietre,incaricasse un Angelo, di andare a gettarle in mare. Ma il Demonio fece un taglio nel sacco quando l’Angelo stava volando sulla riva, e le pietre cadendo si sparsero, dando origine al Carso. Esso è costituito da roccia calcarea, spugnosa, per cui l’acqua meteorica penetra subito nel suolo, lasciando nuda ed arida la superficie e scava con il tempo inghiottitoi e cavità; si raduna in corsi d’acqua sotterranei che aprono caverne sempre più ampie e profonde sulle cui pareti si formano stalattiti e stalagmiti. Ormai ci si affaccia sullo stupendo golfo di Trieste. Si raggiunge Miramare ed anche qui una sosta è necessaria. Il bianco castello progettato da C.Junker nel 1855 è legato ai ricordi del fratello minore dell’imperatore Francesco Giuseppe,l’arciduca Massimiliano d’Austria. Il castello doveva essere la residenza dell’Arciduca con Carlotta del Belgio, ma essendo ancora in costruzione abitarono provvisoriamente nel “castelletto” che si trova nella parte più alta del parco. Nel frattempo, siamo nel 1864, Massimiliano accettata la corona messicana offertagli dal traballante governo di quella nazione, partì quindi verso l’America meridionale con la moglie. Egli si trovò subito in difficoltà nel fronteggiare bande di insorti anti-governative tanto che dopo soli tre anni anziché diventare Imperatore fu fatto prigioniero ed immediatamente fucilato.Questi ultimi nascosero il fatto alla consorte ma le chiesero un forte riscatto per la liberazione dell’ostaggio. La moglie ritornò in Europa per racimolare il soldi necessari, si rivolse inutilmente alle corti europee per chiedere un appoggio politico, anche al Vaticano, ma invano! Dopo diversi viaggi Europa-Messico pagando sempre del denaro per il rilascio del marito seppe finalmente della avvenuta fucilazione ed impazzì dal dolore. Nel bianco castello ormai terminato vi dimorò solamente Carlotta da vedova! La costruzione con l’ arredamento, la quadreria, gli oggetti rievocano in un’atmosfera funerea la tragica vicenda della sfortunata coppia. Questo episodio fatale è ricordato nella famosa ode dal Carducci “Miramar”…….Addio,castello pe’ felici giorni -- nido d’amore costruito in vano! -- Altra sugli ermi oceani rapisce aura gli sposi……… Terminata la visita si prosegue verso il capoluogo. Trieste è una città particolare, forse un poco appartata, visitata ed apprezzata comunque da molti camperisti. La provincia costituita da soli 6 comuni è la più piccola di quelle italiane. Ciò dipende dalle vicissitudini secolari che hanno accompagnato la non facile vita di questo lembo di terra conteso che per qualche secolo fece parte dell’impero Austro-Ungarico, poi reclamato dall’ex Jugoslavia quindi assegnato definitivamente alla madre patria. Oggi fortunatamente le prospettive sono migliori di un tempo non troppo lontano. La città non è circondata da cinta muraria, non lo fu mai. Vale la pena ricordare quanto scriveva Goethe nel “Viaggio sentimentale in Italia” quando constatava che la storia del nostro paese si impara non tanto dagli antichi scritti ma dalle rughe delle vecchie pietre e dal carattere chiuso delle vetuste città. Analoga considerazione osservava anche Riccardo Bacchelli scrivendo il romanzo “Diavolo di Pontelungo” che la sua Bologna aveva assolto la vera funzione di città sino a quando, purtroppo, sul finire dell’ottocento ne demolirono quasi tutte le torri e l’ultima pur ampia cerchia di mura. Poi ancora una convinzione del grande scrittore: ci vogliono le mura per fare una città antica. Allora? Dopo questi autorevoli pareri la visita di Trieste avrà ancora un senso? Certamente, considerando la peculiarità di città absburgica e non asburgica che è errato. Fu ed è una città-porto come Livorno, Messina,Ancona, anche loro non hanno mura. Qui sta la chiave di lettura della visita che faremo. Lo sviluppo negli ultimi secoli, un’ urbanizzazione a scacchiera con l’edificazione in lotti che corrispondono a funzioni specializzate per favorire lo sviluppo portuale Trieste non ebbe alcun bisogno di turrite mura. Pertanto l’impero Austro-Ungarico decise di farne il suo più importante sbocco al mare trasformando il piccolo borgo settecentesco in una moderna ed elegante città così come la vediamo oggi nei rioni centrali. Per arrivare a questi risultati nei secoli scorsi furono demoliti interi quartieri per costruire ex novo un territorio urbano funzionale. La grossa agglomerazione compatta di Trieste continua a costituire una realtà più legata all’eredità del passato che non allo sviluppo nell’ambito della regione Padana. La visita inizia da San Giusto , simbolo della città, massimo monumento cittadino che sorge sull’alto del colle omonimo. La chiesa è il risultato dell’unione avvenuta nel ‘300 di due precedenti basiliche romaniche, quella di San Giusto e quella dell’Assunta entrambe dei secoli V°-VI°. La semplice facciata a capanna si adorna di un grandioso rosone gotico trecentesco e di stele funerarie romane in funzione degli stipiti del portale centrale (le stele sono cippi o lastre marmoree). Il tozzo campanile del 14° secolo incorpora resti del propileo (sommità di un colonnato) alla statua di San Giusto. Dall’alto della torre campanaria si gode l’intero panorama del golfo. Nell’interno della chiesa a cinque colonne asimmetriche con soffitto centrale possiamo ammirare affreschi di notevole fattura e mosaici di scuola veneziana dei primi decenni del secolo XIII°. Inoltre dipinti di Vittore Carpaccio (Venezia 1455 c.a. -Capodistria 1526 c.a.) grande protagonista del rinascimento veneto. A differenza di Giovanni Bellini e dell’Antonellismo veneto, il Carpaccio seguì un diverso cammino pittorico con originale e personale linguaggio. Benché lontano dalle correnti più avanzate, la critica odierna lo definisce un “moderno”. La pittura del Carpaccio è alimentata da una vivace vena narrativa che trova piena espressione nella numerosa serie di “teleri” con storie di santi, eseguiti nell’ultimo decennio del quattrocento e del primo cinquecento per varie scuole di Venezia. (le scuole venete erano confraternite di cittadini sorte a scopo benefico, religioso e di mutua assistenza). Vicino troviamo il castello iniziato nel 1470 sul sito di un precedente maniero veneziano. L’interno estremamente interessante è arredato con mobilio, cassapanche, arazzi. Troveremo una collezione di armi antiche, una cappella con un trittico ancora del Carpaccio. Nell’ampio cortile delle milizie si apre una caratteristica “bottega del vino” con ristorante ed a fianco un teatrino. La visita continua alla Trieste absburgica, elegante, solenne, spettacolare. Piazza Unità d’Italia, centro della vita cittadina realizzata alla fine dell’800 si apre sul mare ed è uno dei luoghi più scenografici del nostro paese. Qui si affacciano il palazzo Comunale, la sede del Lloyd Triestino, del Palazzo del Governo. La via del teatro romano con il relativo teatro e la chiesa barocca di Santa Maria Maggiore del XVII° secolo. La piazza della Cattedrale si erge in un ampio spazio che racchiude la colonna veneziana del 1560, l’Ara dell’ invitta Armata ed il bellissimo monumento ai Caduti. Poco discosto il Palazzo della Borsa, il teatro Comunale e piazza Guglielmo Oberdan che ricorda il luogo dove nel 1882 gli austriaci fucilarono il patriota. Trieste conta ancora oggi circa dieci teatri che evidenziano come gli abitanti preferiscano la cultura ad altri divertimenti. Piazza Venezia ed il Porto con il lungomare, caratteristica passeggiata cittadina dai numerosi caffè, il Canale Grande scavato nel 1756 e sullo sfondo la grande chiesa di Sant’Antonio da Padova. Non bisognerebbe tralasciare il grande Museo del Mare il quale farà conoscere la funzione della vocazione di Trieste per i traffici marittimi. Trieste è probabilmente la città con più punti panoramici rispetto ad altre città. Oltre a quelli già citati uno stupendo panorama lo si ha dal Faro della Vittoria oppure dalla vicina Opicina.La storia della città è fin troppo nota. La notizia curiosa è che sino dal 1700 la Venezia-Giulia (come precedentemente citato) faceva parte integrante dell’Impero Austro-Ungarico ma allo scoppio della prima guerra mondiale quando l’Italia dichiarò aperte le ostilità contro l’Austria, quest’ultima proclamò Trieste ed il circondario territorio nemico pur continuando ad occuparlo con le medesime truppe imperiali che prima erano di stanza nella stessa zona ritenuta austriaca (una decisione politica che sollevò molti dubbi anche nella stessa Vienna). Ci spostiamo verso Muggia, tipica cittadina istriana affacciata sulla baia omonima di fronte a Trieste. A circa 2 chilometri sul colle sovrastante l’abitato sorge Muggia vecchia, delizioso borgo dove ci sono più turisti che residenti. Qui vedremo la bella chiesetta dedicata ai Ss. Ermacora e Fortunato dei secoli IX°-XI°. Non ci rimane che espatriare nella vicina Slovenia verso le spettacolari grotte di Postumia. Le stesse, seconde per grandezza ma prime per bellezza al Mondo, erano conosciute già nel medioevo. Esse sono formate dalle acque del fiume Piuca che nasce a 26 chilometri dalle cavità le quali si estendono per più di 20 chilometri, divise in bracci percorribili per 8 chilometri su un trenino turistico (portarsi un cappotto pesante) e con una passeggiata a piedi. Nelle vicinanze, a tre chilometri, si trova l’interessante abisso della Piuca di 65 metri. E’ un luogo naturale di grande fascino, una lunga scalinata porta alla grotta nera così chiamata per il colore delle concrezioni. Poiché siamo in zona approfittiamo per visitare il pittoresco castello di Lueghi del secolo XIV° incavernato entro una cavità lunga 1700 metri. Sono visitabili le costruzioni esterne rinascimentali addossate alla grotta. Nelle sale si trovano statue, mobili, quadri, armature, ricordi storici e ritrovamenti di oggetti delle spelonche lasciate dalle popolazioni cavernicole. Per quanto riguarda la sosta a Trieste è possibile usufruire dell’area regolamentata per carico e scarico ubicata in città e precisamente sul lungomare del porto turistico (passato il centro) oppure presso il Camping sulla “strada nuova” di Trieste-Opicina. Gli altri luoghi menzionati nell’articolo non presentano alcuna difficoltà per i nostri mezzi.

Note tratte da:
Guide del Touring Club Italiano.
Edizioni varie della U.T.E.T.

 

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