| di Oreste Bonvicini
(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N.
59 4/2000)
Abbiamo visitato la Rocca di Fontanellato in un pomeriggio di
settembre sotto una pioggia incessante. Un vero inverno anticipato,
con vento e acqua a raffiche che lasciavano poco spazio per godere
del perfetto insieme scenografico di questo complesso tardo medievale.
Come una pietra preziosa incastonata felicemente nella sua montatura,
al centro del borgo, salvaguardato da un profondo fossato un tempo
pescosissimo, si erge la Rocca dei Sanvitale, una delle famiglie
più importanti nella storia delle terre parmensi.
Fontanellato si raggiunge agevolmente percorrendo l’A1 in
direzione Parma - Bologna e uscendo al casello di Fidenza - Salsomaggiore.
Qui, puntando verso la statale 3 Emilia, si prosegue alla volta
di Parma, ma attendendo alle indicazioni per la provinciale di
Sanquinaro. Sarà d’obbligo una sosta ai caseifici
della zona. Terra di forti tradizioni gastronomiche, il Parmense
offre tra i suoi prodotti due prelibatezze che il mondo c’invidia:
il Parmigiano - Reggiano e il Prosciutto di Parma. Cinque i chilometri
attraverso la campagna che ci conducono nel cuore di Fontanellato.
Borgo agricolo fin dai tempi dei Longobardi, fu fortificato dai
Sanvitale nel XIV secolo così come oggi lo vediamo, con
quell’aspetto tardo medievale ben conservato. La Rocca è
coeva alla cinta muraria, ma via via nei secoli si modificò
fino ad assumere le caratteristiche di una dimora sontuosa, confacente
ad una famiglia potente come i Sanvitale nei secoli XVI e XVII.
La visita, a pagamento, ci consente un percorso che dal mastio.
con la sua porta e la volta a botte arabescata da stemmi gentilizi
del ‘500, ci conduce al cortile con portico su due lati
e questi sormontati da ampio baciato. Salendo al primo di possiamo
accedere ad alcune stanze, cominciando dalla sala delle armi che
prende il nome da ciò che in essa si raccoglie e proseguendo
di stanza in stanza, ecco la Sala da Pranzo, con stemmi nobiliari
e dipinti di Felice Boschi, particolarmente presente in queste
zone.
Giungiamo fino alla Galleria dei Ritratti dove sono raccolte le
effigi delle generazioni via via succedutesi dei Sanvitale fino
all’ultimo rampollo che estinse questo nome con la sua morte
alla fine degli anni cinquanta.
Benché le opere d’arte di maniera non siano disegnabili,
la nostra visita alla Rocca di Fontanellato ci riserva un gioiello
dell’arte italiana: la favola ovidiana di Diana e Atteone
affrescata dal Parmigianino ventenne nel 1523. La breve e tormentata
esistenza di questo artista, dal carattere difficile e riottoso,
lascia sulle pareti del boudoir di Paola Gonzaga, moglie di Galeazzo
Sanvitale, una traccia della sua sensibilità.
Il soggetto allusivo all’utilizzo della stanza, narra con
pregevole scelta sequenziale, la vicenda di Atteone, valente cacciatore,
ma particolarmente superbo che, scoprendo Diana al bagno, viene
da lei trasformato in cervo e perciò sbranato dai suoi
stessi cani.
La visita guidata di questa saletta ci accompagna passo a passo,
svelandoci i segreti di questi affreschi sapientemente restaurati,
anche dove il loro autore ha voluto celebrare non solo il mito
dell’antichità, ma anche i suoi committenti.
Ma chi erano dunque i Sanvitale?
Come abbiamo visto nel caso di Paola Gonzaga nel 1500, sono capaci
di imparentarsi con le più importanti famiglie italiche.
Le loro origini risalgono all’XI secolo, quando il nome
Sanvitale probabilmente indicava la vicinanza della loro abitazione
con l’omonima chiesa nel centro di Parma.
Attraversarono dunque i secoli, cercando e ottenendo le protezioni
che favorirono l’accrescimento delle loro ricchezze, ma
sopratutto il prestigio e la potenza. Così con l’ausilio
di importanti matrimoni com’ora invalso in tutte le famiglie
della nobiltà, suoi esponenti divennero sempre più
importanti nella vita pubblica parmense, adeguandosi o lottando
contro i potenti che minacciavano la stabilità del loro
casato. Ricordiamo come nell’ottocento Iacopo Sanvitale,
patriota e letterato visse avventurosamente in Italia e in Europa,
sfuggendo le invasioni napoleoniche, il regno di Maria Lucia d’Austria,
finché tra i fautori del nascente Regno d’Italia
fu eletto deputato nel 1860.
In fondo in questi caratteri orgogliosi e tenaci riconosciamo
gli aspetti consueti della storia di questa nostra Italia.
Tanto valeva l’amore per la propria idea che anche Stendhal
dipinse nella Certosa di Parma i caratteri dei suoi personaggi
attingendo alla realtà di questa famiglia.
Fontanellato e la sua Rocca ci offrono un tuffo nella storia patria.
Difficilmente, uscendo dalla visita di questa tetra ospitale,
riusciremo a cancellare dalla memoria ali aspetti che i secoli
hanno qui così ben raccolto e conservato. Ovunque, sulla
via del ritorno avremo occasioni di sosta e scopriremo tante attinenze
con quanto veduto alla Rocca Sanvitale. Non possiamo dimenticare
la capitale Parma, che, a pochi chilometri da qui, si offre come
un salotto urbano dalle forti connotazioni artistiche e architettoniche.
Come non ricordare il ligneo teatro Farnese, unico nel suo genere?
Prendiamo Fontanellato come un compendio d’arte e storia,
come uno scrigno dove si conservano i gioielli, per la memoria,
per il futuro.
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