I VIAGGI E DIARI DI BORDO
"Cesena - Amarcord Route 71/3 bis"

di Osvaldo Ferretti

(dal giornale del Camper Club La Granda "INSIEME" N. 3 4/2000)

Per oltre 20 anni, e ancor prima dell’avvento dell’E45 che peraltro ho visto crescere viadotto dopo viadotto e tunnel dopo tunnel, ho percorso (per affari di cuore si dice in gergo) la statale romagnolo/tiberina che congiunge Cesena a Sansepolcro.
Centodieci chilometri lungo un tracciato drammatico, contorto, sanguigno come le terre romagnole. Uno stillicidio infinito di curve, controcurve, dossi strettoie, ponti e salite che mi impegnavano non poco nella guida. Tuttavia lo snodarsi sinuoso del percorso consentiva di ammirare il paesaggio da angolazioni sempre diverse, una sorta di passerella con la natura a far da scenografia.
Già dopo aver lasciato Cesena là dove la pianura comincia a corrugarsi in dolci e bucoliche colline, la strada inizia il suo zigzagare ingaggiando un metaforico duello, un "face to face" con il fiume Savio accarezzandone le rive protette da lunghi filari di pioppi e salici e attraversandolo dispettosamente per decine di volte.
L’incubo era rappresentato dai camion lenti e ansimanti e dall’infinito corteo di mezzi che forzatamente si formava e a loro volta i brevi ed illusori rettilinei che spesso terminavano su acute curve o a ridosso di un ponte, centellinavano i tentativi di sorpasso.
Quando capitava, ad esempio nei pressi di Mercato Saraceno (il suo toponimo nulla ha a che vedere con i saraceni ma con un certo Saracino di Alberici Onesti feudatario ravennate), preferivo effettuare una sosta magari presso uno dei tanti chioschi adibiti alla vendita di piadine e crescioni disseminati lungo il percorso fin su a Bagno di Romagna.
Casotti tozzi e bruttini ma straordinari contenitori di sapori e di folclore; capitava spesso appunto che come in un quadretto di felliniana memoria, una procace e sorridente figura femminile mi allungasse una "sleppa" di piadina fumante e un bicchierone di gioioso sangiovese. Momenti sublimi e fuori dal tempo a volte deliziati dalle variate note di un valzer romagnolo. Satollo e riposato riprendevo la strada che con i suoi ghirigori disegnati nella verde campagna dava la possibilità di ammirare l’agreste bellezza della valle.
Sarsina, la successiva tappa, appollaiata su una terrazza panoramica sembrava voler proteggere l’accesso alla valle del Savio che più oltre si faceva più stretta. Paesone dai trascorsi importanti, Sarsina è meritevole di una sosta proprio per la presenza di numerosi monumenti e di un ricchissimo museo archeologico.
Superata questa località, la strada si faceva ancor più nervosa e angusta, un tratto seghettato ( spesso con code da exodus) tra alte pareti stratificate di arenaria. Un quarto d’ora di autentico calvario poi, dopo Quarto, la valle si apriva in un paesaggio ameno e suggestivo con prati verdissimi che si allungano sui pendii e più su, il verde intenso di ombrosi boschi che ricoprono le tondeggianti cime delle montagne.
Finalmente la "Route 71" concedeva un po’ di respiro nella guida con alcuni rettilinei (della serie prendere o lasciare) che invitavano all’allungo. A San Piero in Bagno (Bagno di Romagna è il paese contiguo e sede degli stabilimenti termali noti manco a dirlo già ai tempi dei romani), borgo dalla caratteristica architettura e adagiato in una ridente conca, la statale romagnola passa il testimone alla "tre bis tiberina" .
Ogni velleità di effettuare un percorso più rilassante, viene immantinente smorzata; infatti dopo un breve tratto in piano, la strada s’inerpica decisamente con sinuoso percorso lungo la stretta e boscosa valle ( sempre del Savio) per raggiungere il passo di Verghereto.
Il paesaggio lunare che si apre alla vista è di selvaggia bellezza; la natura ha disegnato profondi e grigiastri calanchi e fanno da quinta le pendici boscose del monte Fumaiolo e più oltre verso mezzogiorno una lunga teoria di monti scuri e aguzzi.
M’illumino per un attimo d’immenso poi proseguo il viaggio per Sansepolcro. La statale tiberina si getta a capofitto in territorio toscano con insistenti serpentine a strapiombo sul sottostante giovane e non ancora biondo Tevere impaziente di correre verso la storia. La zona è poco antropizzata, è il regno di scuri boschi di cerri che in autunno s’incendiano di colori stupefacenti (sembra di essere nel Vermont) e radi pascoli appesi come quadri ai fianchi dei monti.
Dopo Pieve Santo Stefano ( l’antica città del "Diario") la lunga e snervante discesa si placa, le montagne incombenti lasciano il posto alle colline.
Ora il percorso si fa rilassante, la statale, fiancheggiata da pini maestosi, si adagia sorniona in una placida piana tra campi coltivati e oliveti. Infine un ultimo sussulto di curve e il paesaggio si stempera nell’ampia valle tiberina dove, tra la bruma mattutina, sale il profumo di storia, d’arte e di cultura. Non per niente è la terra del grande Pier della Francesca.
"Amarcord…. !" Ora con l’E45, la superstrada sorta tra le grida di protesta degli ambientalisti., è un’altra storia. Viadotti e tunnel hanno accorciato il tragitto confinando nell’oblio molte località e criptando più volte il paesaggio. Non solo, se si vuol gustare una deliziosa piadina non rimane che abbordare svincoli simili a montagne russe mentre il Savio e il Tevere sono rimasti soli a scorrere nel tempo all’ombra degli indifferenti piloni di cemento. Ma non è tutto, molti tratti della vecchia statale sono stati risucchiati dai terrapieni della superstrada e il lungo rettilineo alberato del tratto finale prima di Sansepolcro, termina la sua corsa nelle acque del lago artificiale di Montedoglio che inesorabilmente avanza sommergendo ogni cosa.
E’ questa una rassegnata constatazione dei tempi e delle situazioni che cambiano ?. No ! E’ un esplicito invito a ripercorrere, laddove è possibile, quest’itinerario per il semplice motivo che siamo viaggiatori e non turisti e la differenza sta nella capacità di meravigliarci e nel grande desiderio di vedere, di conoscere e di capire cosa c’è’ dietro l’angolo. Ecco che d’incanto, al di là dei contenuti della meta finale, svincoli e uscite di superstrade e autostrade, stimolano la curiosità rendendo attuali le parole di Plinio il Giovane …. Tu non crederai di veder terre ma un paese dipinto con artificioso pennello.

 

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